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Il vino diventa strumento d'arte nelle mani di Pietro Barbera



Roma, 5/11/2006
 

Pietro BarberaA volte può accadere che, nella propria vita, nonostante si sia intrapreso un percorso assai diverso, si senta il bisogno di dare spazio a quella parte di noi che necessita di affermarsi attraverso la propria fantasia e creatività. Pietro Barbera, trapanese laureatosi in ingegneria nel 1984 all'Università di Padova, dove ha abitato per ben otto anni insegnando ed esercitando la sua professione di ingegnere, non ha mai dimenticato la sua terra e, nonostante la lontananza fosse motivata anche da ragioni conflittuali, nel 1992 decide di tornare a Trapani per ricominciare una nuova vita. Accanto al suo lavoro abituale, trova finalmente le condizioni ideali per accostarsi alla poesia, spinto anche dalla grande emozione trasmessagli dalla nascita della figlia Clara. Dopo i primi successi che lo vedono vincitore di numerosi premi, nel 2003 pubblica la sua prima raccolta di poesie intitolata "Il tempo sospeso" (Ed. Thule). Ma l'irrefrenabile spinta creativa di Pietro lo spinge oltre, ed ecco affacciarsi l'idea di dare vita ad una nuova forma espressiva: l'acquarello in sinergia con il testo poetico. Fino a questo punto, vi domanderete, qual'è la motivazione che mi ha spinto a parlare di questo artista apparentemente lontano dal mondo squisitamente enoico di cui si occupa questa rivista? Ogni cosa a suo tempo.

CaliciPoteva essere possibile che Pietro Barbera portasse un cognome che identifica un noto vitigno ed il vino che se ne ricava, senza che questo producesse alcun effetto sulla sua fervida vena artistica? Certamente no, tanto più che ha sempre apprezzato il vino, e nella sua Sicilia se ne produce da secoli. Allora perché non provare ad utilizzare quel prezioso nettare per dare vita ad una nuova forma pittorica? Ed ecco che nasce il "vinarello", così come lo ha battezzato simpaticamente per l'analogia con l'acquarello, "per gustare il vino con gli occhi e con le nostre sensazioni interiori". Come spiega l'artista, il vinarello si differenzia dall'acquarello perché invece di essere ottenuto da polveri diluite sfrutta la pigmentazione naturale del vino: tannini e antociani per i vini rossi, flavoni per i bianchi; insomma i famosi polifenoli diventano mezzo per fissare i colori sul cartoncino, un nuovo impiego indubbiamente originale...e straordinario nei risultati che possiamo ammirare nei suoi pregevoli dipinti. Ho sempre avuto un debole per l'arte, soprattutto pittorica, ma debbo dire che l'accostamento con il vino e i colori che lo richiamano aggiunge in me nuove ed esaltanti emozioni. Una diversa prospettiva, che va in qualche modo a ridare dignità ad un alimento che negli ultimi anni sta diventando sempre più fenomeno di business, attrattiva che lo allontana dalla sua vera natura, da ciò che da sempre lo lega all'uomo: la sua capacità di trasmetterci nel calice l'energia della terra, le sue infinite variabili espressive, la sua storia e cultura, la sua essenza.

Il NovelloPietro Barbera ama sperimentare, dare sfogo alla sua fantasia creativa, infatti è giunto al vinarello dopo aver "testato" gli effetti pittorici di numerosi frutti e ortaggi, in molti casi sorprendenti per le infinite e originali sfumature di colore ottenute. Nelle sue opere la natura ritorna a prendere il sopravvento sulla chimica. Certamente le variabili cromatiche del vino possono apparire limitate, ma se pensiamo alle infinite possibilità di scelta tra i freschi vini rosati, i riflessi dorati e ambrati di un Passito di Pantelleria, il marcato granato di certi Barolo, le tinte violacee di una Barbera, i colori ossidati di un Porto invecchiato o di un Marsala stravecchio, senza dimenticare i vari liquori, c'è solo l'imbarazzo della scelta. Certamente la tecnica di utilizzo non è semplice, ci vuole molta attenzione, ogni mano deve asciugarsi completamente prima che si possa dare la successiva, non sono consentiti errori né sbavature, pena la perdita del dipinto. Qualcuno potrebbe pensare che in questo modo l'artista "spreca" molto vino che sarebbe stato destinato ad allietare le tavole imbandite, ma si sbaglia di grosso. Innanzitutto desidero precisare che ogni giorno, in ogni parte del globo, si bruciano infinità di vini attraverso le degustazioni professionali e non, cosa che mi ha sempre messo in seria crisi; è solo la consapevolezza che il mio fegato non potrebbe reggere a lungo a convincermi a sputare tutto quel ben di Dio. Ebbene, cari giornalisti, sommelier, assaggiatori, Pietro Barbera, con un solo bicchiere di vino riesce a produrre più di dieci opere! Ma poi siamo sinceri, potremmo mai rimproverarlo di fronte a simili capolavori?

Sogno
Come spesso accade, quando si svolge una professione con metodo si modificano i propri comportamenti, certi meccanismi, certe azioni ripetute diventano automatismi, a volte involontari. Mi viene in mente il classico movimento ondulatorio che noi degustatori imprimiamo al calice per cercare di rubare più profumi possibili al vino che andremo a valutare; a chi non è mai capitato di fare la stessa operazione, distrattamente, anche con un calice riempito d'acqua? Ma a parte queste piccole ma divertenti "patologie", in realtà certi gesti sono frutto di una nostra sensibilità che si acuisce con il tempo, "affiniamo" i nostri sensi. Così, per Pietro Barbera, è ormai perfettamente naturale scegliere un vino dal suo colore, anche se in certi casi è finalizzato ad allietare il suo pasto quotidiano: "Il sapore è il primo approccio, poiché amo un buon bicchiere di vino per accompagnare i pasti, tuttavia oltre che con le papille gustative e con l'olfatto, mi ritrovo sempre più spesso a scegliere i vini con gli occhi. Il colore del vino mi fa immaginare le sfumature ottenibili" (frase estratta dall'intervista pubblicata su VQ di settembre 2006, nda). Questa visione è ovviamente legata e finalizzata all'indirizzo artistico dell'autore; il colore è elemento fondamentale per la creazione del dipinto, non per valutare la qualità del vino, logicamente evidenziata dall'insieme degli elementi visivo-olfattivo-gustativo. Invito i lettori a visitare il sito di Pietro Barbera, che descrive il suo percorso professionale, le sue poesie e molti altri dipinti, sia acquarelli che vinarelli. Personalmente non posso che ringraziarlo di avermi dato l'opportunità di parlarne e ammirare le sue opere, anche se per ora solo via internet. Ma la mia natura curiosa e il grande amore che ho per la Sicilia (mio nonno materno era di Palermo), sin da quando ero bambino, mi impongono, appena ne avrò l'opportunità, di fare un viaggio a Trapani per poter ammirare direttamente questi splendidi "vinarelli".

Roberto Giuliani