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Chi
ha avuto occasione di conoscere Roberto Conterno, nipote di Giacomo, sarà
rimasto sicuramente sbalordito dalla sua energia, dalla passione e dal dinamismo
con cui esprime ciò in cui crede profondamente. Roberto non è un enologo, nè
un agronomo, ma la sua competenza ed esperienza sul campo sono enormi. Per lui
la vigna, il territorio, la tradizione rappresentano un bene prezioso, che va
capito, rispettato, amato, tutelato. Qui, nell'azienda di famiglia, non c'è
posto per rotovinificatori o concentratori, e nemmeno le barrique hanno speranza
di affacciarsi in cantina, perché qui il Barolo deve raccontare la storia di
queste terre, riportare tutti i tratti nobili e inimitabili di un'uva regale e
mai abbastanza capita come il nebbiolo. I vini che provengono da Serralunga
d'Alba, si sa, non sono facili e ammiccanti, semmai austeri, si concedono poco a
poco, hanno bisogno di una lunga evoluzione. E' comprensibile che, in un momento
in cui il mercato estero chiede vini pronti, morbidi, privi di asperità,
rotondi, fruttati, grassi, molti produttori cedano alla tentazione di
"forzare la mano" con tutti i mezzi leciti e non, per rimanere in
corsa. E allora si fanno potature sempre più serrate, si aumentano i ceppi per
ettaro, si riducono drasticamente le rese, si aggiungono uve
"migliorative", poi in cantina arrivano le barriques francesi, ben
tostate, che cederanno i famosi toni balsamici, i tannini dolci, le numerose
varianti aromatiche che non appartengono all'uva ma fanno tanto
"moda", i concentratori di mosti e le note pratiche di cantina che,
volenti o nolenti, finiscono per omologare i vini. Così oggi scopriamo
improvvisamente che anche il Barolo può essere rubino-purpureo (strano, molto
strano, se si pensa che il nebbiolo ha pochissimi antociani, a prescindere da
qualunque pratica estrattiva venga adottata!), può avere un colore concentrato
quanto un cabernet sauvignon, può sapere di frutta matura e legno tostato.
Bene. Il Barolo Cascina Francia non appartiene a questa categoria. Nel Barolo di
Conterno c'è una continuità di gusto e una storia di vigna, il vino è in
continua trasformazione e, incredibile ma vero, dopo anni e anni di affinamento
ci regala i profumi del nebbiolo! Si, la viola e la rosa appassite, certe
sensazioni mentolate che stavano già lì, nell'uva e avevano solo bisogno di
tempo per emergere. E' questo il bello del nebbiolo: è capace di esprimere
negli anni una tale varietà di profumi e sfumature aromatiche da stupirci ogni volta. E' come
se quegli oltre 400 elementi presenti nell'acino, si rimescolassero
continuamente per dare ogni momento una sensazione diversa e irripetibile. E
così, proprio quando potrebbe sembrare che quel Barolo è in fase calante,
improvvisamente, nel giro di pochi mesi, ci sbalordisce di nuovo mettendo in
discussione tutte le nostre capacità interpretative. E
tutto questo è fedelmente riportato nel Barolo Cascina Francia. Intendiamoci,
dietro un vino di così elevata classe ci sono due elementi fondamentali: il
terroir e la mano dell'uomo. E il gioco sta nell'equilibrio. Potature attente,
eliminazione di grappoli in eccesso, defogliazione per garantire il passaggio
dei raggi solari e dell'aria, per ottenere una maturazione omogenea delle uve ed
evitare ristagni di umidità, raccolta nel periodo migliore. Questi sono alcuni,
indispensabili accorgimenti in vigna, ma senza mai forzare la mano. Qui, un'uva
come il nebbiolo ha trovato da tempo il suo habitat naturale, pertanto non ha
bisogno di pratiche estreme. La vigna Cascina Francia è stata impiantata nel
1974, su una superficie di 14 ettari, esposti a sud/sud-ovest a 400-450 metri
s.l.m. Fino al 2000, l'azienda produceva anche Freisa e Dolcetto, ma nel 2001
sono state estirpati i due vitigni e sostituiti da nebbiolo e barbera, che hanno
dimostrato maggiori capacità espressive con questo terreno. La fittezza media
degli impianti è di 4.000 ceppi/ha e, per quanto riguarda il nebbiolo, per ogni
tralcio viene lasciato un solo grappolo d'uva, il cui peso è di circa 3 etti. I cloni di
nebbiolo utilizzati sono una decina, di cui alcuni presenti in vigna da molto
tempo. La tipologia di nebbiolo più utilizzata è "Lampia". Nelle
annate che lo consentono, da una parte della vigna Cascina Francia viene
selezionata l'uva migliore e destinata alla produzione del Barolo Monfortino. La
macerazione dell'uva per il Barolo dura 3-4 settimane, per garantire una buona
estrazione fenolica (il tannino viene estratto solo dalle uve e non dal legno).
La fermentazione avviene parte in legno e parte in tini di acciaio, mentre
l'affinamento si svolge in botti di rovere di varia misura (fino a 106
ettolitri). Il vino che nasce da questo eccezionale terreno, rappresenta un
esempio per tutti di cosa significa credere e saper cogliere ed esaltare al
massimo quello che la natura ci ha messo a disposizione, anno dopo anno,
vendemmia dopo vendemmia, accettando i rischi e i limiti di stagioni non
favorevoli, scegliendo la strada più difficile, che è sempre la più vera.
La Verticale 1999 (anteprima - campione non ancora in commercio): il vino proviene da
un'annata ottima, le uve sono state vendemmiate il 12 ottobre,
il colore ne conferma la gioventù con i suoi toni granato
intenso e vivo. I profumi sono intensi ma caratteristici di un
Barolo ancora acerbo, immaturo, eppure già di grande eleganza,
con sfumature di frutta rossa, fra cui ribes e lampone, poi la
rosa e la viola, accenni di tabacco e menta, caffè. Al gusto è
ovviamente aggressivo, ma ricco di personalità, in parte più
moderno, in parte fedele alla vigna. Il tannino è ben estratto,
forte ma per nulla amaro, indice di una buona maturazione dei
vinaccioli. E' già incredibilmente equilibrato, con un'ottima
presenza di acidità, notevoli possibilità evolutive e premesse
di un futuro radioso (mentre assistiamo ad una revisione dei
disciplinari, che in molti casi hanno ridotto la percentuale
minima di acidità nel vino, passando da un valore medio di 5g/l
a 4,5 g/l, frutto in gran parte delle moderne tecniche di
vinificazione, con il Cascina Francia ci troviamo di fronte a
medie che sfiorano i 6g/l). Assolutamente da riprovare. Molto
lontano concettualmente dall'85, mette in evidenza la mano
dell'uomo, la perfetta vinificazione e una notevole pulizia
esecutiva, a tutto vantaggio di un futuro senza rischi di
cattive sorprese. Valutazione:
@@@@@
1998: Le
uve del Barolo '98 sono state raccolte il 15 ottobre, in
condizione di maturazione e concentrazione di zuccheri molto
buona. Al contrario della '99, stranamente più
"leggibile", qui ci troviamo di fronte ad un vino
ancora scomposto, chiuso, austero. Il colore è un bel granato
di buona concentrazione e luminosità, ottima la formazione di
archetti e lacrime sulla parete del calice (la fittezza di
archetti suggerisce una gradazione attorno ai 14°C). L'impatto
al naso, come preannunciato, è ancora poco espresso, si
percepiscono note di pellame, seguite da toni di erbe
aromatiche, frutta rossa (ciliegia), note floreali di geranio e
un fondo che ricorda il tabacco in foglia. All'assaggio è di
corpo, ricco di acidità, mescolata a una piacevole sapidità,
tannini sempre molto ben fatti e un'alcolicità perfettamente
"mascherata". Un vino forse non esplosivo ma che
potrebbe riservare notevoli sorprese fra qualche anno.
Certamente la grande struttura, l'acidità e i tannini ne fanno
un vino da collezionare. Valutazione: @@@@
1997: Questa
annata è stata una delle più siccitose e calde, la vendemmia
è stata infatti anticipata a fine settembre (ben 2 settimane
prima del periodo tipico, uno dei rarissimi casi settembrini).
Le uve sono maturate molto prima, ma i vinaccioli al loro
interno non erano ancora pronti e si è giocato il tutto per
tutto aspettando ancora qualche giorno. Ne è nato un vino
straordinariamente caldo e morbido, rotondo, quasi dolce,
sicuramente lontano dal tipico Barolo di queste zone, ma di
enorme fascino e godibilità. I profumi affiorano poco alla
volta, in progressione, mettendo in mostra un corredo olfattivo
di notevole pregio: si parte da un bel frutto maturo, ciliegia
sottospirito aromatizzata al cioccolato, prugna, mora, note di olive
nere e funghi, tartufi, sentori misti di sottobosco, accenni di
liquirizia dolce, cuoio e terra. Le componenti terziarie sono già in bella
evidenza. Al gusto è forte, grasso, tannico ma
"addolcito" dal ritorno del frutto, supportato da una
piacevole sensazione pseudocalorica, poi affiorano eccellenti
sfumature minerali. Un vino che può far
discutere i tradizionalisti, ma di indubbia classe ed
eleganza. Va servito a 18° con piatti rigorosamente ben conditi
e a base di carni rosse e cacciagione. L'ottimo corredo di
morbidezza ed equilibrio ne consentono già l'accostamento alla
lepre e al fagiano in salmì. Valutazione:
@@@@@
1996: Fra
le annate degustate, perlomeno di ultima generazione, questo
appare subito riconoscibile come il Barolo più classico, quello
che in una degustazione cieca non può far sbagliare. Alla vista
appare del tipico colore granato non molto concentrato, con
unghia leggermente più scarica. Al naso ci mostra subito un
piacevole sentore di viola passita e rosa, i profumi sono un po'
ritrosi e mettono in evidenza l'austero lignaggio di questo
grande vino. Man mano che si schiude ci offre un bel fruttato
maturo di prugna cotta e mora in confettura, per lasciare poi
spazio a note speziate, fieno e liquirizia, accenni di cacao. Al
gusto è davvero eccellente, pieno, con tannini superbi, buona
acidità e struttura. E' già equilibrato, profondo, fine, con
una persistenza lunga e pulita. Da servire a 18-19° con primi a
base di sugo di selvaggina ben ristretto e concentrato,
cinghiale stufato, brasato al Barolo. Valutazione:
@@@@@
1989: Ecco
un esempio di cosa significa un grande vino da conservare a
lungo. Questo Barolo ha sulle spalle 13 vendemmie eppure non ne
ha risentito minimamente. A parte gli inevitabili cedimenti di
colore (neanche tanto) dovuti alla scarsità di antociani del
nebbiolo, il vino mostra un naso ancora giovanissimo e bisognoso
di maturazione, con note che vanno dalla viola al chiodo di
garofano, al pepe, al catrame, il fruttato è delicato e non
surmaturo, accenni mentolati e minerali. Il corpo è
sorprendentemente ancora vivacissimo, con una buona acidità e
tannini fini e armonizzati con la polpa e le componenti
alcoliche. Il gusto è intenso e avvolgente, tendente al
morbido, la persistenza davvero notevole, priva di amaritudini.
E' un piacere berlo ora, ma sarebbe un grave errore pensare che
sia già "arrivato" all'apice delle sue possibilità.
Non è improbabile che fra una decina d'anni, se qualche
ristorante ne ha fatto scorta, possa farci emozionare ancora di
più. Servitelo a 18° con un bel tacchino ripieno, lepre in
civet, capriolo e altre meraviglie. Valutazione:
@@@@@
1985: Per
molte tipologie l'85 è stata un'annata storica, di quelle che
hanno fatto alzare le quotazioni e creare grandi miti. Per il
Cascina Francia non siamo arrivati a questo livello, ma si
tratta senz'altro di un vino sorprendente, sicuramente maturo ma
di incredibile eleganza e finezza. All'olfatto si esprime con
note affumicate, ricordi di fiori passiti ed essiccati,
evoluzioni verso il goudron, il cherosene. In bocca dà il
meglio di sé, semplicemente perfetto, rotondo, morbido,
appassionante. I tannini sono assolutamente levigati, qualche
accenno surmaturo ne segna un po' il passo, ma non è
assolutamente un vino in discesa. Oggi è perfetto come vino da
meditazione, può accompagnare formaggi molto stagionati,
pietanze a base di selvaggina, soprattutto da pelo. Servitelo in
calici generosi, molto ampi, versatene una buona quantità in
modo da poterne apprezzare meglio i profumi. Valutazione:
@@@@
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