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Cena da Zi' Pasqualina ad Atripalda
(Avellino) con degustazione cieca di Fiano di Avellino 2005
Roma, 25/10/2006
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foto 1)
Sempre più stanco delle solite degustazioni "professionali", che ormai
sembrano proliferare come funghi in ogni dove e verso le quali comincio
a provare forte insofferenza, più volentieri
preferisco rifugiarmi in serate come questa, con gli amici, in un locale accogliente ed
una cucina ed un ambiente familiari. Serate in cui l'attimo degustativo diventa solo un
momento, anche se importante, ma marginale rispetto all'obiettivo
principale di trascorrere tutti insieme una piacevole serata. La Trattoria
Valleverde di Atripalda è una sorta di istituzione, una delle più
conosciute non solo della provincia
di Avellino ma di tutta la Campania. Tutti la conoscono come Zi'
Pasqualina. Ed è Sabino Alvino, oggi, a continuare
la tradizione di famiglia, iniziata con un'osteria nel 1953. Va avanti senza alcuna concessione alle mode. Questo non
significa ritrovarsi in un luogo anacronistico né "obsoleto". Io lo definirei piuttosto
incontaminato. C'è infatti una buona scelta di vini per la maggior parte
selezionati (come sempre dovrebbe essere a parer mio) sul territorio.
C'è un servizio cordiale, accogliente e preparato come ci si dovrebbe
aspettare indipendentemente dal tipo di ristorante. Lo preferisco alla
freddezza e all'anonimato di certi ristoranti lussuosi e pomposi,
anche "stellati" (ma-chi-se-ne-frega),
con carte dei vini enciclopediche, posate d'argento, camerieri in
doppiopetto ma anima zero. C'è la cosa più importante: una costante
attenzione alla materia prima e alla sua amorevole trasformazione che avviene seguendo
rigorosamente le antiche ricette della tradizione.
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foto 2)
Ad accompagnare i piatti una batteria di tutto rispetto di
Fiano d'Avellino docg 2005 in buona parte messe a disposizione dal locale
ed alcune direttamente dai produttori. Servite alla cieca dal patron del locale che ha voluto inserire due intrusi: un vino fuori-zona ed un fiano fuori-annata. Nessun intento di testare le nostre abilità
(peraltro scarse) degustative ma un simpatico gioco per divertirci. Ognuno dei presenti ha avuto la possibilità di degustare tutti o una
parte dei campioni secondo la propria capacità e resistenza. Nessuno ha
utilizzato le sputacchiere, molti vini sono stati riprovati più volte,
da soli o in accompagnamento a pietanze diverse. Alcune bottiglie
problematiche o sospette sono state sostituite per non lasciare dubbi. Il fatto di
degustare i vini, direttamente, in abbinamento alla cena potrà
sembrare ai puritani della degustazione canonica una gravissima mancanza
di professionalità e, perchè no, di attendibilità. Posso assicurarvi,
per quello che vale, naturalmente, che nessuno dei presenti ha colto
delle interferenze particolarmente importanti nell'apprezzamento dei
vini o del cibo, anzi. Ma del resto vino e cibo non dovrebbero essere
un'accoppiata irrinunciabile? E' il vino da meditazione, invece, che
dovrebbe rappresentare l'eccezione, un rito occasionale. Naturalmente qualche vino si abbinava più o
meno bene rispetto ad un altro, con una determinata pietanza piuttosto
che con un'altra, ma il livello medio si è rivelato, indipendentemente da
questo, decisamente soddisfacente. Sulla cucina di Zi' Pasqualina
non posso che confermarne l'assoluta genuinità, i sapori decisi, lo
stile incorruttibile e la semplicità sopra tutto.
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foto 3)
L'inizio con una serie molto variegata di antipasti assortiti è
forse l'unica cosa alla quale apporterei una maggiore definizione, soprattutto per evitare
che la fame possa spingere qualcuno a riempirsi troppo la pancia prima che arrivino in
tavola le cose migliori. Buoni i latticini, con un'inaspettata caprese,
buoni gli affettati, simpatica la frittatina di verdure selvatiche,
"sfiziose" le fritturine... Quello che ho, però, veramente trovato strepitoso è stata la mitica
"broccoli e patate" che per quanto mi riguarda sarebbe potuto essere
anche l'unico e solo antipasto, non che gli altri piatti demeritassero
ma la bontà di questa semplicissima (almeno in apparenza),
piccante
preparazione è letteralmente devastante. Con l'arrivo e l'uscita di
scena degli antipasti, anche una prima parte di bottiglie aveva fatto
la sua comparsa in tavola. Il primo vino degustato che si rivelerà,
poi, essere quello di Pietracupa è stato apprezzato anche se non ha
destato
particolari sussulti. Un vino molto corretto, rispettoso del varietale, forse
un po' troppo impegnato a non sbagliare piuttosto che ad osare, insomma un
buon Fiano di Avellino degno rappresentante della denominazione, ottimo
rapporto qualità-prezzo ma non di quelli indimenticabili dal punto di
vista emozionale. Dobbiamo, però, tenere presente che si tratta del base
della ormai celebre cantina di Montefredane, che da qualche anno ha
deciso di puntare sulla selezione Cupo. Il secondo è stato accolto
con maggiore entusiasmo ed è stato a lungo ritenuto essere quello di Marsella, per lo stile molto eclettico, molto definito ed allo stesso
tempo esuberante nel primissimo approcciarsi al naso.
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foto 4)
Quando alla fine si è scoperto che si trattava di F.lli Urciuolo alcuni di noi
sono rimasti
positivamente colpiti. Vino dall'ottimo rapporto qualità-prezzo, anche
in questo caso la cantina produce una selezione superiore da vendemmia
leggermente tardiva. Forse l'unica perplessità mi è rimasta sulla tenuta
a bottiglia aperta. Quasi in contemporanea arrivano le due fantastiche
zuppe ed altre quattro bottiglie di vino. Una zuppa prevede la classica
accoppiata fagioli e scarole, uno dei cavalli di battaglia di Zi' Pasqualina,
la seconda più delicata ed aristocratica ma altrettanto gustosa è quella di
porcini e fagioli. Altro che cucina fusion-confusion,
quella dei piatti più belli a vedersi che a mangiarli. Qui, in questa
locanda di paese, si viene investiti prima dai profumi poi dai
sapori. In luoghi come questo non c'è posto per gli inutili barocchismi
della cucina minimalista e moderna. L'atmosfera è calda,
accogliente, rilassata ed i prezzi sono veramente convenienti. La terza
bottiglia viene subito individuata, correttamente, con il Fiano di Colli
di Lapio. L'unica sorpresa, che sapremo solo il giorno dopo,
grazie all'amico Pasquale Liguori (organizzatore della bella serata) che noterà la cosa, non si sa se per
errore o volutamente si trattava di un fuori-quota o meglio di un
fuori-annata, essendo la vendemmia 2003. Non possiamo che plaudire alla
capacità di mimetizzarsi di questo Fiano in mezzo a campioni più giovani
senza accusare cedimenti o stanchezza. E non dimentichiamo l'annata meno
felice: calda e siccitosa. Sicuramente le caratteristiche di Lapio, emergono in questi
confronti con grande chiarezza ed evidenza.
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foto 5)
Complimenti, dunque, a Clelia Romano. Anche per averci ricordato le doti
di longevità del nobile vitigno irpino. Degustare, infatti, dei 2005 in
questo momento è ancora, per certi versi, prematuro. Solo a partire da
adesso col trascorre dei mesi e degli anni inizierà ad avere un senso
più profondo ed una significatività più concreta. Il campione numero tre
viene anche questo, come quello di Clelia, individuato anche grazie alla
forma particolare della bottiglia, come il Terre di Dora di Terredora un
Fiano ottenuto dal blend di due cru, uno in Lapio, l'altro in
Montefalcione. Un bianco dalle note fumé molto insistenti ma
assolutamente gradevoli. Un Fiano più ricco, strutturato e più orientato
sulla potenza e l'ostentazione del frutto che sulla finezza aromatica.
Almeno in questa prima fase di vita. Smaltita un po' di ciccia potrebbe
riservarci non poche sorprese. Il quarto campione, invece, è stata una
novità assoluta che il ristoratore ha voluto porre alla nostra attenzione in
quanto diceva di esserne rimasto positivamente impressionato. Si tratta di una delle etichette nate nella nuova cantina dei
F.lli Ercolino: Vinosia. Che dire?! L'impatto aromatico non
può lasciare indifferenti e
riprende talune suggestioni che assai raramente mi è capitato di
riscontrare in maniera così netta e, aggiungerei, violenta nei Fiano che ho
assaggiato a tutt'oggi, vale a dire: balsamicità, erbe officinali, salvia,
rosmarino, alloro... Di tutti i Fiano degustati l'unico con queste
caratteristiche così evidenti che mi è venuto in mente è stato, neanche
a farlo apposta un altro 2005, quello di Picariello, degustato qualche
giorno prima.
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foto 6) Quello di Vinosia non mi ha, però, convinto del tutto poiché
la sua invidiabile freschezza aromatica sembrava assumere, con il
passare dei minuti, una postura sempre meno naturale e decisamente
forzata. Direi quasi "sauvignoneggiante" e che ha fatto sospettare al
tavolo, addirittura, si trattasse dell'atteso fuori programma. Mi riprometto, in ogni modo, di riassaggiarlo più avanti e con più calma per potermene fare un'idea più
precisa. L'entrata in scena dei ravioli alle noci ha distratto un po'
tutti i presenti. Ottimi ma non trascendentali. Io, nel
frattempo, ero stato rapito dal vino che mi ero appena versato nel
bicchiere. Pensavo, ancora una volta, allo scherzo annunciato dal ristoratore ed anche se
solo per qualche istante la mia memoria olfattiva mi continuava a
rimandare al
Trebbiano di Valentini. Invece no, di lì a pochi minuti, spogliate le
bottiglie della carta stagnola ritroverò il mitico Guido Marsella. La cosa assurda è che qualche giorno prima avevo
stappato a casa la prima bottiglia di quest'annata e mi era sembrata il
solito Marsella: elegante, potente, stilizzato forse finanche un po'
stereotipato. Non so cosa dire. La bottiglia bevuta da Zì Pasqualina
rimarrà indelebile nella mia mente per quella sua totale devianza,
quella sua naturalezza
d'espressione, quell'istintiva forza emozionale. Un bianco quasi
cerebrale per questa sua aurea olfattiva così rarefatta ma capace, invece, di coinvolgere,
rapire e di
riportarci una volta fatto il suo ingresso al palato con i piedi
saldamente per terra. Piacevolissimo da bere, infatti, mostra come un
grande vino debba saper emozionare sì ma anche farsi bere...
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foto 7)
Il miglior Marsella di sempre!!! Inutile dirvi che nel frattempo è arrivato, finalmente(?), il
vero intruso della serata un Grechetto dei Colli Martani così dignitoso
e corretto che in pochi ne hanno individuato il diverso lignaggio se non
per la minore freschezza acida rispetto a tutti gli altri vini giunti
fino a quel momento nel bicchiere. Io non sono stato tra questi. Ero
ancora frastornato da Marsella. C'è voluto il solito Antoine Gaite col
suo Vigna della Congregazione 2005, campione di vasca, a farmi
riprendere...In linea con la straordinaria prova del 2004, dotato forse
di maggiore ricchezza, come nel 2003. Trattandosi di un campione
prelevato dalla vasca bisognerà aspettare i primi imbottigliamenti per
un giudizio più definitivo. Ultimo campione in degustazione il Fiano di
Avellino di Vadiaperti, ancora molto scomposto e difficilissimo da
inquadrare. Anche in questo caso sarebbe opportuno, conoscendo i vini di
Raffaele Troisi, aspettare ancora un bel po' prima di esporsi in
valutazioni. A seguire baccalà, unica concessione al mare, in una cucina
essenzialmente di terra (e riproposto, praticamente, come unica alternativa in quasi tutti i locali
della zona) , quindi i dolci fatti in casa. Per informazioni sul ristorante Valleverde collegatevi
all'interessante sito internet
www.ziapasqualina.it, dove potrete fra l'altro "rubare" anche alcune
delle loro straordinarie ricette. Se poi avete un po' di tempo, tanta curiosità
e la voglia di vivere queste emozioni dal vivo, la verde Irpinia vi aspetta per un week-end diverso a
base di saperi e sapori unici, alla scoperta della splendida cultura contadina
locale.
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Fabio Cimmino
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