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Nella rozza tramoggia fluivano
nel frantoio possente intatte olive.
Girava in tondo l'asino bendato
rotolando con diuturna fatica
la granitica mola.
L'asprigno frutto veniva
torchiato nella pressa.
Il contadino, dai capaci ziri,
spillava oro virente
di prima spremitura.
Sotto l'annoso pesco
le fanciulle ciarlavano giulive
nell'apprestare il desco.
Fragrante si effondeva
l’acre profumo di bruschetta.
Un sorso di robusto vino,
gustato senza fretta,
sedava in gola la rovente arsura
di sapore ancestrale,
che glorioso perdura.
M.Teresa Santalucia Scibona
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