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L'Alto Adige è una delle regioni
italiane in più rapida e tumultuosa espansione. La qualità dei vini è
perentoria, a prescindere dalle annate e dai mutamenti climatici. I
riconoscimenti che i produttori vinicoli stanno ricevendo da ogni parte del
globo ne è la lampante conferma. Il livello qualitativo medio era già elevato
negli anni '60; parte di questo fenomeno dipende dalla morfologia del
territorio: l'intera area viticola è posizionata sui declivi collinari ad
altitudini che vanno dai 250 ai 700 m.; inoltre qui, più che in altre regioni,
è stata operata una attenta selezione dei dei vitigni già da alcuni secoli,
sia autoctoni che alloctoni. C'è una tradizione di qualità dovuta anche a
ragioni culturali. Al contrario del resto d'Italia, fatte le dovute eccezioni,
si è lavorato accuratamente in vigna per controllare la quantità delle uve,
tenendo conto delle variazioni climatiche, col preciso intento di garantire
risultati sempre costanti e soddisfacenti. In Alto Adige, quattro annate su
dieci sono davvero buone dal punto di vista climatico e, se non ci fosse
l'esperienza e la caparbietà dei vignaioli a tamponare gli inevitabili difetti
dei periodi difficili, i loro vini non potrebbero raggiungere una simile
costanza qualitativa. Qui nascono alcuni fra i migliori Pinot Nero al mondo
(Bourgogne esclusa, ovviamente), con le caratteristiche tipiche del vitigno
(finezza, eleganza aromatica), ma ci sono anche Cabernet e Merlot di immenso
spessore, per parlare solo di vini rossi. Esiste un rapporto cooperativistico
dimostrato dalla presenza di un folto gruppo di cantine sociali nelle quali
confluiscono centinaia di piccoli produttori, con risultati davvero sorprendenti
e, al contempo, ci sono numerosi produttori privati che operano con energia per
mantenersi competitivi. Gli uni sono da stimolo agli altri in una sfida che non
vede sconfitti.
Nel periodo successivo agli anni
'60, in Italia cominciò un pò alla volta una vera e propria rivoluzione
cultural-enologica; alcune regioni, più di altre, si mossero con notevole
dinamicità: la lezione del Friuli che era passato da vini semplici e immediati
a modelli più strutturati e complessi, dove il frutto si esprimeva con
particolare grassezza e rotondità, fece da stimolo in Alto Adige che, pur
muovendosi con un certo ritardo, aveva dalla sua una base vitivinicola
eccezionale. Tutte le varietà erano ormai perfettamente acclimatate. Verso la
fine degli anni '70 è avvenuto un vero e proprio cambio generazionale, sono
subentrati i nuovi kellermaister, enologi giovani e promettenti, con una solida
preparazione acquisita operando in istituti formativi di alto livello come
quello di S.Michele all'Adige, i quali si sono trovati tra le mani uve già
ricche e concentrate, sulle quali hanno potuto operare, grazie anche alle nuove
tecnologie, ottenendo un salto qualitativo notevole già in vigna. Se poi si
pensa che l'introduzione della barrique è avvenuta in questa regione all'inizio
dell'ultimo decennio (in Toscana si praticava l'uso del legno da quasi venti
anni), ci si può rendere conto di quante possibilità espressive, se ben
mirate, potranno offrire i vini di queste terre.
E' da notare anche un altro
particolare dovuto a fattori culturali, tipico di questa regione: la tendenza a
produrre vini quasi esclusivamente da monovitigno. Oggi si può già intravedere
quali vantaggi si potrebbero avere utilizzando assemblaggi calibrati, in
particolare fra Cabernet Sauvignon e Merlot, due vitigni che stanno esprimendo
caratteristiche individuali già notevoli, ma che fanno presupporre di poter
offrire nella loro unione vini di grande stoffa e complessità, senza rinunciare
a quelle caratteristiche di eleganza e finezza che li hanno sempre
contraddistinti da quelli prodotti in regioni più calde, dove l'opulenza può,
in molti casi, diventare un limite.
Ed ecco una serie di vini rossi
che, a prescindere dalle differenze di annata, è indispensabile degustare, per
poter comprendere quale equilibrio e quanta raffinatezza sono in grado di
offrire, a dispetto delle mode che stanno condizionando, purtroppo, anche
territori "storici" come quello langarolo e chiantigiano: - A.A. Cabernet Sauvignon Lafoa / Cantina Produttori Colterenzio
- A.A. Castel Schwanburg / Castello Schwanburg - A.A. Cabernet Sauvignon Pfarrhof Riserva / Cantina Viticoltori Caldaro
- A.A. Merlot Brenntal / Cantina Produttori Cortaccia - A.A. Cabernet Freienfeld / Cantina Produttori Cortaccia
- A.A. Cabernet Terminum Riserva / Cantina Sociale Termeno - A.A. Merlot Freiberg / Cantina Produttori Merano
- A.A. Pinot Nero Hausmannhof / Hadeburg - A.A. Pinot Nero Villa Barthenau Vigneto S.Urbano / J. Hofstätter
- A.A. Cabernet-Merlot Auhof / Baron Widmann - A.A. Cabernet Mumelterhof / Cantina Produttori S.Maddalena
- A.A. Cabernet Popphof / Andreas Menz - A.A. Cabernet Lowengang / Alois Lageder
- A.A. Cabernet Sauvignon Campaner Riserva / Cantina Viticoltori Caldaro.
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