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A nulla è valso dimostrare che il tocai è un vitigno autoctono della zona
del Collio goriziano, coltivato in Friuli da tempi antichi. A nulla è servito
il documento originale del 1632, rinvenuto dai Conti Formentini di Gorizia,
contenente il patto dotale di una nobildonna goriziana, la contessa Aurora
Fermenti, per il matrimonio con il conte ungherese Adam Batthyany, comprendente,
tra l'altro, trecento "vitti di toccai". A niente sono servite le
mappe militari austriache del 1763, che testimoniano in località Aidussina, la
presenza di una collina e di un borgo indicate dal toponimo Tokaier. Che
importanza può avere il fatto che dalle
mappe napoleoniche del 1811 si evince che i comuni di San Lorenzo Isontino e
Mossa, nei pressi di Gorizia, sono separati da un corso d'acqua di nome Toccai,
e che la collina prospiciente è coltivata, guarda caso, a vigneto! E a nulla
serve evidenziare che il tocai friulano è un vitigno, mentre il Tokaji
ungherese è un vino ottenuto da altri vitigni, ovvero furmint, hárslevelü e
muscat lunel. E pensare che fino al 23 novembre 1993, giorno in cui la Comunità europea ha
stabilito di concedere in via transitoria all'Italia l'utilizzo del nome Tocai
fino al 31 marzo 2007, i rapporti tra Italia e Ungheria erano sempre stati più
che soddisfacenti. Sul nome che prenderà dalla ormai prossima data il nostro
amato vitigno, sembrano concordi in molti sul termine "Friulano", che è
già accostato all'attuale "Tocai" e rappresentativo della regione
dove viene coltivato. D'altronde, conoscendo quanto l'Italia sia brava a perdere
le cause in campo vitivinicolo (vi ricordate la scritta "Gallo nero",
sparita dalle etichette di Chianti Classico grazie alla causa intentata e vinta
dagli italoamericani fratelli Gallo? Guarda caso, poco tempo dopo sono apparse
le loro etichette in molte enoteche e supermercati italiani), i
produttori friulani hanno pensato bene di cominciare a muoversi con un certo
anticipo per progettare una campagna su vasta scala che promuova il nuovo nome,
al fine di renderlo presto familiare ai consumatori.
Roberto Giuliani
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