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Chi non si è mai trovato
di fronte ad un vino che avesse un sentore sgradevole, poco chiaro,
supportato da un sapore altrettanto spiacevole? Ed ecco arrivare pronta la
ormai collaudata risposta: "Sa di tappo!". Ma siamo sicuri che
questo sia sempre vero? Cominciamo col dire che il vino può avere
innumerevoli odori anomali, quali muffa, plastica, residui di lievito, o
peggio di fitofarmaci (il tipico odore che si sente entrando in una
farmacia), di stirene, di sostanze sanitizzanti; o addirittura potrebbe
trattarsi di profumi deviati, come quello di "ossidazione" o di
"ridotto" (e anche qui con mille possibili sfumature) ecc.
Ci sono poi molti composti chimici presenti nel vino che possono dare
sensazioni olfattive simili a quelle del tappo, come i composti solforati,
le pirazine, i fenoli volatili e chi più ne ha più ne metta. Capite
bene, che non è poi così corretto prendersela sempre e solo con il
tappo. Certo è che il tappo di sughero di problemi ne crea molti: è
ormai conosciuta la battaglia legale fra un noto produttore piemontese, che
ha dovuto rinunciare ad un'intera partita di Barolo '97, ed il
sugherificio presso cui si riforniva. Questa volta il produttore ha avuto
ragione ed ha ottenuto il rimborso dei danni, ma dopo un' accuratissima
analisi fatta nelle sue cantine. Insomma, il famoso "odore di
tappo" ha un nome: tricloro-anisolo (T.C.A.), un composto presente nel
sughero alterato da agenti patogeni, sia all'origine (sulla pianta) che
nel sugherificio; a questo composto va aggiunto il tetracloro-anisolo (Te.C.A.) che ha un caratteristico odore di muffa e si può formare per
inquinamento atmosferico o contatti accidentali anche dopo la lavorazione in
sugherificio. Nei tappi del produttore piemontese erano stati trovati
ambedue i composti in notevole quantità, così come nel
vino.
Oggi è possibile prevenire in gran parte i danni che il sughero
può arrecare al vino, effettuando opportuni controlli di campionamento
sui lotti acquistati: si può valutare il rapporto fra dimensioni, peso,
densità e ovalizzazione del turacciolo; verificare visivamente la
presenza di macchie, porosità e possibili rigonfiamenti; al tatto si può
valutare l'elasticità e la lubrificazione; si deve effettuare un'analisi
microbiologica (per rilevare eventuale presenza di muffe, lieviti e
batteri oltre i parametri di sicurezza). Tutte queste operazioni è bene
demandarle ad un laboratorio specializzato (i costi non sono
elevatissimi). Esistono disciplinari che prescrivano regole precise con cui
i tappi di sughero debbono essere prodotti? Attualmente no, esiste un
disciplinare stilato nel 1996 presso l'università di Piacenza, ma non ha
alcun valore legale. Anche in questo caso, come in gran parte dei prodotti
alimentari, non è possibile seguire l'intera filiera, ovvero il percorso
che il tappo fa dalla foresta fino alla cantina d'imbottigliamento. Il
problema si complica quando si parla di tappi tecnici, i cosiddetti
"agglomerati" o "birondellati" (provvisti di due
rondelle aggiuntive, molto utilizzati per gli spumanti), si tratta di
tappi dal prezzo moderato, ma le rondelle sono spesso prodotte da altre
ditte e con sugheri non sempre di ottima qualità. Un altro problema è
quello dei collanti: gli esperti dicono che il caseinato è il più sicuro
e affidabile, ma molte ditte utilizzano il poliuretano, sia per incollare
il truciolato, sia per attaccare le rondelle; non dobbiamo dimenticare che
la prima rondella rimane a contatto con il vino, e il poliuretano, durante
il processo di lavorazione, può subire l'attacco di composti della
famiglia del teulene, considerati da alcuni autori, sospetti cancerogeni. Anche
molti degli additivi utilizzati sono ritenuti pericolosi, come il
benzene e alcuni solventi. Esistono anche tappi naturali, non trattati,
che non hanno subito sterilizzazioni, ma il loro uso è piuttosto
rischioso, in quanto sono più facilmente attaccabili da agenti patogeni.
Due parole vanno spese anche per i tappi
sintetici, da alcuni anni in commercio, che vengono prodotti utilizzando
materiali diversi. Se fino ad oggi si sono rivelati soddisfacenti per i
vini che non hanno esigenze evolutive, rimangono aperte molte perplessità
per quei prodotti che necessitano di lungo invecchiamento e di quella
famosa microossigenazione che si ottiene con i tappi
naturali. Infine
bisogna dire che, attualmente, gran parte delle piantagioni di quercia
sono in pessime condizioni, con piante malate e sottobosco non controllato.
Per quanto riguarda l'Europa i tappi migliori arrivano dalla Spagna e dal
Portogallo, mentre la Sardegna (che però fornisce solo il 2% della
produzione mondiale) possiede ottime foreste di querce e ha forse i
migliori sugheri disponibili. Va detto che oggi si sta iniziando a fare una più
accurata selezione clonale delle querce da sughero e sono nettamente
migliorate le tecniche di coltivazione, dalle potature razionali, al
controllo della crescita verticale, da una maggior cura del sottobosco
alla lotta ai parassiti con prodotti controllati chimicamente. In molte
zone si stanno impiantando nuove foreste e fra non molto, si riuscirà ad
effettuare decorticamenti meccanici senza danneggiare la pianta. Almeno da
questo punto di vista possiamo dire che, nel prossimo futuro, si dovrebbe
riuscire a produrre un sughero di qualità certamente migliore.
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