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Il vino in Ungheria

Roma, 03/03/2001

Una zona di Szekszàrd L'Ungheria è certamente una delle realtà emergenti nel mondo vitivinicolo e non solo; in tutto il Paese si stanno facendo enormi sforzi, la parola d'ordine è "cambiare". E nel mondo del vino il cambiamento è già in atto, basti pensare che dalla fine degli anni '80 ad oggi le aziende statali e private sono passate da una cinquantina a circa il doppio, soprattutto grazie agli investimenti di capitali stranieri, che hanno consentito opere di rinnovamento nei vigneti e nelle cantine. Americani e australiani hanno dato il loro contributo economico e tecnico: riduzione delle rese per ettaro, vasche d'acciaio inox termocontrollate, tecnologie moderne di vinificazione, conservazione e imbottigliamento. I vitigni più coltivati sono in maggior parte autoctoni: Furmint (da cui si ricava il famoso Tokaij che tanti problemi ci ha dato per la quasi omonimia con il nome del nostro vitigno) e Kiraalyleanyka per i bianchi, Kekfrankos e Kadarka per i rossi, anche se i vitigni internazionali stanno invadendo un po' tutta l'Ungheria. Le zone più vocate sono una ventina, fra cui Tokaji, Villary, Sopron, Heger e Balaton. L'importazione di vino per ora è molto scarsa, mentre è in aumento l'esportazione. Certo è che Gal Tibor (l'enologo ideatore del famoso Ornellaia, della tenuta omonima, di proprietà Antinori), uomo di grande carisma, non poteva lasciarsi alle spalle l'occasione per dare un importante contributo al suo paese. Ed è proprio lui che ha deciso di svincolarsi dall'utilizzo, ormai quasi obbligato, di Cabernet e Chardonnay, per dedicarsi ad una più approfondita ricerca e sperimentazione del materiale ampelografico nazionale. Siamo convinti che ne vedremo delle belle; basti pensare che ci sono già ora, alcune aree così vocate (vedi Hetsolo) da poter essere paragonate ai più famosi Romanée Conti in Borgogna, o Haut Brion nel Bordolese, o Brunate e Cannubi nelle Langhe piemontesi. Ed è proprio nello Hetsolo che si produce il famoso Tokaji (pensate che in queste colline si usa coltivare la vite a ritocchino, lo stesso sistema usato in Langa), un vino che, nella forma più pregiata, è in grado di eguagliare il famoso Sauternes. Ma del modo in cui si produce questo vi rimandiamo al nostro "enciclovino". Va comunque detto che, nella sua massima espressione (Eszencia) non ha forse rivali tra i vini dolci botrytizzati, basti pensare che l'estratto secco può raggiungere addirittura i 60g/l e le sue qualità gusto-olfattive sono impressionanti: albicocca, miele, confettura mista, tiglio, il sapore è concentrato, eppure vellutato, penetrante, solare, la persistenza interminabile. Non a caso una bottiglia da 1/2 litro (se lo trovate) costa attorno alle 400.000 lire. Ci sono poi altri vini bianchi importanti fra cui l'Ezerjo, vino secco e fresco prodotto nella regione di Mòr, degli ottimi Sauvignon e Riesling, interessanti bianchi secchi da uve Szurkebarat nella regione di Màtraalja. Ma anche i vini rossi stanno cominciando a farsi notare, soprattutto nelle zone di Villàny (dai vitigni Kekfrankos, Hàrslevelû, Cabernet Sauvignon e Franc, Pinot Noir) e Szekszàrd (prevalentemente Cabernet e Merlot). Insomma si tratta di un Paese che va tenuto d'occhio e che ci darà molte sorprese nel prossimo futuro.

Alcuni produttori importanti sono: 
Vida, Sàroschi, Heimann, Fekete, Inhauser e la Royal Tokaji Wine (joint venture anglo-danese-ungherese).

Roberto Giuliani   
roberto.giuliani@lavinium.com   
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