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Grazie all'iniziativa di Veronafiere nuove opportunità di business per le aziende vinicole italiane

VINITALY US TOUR, NUOVE TENDENZE DI CONSUMO PER IL MERCATO USA

Roma, 26/10/2004

Vinitaly U.S.Aumentano negli Stati Uniti gli acquisti di vini fino a 25 dollari, ma anche di differenti tipologie di prodotto. Segno che i consumatori d'oltreoceano sono più informati e più curiosi, e nello stesso tempo più attenti a quanto e a come spendono. Da Vinitaly US Tour indicazioni per nuove strategie di marketing
Cambia il modo di bere vino negli Usa. Non esistono più, per il consumatore americano, i vini di culto e cresce la voglia di sperimentare nuovi sapori e brand anche sconosciuti, purché venduti ad un prezzo ritenuto adeguato.
Questa la nuova tendenza americana, che emerge dall'indagine annuale di Wine & Spirits Magazine su 2.200 ristoranti di lusso, con la quale hanno dovuto confrontarsi alcune tra le più importanti aziende enologiche italiane ospitate da Vinitaly US Tour, l'iniziativa promozionale di Veronafiere partita il 26 da Miami per concludersi il 28 ottobre a San Francisco. Scopo della manifestazione è far conoscere il nostro vino di qualità negli Stati Uniti attraverso seminari tecnici, workshop business to business e degustazioni, proposti a importatori, retailer, ristoratori, giornalisti della stampa specializzata e opinion leader.
Un mercato, quello Usa, ricco di potenzialità, con 240 milioni di persone che ancora non bevono vino e dove i nostri produttori hanno portato il proprio export a 400 milioni di euro nei primi sei mesi del 2004, superando la Francia anche in termini di valore.
Nell'alta ristorazione, secondo la ricerca, la richiesta di vini italiani ha raggiunto nel 2003 il 15,5% del totale, mentre la domanda di vini francesi è passata dal 16,7% al 14,1%. 
Degno di nota è il fatto che le quote di mercato non si sono spostate sui vini americani, nonostante il crollo del dollaro; sono invece aumentate le vendite di vini italiani, australiani e spagnoli. I secondi sono saliti al 3,7%, mentre la Spagna ha raggiunto il 3,5%.
A conferma del nuovo orientamento dei consumatori, la crescente domanda di vini italiani non ha favorito vini tradizionali come il Chianti Classico, ma piuttosto il Pinot Grigio e i vini rossi del sud del Paese quali Montepulciano d'Abruzzo, Nero d'Avola e Primitivo.
Il marketing del vino regionale, che leghi il brand a un territorio e non a una varietà, sembra quindi essere la strategia più adatta al nuovo trend. I produttori di vino, tra l'altro, potrebbero godere di una maggiore flessibilità qualora offrissero un nuovo blend meno costoso, rispetto a quando cercano di offrire una versione meno cara della propria varietà di punta.
Da non sottovalutare, infine, il fenomeno del "Two-Buck Chuck", ovvero del vino "da due soldi", inteso però come vino a basso costo e non di scarsa qualità, che mostra la voglia di una larga fascia di consumatori americani di bere buon vino, generalmente rosso, a prezzo contenuto e non solo al ristorante.
«Il mercato USA», affermano Luigi Castelletti e Giovanni Mantovani, presidente e direttore generale di Veronafiere, «offre ancora ampi margini di crescita per i prodotti made in Italy, che piacciono al consumatore americano. Servono però adeguate politiche promozionali, per raggiungere la fascia maggioritaria di popolazione che non consuma vino».

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M. T.      
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