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La settimana rossa: Anteprime Chianti Classico, Nobile di Montepulciano
e Brunello di Montalcino



Roma, 17/02/2007
 

Manifesti anteprimeCi siamo, da martedì 20 a sabato 24 febbraio prende il via l'importante kermesse che vedrà protagoniste queste tre grandi Docg toscane, che si presentano nei locali della Stazione Leopolda di Firenze (20-21 febbraio Chianti Classico), della Fortezza di Montepulciano (giovedì 22) e di quella di Montalcino (venerdì 23 e sabato 24) ai giornalisti e agli operatori del settore. Quest'anno saranno sottoposte al giudizio degli esperti l'annata 2006 per il Chianti Classico e il Nobile di Montepulciano, l'annata 2002 per il Brunello di Montalcino e la 2001 per le Riserve. Ma, al di là delle opinioni già molto favorevoli da parte di enologi e produttori sul millesimo 2006, quello che sarà a mio avviso da verificare è "lo stato dell'arte" del percorso espressivo di questi vini, sui quali si è più volte discusso in positivo e non. Le motivazioni sono numerose, fra queste desidero ricordare l'aumento esponenziale dei produttori e dei vigneti a Brunello con conseguente maggiore difficoltà di mantenere alto il livello qualitativo medio di questa storica denominazione (siamo ormai a 200 aziende dislocate tutte intorno al comune di Montalcino); la sempre più difficile identità del Chianti Classico, area troppo vasta sulla quale sarebbe importante con il tempo riuscire a definire quanto meno i caratteri che differenziano i territori dei numerosi comuni coinvolti, dando vita a delle sottozone più circoscritte e riconoscibili (come avviene già per il Chianti). Ma soprattutto, e questo riguarda tutte e tre le denominazioni, le suggestioni e le influenze del mercato che hanno indotto molti produttori a perseguire obiettivi di successo modificando e, in alcuni casi, alterando i tratti peculiari e distintivi di questi vini.

Reduce dalla recente esperienza dell'Anteprima Amarone 2003 (di cui vi parlerò al ritorno dalla Toscana), sono ormai convinto che la valutazione delle annate sia inevitabilmente correlata e dipendente dalle scelte e dagli orientamenti delle aziende produttrici, che possono in molti casi portare a risultati quanto meno discutibili. Il tempo delle enfatizzazioni e degli appellativi sulle annate ("storiche", "del secolo" ecc.) sembra, almeno dal punto di vista squisitamente degustativo, non più realistico. Oggi è più determinante il comportamento umano, la saggezza nel vinificare con cautela e senza forzature, lasciando che le differenze fra le annate diventino motivo di distinizione, elemento di pregio, valore aggiunto e inducano ad una maggiore lungimiranza nella politica dei prezzi. Se, ad esempio, un Brunello di Montalcino 2002 sarà meno opulento, meno sontuoso ma più bevibile e ad un prezzo adeguato alle sue reali potenzialità, troverà una risposta positiva soprattutto da quella parte di consumatori che difficilmente può permettersi di accostarsi abitualmente a questa tipologia di vino. E qui è d'obbligo fare una critica anche al mondo dell'informazione, che troppo spesso si lancia in esaltazioni o affossamenti generici di questa o quell'annata, dimenticando quanto il mondo del vino sia straordinariamente diverso da microzona a microzona e penalizzando in modo globale e indiscriminato il lavoro di tanti vignaioli che invece hanno goduto di situazioni climatiche migliori o hanno saputo comunque interpretare nel modo migliore quel millesimo. E' ora di dare a Cesare quel che è di Cesare.

R. G.   
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