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Perplessità e timori aleggiavano fra i 40
giornalisti presenti sabato 2 dicembre all'Anteprima Taurasi 2003, in attesa di
verificare la qualità del vino rosso più rappresentativo della Campania,
frutto di un'annata fra le più calde e siccitose degli ultimi decenni, che ha
travolto l'intera Europa. Alcuni di noi, ricordando i grandi limiti del 2002,
temevano addirittura di trovarsi di fronte a vini anche peggiori, evoluti o
addirittura "cotti", trabordanti alcool, tannici, comunque
squilibrati. E invece, durante quella mattina tra le 10.30 e le 13 nel
bellissimo Castello di Taurasi appena restaurato, a dispetto dei più
pessimisti, il re dei vini campani, presente con 34 campioni, si è presentato
con orgoglio, consapevole del suo valore e di poter contare su un vitigno
straordinario come l'aglianico.
Sebbene con espressioni diverse e disomogenee, questi vini hanno dimostrato di
saper reggere molto bene il confronto con un'annata che, sulla carta, non
sembrava poter offrire molte possibilità di successo. I meriti? Certamente la
sempre maggiore esperienza dei produttori che da tempo si cimentano con il
Taurasi, ma forse è proprio nello straordinario connubio che si è venuto ad
instaurare tra l'aglianico e queste terre vocate, situate ad altitudini che
vanno dai 350 ai 700 metri e che godono di un gioco di correnti che favoriscono
una buona escursione termica fra il giorno e la notte, anche nei periodi più
caldi. L'aglianico, e in particolare il clone di Taurasi, ha una maturazione
molto lenta, le uve vengono infatti raccolte a fine ottobre e i più impavidi si
spingono fino alla prima settimana di novembre, dove il giorno dei morti sembra
fare tradizionalmente da spartiacque fra le stagioni e non garantire più un
clima stabile. Quest'anno, fra l'altro, in questa zona, prima della fioritura
dell'aglianico, c'è stato un periodo prolungato di piogge, che ha consentito al
vitigno di poter contare su una riserva d'acqua ed evitare almeno in parte di
subire stress idrici. Ovviamente non è stato tutto rose e fiori, ci sono stati
alcuni periodi, come nel mese di luglio, in cui le temperature hanno
oltrepassato il limite di guardia in più occasioni, ovvero i 35° C, oltre il
quale si arresta la fontosintesi e il processo di maturazione fenolica. Ed è
proprio in questi casi che, al contrario di altre località d'Italia, si è
fatta in parte la differenza: la notte la temperatura scendeva comunque
abbastanza da consentire la ripresa del processo di maturazione. Il risultato si
è visto proprio nei vini assaggiati durante la mattinata, dove al contrario di
altre zone importanti come le Langhe e Montalcino, non ci sono stati vini
surmaturi, marmellatosi e di contro tannini verdi e ruvidi. Un bel risultato,
non c'è dubbio.
Certamente, non ha senso negarlo, la 2003 è un'annata dove il lavoro in cantina
ha avuto la sua importanza, non a caso in degustazione un certo numero di
campioni mostrava una discreta dolcezza, che lascia immaginare un leggero
residuo zuccherino ottenuto arrestando la fermentazione per evitare gradazioni
alcoliche troppo elevate, ma anche per garantire una maggiore rotondità al
gusto e sensazioni meno aggressive da parte dei tannini. Insomma un'annata
che, a fine degustazione, in un range che va da 1 a 5 stelle, ritengo abbia
meritato senza indugi almeno le 3 stelle, che corrisponde a
"buono"; e questa è una media, perché fra i 34 vini presentati (di
cui ben 10 prelevati dalla botte) alcuni si avvicinavano a valori ben più alti
mentre altri presentavano dei limiti più spiccati.
Le impressioni. Un Taurasi meno tipico e meno complesso, dove le
differenze fra le sottozone si sono un po' assottigliate; ad esempio ho
ritrovato solo in qualche caso quelle sensazioni minerali che caratterizzano
l'aglianico nelle sue condizioni migliori (infatti era molto più evidente negli
Aglianico Igt 2005 assaggiati prima dei Taurasi). Mentre dalla sua parte
ha un buon equilibrio e una piacevolezza d'insieme che lo rende godibile già
ora, pur avendo in alcuni casi sicuramente la possibilità di maturare ancora
per un buon numero di anni.
Le degustazioni a bottiglia coperta
1) Campania IGT Aglianico 2005 - Terredora:
rubino di buona concentrazione con sfumature violacee ai bordi; si percepisce
ancora qualche sentore riconducibile al parziale uso del legno, poi piacevoli
note di ciliegia e amarena, una sottile vena di cannella. All'assaggio si fa
sentire il tannino, ma il vino è penalizzato da una temperatura più bassa del
dovuto, poi si distende e ripropone una fresca vena fruttata. @@/80
2)
Campania IGT Aglianico Coriliano 2005 - D'Antiche
Terre: buona prova per questo vino dal colore rubino medio con riflessi
porpora; inizialmente ci propone un bel drappo di fiori profumati, poi arriva
l'amarena e il lampone, sfumature di tabacco e liquirizia. Al palato è un po'
pungente, quasi pepato, mentre il frutto è sorretto da bella acidità, peccato
per la durezza che emerge a causa della temperatura, ma non c'è dubbio che è
un ottimo prodotto, che rispecchia bene il carattere dell'aglianico. @@@@/87
3)
Irpinia Aglianico Vigna San Michele 2005 - Mier
Vini: si presenta di colore fitto, inchiostrato, praticamente
impenetrabile dalla luce; piuttosto chiuso al naso, lascia intravedere note di
cacao, ciliegia in confettura. In bocca è piuttosto aggressivo, concentrato e
dal finale corto: Vino al momento decisamente non pronto, è un campione di
botte e si dimostra ancora piuttosto indietro e non ben delineato, anche se
l'impronta appare indubbiamente molto moderna. @@/77?
4) Irpinia
Aglianico 2005 - Antica
Hirpinia: rubino non di concentrazione estrema e discreta trasparenza;
le sensazioni di rovere sono piuttosto evidenti, soprattutto nei tratti
balsamici, mentre al gusto è rotondo, molto concentrato nel frutto, ma
piuttosto impersonale. @@/76
5) Irpinia Aglianico Il
Principio 2005 - Terredora:
premetto che questo non è lo stile di aglianico che preferisco, non amo sentire
il legno, i suoi toni dolci e balsamici, ma non posso non riconoscere a Lucio e
Paolo Mastroberardino di aver ottenuto un prodotto assolutamente gradevole e ben
fatto. Certamente il tannino si fa sentire, e qualcosa il rovere americano
gliel'ha regalato, e il frutto è fitto e concentrato ma non persistente quanto
mi aspetterei, ma è un vino che si fa bere con grande piacere. Però da questa
pregevole azienda mi aspetterei scelte più meditate e meno rivolte ad un gusto
moderno ma più impersonale, perché potrebbero permettersele senza difficoltà,
la materia prima c'è tutta. @@@/83
6) Irpinia IGT Aglianico
Drogone 2004 - Cantina
Giardino: il colore rubino concentrato con evidenti riflessi violacei
è, secondo Antonio di Gruttola, l'enologo di questa recente ma
importante realtà, frutto di una forse eccessiva permanenza sulle bucce, ma il
vino non sembra averne sofferto, anzi! Tolte le prime impressioni un po'
selvatiche e irruente (non subisce chiarificazioni né filtrazioni), ci dona
belle nuances di frutta composita e caffé, un'indole gagliarda e vivace che
difficilmente passa inosservata. Uno dei più originali. @@@/84
7)
Irpinia IGT Aglianico Poliphemo 2003 - Luigi Tecce: stessa annata del
Taurasi, eppure questo "semplice" Igt ha carattere, personalità e
struttura non indifferente; al naso presenta note di resina e minerali,
ciliegia, cuoio, mentre al palato il tannino sostenuto è compensato da una
bocca dolce e rotonda che lascia trasparire sul finale una sottile ma efficace
sapidità. Sulla distanza farà sudare non pochi Taurasi @@@@/86
8)
Taurasi 2003 - Vigna
Villae: l'impressione generale è di un vino ancora serrato, che fatica
a "mollare gli ormeggi", il colore è rubino intenso, al naso appaiono
note laccate, balsamiche e frutta matura, mentre al palato il tannino si fa
sentire, piuttosto verde, buona spinta acida ma polpa che fatica a contenerne la
durezza. @@/80
9) Taurasi Hirpus 2003 - Michele Contrada: ottima impressione da
questo rosso grintoso, oggi ancora piuttosto chiuso, ma già in grado di offrire
note floreali, ciliegia e amarena mature, sensazioni terrose e di sottobosco. Al
palato è concentrato e ancora aggressivo, ma c'è una bella freschezza di
frutto e uno slancio espressivo che promette una bella evoluzione. @@@/85
10) Taurasi 2003 - Tenuta Ponte: sembra ormai che la mano
dell'enologo Carmine Valentino sia salda e sicura; a parte qualche
sfumatura dolciastra e vanigliata, si possono cogliere in questo vino belle note
di viola e ciliegia su un tessuto che con il tempo si mostrerà ben più
complesso. Al gusto ha impatto deciso, caldo, appena amarognolo nel tannino, ma
supportato da bella massa fruttata e speziata che ne garantisce una buona
persistenza. @@@/84
11) Taurasi Vigna Cinque Querce 2003 - Salvatore
Molettieri: forse sono la persona meno adatta a valutare il Taurasi di
Molettieri, poiché sono state le sue vecchie annate a folgorarmi, assai più
delle recenti versioni pluripremiate. Ma io non faccio testo, ho una visione
meno raffinata di certi vini, preferisco di gran lunga coglierne i tratti
peculiari, le durezze se ci sono, preferisco un vino graffiante ad uno ruffiano,
scorbutico e selvaggio piuttosto che accondiscendente e domato nel suo carattere
impetuoso. L'eleganza quando è nella sua natura, altrimenti è indotta dall'uso
di questo o quel legno, di questa o quella tecnica enologica. E forse, proprio
per questo motivo, pur con tutti i limiti che quest'annata pone ad un grande
vino come il Cinque Querce, ritrovo in essa alcuni elementi che non mi
dispiacciono affatto, anche se lo stile sembra comunque inesorabilmente mutato. @@@/86
12)
Taurasi 2003 - Di Meo:
ecco uno dei rari vini che sembra aver pagato lo scotto dell'annata in modo più
classico, note surmature ed evolute, ossidate e laccate, ma tutto questo
potrebbe essere accentuato dal fatto che il campione proviene dalla botte.
Sicuramente da riprovare a fine affinamento. @@/76
13) Taurasi
2003 - Antonio Latorella: non ho avuto una buona impressione da
questo vino, dove si mescolano note di tabacco a sensazioni di ridotto e
gommose; in bocca va un po' meglio ma è scorbutico, acidulo, non proprio
piacevole. @/75
14) Taurasi 2003 - Crypta Castagnara:
vino a mio avviso troppo concentrato, manca di eleganza, l'alcool si fa sentire
e il frutto appare piuttosto surmaturo. Ma anche in questo caso ha diritto ad
essere riprovato quando avrà finito il suo periodo di affinamento (campione di
botte). @@/79
15) Taurasi Radici 2003 - Mastroberardino:
una sicurezza. Difficile trovare un'annata che abbia poco da dire, e non fa
eccezione neanche questa: colore rubino intenso ma senza estremizzazioni, naso
complesso, già con belle sfumature speziate, terragne. Al palato è pulito,
lineare, senza spigoli, profondo, godibilissimo e persistente. @@@@/88
16)
Taurasi Vigna Andrea 2003 - Colli di Lapio: mi aspettavo qualcosa
di più dall'azienda di Clelia Romano, della quale amo da sempre lo splendido ed
elegante Fiano di Avellino. Qui mi sono trovato di fronte un Taurasi stranamente
legnoso e balsamico, con un bel frutto si, ciliegia e mora in primis, ma al
palato è piuttosto duro e rimanda ancora quelle note balsamiche che, per quanto
suggestive, non gli donano particolare carattere e complessità, lasciando il
finale un po' magro. Spero sia un peccato di gioventù. @@@/83
17)
Taurasi 2003 - Villa
Raiano: fa uno strano effetto sentire in un vino note di caffé in
polvere, sfumature dolci, che si ritrovano in bocca ma non bastano a nascondere
un tannino che, almeno per ora, risulta piuttosto coriaceo e poco incline a
dispendersi nel tessuto espressivo. Il tempo lo migliorerà, ma non garantisco
per la sua futura personalità. @@/80
18) Taurasi 2003 - Antica
Hirpinia: un vino che non trova sintonia fra naso e bocca, nel primo
caso appare maturo, con note terziarie, cuoio, tabacco, mentre al palato si
offre dolce, con cenni di cacao e frutta in confettura, ma assolutamente poco
riconoscibile come Taurasi. @@/79
19) Taurasi Primum 2003 -
Guastaferro: non conosco questa azienda e per ora non ne condivido lo
stile, già nel colore rubino cupo iperconcentrato, nei profumi spinti e molto
maturi, quasi ossidati, nella bocca altrettanto evoluta e senza eleganza.
Perché fare un vino così? @/75
20) Taurasi Santa Vara 2003
- La Molara: torniamo a ragionare. Un vino che rispecchia bene l'annata,
senza presunzione di strafare, ma che mostra profumi fruttati gradevoli (prugna,
ciliegia) e appena balsamici e una bocca dal tannino teso ma non forzato, con
una buona succosità di frutto e un finale che promette bene. @@@/83
21) Taurasi 2003 - Perillo: una realtà relativamente recente, che
sembra aver dato a questo vino un'impronta decisamente moderna, sin
dal colore rubino-violaceo quasi impenetrabile, profumi di mora e ciliegia in
confettura, sentori dolci del legno, mentre al palato sembra faticare ad aprirsi
tra il tannino e la vena dolciastra, tant'è che nel finale chiude con una certa
celerità, ma c'è una sapidità di fondo che non guasta. Solitamente Carmine
Valentino, non usa andarci pesante con il legno, pertanto credo che sia un
problema di annata e necessiti sicuramente di tempo per assestarsi. @@@/82
22) Taurasi 2003 - D'Antiche
Terre: è un campione di botte, pertanto
ancora in fase di assestamento, ma promette molto bene: al colore rubino intenso
si accostano profumi di ciliegia, tabacco, liquirizia, spezie. Al palato è denso
e fitto ma meno dolce degli altri, più lineare e dal tannino quasi levigato. Può
solo migliorare. @@@/84
23) Taurasi 2003 -
Feudi di San Gregorio: non
riesco a trovarci personalità e carattere nei vini dei Feudi, e questo Taurasi
non fa eccezione: naso maturo, certamente fruttato e con inizio di speziatura,
bocca dolciastra, tannino misurato, ma non mi coinvolge. Un vino corretto e
senz'anima. @@@/81
24) Taurasi Terzotratto 2003 - I Favati:
un altro vino che non entra nelle mie corde, dal colore rubino intenso e
concentrato. Il bouquet è composto da note di viola, mora e marasca in
confettura, cioccolato. Al gusto è piuttosto aggressivo e un po' massiccio,
scontroso, il frutto arriva con impatto travolgente per poi dileguarsi
velocemente, come una bolla di sapone. @@/79
25) Taurasi 2003
- Cortecorbo: qui ci troviamo di fronte a un colore più "umano", rubino
mediamente concentrato senza venature nerastre. Certo l'annata si sente, al naso
è un po' maturo, non manifesta ancora complessità, e all'assaggio ha forse un
residuo zuccherino di troppo, con l'effetto di lasciare una sensazione gradevole
ma non emozionante. Ma l'enologo Angelo Pizzi lavora in prospettiva, quindi non
è escluso che con il tempo questo Taurasi riesca ad acquistare complessità ed
equilibrio. @@@/82
26) Taurasi 2003 - Di Prisco: un
bel rubino intenso, naso non molto aperto, con note di bacche, frutta scura,
sfumature pepate; al palato sembra avere un residuo di carbonica, mentre il
tannino non ha particolare aggressività e il frutto, nella fase iniziale, crea
una sensazione abbastanza equilibrata e gradevole, anche se il finale è
piuttosto tronco. E' uno di quei vini che mi piacerebbe riassaggiare in futuro.
@@@/81
27) Taurasi 2003 - Sella delle Spine: non
conosco questa azienda ed è il primo vino che degusto, e debbo dire che non sono
affatto scontento. Pur avendo un tessuto moderno, balsamico e fruttato, per poi
aprirsi a note speziate, dimostra di avere una certa personalità, evidenziata al
palato da un tannino fine che si sta già integrando con la polpa fruttata. Un
pizzico di personalità in più... @@@/83
28) Taurasi Fatica Contadina 2003 - Terredora:
e si, non l'ho negato neanche davanti a Lucio Mastroberardino, quando in
azienda abbiamo degustato una piccola verticale di Taurasi CampoRe (2001/00/99)
e il Fatica Contadina 1998: sono molto più affascinato da quello che viene
considerato "Taurasi base", rispetto al più blasonato CampoRe. Mi piace quella
sua impostazione che richiama uno stile classico ma con tutti i vantaggi di una
moderna tecnologia, che ne salvaguarda umori e aromi senza mai sovrastare
l'impronta del terroir e la personalità dell'aglianico. Certo questo 2003 non
raggiungerà il livelli del 1998, ma quel naso floreale, quei tratti animali,
selvatici, le sfumature di resina, ne fanno un esempio di indiscutibile fascino.
@@@@/87
29) Taurasi 2003 -
F.lli Urciuolo:
anche in questo vino c'è la mano di Carmine Valentino, e i risultati si
vedono, un'annata così mette a dura prova anche i più esperti enologi, ma qui
abbiamo un vino con le carte per piacere, grazie ad un boquet riccamente
speziato e ad una bocca rotonda e succosa; il tempo gli darà equilibrio e buona
complessità. @@@/85
30) Taurasi 2003 - Luciano Barrasso:
peccato, sono certo che Barrasso merita una maggiore considerazione, ma questo
vino è ancora tutto in divenire (accidenti ai campioni dalla botte!); adesso
sembra già evoluto, surmaturo, il frutto è un misto di confettura e marmellata,
mentre al palato emergono le bacche e dei toni amarognoli che ne guastano la
piacevolezza. Assolutamente da riprovare. @@/76
31) Taurasi
2003 - Campi Taurasini: oltre ad essere il nome dell'azienda, Campi
Taurasini è una sottozona della recente doc Irpinia. Il colore di questo
Taurasi è rubino intenso, al naso è un po' incerto, con qualche nota evoluta,
mentre in bocca presenta sfumature pepate e un tannino celato da una certa
dolcezza di fondo che lo rende comunque piacevole, ma ancora una volta ci
troviamo di fronte un campione prelevato dalla botte... @@@/81
32)
Taurasi 2003 - Gmg: un vino che mi lascia perplesso, rubino cupo,
per ora all'olfatto è piuttosto chiuso e poco espansivo, si sentono note tostate
e di caffè. All'assaggio si conferma di stile moderno, un po' ruffiano, con una
bocca particolarmente dolce e fruttata ma che non mantiene le promesse sul lato
della persistenza. Da riprovare. @@@/82
33) Taurasi 2003 -
Contrade di Taurasi:
anche con questa versione più "sofferta", la famiglia Lonardo ha
dimostrato di saperla bene interpretare. Il colore è un bel rubino medio,
mentre i profumi floreali di rose e viole appassite si affacciano come un
marchio di fabbrica, per poi spostarsi su sfumature di cuoio e tabacco, amarena
e marasca mature, cannella e liquirizia. Al palato è coerente, di carattere e
belle beva. @@@@/86
34) Taurasi 2003 - Rocca dell'Angelo: ancora una prova non
convincente ma che dimostra quanto sia poco saggio proporre un vino che non ha
finito il suo periodo di affinamento. Le sensazioni surmature, cotte e
scomposte, sia al naso che al palato penalizzano questo vino forse più di
quanto meriti. @/70
35) Taurasi Poema 2003 - Cantine
Manimurci: questa è un'azienda che va seguita con attenzione, sono certo
che con il tempo saprà trovare la giusta misura. Il vino presentato ha un
colore rubino intenso e concentrato; al naso è ancora piuttosto chiuso ma se ne
coglie l'impronta moderna, confermata da un tocco dolciastro e fruttato al
palato. Si può fare di più. @@@/81
36) Taurasi Vigna Macchia
dei Goti 2003 - Antonio
Caggiano: ricordo che la versione 2002 era stata una delle più valide, ed
anche questa lascia comunque il segno. Sembra che Antonio Caggiano voglia
ritornare a proporre un vino più diretto, senza fronzoli, con quella rudezza
che è nel carattere dell'aglianico, sicuramente un po' indigesta a chi si è
abituato ad un gusto più morbido e suadente, ma questo è il classico vino che
chiede tempo per smussare le asperità. @@@/85
37) Taurasi 2003
- I Capitani: un altro
campione di botte, penalizzato senza dubbio, ma che già offre spunti
interessanti, note floreali, fruttate di mora e ciliegia, inizio di speziatura.
Al palato ha impatto deciso, tannino forte e buon apporto di frutto, anche se il
finale è piuttosto monocorde. @@@/82
38) Taurasi Le Esche 2003
- Cardinale: non c'è dubbio che dove passa Carmine Valentino, si
può avere la sicurezza di un vino non banale. Il produttore Enzo Zullo può
essere fiero del risultato, un vino dalle tinte rubine con riflessi granati
(finalmente!); all'olfatto ci propone infatti un verbo che richiama note
terziarie e animali, di notevole impatto, richiami alla china e alla liquirizia.
All'assaggio ci dona invece un bel frutto compatto e succoso che ben si amalgama
con il tannino, dando prova di buona riuscita anche nel finale di bella
persistenza. @@@/84
39) Taurasi 2003 - Casparriello:
presenta un colore rubino con sfumature granate; al naso è piuttosto maturo,
c'è la ciliegia in confettura e qualche nota smaltata. Al palato è piuttosto
semplice, alla ricerca di un equilibrio, mentre il frutto si trova a fare i
conti con una nota acidula e scomposta che non lascia molto spazio alla
piacevolezza. @@/79
40) Taurasi 2003 - E.Russo: non
conosco questa azienda e quindi il vino è il primo e unico riferimento che ho
per capirne lo stile. Fra l'altro è un campione di botte, quindi tutto ancra in
divenire. L'aspetto è rubino con unghia porpora, al naso tradisce l'uso del
piccolo legno, probabilmente nuovo, con note di caffè, vaniglia, cioccolato. In
bocca conferma un taglio moderno e sinceramente non molto caratterizzato. @@/80
41)
Taurasi 2003 - Antico Borgo: ha colore rubino-violaceo, naso
inizialmente floreale, poi sovrastato da note di lampone e amarena mature. Al
gusto, al contrario di altri, non dà l'impressione di avere residuo zuccherino,
certamente è piacevole grazie anche al buon apporto fruttato, ma piuttosto
semplice. @@@/81
42) Taurasi Piano di Montevergine Riserva 2001 -
Feudi di San Gregorio:
ecco, questo è forse l'unico vino dei Feudi che solitamente apprezzo (a
bottiglia coperta, quindi senza condizionamenti), anche se questa volta mi
sembra meno travolgente. Presenta un colore rubino cupo, naso piuttosto
orientato sul frutto maturo e risonanze balsamiche, tabacco, resina, liquirizia
dolce. Al palato appare ancora scorbutico, tannico e con un sottofondo
amarognolo che la nota dolce del legno e del frutto maturo non nascondono
completamente. @@@/84
43) Taurasi Riserva 2000 - D'Antiche
Terre: ultimo vino, che chiude davvero in bellezza. Ha colore rubino
pieno e intenso, naso intrigante, complesso e minerale sebbene ancora molto
serrato (è un campione di botte); all'assaggio dimostra una buona eleganza e un
tannino forte ma fine, mentre il frutto si distende abbastanza da non lasciare
la bocca asciutta. @@@@/87
Roberto Giuliani
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