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Il Friuli è una terra meravigliosa, ho avuto modo più volte di apprezzarne
i luoghi, la cucina e, soprattutto le persone. Non posso certo generalizzare,
anche se credo che le mie impressioni siano corrette, ma la gente che ho
conosciuto, proveniente da zone diverse della regione, è davvero splendida.
Inizialmente può apparire un po' formale, anche se sempre accogliente ed
educata, ma è solo una caratteristica del primo approccio. Poi, quando entri in
contatto, ti aprono le porte senza reticenze, si raccontano, ti rendono
partecipe della loro realtà e delle loro esperienze e... ti emozionano, perché
ti trasmettono ciò in cui credono. Il lavoro, soprattutto per chi abbraccia il
campo dell'enogastronomia e, quindi, dei rapporti sociali, è vissuto con un
gran senso di responsabilità, ma anche con passione e dedizione non comuni.
Vale la pena conoscere la storia e la cultura di questa regione, che non ha
certo avuto vita facile. La parte goriziana e triestina ha subito il dominio
dell'impero austroungarico per cinquant'anni, ma il Friûl-Vignesie Julie -
com'è chiamato in friulano - è stato invaso da barbari, longobardi, turchi,
truppe napoleoniche, dai veneziani, ha subito la tragedia della prima e della
seconda guerra mondiale. E per quanto riguarda la viticoltura non è andata
meglio: nel 1888 comparve la fillossera, che portò devastazione in tutta la
regione fino agli anni '40. Un popolo con questo vissuto doloroso, che ha dovuto
fare i conti anche con il devastante terremoto del 6 maggio 1976, non poteva che
avere una fibra eccezionale, un attaccamento alle proprie radici profondo e
inespugnabile, tramandato di generazione in generazione.
Oggi il "Vigneto chiamato Friuli" conta su una superficie di 15.400
ettari, 9.000 di uve a bacca bianca e 6.400 a bacca rossa, una produzione di
85
milioni di bottiglie a denominazione di origine (oltre il 60% del totale),
24
mila persone coinvolte. Con questi numeri era indispensabile produrre una guida
che fotografasse in modo dettagliato e puntuale il lavoro svolto da una intera
regione, riportando, attraverso un attento e professionale esame, il meglio
della produzione vitivinicola. Così, nel 2002 viene pubblicata la prima edizione
della Guida ai Vini del Friuli Venezia Giulia, a cura delle Camere di Commercio
di Gorizia, Pordenone, Trieste e Udine, con il contributo attivo dei nove
Consorzi di tutela dei vini a denominazione di origine e il lavoro di una
commissione di esperti degustatori, componenti del Comitato di gestione, che
hanno esaminato 589 vini. Negli anni successivi, il Comitato di gestione ha
migliorato il regolamento, grazie anche ai suggerimenti dei produttori
coinvolti, e la Guida si è arricchita di nuovi contenuti, ampliando anche lo
spazio dedicato agli aspetti turistici della regione. Con la versione 2006,
giunta alla quinta edizione, la Guida ai Vini del Friuli Venezia Giulia -
scritta in italiano, inglese e tedesco - si compone di oltre 450 pagine, vede
coinvolte 225 aziende (140 della provincia di Udine, 53 di Gorizia, 30 di
Pordenone e 2 di Trieste) e presenta ben 906 vini, che hanno raggiunto la
valutazione minima di 78 centesimi. La commissione di degustatori, ha esaminato
1.150 campioni rigorosamente alla cieca, in 94 sedute, seguendo il metodo
sensoriale dell'Union Internationale des Oenologues (descritto all'interno della
guida). Fra le novità di quest'anno le "Stelle della Guida", una
nuova sezione dedicata ai vini che hanno raggiunto i punteggi di eccellenza, ben
43, sulla base della doppia valutazione prevista dal regolamento.
Condivido pienamente la scelta di presentare le schede dei vini senza il
punteggio assegnato, pratica fin troppo frequente che spesso non rende giustizia
al valore intrinseco dei prodotti e al faticoso lavoro svolto dagli uomini in
vigna e in cantina. Non avrebbe alcun senso scrivere un punteggio su vini che,
nella peggiore delle ipotesi, hanno raggiunto quota 78 centesimi, valore di
assoluta qualità che ne giustifica certamente l'acquisto. Un altro merito di
questa preziosa guida è quello di non aver premiato solo i vini di aziende
arcinote, ma di aver saputo valutare con onestà e autonomia anche prodotti meno
blasonati e assolutamente meritevoli. Fa piacere, accanto a vini di conosciuto
calibro come il Pomèdes di Roberto Scubla, il Tocai Friulano di
Russiz
Superiore, il Montsclapade di Girolamo Dorigo, il Carantan di
Marco Felluga,
solo per citarne alcuni, la presenza del Picolit dei Vinài dell'Abbàte, del
Pinot Grigio di Borgo Savaian, dello Schioppettino di Rieppi, del
Tango di
Alberice o del Cabernet Franc di Grudina. Fra le aziende presentate mancano
purtroppo alcuni nomi noti come Schiopetto, Villa Russiz, Jermann, Volpe Pasini,
Gravner, Vie di Romans, ma la guida è in continua crescita e non è escluso che
nei prossimi anni, i produttori mancanti si uniscano al già folto gruppo di
rappresentanti della viticoltura friulana.
La Guida, davvero
completa e piacevole da leggere, contiene anche la descrizione dei vitigni
autoctoni e non, utilizzati nella regione, una valutazione dell'annata 2004, una
serie di itinerari enogastronomici corredati di splendide immagini e cartine
geografiche, numerosi scritti appassionati dedicati alle province, ai luoghi e
sapori, alle feste del vino e alle sagre della regione. Molto utili, in
appendice, la presentazione dei dati produttivi di ciascuna denominazione di
origine, suddivisi per varietà di vite, un piccolo glossario del degustatore,
la cartina delle località delle sedi aziendali e, infine, per coloro che si
sono persi le precedenti edizioni della Guida, l'Albo d'oro storico dei vini a
tre stelle. E tutto questo a soli 8,50 euro! Scusate se è poco...
Guida ai Vini del Friuli Venezia Giulia
Editore C.C.I.A. Udine
www.udcamcom.it
Pag. 472
Euro 8,50
Roberto Giuliani
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