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Pubblichiamo con profonda preoccupazione i due articoli apparsi su La
Repubblica del 24 e 25 Ottobre 2000. Era prevedibile che anche nel mondo
vitivinicolo sarebbe entrato il discorso "transgenico". Certo, ogni
notizia va presa con le molle, ma la questione è sottile e difficile ma,
soprattutto non va sottovalutata o ignorata. Proponiamo ai lettori un dibattito
aperto sul nostro FORUM
Strasburgo,
"Via libera al vino transgenico"
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STRASBURGO - Sì dell' Europarlamento ai vini geneticamente
modificati. Ma l'Italia non è daccordo. Passato oggi a maggioranza a
Strasburgo il provvedimento che prevede per la produzione vinicola
l'utilizzo di materiali di moltiplicazione vegetativa della vite
geneticamente manipolati, immediatamente si è scatenata la reazione dei
verdi. "Valuteremo ogni azione, perché l'Italia è contraria a
questo provvedimento", ha detto il ministro delle politiche agricole
Alfonso Pecoraro Scanio. "Che il vino sia transgenico è
semplicemente incompatibile con la denominazione di origine
controllata".
Annacquati, biotecnologizzati, snaturati. E' il destino che
l'Europarlamento ha designato per Chianti e Barolo, Pinot e Moscati: per i
vini, insomma, del "made in Italy". E a mettere in guardia i
singoli governi sul rischio che deriva dal voto di oggi a Strasburgo è
Legambiente che già in due precedenti occasioni, contando sull'appoggio
di diversi europarlamentari di diversi schieramenti, era riuscita a far
slittare ogni decisione sul provvedimento. Al terzo tentativo, la
direttiva è passata "dando un colpo alle produzioni di qualità, ai
consumatori e alle numerose aziende, soprattutto italiane, che sulla
tipicità e sulla peculiarità di un particolare vino basano tutta la loro
forza" ha spiegato l'associazione ambientalista.
Grazia Francescato, presidente dei Verdi, commenta con un "no
grazie" il provvedimento: "Un voto ancor più grave - accusa
Francescato - se consideriamo che è in preparazione una direttiva quadro
sugli organismi geneticamente modificati e ogni decisione sui singoli
settori appare quindi prematura e inaccettabile". La decisione Ue, fa
notare, giunge solo pochi giorni dopo la vittoria italiana per il
mantenimento del bando sulle 4 varietà di mais geneticamente modificati.
E la difesa del decreto Amato, contiene un messaggio chiaro: "Va
garantita la sicurezza alimentare".
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Vino transgenico l'Europa dice sì
Strasburgo dà via
libera, i ministri italiani annunciano battaglia
di ANTONIO CIANCIULLO
BOLOGNA - La notizia è arrivata nell'aula magna
dell'università di Bologna proprio mentre si stava brindando ai cinque
vincitori del premio Slow Food, cinque paladini della diversità genetica che si
battono per salvare le piante in via di estinzione e le tecniche di lavorazione
tradizionale. Ora il loro lavoro rischia di diventare più difficile: il
Parlamento di Strasburgo ha dato il via libera al vino transgenico. Se il
Consiglio dei ministri dell'Agricoltura confermerà la decisione, presto si potrà
bere sauvignon dal dna ritoccato, pinot costruito in laboratorio, champagne con
le bollicine artificiali.
Una prospettiva che ha scatenato la rivolta del fronte che da anni si batte
contro l'uso alimentare delle tecnologie d'ingegneria genetica. I Verdi avevano
chiesto un rinvio del voto ma l' aula ha respinto la richiesta e la
"commercializzazione dei materiali di moltiplicazione vegetativa della
vite" è passata a maggioranza. "Un atto grave", secondo la
presidente del Sole che ride Grazia Francescato, "anche perché è in
preparazione una direttiva quadro e una decisione sui singoli settori appare
prematura e inaccettabile". Protestano anche due eurodeputati diessini,
Vincenzo Lavarra e Guido Sacconi, mentre il ministro per le Politiche
comunitarie, Gianni Mattioli, annuncia "battaglia nelle sedi
appropriate" e il responsabile dell'Agricoltura, Alfonso Pecorro Scanio,
assicura: "Valuteremo ogni azione sia in sede tcnica che giuridica;
l'Italia è contraria a questo provvedimento".
"E' un'offensiva che va avanti dall'estate", ricorda Legambiente.
"In due occasioni eravamo riusciti a far stralciare il provvedimento dall'
ordine del giorno. La terza volta il blitz è riuscito: rappresenta l' ennesimo
colpo al made in Italy, l'ennesimo tentativo di sostituire il laboratorio alla
natura, l'imprevedibile bisturi genetico alle produzioni di qualità basate su
lavorazioni testate per secoli".
I pareri sui rischi legati all'uso di organismi geneticamente modificati (ogm)
sono comunque molto controversi. Secondo le aziende che stanno conducendo la
sperimentazione, da più di cento anni si modificano geneticamente i vitigni e
nessun rischio aggiuntivo è ora alle porte. Anzi si arriverà a prodotti più
controllati, confezionati su misura per resistere a attacchi parassitari o per
tirar fuori profumi inediti, aromi nuovi non condizionati dal rapporto con la
terra.
"La prospettiva di un vino senza legami con il luogo in cui è cresciuto è
agghiacciante", commenta Carlo Petrini, presidente di Slow Food. "Da
anni stiamo lavorando esattamente in direzione opposta: dobbiamo recuperare gli
antichi vitigni, valorizzare le loro peculiarità, non buttarli a mare per
costruire in Canada un finto Barolo. E poi trovo inquietante quest'Europa che
prima decide la cautela per il mais transgenico e il giorno dopo butta alle
ortiche la cautela discutendo di vino. E' un atteggiamento schizofrenico, una
mancanza di rispetto per i consumatori. Per questo abbiamo deciso, assieme alla
Legambiente, di aprire un osservatorio a Bruxelles: vigileremo su tutta la
partita alimentare".
Una partita che resta più che mai aperta. Il protocollo sulla biosicurezza
firmato a Montreal il 29 gennaio 2000 dai rappresentanti di 130 governi dà la
possibilità ai singoli Stati di opporsi all'importazione di prodotti contenenti
ogm nel caso li ritengano pericolosi per l'ambiente o per la salute. Ma il rebus
dell'etichetta (quando e come deve essere indicata la presenza di transgenici?)
resta da sciogliere.
Proponiamo ai lettori un dibattito
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