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"Bent-el-Rhia" ossia Figlia del vento, "Zebib"
ossia Uva passa, "Khamma", "Bukkuram"... sì,
siamo più vicini a Capo Mustafà (Tunisia) che a Capo Granitola (Sicilia). Di
qui, come in tante regioni costiere del Sud Italia, o meglio, del Mediterraneo
centrale, sono passati tutti: Fenici, Greci, Romani, Bizantini, Arabi, Normanni,
Svevi, Angioini, Aragonesi, Borboni. Isola dai mille colori; bosco di pini
marittimi lussureggianti, quasi sorprendenti; parco archeologico; località
termale; giardino coltivato su terra erosa, quasi strappata dalla pietra lavica;
alberi di agrumi ed olivi contornati da costruzioni di pietra (per proteggerli
dal vento); viti allevate ad alberello in buche profonde mezzo metro (per
proteggerle dal vento ed anche per meglio raccogliere l'acqua piovana); i migliori capperi del mondo; il miglior moscato del
mondo.
Visitatela, non tutti insieme
a luglio ed agosto si raccomandano amministratori ed abitanti; anche d'inverno
è bellissima e calda, a primavera ed in autunno (autunno?, quale autunno?) non
ne parliamo: sorgenti termali, saune naturali, fumarole, laghetti
naturalmente riscaldati, si aggiungono al già gradevole clima delle basse
latitudini del Mediterraneo.
Gustatela, anche senza
muovervi da casa, da sempre l'agricoltore pantesco ha lavorato i prodotti della
propria terra in modo da renderli conservabili ed esportabili: capperi sotto
sale, uva passa, ed i meravigliosi vini ottenuti dall'uva Zibibbo (Moscato di
Alessandria): lo zibibbo secco, il moscato naturale, ed il non plus ultra,
il meraviglioso passito. Anche qualcosa
di rosso per i più curiosi, a base di Alicante o Carignano, ma per trovare
queste cose bisogna partire con la sahariana ed il cappello da esploratore alla
Alberto Sordi (Riusciranno i nostri eroi...) e recarvisi, non basta scendere all'enoteca
sotto casa.
Abbiamo incontrato pochi giorni
orsono una variegata delegazione dell'isola composta dal sindaco, da un cuoco,
dall'assessore all'agricoltura, da un contadino, dall'ispettore forestale (1/3
dell'isola è riserva naturale), da un
enologo e da un rappresentante di una giovane cooperativa vitivinicola.
Siamo rimasti
entusiasti, abbiamo una grande voglia di andarci, probabilmente lo faremo nella
sempre più prossima primavera. Un viaggio enogastronomico con i nostri soldi,
senza chiedere cinque milioni di lire ad ogni azienda come fanno giornalisti
"maggiori" nascondendosi dietro agenzie di marketing; noi siamo "minori" come ci ha definito una voce
autorevole del Gambero Rosso ed alla fatidica e puntuale domanda dei produttori
"Quanto costa?", rispondiamo altrettanto puntualmente
"Nulla!".
Alla fine della conferenza stampa
abbiamo potuto degustare alcune specialità isolane preparateci dal cuoco, e
degustare un trittico di ottimi vini a base di Zibibbo accompagnati dal gentile
enologo Angelo D'Aietti. Le chiocciole assegnate ai vari vini di Pantelleria da
noi sinora degustati sono visitabili sulla tabella degustazioni della regione Sicilia. Maurizio Taglioni |