|
Ecco le rispettive posizioni dei vini made in Italy
nella Top 100 di Wine
Spectator:
3 - Castello Banfi - Brunello di Montalcino 1997
7 - Antinori - Brunello di Montalcino Pian delle Vigne 1997
8 - Marchesi de' Frescobaldi - Brunello di Montalcino Castelgiocondo 1997
14 - Domenico Clerico - Barolo Ciabot Mentin Ginestra 1998
19 - Planeta - Chardonnay 2000
21 - Ciacci Piccolomini d Aragona - Brunello di Montalcino Vigna di Pianrosso 1997
22 - Altesino - Brunello di Montalcino Montosoli 1997
23 - Capezzana - Ghiaie della Furba 2000
24 - Casanova di Neri - Brunello di Montalcino Tenuta Nuova 1997
39 - Paolo Scavino - Barolo Carobric 1998
41 - Leonildo Pieropan - Soave Classico Superiore 2000
50 - Avignonesi - Toro Desiderio 1999
59 - Poggio Antico - Brunello di Montalcino 1997
64 - Allegrini - Palazzo della Torre 1998
80 - Selvapiana - Chianti Rufina Bucerchiale Riserva 1999
84 - Antinori - Cervaro della Sala 2000
91 - Feudi di San Gregorio - Greco di Tufo 2001
92 - Terrabianca - Campaccio 1999
93 - Beni di Batasiolo - Barolo 1998
98 - Pio Cesare - Barolo 1998
100 - Isole e Olena - Cepparello 1999.
La
Toscana è nettamente la più premiata con ben 13 vini (se si
considera che Castello della Sala è proprietà Antinori), di cui ben
3 fra i primi 10, seguita da Piemonte con 4 soli vini, Veneto con 2,
Campania e Sicilia con 1. Viene naturale fare alcune
osservazioni: sarà l'annata eccellente, sarà che ormai il
disciplinare consente l'uso totale della barrique, ecco che i Brunello '97, ora vicini più che
mai nella loro maggiore rotondità e morbidezza ai beneamati
supertuscans, conquistano il palato dei degustatori americani. E ancora,
per i vini bianchi, vengono premiate due aziende note per la loro predilezione per un uso piuttosto marcato del
legno, Planeta e Feudi di San Gregorio. A conferma della vittoria
ancora una volta del gusto internazionale, troviamo il Cepparello in
ultima posizione, uno dei pochi sangiovese davvero inimitabili per
eleganza e potenza, per territorialità e fascino, forse il più
toscano fra i supertuscans. E se proprio volessimo malignare su certe
"joint-ventures" italoamericane, sempre più frequenti
soprattutto in Toscana, non ci sembra più tanto casuale che proprio
queste siano fra i primi 10. Per carità, la classifica l'hanno stilata
gli americani, pertanto è naturale aspettarsi un simile giudizio, ma
viene da chiedersi se questo non sia un ulteriore incentivo (nel caso
qualche produttore fosse ancora restio a cedervi) ad abbandonare ogni
indugio e buttarsi nella mischia dei vini barricati, opulenti,
difficilmente abbinabili al pasto quotidiano e sempre meno riconoscibili, a scapito di quell'incredibile patrimonio
ampelografico e culturale che abbiamo la fortuna di avere e in buona parte ancora da
valorizzare.
|