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Ero di ritorno
dall'Alto Adige, una settimana rilassante passata all'insegna della
cultura e dell'enogastronomia sudtirolese, e dovevo affrontare un
traffico davvero notevole, dovuto al rientro di milioni di famiglie
dalle vacanze. L'autostrada A22, che dal Brennero passa per Verona e
successivamente si congiunge alla A1 all'altezza di Carpi, era
fortemente intasata, code e rallentamenti rendevano il percorso assai
difficile e lento. Dovendo fare quasi 700 km da Algund fino alle porte
di Roma, ho pensato di tentare tutte le possibili alternative. E mi è
andata fin troppo bene, visto che uscendo dall'autostrada all'altezza di
S.Michele all'Adige, non ho trovato alcuna difficoltà sulla statale 12,
che mi ha permesso di giungere in assoluta tranquillità a S.Ambrogio di
Valpolicella, nel veronese, dove, dato che erano le 13.30, ho sentito
l'urgente bisogno di cercare un ristorante. Come è nel mio stile, ho
voluto fidarmi dell'istinto e, fra le indicazioni di trattorie e
ristoranti nella zona, ho scelto di puntare "Al Covolo", sperando
di trovarlo aperto. Giunto in Piazza Vittorio Emanuele, praticamente
deserta in quell'ora calda, ho parcheggiato senza difficoltà sotto un
albero e sono entrato nel bar-ristorante-enoteca. Mi ha accolto una
giovane ragazza austriaca che sta facendo esperienza di servizio ai
tavoli e di approfondimento della lingua italiana. Ho preferito un
tavolo nel giardino interno che sembrava più fresco, grazie anche alla
tettoia che impediva l'ingresso diretto del sole. Poco dopo è
sopraggiunto il signor Adelino, una persona che mi ha ispirato
subito una forte simpatia. I suoi modi pacati, la sua disponibilità a
dialogare, hanno trasformato quel pranzo in qualcosa di profondamente
diverso; nel giro di pochi minuti mi ha raccontato tutta la sua storia,
passando dal diploma di sommelier A.I.S. all'esperienza nella
ristorazione, fino alla descrizione di come si faceva il Recioto un
tempo "come oggi non si fa più".
Il suo ruolo oggi è di occuparsi della
cantina, decisamente ben fornita e inaspettata, data la zona periferica
e poco frequentata. Infatti Adelino mi racconta delle difficoltà che
hanno incontrato nel corso di questi 11 anni di attività, contando solo
su quei pochi cartelli che si trovano tra l'uscita della statale e
l'ingresso al paese. Il ristorante, che meriterebbe maggiore attenzione,
è collocato in un'area poco favorevole, ci si deve arrivare apposta. In
cucina c'è il figlio Andrea, mosso dalla passione e dalla voglia di
sperimentare senza strafare, ampiamente dimostrata nei piatti della
tradizione rivisitati che ho potuto assaporare: sformatino di Monte
veronese con speck d'anatra e funghi, bigoli al ragù d'anatra e, come
dessert, un eccellente Monte veronese stagionato, accompagnato da fichi
caramellati. Come vino ho preso un Soave Classico 2004 (95%
garganega e 5% trebbiano, fermentazione malolattica svolta per il 50% e
vinificazione in acciaio sulle fecce fini per 4 mesi) dell'azienda
Suavia, che a
dispetto dell'annata aveva raggiunto il grado di maturazione e complessità
ottimale per confrontarsi con le portate, mentre per il dessert il
signor Adelino mi ha proposto un piacevolissimo Caluso Passito Eva
d'Or 2002 di Roberto Crosio (Via Pietro Monte, 44 -
Tonengo di Mazzè, tel. 339/8636004).
Al
di là della bontà dei piatti, quello che mi è rimasto dentro è un lembo
di vissuto, una traccia dei sentimenti profondi e della storia di un
uomo, che pur incontrandomi per la prima volta, non ha avuto difficoltà
a raccontarsi, con assoluta moderazione nei modi e nei toni, rendendomi
partecipe delle emozioni che lo hanno sempre accompagnato nel lavoro. In
una sala del ristorante sono esposti alcuni dipinti molto belli che
raccontano le varie fasi della preparazione del Recioto, dalla vendemmia
selettiva all'appassimento sui graticci e alla vinificazione. Adelino ha
volutamente scelto di occuparsi della cantina per dare maggiore spazio
allo spirito creativo del figlio Andrea, che da alcuni anni sta
approfondendo la conoscenza della cucina di qualità. Dopo questa
piacevole e inattesa esperienza, il viaggio di ritorno è stato molto
rilassante, sia perché è stato necessario uscire solo a Carpi per
prendere l'A1 a Modena Sud a causa di una coda di 6 km, sia perché
questi sette giorni hanno avuto una chiusura più "morbida", proprio
grazie al piacevole pranzo e all'incontro con una persona di spiccata
umanità e semplicità, che mi hanno consentito di attuttire al massimo il
classico "effetto rientro".
Ristorante "Al Covolo"
Piazza Vittorio Emanuele, 2 - 37010 S. Ambrogio di Valpolicella (VR)
Tel +39 0457/732350
Fax +39 0456/886598
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