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La vicenda del Tocai
friulano: NON MOLLEREMO!
Le vicissitudini del
nostro Tocai friulano, il vino prodotto con l'uva omonima, che fa parte
di alcune D.O.C. della regione, sembrano non finire mai. Da quando
l'Ungheria ha richiesto all'Ue che l'Italia non utilizzasse più il nome
"Tocai" nelle etichette dei vini, in quanto confondibile con
il loro vino nazionale "Tokaji", di antiche origini, la lotta
intrapresa dalle associazioni di produttori vitivinicoli sembrava non
ottenere alcun risultato. Come già era accaduto con il termine "Gallo
Nero", scritto sotto il marchio identificativo del nostro
Chianti, di perdere la battaglia con i F.lli Gallo, colosso vinicolo
italoamericano dalle ingenti risorse (di recente sbarcato in Italia, i
suoi vini si trovano in quasi tutti i supermercati), che hanno richiesto
ed ottenuto che il termine venisse cancellato dalle nostre etichette in
quanto "offendibile" e confondibile con il cognome della
famiglia, così anche per il Tocai sembrava non ci fosse alcuna
possibilità di spuntarla con l'Ungheria. Ma i nostri non demordevano e
si davano da fare per dimostrare che il termine Tocai è più antico e,
quindi, ha il diritto di precedenza. Ciononostante l'Ue continua a
volerla dare vinta all'Ungheria.
Per la cronaca, l'uva
Tocai friulano occupa il 17% della superficie vitata della regione.
Nei giorni scorsi una
delegazione friulana guidata dall'assessore regionale all'Agricoltura Aldo
Ariis e dal Presidente dell'Ersa Bruno
Augisto Pinat, composta dai rappresentanti delle
organizzazioni vitivinicole, si è incontrata con il direttore generale
del MIPAF (Ministero delle Politiche Agricole e Forestali) Giuseppe
Ambrosio. Il motivo dell'incontro è l'integrazione del
dossier da presentare alla Commissione europea, con le copie autentiche
dei fogli mappali del Catasto ex austriaco risalenti al 1812, che
riportano la denominazione "Toccai" (non è un errore di
stampa) su un corso d'acqua ubicato fra i comuni di Mossa e San Lorenzo
in provincia di Gorizia, mentre sulle stesse mappe si ritrova anche un
crinale chiamato con lo stesso nome, esposto a sud e coltivato a vigneto
di Tocai friulano.
I rappresentanti
regionali hanno ribadito la volontà di mantenere la denominazione del
vino Tocai friulano e di chiedere, in caso contrario, i danni che ne
deriverebbero ai produttori sostenendo la causa sino alla Corte
dell'Aja. Se il governo italiano non risolverà la questione entro il
2001 i produttori vitivinicoli friulani avvieranno i dovuti ricorsi in
tutte le sedi. E noi siamo con loro.
Roberto Giuliani
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