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L'analisi organolettica di un vino si articola in tre fasi:
- Esame visivo
- Esame olfattivo
- Esame gustativo
In base alle caratteristiche rilevate nel campione esaminato si determineranno:
- Stato evolutivo
- Giudizio finale
L'esame
visivo verifica le seguenti
caratteristiche:
- Limpidezza
(trasparenza). Nella valutazione sono previsti 5 termini: velato (
in questo caso il vino è opalescente e con numerose particelle in
sospensione; la connotazione è negativa); abbastanza
limpido (la velatura è molto leggera e ci possono essere alcune
microparticelle in sospensione; è considerato normale e non
penalizzante nel giudizio complessivo, per quei vini che non sono
stati filtrati o chiarificati o che hanno subito lunghi
invecchiamenti); limpido ( non ci sono particelle in
sospensione né depositi ed il vino è perfettamente trasparente); cristallino
( oltre ad una perfetta limpidezza, il vino presenta una particolare
luminosità e lucentezza); brillante ( è in grado di
riflettere i raggi luminosi con particolare vivacità; caratteristica
che si può rilevare frequentemente nei vini spumanti, grazie alla
presenza delle bollicine di anidride carbonica).
- Colore (intensità,
tonalità e vivacità) . I termini
per il colore sono 4 per i vini bianchi (giallo
verdolino, giallo paglierino, giallo
dorato, giallo ambrato), 3 per
i vini rosati (rosa tenue, rosa
cerasuolo, rosa chiaretto) e 4
per i vini rossi (rosso porpora, rosso
rubino, rosso granato, rosso
aranciato).
- Fluidità (consistenza). Non viene
valutata per i vini che contengono anidride carbonica. Dopo aver fatto
roteare il liquido nel bicchiere, si verifica la presenza di lacrime e
archetti (le curvature più o meno regolari conseguenti alla
formazione delle "lacrime") determinata dall'alcol (etanolo)
e dalle sostanze gliceriche (glicerolo). La quantità di lacrime e la
lentezza con cui queste ricadono nel liquido, determinano il grado di
consistenza, dato appunto dalla presenza di alcol e struttura
glicerica. Se la distanza fra gli archetti (fittezza) è molto
piccola, il rapporto etanolo/glicerolo è a favore del primo, nel caso
contrario è a favore del secondo. I termini previsti sono 5: fluido
(la consistenza è praticamente nulla, simile a quella dell'acqua; si
tratta di un aspetto negativo); poco consistente (vino leggero,
poco strutturato); abbastanza consistente (rappresenta il
valore medio, con un buon equilibrio fra le componenti morbide
(alcoli, polialcoli, zuccheri) e quelle dure (acidi, tannini, sali
minerali); consistente (vini di struttura, con presenza di
zuccheri o di un grado alcolico piuttosto elevato (13 ÷ 14° C), dove
le componenti morbide tendono a prevalere); viscoso (il vino
raggiunge la consistenza di uno sciroppo; fatte le dovute eccezioni
(vini da dessert, da uve botritizzate, appassite o che abbiano subito
acinellatura) si tratta di una connotazione negativa).
- Effervescenza.
Riguarda quei vini nei quali è presente anidride carbonica, ottenuta
dalla fermentazione alcolica, quindi non per addizione. Di questa
categoria fanno parte i vini "spumanti", sia Metodo
Classico (o Champenois) che metodo Charmat (o Martinotti). Questo
esame viene effettuato per valutare il cosiddetto "perlage",
cioè la presenza più o meno numerosa e persistente di bollicine. I
parametri da considerare sono 3: grana delle bollicine (grossolane,
se sono simili a quelle dell'acqua minerale; abbastanza
fini, se la loro dimensione è nella media;
fini, se sono molto piccole, simili alla capocchia di uno
spillo); numero delle bollicine (scarse,
se sono rarefatte o quasi assenti; abbastanza
numerose, se sono discontinue e si formano da pochi punti delle
pareti del bicchiere; numerose, se sono
abbondanti e si formano in modo continuo da molti punti delle pareti
del bicchiere).
L'esame
olfattivo verifica le seguenti
caratteristiche:
- Intensità (dei profumi e degli aromi).
Prevede 5 termini: carente (la percezione di sensazioni odorose
è troppo bassa per poterle distinguere), poco intenso (i
profumi sono appena percepibili ma insufficienti per poterne fare
un'analisi precisa), abbastanza intenso (c'è una discreta
percezione dei profumi, se ne cominciano a distinguere le
caratteristiche), intenso (le sensazioni odorose sono chiare e
pronunciate, facilmente articolabili), molto intenso (è
l'apice della percezione olfattiva, i profumi sono avvolgenti e ben
caratterizzati).
- Persistenza
(dei profumi e degli aromi). E' rappresentata dalla durata e dalla
sequenza della scansione olfattiva. I termini utilizzati sono 5: carente
(la successione dei profumi è decisamente scarsa e di brevissima
durata, tale da non consentire alcun riconoscimento), poco
persistente (i sentori sono appena percepibili e di breve durata), abbastanza persistente (sufficiente successione delle
sensazioni olfattive per una durata di alcuni secondi), persistente
(insieme articolato di percezioni nitide per molti secondi), molto
persistente (la successione è molto variegata e complessa e la
sua durata sembra non finire mai).
- Qualità
(dei profumi e degli aromi).
Scaturisce dalla sintesi del giudizio dato all'intensità e alla
persistenza; alle due voci precedenti si aggiungono una serie di
valori che comprendono la gradevolezza, la tipicità, la franchezza e
la finezza. I termini utilizzati sono 5: comune (il profumo è
scadente, privo di qualsiasi pregio, tutt'altro che gradevole), poco
fine (il profumo è vicino alla mediocrità, la franchezza è
mascherata), abbastanza fine (sufficiente fine e gradevole,
anche se si percepiscono alcune sensazioni non del tutto pulite), fine
(profumo distinto, gradevole, franco ed equilibrato; assenza di
difetti), eccellente (grande classe, personalità e tipicità
dei profumi).
- Descrizione
(dei profumi e degli aromi). Qui il degustatore ha la possibilità di
esprimere i riconoscimenti olfattivi sfruttando la propria memoria
acquisita negli anni di esperienza. Pur avendo un largo margine
interpretativo è necessario raggruppare i profumi di un vino nelle
seguenti categorie: aromatico (in quel vino in cui sono ben
evidenti gli aromi varietali, cioè propri delle uve d'origine; è il
caso dei vini da uve aromatiche quali i moscati, le malvasie, il
gewürztraminer, il brachetto ecc.), vinoso (tipico dei vini
giovani, nei quali sono ancora ben percepibili i sentori che ricordano
le cantine di vinificazione dove albergano i mosti e le vinacce), floreale
(qui vengono raggruppati tutti quei profumi che ricordano i fiori,
nelle loro varie fasi, freschi e profumati, secchi, appassiti ecc.), fruttato
(la gamma dei frutti è altrettanto ampia e diversificata anche nelle
varie fasi di maturazione, fino a ricordare le confetture, le
marmellate, la frutta secca o passita, ecc.), franco (è il
profumo pulito, netto, senza possibilità di essere mascherato da
altre sensazioni, quindi dominante e spesso tipico), fragrante
(ricorda la freschezza floreale o fruttata, tipica di alcuni vini
giovani bianchi e rossi, oppure gli aromi della crosta di pane, spesso
presenti negli spumanti metodo classico), erbaceo (racchiude i
profumi "verdi", da quelli di erba tagliata, a quelli più
vegetali di peperone verde, foglia di pomodoro, mallo di noce, muschio,
ecc.), speziato (è un insieme di profumi spesso
ritrovabile nei vini bianchi e rossi che hanno subito un certo periodo
di maturazione in botti di legno; la gamma delle spezie è molto ampia
e va dalla noce moscata ai chiodi di garofano, dalla liquirizia al
cacao, dal pepe alla cannella), etereo (è una caratteristica
di quei vini che hanno subito un certo invecchiamento, nei quali gli
aromi varietali hanno man mano ceduto il passo a profumi più
complessi e compositi; questi profumi sono prodotti da composti quali
gli eteri, gli esteri e gli acetali), ampio (è tipica
espressione di quei vini che hanno raggiunto la massima complessità,
per i quali si usano aggettivi come "bouquet", per
identificare la grande varietà di percezioni fini e particolari, che
solo i grandi vini invecchiati possono possedere).
L'esame
gustativo verifica le seguenti
caratteristiche:
- Zuccheri
(fanno parte delle componenti
"morbide"). In base alla presenza o meno di zuccheri residui
(quindi non trasformati in alcol), il vino viene classificato in 5
tipologie: secco (è un vino nel quale la sensazione di
dolcezza non è percepibile, generalmente il residuo eventuale è
compreso tra 1÷5 g/l), abboccato (la sensazione di dolcezza è
appena percepibile, siamo attorno ai 10÷20 g/l), amabile (la
percezione è chiara, anche se non predominante, riguarda quei vini
che hanno un contenuto zuccherino tra i 20÷50 g/l), dolce (il
residuo zuccherino è molto evidente e può essere compreso tra i
50÷100 g/l; appartengono a questa categoria i vini dolci frizzanti
naturali; se la presenza di zuccheri è tra i 100÷160 g/l ci troviamo
di fronte a tipologie come i vini passiti o liquorosi), stucchevole
(la sensazione di dolcezza è troppo predominante e, soprattutto, non
supportata dalle altre componenti; in questo caso si tratta di una
connotazione negativa).
- Alcoli (fanno parte delle componenti
"morbide"). La presenza dell'alcol nel vino, produce nel
degustatore una sensazione pseudocalorica più o meno accentuata. Per
definirne la diversa intensità sono stati utilizzati 5 termini: leggero
(la sensazione di calore non è percettibile, a causa del titolo
alcolometrico molto basso, tra i 4÷4,5° C; è il caso del Moscato
d'Asti, o al massimo tra i 6÷7° C, come nel Brachetto d'Acqui o
nell'Oltrepò Pavese Sangue di Giuda; negli altri casi è da
considerarsi un'anomalia), poco caldo (si percepisce una
modesta sensazione pseudocalorica; è il caso di vini con 10÷11° C o
nei quali prevale la sensazione acido-tannica), abbastanza caldo
(la sensazione pseudocalorica è ben percepibile e gradevole, tipica
dei vini con 11÷12° C e in equilibrio con le altre componenti), caldo
(la sensazione è decisa, se in equilibrio con le altre componenti è
corretta e caratteristica dei vini che hanno 12÷13,5° C), alcolico
(la sensazione è forte, spesso pungente e, se predominante sulle
altre componenti, può essere considerata una connotazione negativa, a
meno che non si tratti di vini "speciali" che prevedono un
elevato grado alcolometrico fra i 15÷18° C; nel caso di vini come
l'Amarone o bianchi di grande struttura, capaci di arrivare al limite
dei 15°, la sensazione pseudocalorica, pur essendo marcata, può ben
integrarsi con le altre componenti ed il termine "alcolico"
non essere connotato come negativo; ovviamente si va da caso a caso).
- Polialcoli (fanno parte delle componenti
"morbide"). Sono tra i principali costituenti del vino ed
hanno un ruolo fondamentale nella determinazione della sua struttura;
incidono in modo determinante sulla sensazione di morbidezza. In
base alla diversa intensità, il vino viene definito in
5 modi: spigoloso (il vino è privo di morbidezza, dà
sensazioni "sfuggenti", il contenuto di alcoli e polialcoli
è basso e questo provoca una sensazione di "spigolosità"),
poco morbido (la sensazione di morbidezza è ancora scarsa; non
è necessariamente un fatto negativo se si tratta di vini molto
giovani o immaturi, oppure poco strutturati), abbastanza morbido
(si percepisce una piacevole sensazione di morbidezza dovuta ad una
equilibrata composizione glicerica e alcolica), morbido (la
sensazione di morbidezza è decisa; è la condizione ottimale per i
vini strutturati e maturi; va sempre tenuto presente l'equilibrio con
le altre componenti), pastoso (la sensazione di morbidezza è
predominante, talvolta eccessiva; nei vini secchi è senz'altro una
connotazione negativa, mentre è più corretta per i muffati, i vini
passiti e da dessert, soprattutto di grande struttura e
concentrazione).
- Acidi
(fanno parte delle componenti "dure"). La presenza di
acidità nel vino non va confusa come un elemento negativo; quando
questa è nei limiti, rappresenta una componente fondamentale per dare
al vino caratteristiche di freschezza e vivacità. In base alla
percezione di acidità il vino è definito in 5 modi: piatto (il vino
non lascia in bocca alcuna traccia di freschezza; è una connotazione
negativa, spesso causata da patologie sopravvenute nel prodotto; può
essere tollerata nei vini che hanno subito un lunghissimo
invecchiamento, purché ovviamente ancora in buon stato di salute),
poco fresco (si comincia a percepire una leggera sensazione di
freschezza, che determina poca salivazione; va bene per i vini maturi
o invecchiati), abbastanza fresco (la sensazione di acidità è più
netta, e procura una buona salivazione; è tipica dei vini rossi
piuttosto giovani e dei bianchi e rosati pronti), fresco (la
sensazione è decisa, procura un'abbondante salivazione; prerogativa
dei vini bianchi e rosati frizzanti o giovani e dei vini spumanti
secchi), acidulo (la sensazione di acidità è predominante, procura
una forte salivazione e una leggera contrazione gengivale; entro certi
limiti può non essere una connotazione negativa; esistono ad esempio
vini che più di altri hanno una forte componente acida).
- Tannini (fanno
parte delle componenti "dure"). Non
vengono valutati nei vini bianchi e nei vini frizzanti o spumanti.
Appartengono al gruppo dei polifenoli e
sono responsabili della sensazione di astringenza, riconoscibile in
quanto lasciano la bocca più o meno arida, asciutta, ruvida,
"legata" (i tannini sottraggono acqua alle mucose della
lingua e della bocca e fanno precipitare la mucina).
I termini previsti sono 5: molle (il vino è
"fiacco", quasi privo di tannini, necessari a rinforzare il
gusto; è una connotazione negativa, tipica dei vini vecchi o
alterati), poco tannico (la sensazione di astringenza è appena
percepibile; non è negativa per i vini rossi giovani e poco
strutturati come i novelli o i chiaretti, o per i vini rossi molto
invecchiati che contengono i cosiddetti "tannini nobili"), abbastanza
tannico (la percezione di astringenza è sufficiente e gradevole), tannico (secchezza e astringenza marcate; è tipica dei vini
rossi giovani e strutturati, che hanno bisogno di un lungo
affinamento), astringente (la sensazione di
"rugosità" e secchezza è molto forte, la bocca è
completamente asciutta, l'effetto è sgradevole e dominante; è
prevalentemente una connotazione negativa, in quanto nella maggior
parte dei casi i tannini non sono di buona qualità ed il tempo non
potrà "stemperare" a sufficienza questa aggressività; oggi
è un evento raro, grazie alle migliorate tecniche di vinificazione
che prevedono l'eliminazione dei raspi(che cedono tannini amari) e
pigiature più soffici).
- Sali
minerali (fanno parte delle
componenti "dure"). La presenza di una certa sapidità non
è sempre facile da percepire, soprattutto se il vino ha una notevole
componente acida. E' caratteristica di quei vini le cui uve provengono
da terreni ricchi di sali minerali. I termini utilizzati per valutare
l'intensità della percezione sono 5: scipito (il vino
è "scialbo", totalmente privo di sali minerali; è una
connotazione negativa, spesso determinata dalla carenza di estratto
nel vino esaminato), poco sapido (la sensazione di "sapore
minerale" è scarsa, può anche essere mascherata dall'acidità),
abbastanza sapido (si percepisce una piacevole ed equilibrata
sensazione fresco-sapida), sapido (la percezione è quasi
salina, tipica dei vini strutturati provenienti da zone calde o in
prossimità del mare; può però essere accentuata dalla mancanza di
acidità), salato (sensazione predominante di salinità; se il
vino esaminato proviene da zone salmastre, può non essere una
connotazione negativa).
- Struttura
generale o corpo del vino.
Viene valutata successivamente e tenendo conto delle componenti
morbide e dure presenti nel vino. E' quindi una valutazione di tipo
globale. I termini utilizzati sono 5: magro (il vino ha
una struttura anomala e insufficiente), debole (la struttura è
modesta, dovuta ad una scarsa quantità di elementi gustativi; a
questa categoria appartengono quei vini che vanno bevuti giovani), di
corpo (il vino è in sintonia con la sua tipologia ed ha una buona
struttura), robusto (è una connotazione positiva, tipica dei
grandi vini di struttura ed equilibrati o di quelli che abbiano subito
lavorazioni particolari come i muffati, i passiti ecc.), pesante
(la struttura è eccessiva e sproporzionata rispetto alle altre
caratteristiche, provocando una sensazione di "stanchezza"
gustativa).
- Equilibrio
gustativo. E' il risultato
della complessa interazione tra le varie sostanze che formano la
struttura del vino, cioè le parti morbide (zuccheri, alcoli e
polialcoli) e le parti dure (acidi, tannini e sali minerali). I
termini di valutazione sono 3: poco equilibrato (nel vino
prevale in modo evidente la parte "morbida" su quella
"dura" o viceversa), abbastanza equilibrato (la differenza
fra le parti è molto meno marcata), equilibrato (si riscontra una
giusta proporzione fra le varie parti, compatibilmente con la
tipologia del vino).
- Intensità
gustativa. Viene considerato un
aspetto "verticale" (come l'intensità olfattiva)
dell'analisi sensoriale, cioè dovuto ad una stratificazione di
sensazioni saporifere, tattili e retronasali olfattive. I termini
utilizzati sono 5: carente (le sensazioni gustative e
gusto-olfattive sono scarsissime; è una connotazione negativa), poco
intenso (la percezione è ridotta, ma può non essere considerato
un fatto negativo per quei vini concepiti per avere caratteristiche di
particolare leggerezza), abbastanza intenso (le sensazioni
gustative e gusto-olfattive che si percepiscono sono discrete ed
equilibrate), intenso (siamo nella sfera dei vini dalle
caratteristiche più marcate, se c'è buona corrispondenza con la
persistenza gustativa il giudizio è più che positivo), molto
intenso (le sensazioni percepite sono profonde, il vino ha
un elevato contenuto di sostanze estrattive e componenti odorosi).
- Persistenza
gustativa.
E' molto importante per la valutazione, la maggiore o minore
permanenza delle sensazioni saporifere e tattili, ma soprattutto delle
sensazioni retronasali olfattive dovute alle componenti odorose. La
permanenza gusto-olfattiva, che viene detta Persistenza Aromatica
Intensa (P.A.I.), è valutata in secondi a partire dalla
deglutizione ed espirazione. I termini utilizzati sono 5: corto
(la durata è inferiore ai 2 secondi; è senz'altro una connotazione
negativa), poco persistente (la persistenza gusto-olfattiva ha
una durata di 2-4 secondi), abbastanza persistente (4-6
secondi), persistente (6-8 secondi), molto persistente
(superiore a 8 secondi). E' evidente che questa è una misurazione
indicativa, anche perché è la qualità della persistenza ad
essere fondamentale nella valutazione. Non va confuso come "molto
persistente" il retrogusto amarognolo o acidulo lasciato da
alcuni vini; la persistenza è data dall'insieme delle componenti
gustative e gusto-olfattive percepite per una durata più o meno
lunga. La singola percezione è solo "caratterizzante" (in
positivo o in negativo).
Lo Stato
evolutivo. In base alle
condizioni emerse dall'analisi organolettica, il vino potrà essere
considerato in 5 modi: immaturo (il vino risulta
decisamente squilibrato, soprattutto nella fase gustativa; non è
necessariamente una connotazione negativa), giovane (il vino
presenta ancora condizioni non del tutto equilibrate, ma è
caratterizzato da una base corretta e potenzialità ben espresse; è
tipico dei vini che richiedono un periodo ulteriore di affinamento in
bottiglia), pronto (il vino è ancora in evoluzione, ma con
caratteristiche che gli permettono di essere comunque consumato e
apprezzato; è la condizione della maggior parte dei vini appena messi
in commercio), maturo (il vino presenta un'armonia ottimale,
nella quale tutte le caratteristiche organolettiche hanno raggiunto
l'apice; è il momento ideale per berlo), vecchio (si
riscontrano evidenti cedimenti di una o più caratteristiche
organolettiche, che si manifestano con variazioni di colore, riduzione
degli aromi, fenomeni ossidativi ecc.).
Il Giudizio
finale. E' la sintesi di tutte
le considerazioni precedentemente rilevate, necessaria per determinare
l'armonia complessiva del prodotto, tenendo conto della tipologia e
delle potenzialità espresse. Le valutazioni risultanti dalle varie fasi dell'analisi
organolettica, vengono sommate e proposte al lettore con un giudizio
espresso nel modo seguente:
@@@@@ = grande vino, da
non mancare, pura elezione,standing ovation, eccellenza (>=91/100
se la valutazione è espressa in centesimi)
@@@@ = vino molto buono,
ottimo se di denominazione non blasonata (tra 86 e 90/100 se la
valutazione è espressa in centesimi)
@@@ = vino da buono a
più che buono, buono per i vini e le denominazioni celebri (da 81 a
85/100 se la valutazione è espressa in centesimi)
@@ = vino piacevole e
discreto, franco e di buona beva, senza profondità da svelare (da 76
a 80/100 se la valutazione è espressa in centesimi)
@ = vino di medio
compiacimento, comunque da segnalare (da 70 a 75/100 se la
valutazione è espressa in centesimi)
P.S. Va tenuto presente che ogni vino può presentare delle caratteristiche di
colore, profumo o gusto che richiedono termini o espressioni non
presenti fra quelli citati; in questo caso interviene l'esperienza e
la fantasia del degustatore, che può utilizzare parole più
appropriate ed esaustive per descrivere quelle particolari
caratteristiche.
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