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Patrimo: vino tipico dell'Irpinia?

Roma, 06/11/2002

ForoLe guida cartacee continuano a premiare vini dallo stile internazionale, Merlot dell'Irpinia come in questo caso, Cabernet, Merlot e Chardonnay di tutte le regioni. Quando premiano vini DOC o DOCG, scelgono spesso i vini dalle caratteristiche meno tradizionali, spesso aiutati da quel quid di uve da vitigno internazionale, in modo a volte conforme alla legge, a volte no. Risultato: con il patrimonio vitivinicolo che abbiamo, incontestabilmente il più ricco, variegato e qualitativamente migliore al mondo, invece di distinguerci, ci omologhiamo. Le guide cartacee continuano a premiare troppi emuli dei Pomerol, dei Pauillac e dei Bourgogne. Il Franco "Tiratore" Ziliani di WineReport è tornato sull'argomento Patrimo... non c'è niente da fare, il dubbio che si tratti di un vino da tavola che per motivi che tuttora non riusciamo a capire si sia fregiato negli anni scorsi, della dicitura Irpinia Rosso IGT è forte. I motivi cerca di capirli anche Ziliani nell'allegato testo da lui stesso inviatoci che riceviamo e pubblichiamo:

"Un decreto del Ministero delle politiche agricole e forestali pubblicato a luglio ha  riconosciuto che in Campania si può piantare il Merlot, dando così ai vitivinicoltori di quella regione la facoltà di battersi ad armi pari con i colleghi italiani nella presunta ricerca del meglio, oggi rappresentato, a furor di guide, da questo e altri vitigni internazionali. Come sempre pioniere, la casa vinicola Feudi di San Gregorio era da anni arrivata prima della burocrazia ministeriale: sono in commercio e pluripremiate (cinque grappoli Ais, tre bicchieri del Gambero, genuflessioni di Luca Maroni, 94/100 di Veronelli, consensi affettuosi di Masnaghetti e dell'Espresso) alcune migliaia di privilegiate bottiglie di un Irpinia rosso 1999 e 2000 con il celebrato nome di Patrimo. Ma, mi domando: come è possibile impiantare, coltivare, vendemmiare, vinificare, imbottigliare e, soprattutto, commercializzare (per inciso, a una cinquantina di euro a pezzo, mica noccioline) un vitigno non autorizzato?
Perché, vedete, non autorizzato vuole dire vietato. Per esempio: nel mondo del vino non è autorizzato lo zuccheraggio e, infatti, la repressione frodi ti denuncia se ti becca a zuccherare. Continuo perciò a domandarmi: come mai la Repressione frodi, solitamente puntuale in fatto di vitigni non autorizzati, stavolta ha chiuso tutti e due gli occhi  per due vendemmie di seguito, nonostante anche i meno addetti ai lavori fossero a conoscenza del Patrimo grazie ai suoi eclatanti premi e alla congerie di articoli giornalistici elogiativi che però sorvolavano distrattamente sulla vicenda del pur vietato Merlot?
Ma aggiungo: se c'è reato (e il reato c'è, perché il decreto non è retroattivo) sicuramente  le bottiglie targate 1999 e 2000 sono fuori legge. E se fossero corpi di reato? Mi viene freddo a pensare quali sanzioni potrebbero persino colpire enotecari e ristoratori, per tacer dei consumatori privati, se, su segnalazione della Repressione frodi, dovesse aprirsi un'inchiesta di quelle davvero ligie alle leggi che in Italia non mancano. Più banalmente mi domando, vista l'inerzia degli organi preposti: non è che Feudi San Gregorio abbia l'immunità diplomatica?"
Franco Ziliani
Fziliani@winereport.com

Tempo fa intervenimmo anche noi sull'argomento (nell'editoriale: DOC da rivedere, guide ai vini e mercificazione del giudizio), la conclusione è sempre la stessa: se il Merlot in Irpinia dà ottimi risultati, va bene che qualcuno ne prenda atto, meglio prima che poi. Ciò comunque non significa che nel frattempo si possa uscire con dei Merlot DOC o IGT dove e quando ci pare; Incisa della Rocchetta insegna, il Sassicaia non è mai uscito come Toscana IGT né tantomeno come Montescudaio o Val di Cornia DOC, pure se era lì vicino.

Maurizio Taglioni   
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