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Pantelleria, figlia del vento

Roma, 03/02/2002

Pantelleria"Bent-el-Rhia" ossia Figlia del vento, "Zebib" ossia Uva passa, "Khamma", "Bukkuram"... sì, siamo più vicini a Capo Mustafà (Tunisia) che a Capo Granitola (Sicilia). Di qui, come in tante regioni costiere del Sud Italia, o meglio, del Mediterraneo centrale, sono passati tutti: Fenici, Greci, Romani, Bizantini, Arabi, Normanni, Svevi, Angioini, Aragonesi, Borboni. Isola dai mille colori; bosco di pini marittimi lussureggianti, quasi sorprendenti; parco archeologico; località termale; giardino coltivato su terra erosa, quasi strappata dalla pietra lavica; alberi di agrumi ed olivi contornati da costruzioni di pietra (per proteggerli dal vento); viti allevate ad alberello in buche profonde mezzo metro (per proteggerle dal vento ed anche per meglio raccogliere l'acqua piovana); i migliori capperi del mondo; il miglior moscato del mondo.

Visitatela, non tutti insieme a luglio ed agosto si raccomandano amministratori ed abitanti; anche d'inverno è bellissima e calda, a primavera ed in autunno (autunno?, quale autunno?) non ne parliamo: sorgenti termali, saune naturali, fumarole, laghetti naturalmente riscaldati, si aggiungono al già gradevole clima delle basse latitudini del Mediterraneo.

Gustatela, anche senza muovervi da casa, da sempre l'agricoltore pantesco ha lavorato i prodotti della propria terra in modo da renderli conservabili ed esportabili: capperi sotto sale, uva passa, ed i meravigliosi vini ottenuti dall'uva Zibibbo (Moscato di Alessandria): lo zibibbo secco, il moscato naturale, ed il non plus ultra, il meraviglioso passito. Anche qualcosa di rosso per i più curiosi, a base di Alicante o Carignano, ma per trovare queste cose bisogna partire con la sahariana ed il cappello da esploratore alla Alberto Sordi (Riusciranno i nostri eroi...) e recarvisi, non basta scendere all'enoteca sotto casa.

Abbiamo incontrato pochi giorni orsono una variegata delegazione dell'isola composta dal sindaco, da un cuoco, dall'assessore all'agricoltura, da un contadino, dall'ispettore forestale (1/3 dell'isola è riserva naturale), da un enologo e da un rappresentante di una giovane cooperativa vitivinicola.
Siamo rimasti entusiasti, abbiamo una grande voglia di andarci, probabilmente lo faremo nella sempre più prossima primavera. Un viaggio enogastronomico con i nostri soldi, senza chiedere cinque milioni di lire ad ogni azienda come fanno giornalisti "maggiori" nascondendosi dietro agenzie di marketing; noi siamo "minori" come ci ha definito una voce autorevole del Gambero Rosso ed alla fatidica e puntuale domanda dei produttori "Quanto costa?", rispondiamo altrettanto puntualmente "Nulla!".
Alla fine della conferenza stampa abbiamo potuto degustare alcune specialità isolane preparateci dal cuoco, e degustare un trittico di ottimi vini a base di Zibibbo accompagnati dal gentile enologo Angelo D'Aietti. Le chiocciole assegnate ai vari vini di Pantelleria da noi sinora degustati sono visitabili sulla tabella degustazioni della regione Sicilia.

Maurizio Taglioni   
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