|
L'Ungheria è certamente una delle realtà emergenti nel mondo
vitivinicolo e non solo; in tutto il Paese si stanno facendo enormi
sforzi, la parola d'ordine è "cambiare". E nel mondo del
vino il cambiamento è già in atto, basti pensare che dalla fine
degli anni '80 ad oggi le aziende statali e private sono passate da
una cinquantina a circa il doppio, soprattutto grazie agli
investimenti di capitali stranieri, che hanno consentito opere di
rinnovamento nei vigneti e nelle cantine. Americani e australiani
hanno dato il loro contributo economico e tecnico: riduzione delle
rese per ettaro, vasche d'acciaio inox termocontrollate, tecnologie
moderne di vinificazione, conservazione e imbottigliamento. I vitigni
più coltivati sono in maggior parte autoctoni: Furmint
(da cui si ricava il famoso Tokaij
che tanti problemi ci ha dato per la quasi omonimia con il nome del
nostro vitigno) e Kiraalyleanyka
per i bianchi, Kekfrankos e Kadarka
per i rossi, anche se i vitigni internazionali stanno invadendo un po'
tutta l'Ungheria. Le zone più vocate sono una ventina, fra cui Tokaji,
Villary, Sopron, Heger e Balaton. L'importazione di vino per
ora è molto scarsa, mentre è in aumento l'esportazione. Certo è che
Gal Tibor (l'enologo ideatore del
famoso Ornellaia, della tenuta
omonima, di proprietà Antinori), uomo di grande carisma, non poteva
lasciarsi alle spalle l'occasione per dare un importante contributo al
suo paese. Ed è proprio lui che ha deciso di svincolarsi
dall'utilizzo, ormai quasi obbligato, di Cabernet e Chardonnay, per
dedicarsi ad una più approfondita ricerca e sperimentazione del
materiale ampelografico nazionale. Siamo convinti che ne vedremo delle
belle; basti pensare che ci sono già ora, alcune aree così vocate
(vedi Hetsolo) da poter essere paragonate ai più famosi Romanée
Conti in Borgogna, o Haut Brion nel Bordolese, o Brunate e Cannubi
nelle Langhe piemontesi. Ed è proprio nello Hetsolo che si produce il
famoso Tokaji (pensate che in queste colline si usa coltivare la vite
a ritocchino, lo stesso sistema usato in Langa), un vino che, nella
forma più pregiata, è in grado di eguagliare il famoso Sauternes. Ma
del modo in cui si produce questo vi rimandiamo al nostro "enciclovino". Va comunque detto che, nella sua massima espressione (Eszencia)
non ha forse rivali tra i vini dolci botrytizzati, basti pensare che
l'estratto secco può raggiungere addirittura i 60g/l e le sue
qualità gusto-olfattive sono impressionanti: albicocca, miele,
confettura mista, tiglio, il sapore è concentrato, eppure vellutato,
penetrante, solare, la persistenza interminabile. Non a caso una
bottiglia da 1/2 litro (se lo trovate) costa attorno alle 400.000
lire. Ci sono poi altri vini bianchi importanti fra cui l'Ezerjo,
vino secco e fresco prodotto nella regione di Mòr,
degli ottimi Sauvignon e Riesling, interessanti bianchi secchi da uve Szurkebarat
nella regione di Màtraalja. Ma
anche i vini rossi stanno cominciando a farsi notare, soprattutto
nelle zone di Villàny (dai
vitigni Kekfrankos, Hàrslevelû, Cabernet Sauvignon e Franc, Pinot
Noir) e Szekszàrd (prevalentemente
Cabernet e Merlot). Insomma si tratta di un Paese che va tenuto
d'occhio e che ci darà molte sorprese nel prossimo futuro.
Alcuni produttori importanti sono:
Vida, Sàroschi, Heimann, Fekete, Inhauser e la
Royal
Tokaji Wine (joint venture anglo-danese-ungherese).
|