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Avete mai visto dal vero la Vigna del Monaco? Un'esperienza…
al solo vederla anche il neofita è certo di una cosa, lì il
vino viene buono di sicuro. Dalla statale Caianello-Benevento,
uscita Ponte-Torrecuso, prendere direzione Ponte, il paese è
subito lì, e poi seguire le indicazioni per l'Azienda Agricola
del Monte - Ocone. Si passa nel centro del paese poi si sale,
si sale su di una stradina… e poi ci si chiede se non si è forse
sbagliato strada, no, al primo incrocio quando la strada si
riapre si è davanti l'Azienda. Guardate dinanzi a voi e vedrete
una chiesetta (pieve la chiamerebbero in Toscana o Umbria) è
La Madonnella dalla quale prende anche il nome la Fattoria,
spostate il vostro sguardo a destra ed un po' più in alto e,
sulla montagna che vi sta dinanzi vedrete un seno, un promontorio
tondeggiante e pettinato, sì, coltivato a vigneto, è la Vigna
del Monaco (o del Monaco morto) con i suoi filari di falanghina.
Terreno friabile, scosceso, ben drenato, illuminato dal sole
perché esposto praticamente a sud anche se, tondeggiante, è
difficile darne l'orientamento preciso. Da quel terreno a coltivazione
biologica, mi spiega davanti ad un caffè il titolare, Signor
Domenico Ocone (non posso bere vino perché debbo continuare
il viaggio fino a Bari), titolare della premiata Ditta omonima,
arrivano le uve di falanghina che, vendemmiate tardivamente,
danno origine al bianco di punta dell'Azienda Ocone. Ne porto
un paio di campioni via con me ringraziando per l'ospitalità
ed eccoci ora davanti ai nostri bicchieri di fine cristallo,
contenenti questo vino cristallino di color giallo-paglia, anche
abbastanza carico, con veloci guizzi verdolini, vivo, vivido
e vivace nel bicchiere. All'olfatto si mostra di gran classe,
non punge, non esagera in intensità ma regala sensazioni molto
variegate, parte appena vegetale poi si fa dolce di fiori dolci,
gelsomino e giacinto con una punta di zucchero vanigliato, non
fa legno ma ha struttura di suo, tale da non aver nulla da invidiare
ai suoi compagni che ne fanno (legno), anzi, chi ci legge sa
come la pensiamo al riguardo. Il frutto è bianco e giallo,
agrumato maturo di cedro, mela gialla e ananas. Con l'ossigenazione
il vino si personalizza ancora di più, emerge addirittura
ciliegia chiara tipo Ravenna (sensazione non comune in un vino
bianco) e crostata di mele spolverata di zucchero a velo. Grandi
personalità e complessità in un contesto di qualità
finissima. Succosissimo al gusto, acidità in grande evidenza
accompagnata da una struttura morbida che rende l'insieme molto
gradevole, ancora fiori e frutti che nel lungo finale si addolciscono
in miele di acacia. Una delle migliori falanghine da noi conosciute,
da servirsi fresca in bicchieri per vini
bianchi strutturati, abbinata a preparazioni di pesce, antipasti
anche di pesce grasso affumicato quale il salmone, cocktail
di gamberi, anche pesce al forno con condimento che sarà
facilmente dissolto dall'elevata acidità del vino.
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