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Poco
a poco il mercato ha imposto la sua legge e i suoi codici, mentre i viticoltori
francesi (e non solo) non sono riusciti a reagire prontamente. Di fatto la
produzione di vino è aumentata mentre la domanda è in fase discendente e non
accenna a invertire la rotta. Buona parte delle cause va certamente imputata
alla forte concorrenza extraeuropea, basti pensare ai vini di California,
Sudafrica, Cile, Israele, che hanno invaso i mercati europei provocando non
pochi problemi, data l'offerta più bassa e una qualità mediamente ottima.
Inoltre la maggior parte di queste zone vinicole utilizza gli stessi vitigni dei
vignaioli francesi: cabernet sauvignon e franc, merlot, sirah, chardonnay,
sauvignon. Ma ci sono anche forti limitazioni indotte dalla legge Envin, che
vieta in molti casi la pubblicità dei vini in televisione e nei media. Infine,
quasi in controtendenza con l'Italia, i ministeri della Sanità e dei Trasporti
hanno recentemente dato vita a una campagna di sensibilizzazione sul vino come
causa di alcune malattie e di numerosi incidenti stradali.
Ma, anche se in parte minore, alcune responsabilità ricadono
su quei viticoltori che, ad esempio, hanno piantato nuove vigne in zone
limitrofe a quella bordolese, senza preoccuparsi se i vini avrebbero presentato
caratteristiche di gusto e qualità analoghe. Scelta mal riposta, in un momento
in cui è proprio il vino rosso a risentire maggiormente della crisi,
soprattutto i Bordeaux, i Bergerac e i Beaujolais. Per di più il numero dei
consumatori in patria è andato via via diminuendo, sia uomini che donne. Parte
della recessione è attribuibile proprio alle campagne contro l'alcolismo: i
produttori lamentano il fatto che hanno sempre rappresentato un punto di
riferimento per l'economia agricola francese e hanno dato un forte contributo
all'immagine del Paese, mentre ora vengono definiti dei semplici "fornitori
di alcol". Questo clima di sospetto nei confronti del vino, l'abbassamento
del valore del dollaro, la sovrapproduzione di un vino che corrisponde sempre
meno ai nuovi gusti dei consumatori, costituiscono le ragioni dello smarrimento
dei viticoltori francesi.
Di fronte a un momento così difficile, i vignerons hanno
pensato bene di scendere in piazza e, nei giorni scorsi, quasi in 10.000 hanno
manifestato a Bordeaux, Avignon, Macon, Angers, Tours, Blois e Nimes, per
sollecitare un incontro con il governo, affinché intervenga in loro favore, così
come ha fatto di recente a sostegno di altre categorie in difficoltà come
quelle degli agricoltori e dei pescatori. Le richieste riguardano principalmente
la riduzione dei contributi sociali che devono versare allo Stato, interventi di
rilancio a favore di un settore "simbolo" della Francia all'estero,
che ha contribuito fortemente, grazie all'export, alla bilancia commerciale del
Paese.
Roberto Giuliani
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