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Ricorre oggi, 12 marzo, l'anniversario
della scomparsa di Bartolo Mascarello. Non ho avuto l'occasione di conoscerlo
personalmente, e la responsabilità è tutta mia, perché di visite in Langa ne ho
fatte numerose, ma proprio l'assenza di un contatto diretto con un uomo di tale
levatura, fondamentale testimone della storia di queste meravigliose terre dove
dimora da secoli il Barolo, mi infonde un grande stupore e una sensazione di
profonda commozione nel viverlo attraverso i luoghi, i racconti, le parole di
chi invece lo ha conosciuto bene. Se ne coglie nell'aria la presenza, a volte
anche negli sguardi di produttori, giornalisti, compaesani che lo hanno amato e
rispettato; certamente non tutti lo hanno capito o ne hanno condiviso le
posizioni, spesso estreme e categoriche, ma mai disoneste. La sua scelta di dare
luce ad un vino che rappresentasse la vera essenza di quegli incredibili
terroir, senza trucchi, senza forzature enologiche, senza quei piccoli legni di
cui giustamente diffidava, tanto da dichiararlo espressamente in alcune sue
etichette, non poteva essere certamente condivisa da tutti. La cultura di un
luogo passa attraverso le sue radici e tradizioni, ma spesso è anche frutto di
mutamenti dovuti all'ingresso di altri popoli che, inevitabilmente, lasciano
traccia del loro passaggio. Quindi culture che si mescolano, a volte si fondono,
altre volte rimangono divise da profonde incompatibilità. Una cosa è certa, la
barrique fa parte della storia vinicola dei cugini d'oltralpe e non della
nostra. Il suo utilizzo smodato e sostitutivo, evidenzia da una parte la non
fiducia nei nostri mezzi e nelle nostre conoscenze, dall'altra una scarsa
volontà di cercare una propria strada, dei percorsi diversi, non imitativi. Ma
non voglio divagare su un tema, per altro importante, in questo contesto. Questo
spazio è dedicato tutto a Bartolo, alla sua famiglia, alla signora Franca che
gentilmente mi ha accolto nella sua casa proprio ieri, una donna garbata, dallo
sguardo gentile ma saldo, che persino in un momento per lei sicuramente
doloroso, non ha esitato a dialogare con me e Franco Ziliani, ad offrirci il
Barolo Chinato che Bartolo aveva da poco iniziato a produrre, consentendomi in
quei pochi minuti di percepire la presenza di questo grande personaggio, la sua
monumentale umanità che traspare nelle foto che lo ritraggono, la sua dignità e
le sue convinzioni, ma anche la sua ironia, il suo spirito battagliero e
indomabile, il suo senso poetico, attraerso le numerose etichette che lui stesso
ha ideato e disegnato, la sua profonda cultura e passione per il vino e la sua
terra, riconoscibile nella sua invidiabile biblioteca. Questo mondo sempre
più globalizzato e appiattito ha bisogno di gente come Bartolo, di persone che
sanno essere trasparenti, orgogliose, diritte, a volte anche estreme ma mai
prive di quella profonda sensibilità e capacità di raccontare e raccontarsi che
è elemento essenziale per trasmettere la conoscenza e infondere l'amore per le
cose che hanno davvero valore.
Roberto Giuliani
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