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Rieccoli! Tutti uguali, di
qualità mediocre, servono solo per far rientrare delle spese i
viticoltori, sono difficili da digerire, e forse con le castagne ci sta
meglio un Recioto della Valpolicella, una Vernaccia di Serrapetrona o un
Aleatico...
Una legislazione scritta su mandato della grande industria "senza
vigna se non addirittura senza vino" come disse Veronelli,
permette di appiccicare la dicitura Novello, a vini che nuovi lo saranno
pure, ma novelli nel senso della metodologia di produzione non lo sono
affatto. Per fortuna la buona volontà dei nostri produttori, permette
loro non solo di confarsi alla legge, ma anche di superarla perché
superata, di precederla. Molti sono
quelli che ormai producono Novello adottando al 100% la metodologia
adatta, tale Macerazione Carbonica...
MACERAZIONE CARBONICA
Questo metodo di vinificazione è stato ideato da un'équipe di ricercatori
francesi nel 1934, con lo scopo di conservare il più a lungo possibile l'uva da
tavola dal momento della raccolta. Uno degli esperimenti includeva la
conservazione dei grappoli a 0°C sotto una cortina di Anidride Carbonica. Dopo
un paio di mesi si accorsero che i grappoli erano diventati gassosi e frizzanti,
dal sapore peculiare ma non sgradevole. Naturalmente i grappoli non erano più
adatti per la commercializzazione e pertanto si decise di vinificarli; il vino
che ne uscì risultò certamente diverso ma... piacevole. Il vino novello
francese prende il nome dalla zona di produzione: Beaujolais Nouveau. Negli
ultimi anni, la moda del vino novello ha contagiato anche i produttori italiani.
Ma come fa un vino a essere pronto dopo poche settimane dalla raccolta dell'uva?
Il segreto si chiama macerazione carbonica, detta anche fermentazione aromatica
per il fatto che ne risulta un vino notevolmente odoroso.
Consiste nel riempire di uva intatta un contenitore (attualmente vengono
utilizzate grandi cisterne non pressurizzate) e poi chiuderlo ermeticamente per
7-20 giorni a temperatura di circa 30°C, previa saturazione con gas anidride
carbonica. Una minima parte di uva (2-3%), quella più in basso, resta
schiacciata dal peso dell'uva soprastante e libera mosto (liquido zuccherino
semidenso, composto dal 65-80% di acqua e dal 15-30% di zuccheri, per lo più
fruttosio e glucosio; sono presenti anche gli acidi per il 4-7 per mille, i sali
minerali quali tartrato acido di potassio, magnesio, calcio, sodio e ferro per
l'1-3 per mille; sostanze azotate come proteine e aminoacidi e altre per lo
0,2-1,5 per mille fra cui vitamina A, C e del gruppo B) che inizia a fermentare,
grazie anche agli enzimi già presenti nell'uva, producendo alcol e gas anidride
carbonica; questo gas (che può anche essere appositamente introdotto) satura
rapidamente l'ambiente, per cui le cellule intatte dell'uva intera vengono
costrette a modificare il loro metabolismo (non si dimentichi che le cellule
della buccia dell'uva sono vive), effettuando un tipo di fermentazione
intracellulare ( o autofermentazione), durante la quale si formano glicerolo,
metanolo, acetato di etile, acetaldeidi e aminoacidi e, modificandosi la
permeabilità delle bucce, queste cedono i pigmenti coloranti alla polpa.
Alla fine del periodo di permanenza nella vasca satura di anidride carbonica,
l'uva contiene una quantità di acidi assai inferiore rispetto all'origine e in
particolare è stato consumato acido malico; inoltre vengono formati nuovi
componenti odorosi, che ricordano la fragola e il lampone, oltre a un intenso
fruttato dell'uva; a volte, proprio a causa della presenza di sostanze come
l'acetato etilico, si possono percepire sentori di colla, gomma alla fragola (la
classica bubble-gum) ecc. A quel punto tutta la massa viene pigiata e posta nel
tino di fermentazione ove, in capo a due o tre giorni, terminerà la
trasformazione degli zuccheri in alcool.
Il vino ottenuto matura in breve tempo, tanto che deve essere imbottigliato
entro la fine di dicembre e consumato entro pochi mesi.
Per quanto riguarda il Beaujolais Nouveau, la legge francese stabilisce che può essere messo in vendita al
dettaglio dopo la mezzanotte del 3° mercoledì di Novembre dello stesso anno in
cui è stata effettuata la vendemmia.
La data da cui la legislazione
italiana prevede che il vino novello possa essere messo in vendita è il 6
Novembre dell'anno di vendemmia. La legislazione, inoltre, affinché il vino
possa essere chiamato Novello, prevede l'utilizzo obbligatorio della macerazione
carbonica per almeno il 30% dell'uva (troppo poco secondo noi), mentre il restante 70%
(troppo secondo noi) può essere
vinificato con il metodo tradizionale. E' da sottolineare che il metodo di
vinificazione della macerazione carbonica, oltre alle caratteristiche olfattive
di cui sopra, dona al vino un colore particolarmente vivo, con tonalità che
vanno dal porpora al vermiglio e un gusto dove predomina la freschezza-acidità
sulla tannicità.
Nel nostro Paese la produzione spazia su quasi tutto il territorio, isole
comprese. Abbiamo al momento circa 350 produttori con una produzione di ca. 15
milioni di bottiglie. L'80% della produzione proviene dal Veneto, dalla Toscana
e dal Trentino.
Maurizio Taglioni |