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Non capita
tutti i giorni di trovarsi di fronte ad un autentico
capolavoro. Se poi si pensa che si tratta di un Sangiovese
in purezza, allora il piacere è sublime. Il Flaccianello
della Pieve è uno di quei vini "da tavola"
chiamati dagli americani (e chi altro poteva dargli un così
brutto appellativo) Supertuscan.
Nasce nel 1981 dal vigneto omonimo, per mano di Franco
Bernabei, enologo di importanza vitale per il
rinascimento del vino italiano, e di Giovanni Manetti,
direttore generale dell'azienda, acquistata dal padre nel
1968. In realtà, fino all'ingresso di Giovanni, la famiglia
Manetti era conosciuta per la lavorazione di cotto pregiato,
proveniente dall'Impruneta (lo si può trovare anche nella
villa di Veronelli); ma la sua indole era diversa: amante
della natura, si è subito innamorato della vigna ed ha
lavorato con grande impegno e volontà, arricchendo la sua
esperienza sul campo, studiando e visitando le più
importanti zone viticole del mondo. Attualmente l'azienda
dispone di 67 ettari vitati su un totale di 110. Oltre al
Flaccianello della Pieve si produce un Chianti Classico
base, il "cru" Chianti Classico Riserva Vigna
del Sorbo (nato nel 1985), altra etichetta di indubbio
prestigio, l'I.G.T. Meriggio, da Pinot Bianco in
prevalenza e due vini "alternativi": il Pinot
Nero e il Syrah ambedue provenienti dal vigneto
"Case Via".
Ma veniamo al
Flaccianello '88; è un Sangiovese davvero grande, proviene
da una delle migliori annate dell'ultimo ventennio. Il 1988
nel Chianti e, in particolare nella sottozona di Panzano, ha
regalato (si fa per dire) uve eccellenti, con una
concentrazione leggermente inferiore al 1990, fatto che ha
consentito di donare ai vini un'eleganza ed una finezza non
comuni. In questo Flaccianello è ancora ben presente la
componente acida, a garantire una notevole longevità; i
tannini sono perfettamente integrati nel frutto ed il colore
è quello di un Sangiovese quasi giovane: un bel granato
profondo con una leggera flessione aranciata sull'unghia. I
sentori sono intensi, con note balsamiche e minerali di
particolare finezza, il frutto non è ancora confettura, i
18 mesi in barriques di Allier sono praticamente
inavvertibili; non ci sono le classiche note burrose e
vanigliate che, in molti casi, sono coprenti. Spesso si dà
la colpa alle barrique se molti vini non hanno personalità,
ma il vero responsabile è la qualità dell'uva. Solo un
grande vitigno può sostare nel legno nuovo per molti mesi
senza perdere le sue caratteristiche, l'errore è semmai
dell'enologo o del produttore che credono nell'uso
incondizionato della barrique. Il Flaccianello della Pieve
'88, meglio di un Chianti, è l'espressione fedele del
territorio, elevata alla massima potenza, grazie alla
maestria di Bernabei, alla tenacia di Manetti e alla
generosità dell'annata. Di fronte ad un vino del genere,
fra l'altro poco più che pronto, parlare di punteggi è
quasi offensivo; diciamo che se esiste la perfezione, qui ci
siamo andati davvero vicino.
Se riuscite a
trovarne una bottiglia in qualche enoteca ben fornita, non
fatevela scappare; certo, vi costerà un bel po' (l'attuale
'97 si aggira intorno alle 60.000 lire, ma l'88 è
sicuramente molto più cara), ma sarebbe davvero un peccato
mortale perdere un simile gioiello! Buona fortuna.
R.G.
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