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21 vini italiani nei top 100 di Wine Spectator

Roma, 16/12/2002

Logo Top 100 di Wine SpectatorEcco le rispettive posizioni dei vini made in Italy nella Top 100 di Wine Spectator:

3 - Castello Banfi - Brunello di Montalcino 1997
7 - Antinori - Brunello di Montalcino Pian delle Vigne 1997
8 - Marchesi de' Frescobaldi - Brunello di Montalcino Castelgiocondo 1997
14 - Domenico Clerico - Barolo Ciabot Mentin Ginestra 1998
19 - Planeta - Chardonnay 2000
21 - Ciacci Piccolomini d Aragona - Brunello di Montalcino Vigna di Pianrosso 1997
22 - Altesino - Brunello di Montalcino Montosoli 1997
23 - Capezzana - Ghiaie della Furba 2000
24 - Casanova di Neri - Brunello di Montalcino Tenuta Nuova 1997
39 - Paolo Scavino - Barolo Carobric 1998
41 - Leonildo Pieropan - Soave Classico Superiore 2000
50 - Avignonesi - Toro Desiderio 1999
59 - Poggio Antico - Brunello di Montalcino 1997
64 - Allegrini - Palazzo della Torre 1998
80 - Selvapiana - Chianti Rufina Bucerchiale Riserva 1999
84 - Antinori - Cervaro della Sala 2000
91 - Feudi di San Gregorio - Greco di Tufo 2001
92 - Terrabianca - Campaccio 1999
93 - Beni di Batasiolo - Barolo 1998
98 - Pio Cesare - Barolo 1998
100 - Isole e Olena - Cepparello 1999.

La Toscana è nettamente la più premiata con ben 13 vini (se si considera che Castello della Sala è proprietà Antinori), di cui ben 3 fra i primi 10, seguita da Piemonte con 4 soli vini, Veneto con 2, Campania e Sicilia con 1.
Viene naturale fare alcune osservazioni: sarà l'annata eccellente, sarà che ormai il disciplinare consente l'uso totale della barrique, ecco che i Brunello '97, ora vicini più che mai nella loro maggiore rotondità e morbidezza ai beneamati supertuscans, conquistano il palato dei degustatori americani. E ancora, per i vini bianchi, vengono premiate due aziende note per la loro predilezione per un uso piuttosto marcato del legno, Planeta e Feudi di San Gregorio. A conferma della vittoria ancora una volta del gusto internazionale, troviamo il Cepparello in ultima posizione, uno dei pochi sangiovese davvero inimitabili per eleganza e potenza, per territorialità e fascino, forse il più toscano fra i supertuscans.
E se proprio volessimo malignare su certe "joint-ventures" italoamericane, sempre più frequenti soprattutto in Toscana, non ci sembra più tanto casuale che proprio queste siano fra i primi 10.
Per carità, la classifica l'hanno stilata gli americani, pertanto è naturale aspettarsi un simile giudizio, ma viene da chiedersi se questo non sia un ulteriore incentivo (nel caso qualche produttore fosse ancora restio a cedervi) ad abbandonare ogni indugio e buttarsi nella mischia dei vini barricati, opulenti, difficilmente abbinabili al pasto quotidiano e sempre meno riconoscibili, a scapito di quell'incredibile patrimonio ampelografico e culturale che abbiamo la fortuna di avere e in buona parte ancora da valorizzare.

Roberto Giuliani   
roberto.giuliani@lavinium.com   
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