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In un periodo economicamente difficile, dove più o meno tutti gli attori del
comparto vitivinicolo si lamentano per il calo dei consumi e quindi delle
vendite, esiste un settore che non sembra soffrire, per adesso, di particolari
problemi: il turismo del vino. "Enonauti", "enoturisti", "turisti del
territorio", tanti sono i termini che si leggono per definire questa categoria
di persone che, per svariati motivi, è attirata non solo dal vino in sé, ma
anche da ciò che c'è dietro la bottiglia: la cantina. Non solo, il
desiderio di vedere di persona i vignaioli che producono i vini che amiamo di
più si traduce poi nell'opportunità di scoprire un territorio, i suoi prodotti,
la sua cucina, andando così ad alimentare un indotto che si sta dimostrando
economicamente molto interessante per tutti, non solo per gli artefici del
vino. Dal sito Winenews.it (www.winenews.it), si apprende che oramai sono circa 3.5
milioni le persone che più o meno stabilmente girano la nostra penisola per
visitare cantine e vigneti e che rappresentano un fatturato di circa 2,5
miliardi di euro, in costante crescita per altro. Quali sono gli strumenti
che solitamente agevolano questo tipo di turista? Svariati, associazioni che
hanno come fine proprio il turismo del vino, piuttosto che guide di settore che
indicano le cantine che maggiormente meritano una visita, in base a criteri non
solo qualitativi, ma anche di servizio che sono in grado di fornire a coloro che
percorrono molti chilometri per raggiungere i distretti
vinicoli.
Recentemente è uscita una guida particolare, edita da Go Wine (www.gowinet.it), associazione
nata nel 2001 che organizza banchi di assaggio un po' in tutta Italia, ma che è
attiva anche e soprattutto nel campo dell'enoturismo e, come si evince dal
"manifesto" on line sul loro sito internet, afferma: "La visita in cantina
rappresenta per il socio Go Wine un punto di riferimento del suo essere
turista". Il titolo di questa seconda edizione della guida è: "Guida Go Wine
alle Cantine d'Italia. Il manuale del turista del vino". All'interno si trovano
le schede di 210 cantine, con indicazioni molto schematiche circa le
etichette da comprare, ma ricca, invece, di informazioni sui vigneti da visitare
e sui motivi per i quali valga realmente la pena il viaggio: ospitalità,
gentilezza, paesaggi, personaggi, ristoranti etc. Senza passare in rassegna
le aziende elencate, aspetto che non ci interessa qui approfondire, è degna di
attenzione, invece, la premessa, scritta da Massimo Corrado, che ci
illustra quali sono stati i due criteri fondamentali per la redazione di questo
volume: oltre alla qualità media delle aziende, che comunque deve essere al di
sopra di un certo livello, basilari nella scelta delle cantine indicate ci sono
l'apertura durante il week-end, se non tutti e due i giorni, quanto meno uno dei
due, e la possibilità di acquistare i vini direttamente in azienda. Per chi
non è abituato a girare per cantine, la puntualizzazione di questi due requisiti
potrebbe sembrare quanto meno strana, perché scontata, ma evidentemente in
Italia, nel 2005, questo non lo è ancora. Ci sono ancora moltissime aziende che
durante i giorni più turistici della settimana, il sabato e la domenica appunto,
rimangono chiuse, altre, invece, che magari dopo aver portato il turista in giro
tra botti e vigneti e fatto degustare i propri vini, non gli consentono di
portarsi a casa la bottiglia di vino preferita. Quest'ultimo aspetto, quasi
sadico sotto certi punti di vista, è paradossale, un autogol notevole, di
immagine soprattutto, nei confronti del consumatore finale.
Se qualcuno ha
in mente ancora le immagini del recente film "Sideways" e pensa di
ritrovare gli stessi servizi anche in Italia, potrebbe rimanere deluso: in ogni
azienda visitata dai due protagonisti del film sono presenti sale da
degustazione attrezzate, una persona dedicata al servizio, alla mescita ed alla
illustrazione dei vini, shop dove acquistare i vini con tanto di gadgets e
merchandising allegati, insomma, in alcuni casi la poeticità che
nell'immaginario di molti appassionati risiede nella visita della cantina, cioè
quella di vedere il vignaiolo con le celeberrime mani rovinate dal lavoro in
vigna, che ti accoglie e ti descrive i suoi vini quasi fossero dei suoi figli,
sembra un lontano ricordo. Senza dover necessariamente ricorrere a
un approccio americanizzante come quello che si vede nel film che, in quelle
forme, probabilmente non ci appartiene, il sospetto che forse l'Italia, che
nulla ha da invidiare agli Stati Uniti in termini di "cultura del vino", sia
rimasta un po' indietro da questo punto di vista sorge, eccome. Da tempo
molte organizzazioni che hanno sposato la causa del turismo legato al vino,
sostengono la necessità di considerare la visita in cantina come quella in un
museo, quindi, con le stesse forme di servizio in termini di orario di apertura
al pubblico e disponibilità durante i week-end: "A distanza di oltre dieci anni
dall'affermazione in forma spontanea del turismo del vino, pare oramai maturo il
tempo per fare chiarezza su questo tema e favorire così un'azione di
consolidamento che, altrimenti, tarderà ad arrivare", questo si legge
nell'introduzione del libro su citato, una specie di monito, rivolto a tutti
coloro che operano in questo settore in forte ascesa, a non dilapidare un
capitale che ci si è trovati, quasi, tra le mani senza neanche cercarlo troppo,
ma che adesso deve essere consolidato e mantenuto.
Ultimamente, il fenomeno
delle cantine costruite da architetti famosi, è in forte crescita, ma ci
chiediamo quanto questi sforzi di investimento, a volte economicamente ingenti,
abbiamo un senso se non vanno incontro alle reali esigenze del
turista-consumatore di vino: tra le 210 aziende citate dalla guida, mancano
all'appello alcune di spicco, colossi in alcuni casi, veri e propri punti di
riferimento per un'intera regione, non solo in termini qualitativi e di blasone,
ma anche quantitativi, che magari hanno organizzazione, uomini e strutture per
ricevere molti turisti, ma che, evidentemente, non sono risultate idonee a
entrare nella guida per quei due, semplici, motivi sopra elencati. Sfogliando
il volume, invece, troviamo segnalate in alcuni casi piccole realtà con
cantine non "griffate" e dalle forme avveneristiche, probabilmente in grado di
donare un'accoglienza genuina e famigliare, non organizzate con sale da
degustazione stile hall di un albergo a cinque stelle, ma che comunque
individuano perfettamente l'obiettivo che anima un turista che si mette in
viaggio per visitare una cantina: muoversi il fine settimana, visitare una
cantina e poter comprare una bottiglia o più da portarsi a casa. La
continuità di un servizio, magari semplice e con punti di miglioramento, sembra
essere più gradita dell'evento sporadico e magari mediaticamente ben pubblicizzato,
ma che poi non ha una continuità nel tempo: "Molte importanti aziende vinicole
promuovono al loro interno grandi eventi, sui quali reclamano attenzioni e
spazio dai media. Ma, terminato l'evento, queste aziende si chiudono al pubblico
non avendo nella loro filosofia la pratica dell'enoturismo." Punto importante,
quest'ultimo sollevato da Massimo Corrado, che forse individua bene il vero,
attuale, problema di fondo di molte aziende vitivinicole, riscontrabile per
altro anche in altri settori, non necessariamente legati al vino: l'assenza di
una reale cultura del turismo.
Guida Go Wine alle Cantine
d'Italia A cura di Massimo Zanichelli Prezzo al pubblico 12
euro GoWine
Editore Piazza Risorgimento, 5 12051 Alba (CN) Tel. 0173
364631 Fax 0173 361147 E-mail: info@gowinet.it
Alessandro Franceschini
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