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Pubblichiamo un articolo apparso recentemente su La Repubblica che descrive
l'ennesima truffa perpetuata a danno di due vini italiani fra i più conosciuti
al mondo. Quello che fa maggiormente impressione è il numero di aziende
coinvolte, fra cui alcune di una certa notorietà. Come sempre vi lasciamo
spazio aperto per esprimere un parere sul nostro FORUM.
Chianti
e Sassicaia, truffati
Un giro di
milioni di bottiglie false e di 20 mila per il Supertuscan scoperto dalla
Guardia di Finanza
FRANCA SELVATICI
TROPPO successo può
nuocere. E’ accaduto anche al Chianti, uno dei vini più richiesti nel mondo.
L’aumento crescente della domanda estera, a fronte di una contrazione della
produzione, ha determinato agli inizi del ‘99 un forte aumento dei prezzi,
fino a 400 mila lire per ettolitro. Le facili prospettive di guadagno hanno
suscitato notevoli appetiti. Se il Chianti attira tanto, perché non fabbricarne
di falso? L’idea si è materializzata presto, e su scala industriale. In pochi
mesi, fra la primavera ‘99 e la primavera 2000, sono stati fabbricati 50 mila
ettolitri di falso Chianti, pari a circa il 10% della produzione annua, e sono
state immesse sul mercato, soprattutto estero, 6 milioni e mezzo di bottiglie.
Il che ha determinato un crollo dei prezzi fino a 170 mila lire ad ettolitro.
Contemporaneamente è stata avviata la produzione di falso Sassicaia, il
prezioso vino prodotto nella tenuta San Guido di Bolgheri dei marchesi Incisa
della Rocchetta, uno dei Supertuscan più apprezzati nel mondo. E’ stata
creata una struttura in grado di produrne circa 20.000 bottiglie (la produzione
annua di Sassicaia autentico non supera le 150 mila bottiglie). Lo ha scoperto
il Gruppo Repressione Frodi del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di
Finanza, in collaborazione con gli Uffici Repressione Frodi di Firenze e Pisa
del Ministero delle politiche agricole. L’inchiesta, coordinata dalla procura
di Pisa, si è conclusa con l’arresto di nove persone (tre in carcere, sei ai
domiciliari) per associazione a delinquere finalizzata alla truffa, frode in
commercio, falso materiale, false fatture.
La falsificazione del Chianti e quella del Sassicaia sono, secondo le accuse,
due operazioni distinte, che avevano però un unico regista, il mediatore
d’affari Giacinto Di Pascoli di Capannoli (Pisa), accusato di aver
creato i contatti fra i protagonisti delle due frodi. Il falso Sassicaia (annate
‘94 e ‘95) veniva prodotto nell’azienda agricola Manolo di Mario Coda
a Fucecchio, dove in maggio sono state sequestrate 3000 bottiglie. I macchinari
per l’imbottigliamento, secondo le accuse, erano forniti dalla Vinicola
Montefoscoli di Palaia, mentre il vino comune da tavola proveniva dalla Vinicola
Valdelsana di Colle Val d’Elsa e le Grafiche Ferretti di Fucecchio
fabbricavano le false etichette. Questa frode dovrebbe essere stata stroncata
sul nascere. Alcuni cartoni sono finiti in mano ad un intenditore, il
responsabile dell’Arci Slow Food del Valdarno, che li aveva acquistati da un
grossista a 80 mila a bottiglie (sul mercato una bottiglia di Sassicaia costa
non meno di 150 mila lire), le aveva offerte ad amici intenditori, era rimasto
inorridito e aveva inviato una email agli Incisa della Rocchetta.
Il falso Chianti veniva prodotto invece nell’azienda agricola Villa Il Pino
di Fauglia (Pisa), di Giovanni Ceragioli, che secondo le accuse comprava
vini di origine pugliese e siciliana e li «trasformava» in Chianti grazie
all’aiuto di due aziende toscane, la Interlandi Giovanni di Palaia e la
Induno di San Giuliano Terme, che certificavano false vendite di vino
Chianti a Villa Il Pino. Una volta «creato», il falso Chianti veniva ceduto
alla casa vinicola Bartali di Monteriggioni e alla Coli Spa di
Tavarnelle Val di Pesa, che lo «tagliavano» con altro vino (in modo da non
modificare eccessivamente le qualità organolettiche del prodotto) e lo
immettevano sul mercato con l’etichetta di Chianti o anche di Rosso Toscano,
certificando la Denominazione di origine controllata e garantita o la
Indicazione geografica tipica.
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