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Esame visivo: Limpido,
colore giovane, violaceo cupo e impenetrabile, con unghia più rubino;
decisamente consistente, la fittezza incredibile di archetti costringe ad
un forte rallentamento nella formazione di lacrime che scendono con
estrema lentezza. Esame
olfattivo: L'impatto è vigoroso, intenso e persistente, si
mescolano alla sensazione alcolica, quasi a volerla nascondere, spezie e
frutta rossa in splendida armonia; il frutto è maturo ma non in
confettura, si riconoscono la prugna, la ciliegia e il ribes, poi
cardamomo, pepe nero, chiodo di garofano, vaniglia, sottobosco, note
minerali, tostatura, cacao e liquirizia. Possiamo dire che il nome è
piuttosto azzeccato. Qualità che sfiora l'eccellenza.
Esame gustativo: In
bocca risponde alle aspettative, è secco, alcolico, di corpo decisamente
robusto, quasi opulento, ma anche fresco, tannico e abbastanza sapido;
quasi morbido, ci si sente avvolti in un turbinio di sensazioni, come una
valanga, che forse perde in eleganza, ma spazza via qualunque altro
elemento al suo passaggio. E' molto intenso, la persistenza decisamente
lunga e corrispondente. Insomma, non si può dire che possa lasciare
indifferenti. La qualità è confermata.
Stato evolutivo: Pronto.
Giudizio finale: Bisogna
dire che viene abbastanza naturale fare un confronto tra il Camelot e
l'Harmonium: a parte la riconoscibilità dello stile aziendale, è
evidente anche la forza espressiva del territorio, ma qui abbiamo un
miglior controllo del residuo zuccherino e una più accentuata
personalità. Consigliamo di degustarlo
attorno ai 18÷19 gradi, in calici importanti come quelli per vini
rossi di grande struttura e morbidezza.
Abbinamenti: Un vino come
questo pretende piatti di grande struttura e a base di carni rosse,
cacciagione sia da piuma che da pelo. Non vi resta che sbizzarrirvi con le
ricette della migliore cucina italiana e isolana.
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