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Verona - martedì 18 ottobre 2005
Un'annata capricciosa - spiega il dottor Giuseppe Martelli, direttore generale dell'Associazione Enologi Enotecnici Italiani - Assoenologi -
che sarà ricordata come una delle più scostanti e bizzarre al Centro-Nord dove, in più occasioni, le stagioni si sono quasi invertite con
caldo estivo in primavera e temperature quasi autunnali durante l'estate, tanto che
nel Nord-Est il Ferragosto 2005 è stato definito il più
freddo degli ultimi dieci anni. Una situazione meno evidente al Sud e nelle Isole, fino a Ferragosto, dove maggiore piovosità e basse
temperature hanno garantito un decorso più regolare del ciclo vegetativo della vite.
Dopo due vendemmie discutibili dal punto di vista qualitativo e povere sotto l'aspetto quantitativo (2002: "annegata dalle eccessive
precipitazioni", 44.600.000 ettolitri; 2003: "bruciata dalle alte temperature", 44.100.000 ettolitri) quella del 2004 è stata una campagna
normale che ha riportato qualità e quantità. Quella del 2005, sotto certi aspetti, le è molto vicina, con una quantità però sensibilmente
inferiore ed una qualità alquanto eterogenea fatta di speranze deluse. Poteva infatti raggiungere ottimi livelli se le condizioni climatiche
e meteoriche di settembre ci avessero regalato molto sole e risparmiato umidità e piogge, situazioni che, purtroppo, non si sono verificate.
A fine luglio alcuni ipotizzavano una produzione addirittura sensibilmente superiore a quella dello scorso anno, a metà agosto c'è chi ha
scritto che si sarebbero prodotti 54 milioni di ettolitri: tutti giuravano su una qualità eccellente. Oggi il risultato è assai diverso.
Vediamo com'è andata - continua il direttore generale di Assoenologi, che spiega - Le precipitazioni invernali sono state abbondanti su
tutto il territorio nazionale ed in diverse regioni hanno continuato anche all'inizio della primavera, permettendo una ripresa vegetativa
rigogliosa, in qualche regione leggermente ritardata a causa delle basse temperature, ma in tutti i casi regolare, che ha determinato un
ottimo germogliamento, una buona fioritura ed una discreta allegagione.
Maggio e buona parte di giugno hanno visto il termometro salire in modo inusuale, tanto che in certe zone collinari le alte temperature
hanno fatto preoccupare i produttori. Ma le previsioni di molti meteorologi, che indicavano un'estate torrida, sono state clamorosamente
smentite visto che nei mesi di luglio e agosto la colonnina di mercurio è rimasta, nella stragrande maggioranza dei casi, al di sotto
dei 30 gradi, fatta eccezione per alcune zone e per limitati periodi in cui sono stati segnalati picchi di 33/35°C, comunque interrotti
da brevi precipitazioni, spesso a carattere temporalesco, e mitigati da una pronunciata escursione termica che, in alcuni casi, ha
superato i 10°C di differenza tra giorno e notte.
Deludente il mese di settembre che, invece di darci giornate calde e ricche di sole, ha "annegato la vendemmia" in quasi tutte le regioni
italiane.
Molte preoccupazioni e tante speranze. L'invaiatura, cioè il cambio di colore del grappolo, in diverse regioni è iniziata con circa una
settimana di ritardo, mantenuta anche in seguito, visto che le operazioni di raccolta sono risultate posticipate mediamente di oltre una
settimana rispetto allo scorso anno, rientrando nella norma pluriennale. Contenuti, fino a metà agosto, gli attacchi delle più temute
ampelopatie della vite, così come non si sono registrate gelate, né primaverili, né estive, mentre
qualche preoccupazione l'ha creata la
grandine, in particolar modo in Veneto occidentale dove, nella seconda quindicina di agosto, ha causato non trascurabili, quanto
irreparabili danni che hanno abbattuto sensibilmente i livelli produttivi. Molta attenzione continua a destare nel Nord Italia la
flavescenza dorata e in Piemonte, per la prima volta, sono comparse in massa le cavallette, che si sono dimostrate assai ghiotte delle
foglie di vite. I rovesci che dall'ultima decade di agosto e per tutto settembre hanno flagellato l'Italia, hanno favorito il diffondersi
dei parassiti tardivi che in alcune zone hanno colpito la vite con particolare virulenza.
Tutto dipendeva dal mese di settembre - continua il direttore generale di Assoenologi, che rimarca - La raccolta delle varietà
precoci (Chardonnay, Pinot, Sauvignon) è iniziata nella seconda decade di agosto al Sud. I conferimenti delle uve tradizionali sono
incominciati nei primi giorni di settembre. In Piemonte le uve di Moscato, ovvero quelle destinate alla produzione dello spumante
italiano più diffuso nel mondo, l'Asti, sono state conferite nella prima settimana di settembre. In Toscana il Sangiovese per la
produzione del Brunello di Montalcino è stato raccolto dopo il 20 settembre. In Veneto le uve di Prosecco sono state vendemmiate alla
fine di settembre, mentre in Sicilia quelle di Nerello Mascalese nei primi giorni di ottobre. Il pieno della vendemmia, inizialmente
previsto nella terza decade di settembre, è stato anticipato a metà mese, mentre le operazioni di raccolta saranno terminate nella terza
decade di ottobre con gli ultimi conferimenti di Nebbiolo in Valtellina e nella metà di novembre in Campania con la raccolta dell'Aglianico.
Quantitativamente parlando - spiega Giuseppe Martelli - la nostra prima elaborazione fatta il 3 settembre faceva prevedere una produzione
di uva da vino compresa tra i 69 ed i 71 milioni di quintali pari a 51 milioni di ettolitri, oggi, a conferimenti ultimati, riteniamo che
la produzione di uva possa oscillare tra 64 ed i 66 milioni di quintali che, applicando il coefficiente di trasformazione del 73%, danno
circa 47,5 milioni di ettolitri di vini e mosti. Il decremento produttivo, rispetto al 2004, è quindi dell'11% visto che la scorsa campagna
fece registrare una produzione di 53,3 milioni di ettolitri. Detta diminuzione è dovuta all'andamento climatico e meteorico che ha
caratterizzato l'ultima decade di agosto ed il mese di settembre in quasi tutte le regioni vitivinicole italiane. Siamo quindi di fronte
ad un'annata scarsa ma lontana dai risultati del 2002 (44,6 milioni di ettolitri) e del 2003 (44,1 milioni di ettolitri), che fecero
registrare le più basse produzioni degli ultimi decenni.
Qualitativamente parlando. Molto eterogenea la qualità. Nella stessa regione il buono si scontra con l'ottimo ed il mediocre con
l'eccellente. Le premesse per firmare un ottimo millesimo c'erano tutte fino a Ferragosto, nonostante le bizzarrie del tempo che ha
caratterizzato il ciclo vegetativo con capovolgimenti anche sensibili, visto che, in più occasioni, le stagioni si sono quasi invertite
con caldo estivo in primavera e temperature quasi autunnali durante l'estate, tanto che in alcune regioni in primavera sembrava d'essere
in estate ed in estate in autunno.
Le speranze erano riposte sull'andamento climatico e meteorico del mese di settembre nel senso che - spiega il Direttore Generale di
Assoenologi - quella del 2005 poteva essere una vendemmia da ricordare solo se settembre fosse decorso nel modo più opportuno, ovvero
con giornate ricche di sole, scarse di pioggia e con buone escursioni termiche notturne. Ma, purtroppo, così non è andata: il sole non
c'è stato, le piogge hanno imperversato e le basse temperature tenuto banco. Tutto questo ha determinato una scalare diminuzione dei
livelli qualitativi, passati dall'eccellente, all'ottimo ed oggi, a conferimenti avvenuti, attestati in tutte le regioni d'Italia sul
buono, con diverse punte più qualificate solo al Sud ed in poche regioni del Centro Nord.
Un mercato difficile - esordisce il Direttore Generale di Assoenologi che aggiunge - Le esportazioni, sia pure tra alti e bassi, mantengono
le posizioni. Gli ultimi dati dicono che nei primi sei mesi del 2005 sono complessivamente in crescita dell'8,3% in quantità e dell'1,4% in
valore, sia pure con un prezzo medio di vendita all'ingrosso in difetto del 7% rispetto allo scorso anno.
I consumi interni sono invece in continua flessione. Secondo l'Assoenologi, attualmente siamo a 48 litri pro-capite, contro gli oltre i 100
degli anni Settanta. Tutto questo si riflette sulla richiesta di prodotto. Oggi si registra un mercato all'ingrosso dei mosti e dei vini
decisamente diluito con poche contrattazioni significative e con un decremento dei prezzi all'ingrosso che varia a seconda delle zone e
delle varietà, con punte che raggiungono anche -50% rispetto alle quotazioni dello stesso periodo dello scorso anno.
Associazione Enologi Enotecnici Italiani
Fondata nel 1891
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R.G.
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