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Inaugarata la Strada dei vini del Piave



Roma, 16/05/2006
 

Villa GiolSabato 13 Maggio si è svolta presso Villa Giol a Colfrancui in provincia di Treviso, l'inaugurazione ufficiale della Strada dei Vini del Piave, preceduta dal convegno "Piano editoriale della Provincia di Treviso: itinerario dei vini del Piave", promosso dal Consorzio Tutela del Piave e organizzato in collaborazione con la provincia di Treviso.
Nasce ufficialmente l'11 aprile 2006, con l'approvazione della Regione Veneto, ma vede un mese dopo il suo riconoscimento ufficiale e la classica cerimonia d'inaugurazione con il taglio del nastro.

Un territorio a ridosso della grande Venezia e famoso per i grandi vini di Conegliano e Valdobbiadene, ma che già di per sé contiene tradizione e cultura. Il Piave rappresenta certamente non solo i ricordi della Grande Guerra, ma anche un sistema culturale che ha visto la millenaria cura del paesaggio rurale in un ambiente carico di storia, miti e valenze simboliche.
Grandi strutture storiche e architettoniche, prime fra tutte le ville appartenute ai nobili della Serenissima, si snocciolano lungo il tragitto della Strada dei vini del Piave. Ma anche una grande tradizione gastronomica, che va dal radicchio fino all'asparago, dal pesce di fiume al pesce di mare.

Le zone comprese dalla Strada sono tre: la prima ha come protagonisti i vigneti che furono della Serenissima Repubblica di Venezia e si snoda, sia a destra che a sinistra del Piave, e vede il suo fulcro la cittadina di romana origine di Oderzo, fino ad arrivare a Roncade. Da Roncade ci si dirige poi a Cimadolmo, nota per la coltivazione degli asparagi. Questo tragitto è disseminato di ville patrizie ed aziende vitivinicole, tant'è che è definita la zona dei "vigneti dei Dogi" e abbraccia la parte sud e quella centrale della provincia di Treviso, sulla destra del Piave. Per finire da Cimadolmo si ritorna ad Oderzo, passando nel comrpensorio del vino Raboso. Anche qui ville meravigliose, spesso sede di cantine vinicole, ma anche piccoli paesi gioielli dell'architettura, come la preziosa Portobuffolè.
Sotto la denominazione "Vini del Piave" si annoverano i seguenti vitigni: Cabernet, Cabernet Sauvignon, Chardonnay, Merlot, Pinot (Nero, Bianco e Grigio), Raboso, Tocai e Verduzzo.
Accanto alla tradizione del Raboso, che già dal nome rivela un carattere "rabbioso", un'espressività tradizionalmente ribelle e spigolosa, e proprio per questo degna di nota, si sono sviluppati negli anni anche vini che senza troppo nasconderlo mostravano, e mostrano, il fianco alla morbidezza dei gusti di moda e richiesti da alcuni "esperti" e da consumatori.

Si tratta ora di raccogliere questa sfida e di trovare, tra i ricordi e le rievocazioni del grande Piave, la tradizione vinicola del territorio, dell'abbinamento con la cucina locale, cosa in parte già avvenuta. Accanto al risotto con gli asparagi, o con il radicchio trevigiano, faccio fatica ad immaginare un vino troppo consistente, o morbido, così come con certi piatti di pesce.
Quindi, come è emerso dal convegno, coesione e collaborazione, unicità di intenti e di obbiettivi, anche per il vino. Vini che rispecchino queste zone e i loro vitigni.

Il convegno è stato aperto da Pierclaudio De Martin, Presidente della Strada dei Vini del Piave, che dopo i saluti di rito ha voluto innanzitutto spiegare cos'è una Strada del Vino, qual è la sua definizione legislativa.
Uno strumento di sviluppo rurale e turistico di un territorio che possieda elementi storico culturali, enologici e agroalimentari e che abbia nel suo tragitto prodotti ed offerte di qualità. Ci si trova sempre più di fronte ad un consumatore che tende ad identificare il prodotto con il territorio, aggiunge De Martin, è anche vero che la forte carica evocativa dei paesaggi è anche frutto delle popolazioni del Piave, così come la cultura culinaria ed enologica. De Martin ripercorre i passaggi che hanno portato al riconoscimento della Strada, avvenuto ufficialmente l'undici Aprile con l'approvazione della Regione Veneto, sottolineando l'azione sinergica dei protagonisti e la collaborazione tra essi, ringraziandfo apertamente tutti coloro che hanno voluto questa nuova realtà, così importante per la Marca Trevigiana.

Tocca poi all'Assessore ai Beni Culturali e Turismo Provincia di Treviso, Marzio Favero portare l'attenzione sul Piano Territoriale Turistico, ringraziando innanzitutto il TESAF dell'Università di Padova che ha provveduto, con l'aiuto del comitato promotore, ad identificare un percorso attraverso il territorio del Piave. Ore è necessario proteggere queste porzioni di territorio e a questo proposito i Sindaci dei comuni coinvolti hanno voluto firmare un accordo di protezione delle zone coinvolte dalla Strada.
Ovviamente, aggiunge Favero, la promozione deve andare di pari passo con le altre attività della Strada. "Non aspettiamoci frotte di turisti che da domani si accalcheranno alle porte del Piave," aggiunge Favero. E' necessario attuare forme precise di comunicazione promozione.
E' Paolo Pagnani, responsabile dell'Unità Agricoltura della provincia di Treviso ad esporre le linee strategiche del piano di sviluppo rurale 2007-2013. Miglioramento della competitività del settore, miglioramento delle risorse umane, protezione e rafforzamento delle risorse, sviluppo delle infrastrutture, ricerca di nuove possibilità di gestione locale, sono i punti operativi del piano di sviluppo.
I dati della ricerca effettuata dal Censis sulle strade del vino rileva infatti che, accanto a dati positivi, esistono anche alcune mancanze, che richiedono di essere colmate, relative soprattutto all'accoglienza, ai punti di degustazione ed ai musei del vino. Ora è necessario, più che mai, che l'azienda agricola sia multifunzionale e che provveda, anche tramite un'efficace formazione, a coprire nuovi ruoli e necessità.

La parola passa a Elena Bisiol, anch'essa responsabile dell'Unità Agricoltura della provincia di Treviso, che pone l'accento sulle nuove opportunità e necessità del Turismo del gusto. Innanzitutto è necessaria una preparazione puntuale degli operatori, una conoscenza precisa dei prodotti di enogastronomia locali, ma anche una tracciabilità e creattività, sono i fattori alla base di una buona offerta turistico-enogastronomica. Il turista non solo ricerca informazioni, ma vuole anche assistere a nuove elaborazioni di ingredienti, piatti e tradizioni, così come apprezza sempre di più i marchi di qualità e le garanzie. Un turista quindi che vuole "esperienze" dirette, e informazioni precise. Ultima, ma non per importanza, la sostenibilità del territorio, sostenibilità economica, ambientale, sociale e culturale. Sono cinque le leve su cui lavorare, sostiene Bisiol: un buon rapporto qualità/ prezzo, la conoscenza delle tipicità e la protezione di esse, lo sviluppo di un brand, la formazione, l'instaurare una rete di rapporti tra gli operatori, ma anche dagli operatori al pubblico.

Isabella Faccolo e Cosetta Zane consulenti del TESAF dell'Università di Padova, presentano invece le caratteristiche che deve avere una Strada del vino efficace.
La Strada è un percorso, un pacchetto che vuole e deve esprimere l'essenza del territorio e che si integra con il lavoro del Consorzio di Tutela. La Strada ha doveri ben precisi: curare gli aspetti organizzativi e gli strumenti di riferimento, come disciplinare e comitati; attuare un'adeguata attività di promozione; curare le relazioni interne come la formazione; attuare attività di controllo e di qualifica dei soci; raccogliere i dati dai soci; elaborare i dati raccolti.
I soci devono prendere consapevolezza del proprio ruolo, aggiunge Faccolo, mettere a disposizione i dati raccolti, superando individualismi e adeguare la propria struttura ai requisiti richiesti dalla strada. Cosetta Zane invece pone l'accento sull'importanza delle certificazioni e sulle frontiere qualificanti della Strada, dal Movimento del Turismo del Vino nato nel 1993 alle certificazioni di rintracciabilità di Filiera, la UNI 10939, alla UNI 11020, che riguarda la rintracciabilità Interna. Le stesse attenzioni meritano le certificazioni di sistema, dalla ISO 9001 alla recente ISO 22000, orientata in particolare agli aspetti di sicurezza igienico sanitaria delle aziende.

Il momento del taglio del nastro viene preceduto dall'intervento di Luca Zaia, Vice Presidente della Regione Veneto. Un plauso a chi porta buone idee, a chi investe nel futuro e a chi si rapporta al mondo produttivo con ottimismo, sono le prime battute di Zaia, il quale non manca però di sottolineare quanto sia necessaria un'adeguata continuità e formazione, per risultare competitivi. Non solo internet, ma una precisa strategia di comunicazione ed un'offerta articolata e ricca. Soprattutto non bisogna aspettarsi miracoli dallla sola istiruzione della Strada dei vini del Piave, è necessario attuare azioni sinergiche coordinate, precise e continuative. E questo non deve e non può riguardare solo le istituzioni, ma deve essere anche il singolo a spingere ed investire sulla propria realtà, come sull'intero territorio. La Regione Veneto dal suo canto è presente in tutte le fiere dedicate al turismo, sottolinea Zaia, ma i singoli devono ricordarsi di abbracciare le scelte regionali, identificandosi negli obbiettivi comuni, collaborando, adottando ad esempio il logo regionale per tutte le comunicazioni, la cui sola promozione costa alla Regione Veneto 5 milioni di euro all'anno.
A questo punto è arrivato il tradizionale taglio del nastro da parte di Luca Zaia, circondato dalle personalità presenti all'avvenimento, dando ufficialmente il via alle attività della Strada dei vini del Piave, alla quale auguriamo successo e risultati, soprattutto risultati di qualità.

Laura Franchini   
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