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Mi
procura un certo fastidio, visto che sono anni che laVINIum si occupa di offrire
ai lettori una panoramica dei vini di buona qualità che è possibile acquistare
nei supermercati, dover dire qualcosa che mette in discussione la stessa
rubrica, "Vini al Market" appunto. Era tempo che stavo meditando sulla vera
utilità di questa sezione, nonostante le ripetute approvazioni ricevute dai
nostri appassionati enonauti. Da cosa nascono queste mie perplessità (ma
diciamola tutta, in realtà sono proprio imbestialito!)? Dal fatto che in questi
anni, attraverso le ripetute visite effettuate in numerose catene alimentari,
non ho potuto fare a meno di notare almeno due particolari che pongono la
ricerca di fronte a limiti ben precisi e, a quanto sembra, insuperabili, tanto
da condizionare il senso e l'utilità della nostra rubrica.
Mi riferisco alla
circoscritta e ripetitiva varietà di vini, e soprattutto di aziende, che i
supermercati propongono al pubblico, e al prezzo di questi, sempre meno
competitivo rispetto alle enoteche. Certamente i magazzini alimentari non sono
tutti uguali: quelli collocati nelle grandi città e in zone particolarmente
frequentate o economicamente privilegiate, offrono una più ampia scelta di
prodotti, ma questi hanno di contro prezzi meno competitivi; non solo, chi vive
nei cosiddetti quartieri "bene" non ha necessità né difficoltà a rivolgersi
direttamente ad una più specializzata enoteca. Inoltre non tutte le aziende
vinicole producono un quantitativo di bottiglie tale da consentirgli di essere
presenti nelle grandi catene di vendita. Ma è altrettanto vero che non tutti i
produttori che fanno grandi numeri sono presenti nei supermercati.
Di fatto, in
questi magazzini, troviamo quasi sempre quei quattro, cinque nomi arcinoti, ai
quali raramente corrispondono vini degni di reale interesse, e un certo numero
di fantomatiche aziende, con nomi ed etichette che imitano altre più note, con
prezzi ovviamente inferiori ma qualità che lascia spesso a desiderare. Ci sono
poi ipermercati, e fra questi ne abbiamo recensito più volte alcuni, che
propongono vini di qualità superiore, di aziende note e affidabili, come
D'Ambra, Umani Ronchi, Hofstatter, Librandi, Argiolas, per citarne qualcuno, ma
i cui vini vengono offerti ad un prezzo spesso uguale e, in alcuni casi
superiore, a quello delle enoteche. Allora mi domando, ha davvero un senso
considerare privilegiato e conveniente l'acquisto di vino al grande magazzino?
Tolte quelle dieci, quindici bottiglie effettivamente con un buon rapporto
qualità/prezzo, non si rischia di veder tagliate fuori un enorme quantitativo di
tipologie, e quindi di esperienze gustative, in nome di un risparmio che, a ben
guardare, è sempre più illusorio?
E' vero, ci sono enoteche che applicano prezzi
a volte eccessivi e ingiustificati, ma è altrettanto vero che ci sono esercenti
onesti che sanno anche come fidelizzare la clientela, offrendo vini a prezzi
corretti e, spesso, favorendo il cliente abituale con sconti variabili a seconda
della spesa effettuata. Sconti che al supermercato non è possibile applicare, se
non in modo generalizzato nei casi di rimanenze di prodotti o di offerte per
lanciarne di nuovi. Insomma, io credo che se si vuole davvero godere del buon
vino senza spendere troppo, bisogna armarsi di pazienza e verificare dove
conviene veramente acquistarlo nella propria zona, valutando i pro e i contro
delle due diverse categorie di venditori. Oggi, mi sento di dire che, vuoi per
una maggiore attenzione di chi acquista e per un interesse per il vino che è
tornato alla normalità, è possibile entrare in enoteca è ottenere notevoli
soddisfazioni, grazie al vasto assortimento di tipologie e a prezzi non più così
differenti da quelli della grande distribuzione.
Un esempio mi è capitato
proprio in questi giorni, in cui ho acquistato in un'enoteca romana, a 5,70 euro
(scontato poi a 5,10 euro, avendo preso altre bottiglie), questo eccellente
Nebbiolo Karana 2005, prodotto dalla Cantina Sociale di Gallura, nella zona Igt
Colli del Limbara. Non è certo un caso singolo di buon vino ad un prezzo
possibile, ma ho voluto cogliere l'occasione per parlarne, data la particolarità
del prodotto, ottenuto appunto da nebbiolo, allevato ad alberello in una zona
della Sardegna che sembra offrirgli spunti d'interesse, e in piccola misura da
uve locali. Avevo già apprezzato questo vino un paio di anni fa e non potevo
lasciarmi sfuggire l'occasione di riassaggiarlo, nella versione 2004, durante la
recente manifestazione/convegno Nebbiolo Grapes, che ha riunito ad Alba i
principali produttori di nebbiolo provenienti da ogni parte del mondo. E la
successiva 2005 mi è apparsa davvero notevole, una delle poche espressioni
qualitativamente valide di questo vitigno al di fuori delle riconosciute zone a
massima vocazione che sono Langhe e Roero (e le zone più a nord che comprendono
le denominazioni Gattinara, Ghemme, Boca, Bramaterra, Lessona, Sizzano e altre
minori) in Piemonte e Valtellina in Lombardia. E' certamente un vino diverso,
senza pretese di grande complessità e robustezza, ma in grado di offrire
una gioviale serbevolezza e un'eleganza di profumi che meritano seria
attenzione.
Il colore è un bel rubino amarena, davvero piacevole alla vista, di
buona trasparenza (parliamo sempre di un nebbiolo!) e luminosità. Intriso di una
fitta e vivace fruttosità, dove si affacciano dominanti la fragola e il lampone,
colpisce per le successive note quasi pepate, per i richiami al lentisco e a
toni salmastri. Leggendone la contenuta gradazione alcolica (12° C), mi torna
alla mente una frase del compianto Gigi Veronelli che riteneva impossibile fare vini
di qualità al di sotto dei 12,5 gardi alcolici. Ebbene questo è un caso lampante
che è possibile, non bisogna dimenticare che qui siamo in Sardegna, in un'isola
che racchiude in sé tutti gli elementi indispensabili a dare carattere ad un
vino. Carattere che emerge anche al gusto, proponendo un tannino fine ma saldo,
un bel guizzo acido che mantiene il frutto fresco e dinamico, una sapidità che
affiora progressiva rendendolo più incisivo nel lungo e gradevole finale. Per i
fissati del voto, questo Karana dal costo onestissimo, merita senza dubbio 84
punti pieni.
Roberto Giuliani
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