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Filippo La Mantia: un angolo di Sicilia fra il Pantheon e Piazza Navona



Roma, 21/09/2006
 

Filippo La MantiaFilippo La Mantia, chef di origine palermitana, trapiantato a Roma da alcuni anni, gestisce con indiscusso successo il delizioso ristorante "La Trattoria" (Via Pozzo delle Cornacchie 25, tel. 06/68301427). A metà strada tra il Pantheon e Piazza Navona, questo angolo di Sicilia è pervaso dai profumi e dai sapori della bella terra di Trinacria.

Il locale ha un'impostazione strutturale decisamente moderna e di design e la bellissima cucina a vista dà all'avventore la sensazione di essere ospite in casa di amici. Il menu è imperniato sui piatti della tradizione siciliana, rivisitati in chiave moderna e decisamente "leggera". Dalle pentole sono banditi i fondi di cottura a base di soffritti, aglio, cipolla, burro, a beneficio di condimenti realizzati con agrumi, erbe aromatiche e spezie.

Cominciamo la nostra avventura con uno degli antipasti più gettonati: la caponata. Un'esecuzione perfetta nella quale le note dolci/amare si rincorrono senza soluzione di continuità. Le materie prime, come ci racconta lo stesso Filippo, sono accuratamente scelte in maniera tale da assicurare la perfetta riuscita del piatto. La delicatezza di questo piatto è tale da far rallentare al massimo la masticazione per meglio apprezzarne tutte le innumeroveli sfumature.

Come primo scegliamo il cous-cous. Nella variante odierna è accompagnato da un eccellente pesce spada fritto in una delicatissima e fragrante pastella. Il risultato, anche qui, è sublime. Le note degli agrumi si uniscono alla delicatezza del pesce e del cous-cous formando un vero e proprio inno gastronomico.

Arrivati alla scelta del secondo ci facciamo tentare da un piatto di contaminazione che stuzzica la nostra curiosità: pesce spada con funghi porcini e ragusano a scaglie. La sorpresa più grande ci presenta al primo boccone: un equilibrio perfetto! I funghi, freschi, delicati, profumati, finalmente (almeno per me) non soffritti nell'aglio, abbracciano la delicatezza dello spada, mentre le scaglie di ragusano, con il loro sapore deciso, riportano il piatto al centro della bilancia dei sapori.

La Sicilia, si sa, è terra di grandi ed ottimi dolci e, quindi, giunti alla scelta del dessert, come non farsi tentare da una selezione di questi, presentata sul menu con un nome a dir poco attraente: "Percorso sensoriale". Il piatto che ci è presentato è una "Summa" gastronomica di questa splendida terra. Si va dal tradizionale cannolo accompagnato da una granella di pistacchi, alla cassata, pregevole fattura, sostenuta da una composta di agrumi, al croccante, al bianco mangiare, il tutto in un crescendo di emozioni e di sapori.

La cena è stata accompagnata da un vino bianco del territorio: Kuddia del Gallo dell'azienda Abraxas. Il vino, uvaggio di zibibbo (70%) e viognier (30%), si presenta con un bel colore paglierino carico. Al naso prevalgono i sentori agrumati (cedro, limone), insieme a delle delicatissime note floreali (camomilla, gelsomino). In bocca è morbido, suadente ed avvolgente, con una buona acidità. In enoteca a circa 15 euro.

A fine cena lo chef si intrattiene per qualche minuto al nostro tavolo condividendo le nostre emozioni e spiegandoci la filosofia della sua cucina che è, d'altronde, anche il suo modus vivendi: qualità, semplicità, tradizione e leggerezza. Un "credo" che lo ha aiutato a scalare velocemente le classifiche della ristorazione romana e nazionale e che lo porterà, a breve, a cucinare, nella splendida cornice di piazza di Spagna, per la serata inaugurale del Festival del Cinema di Roma.

L'ultima sorpresa di questa nostra visita arriva con il conto: 55 euro a persona, bevande escluse, rappresentano un prezzo assolutamente corretto, soprattutto se raffrontato ad altri locali del centro storico che, con le loro cucine, non danno di certo lustro alla ristorazione della mia città...

Giovanni Vattani   
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