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Le guida cartacee continuano a premiare vini dallo stile internazionale,
Merlot dell'Irpinia come in questo caso, Cabernet, Merlot e Chardonnay di tutte le
regioni. Quando
premiano vini DOC o DOCG, scelgono spesso i vini dalle caratteristiche meno tradizionali,
spesso aiutati
da quel quid di uve da vitigno internazionale, in modo a volte conforme alla
legge, a volte no. Risultato: con il patrimonio vitivinicolo che abbiamo,
incontestabilmente il più ricco, variegato e qualitativamente migliore al
mondo, invece di distinguerci, ci omologhiamo. Le guide cartacee continuano a
premiare troppi emuli dei Pomerol, dei Pauillac e dei Bourgogne. Il Franco
"Tiratore" Ziliani di WineReport è tornato sull'argomento Patrimo...
non c'è niente da fare, il dubbio che si tratti di un vino da tavola che per motivi
che tuttora non riusciamo a capire si sia fregiato negli anni scorsi, della dicitura Irpinia Rosso IGT
è forte. I motivi cerca di capirli anche Ziliani nell'allegato testo da lui stesso inviatoci che
riceviamo e pubblichiamo:
"Un decreto del Ministero delle politiche agricole e
forestali pubblicato a luglio ha riconosciuto che in Campania si può
piantare il Merlot, dando così ai vitivinicoltori di quella regione la facoltà
di battersi ad armi pari con i colleghi italiani nella presunta ricerca del
meglio, oggi rappresentato, a furor di guide, da questo e altri vitigni
internazionali. Come sempre pioniere, la casa vinicola Feudi di San Gregorio era
da anni arrivata prima della burocrazia ministeriale: sono in commercio e
pluripremiate (cinque grappoli Ais, tre bicchieri del Gambero, genuflessioni di
Luca Maroni, 94/100 di Veronelli, consensi affettuosi di Masnaghetti e
dell'Espresso) alcune migliaia di privilegiate bottiglie di un Irpinia rosso
1999 e 2000 con il celebrato nome di Patrimo. Ma, mi domando: come è possibile
impiantare, coltivare, vendemmiare, vinificare, imbottigliare e, soprattutto,
commercializzare (per inciso, a una cinquantina di euro a pezzo, mica
noccioline) un vitigno non autorizzato?
Perché, vedete, non autorizzato vuole dire vietato. Per
esempio: nel mondo del vino non è autorizzato lo zuccheraggio e, infatti, la
repressione frodi ti denuncia se ti becca a zuccherare. Continuo perciò a
domandarmi: come mai la Repressione frodi, solitamente puntuale in fatto di
vitigni non autorizzati, stavolta ha chiuso tutti e due gli occhi per due
vendemmie di seguito, nonostante anche i meno addetti ai lavori fossero a
conoscenza del Patrimo grazie ai suoi eclatanti premi e alla congerie di
articoli giornalistici elogiativi che però sorvolavano distrattamente sulla
vicenda del pur vietato Merlot?
Ma aggiungo: se c'è reato (e il reato c'è, perché il
decreto non è retroattivo) sicuramente le bottiglie targate 1999 e 2000
sono fuori legge. E se fossero corpi di reato? Mi viene freddo a pensare quali
sanzioni potrebbero persino colpire enotecari e ristoratori, per tacer dei
consumatori privati, se, su segnalazione della Repressione frodi, dovesse
aprirsi un'inchiesta di quelle davvero ligie alle leggi che in Italia non
mancano. Più banalmente mi domando, vista l'inerzia degli organi preposti: non
è che Feudi San Gregorio abbia l'immunità diplomatica?"
Franco Ziliani
Fziliani@winereport.com
Tempo fa intervenimmo anche noi
sull'argomento (nell'editoriale: DOC da
rivedere, guide ai vini e mercificazione del giudizio), la
conclusione è sempre la stessa: se il Merlot in Irpinia dà ottimi risultati,
va bene che qualcuno ne prenda atto, meglio prima che poi. Ciò
comunque non significa che nel frattempo si possa uscire con dei Merlot DOC o
IGT dove e quando ci pare; Incisa della Rocchetta insegna, il Sassicaia non è
mai uscito come Toscana IGT né tantomeno come Montescudaio o Val di Cornia DOC,
pure se era lì vicino.
Maurizio Taglioni
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