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Ci
siamo, da martedì 20 a sabato 24 febbraio prende il via l'importante
kermesse che vedrà protagoniste queste tre grandi Docg toscane, che si
presentano nei locali della Stazione Leopolda di Firenze (20-21 febbraio
Chianti Classico), della Fortezza di Montepulciano (giovedì 22) e di
quella di Montalcino (venerdì 23 e sabato 24) ai giornalisti e agli operatori del settore. Quest'anno
saranno sottoposte al giudizio degli esperti l'annata 2006 per il
Chianti Classico e il Nobile di Montepulciano, l'annata 2002 per il
Brunello di Montalcino e la 2001 per le Riserve. Ma, al di là delle
opinioni già molto favorevoli da parte di enologi e produttori sul
millesimo 2006, quello che sarà a mio avviso da verificare è "lo stato
dell'arte" del percorso espressivo di questi vini, sui quali si è più
volte discusso in positivo e non. Le motivazioni sono numerose, fra
queste desidero ricordare l'aumento esponenziale dei produttori e dei
vigneti a Brunello con conseguente maggiore difficoltà di mantenere alto
il livello qualitativo medio di questa storica denominazione (siamo
ormai a 200 aziende dislocate tutte intorno al comune di Montalcino); la
sempre più difficile identità del Chianti Classico, area troppo vasta
sulla quale sarebbe importante con il tempo riuscire a definire quanto
meno i caratteri che differenziano i territori dei numerosi comuni
coinvolti, dando vita a delle sottozone più circoscritte e riconoscibili
(come avviene già per il Chianti). Ma soprattutto, e questo riguarda
tutte e tre le denominazioni, le suggestioni e le influenze del mercato
che hanno indotto molti produttori a perseguire obiettivi di successo
modificando e, in alcuni casi, alterando i tratti peculiari e distintivi
di questi vini.
Reduce dalla recente esperienza dell'Anteprima
Amarone 2003 (di cui vi parlerò al ritorno dalla Toscana), sono
ormai convinto che la valutazione delle annate sia inevitabilmente
correlata e dipendente dalle scelte e dagli orientamenti delle aziende
produttrici, che possono in molti casi portare a risultati quanto meno
discutibili. Il tempo delle enfatizzazioni e degli appellativi sulle
annate ("storiche", "del secolo" ecc.) sembra, almeno dal punto di vista
squisitamente degustativo, non più realistico. Oggi è più determinante
il comportamento umano, la saggezza nel vinificare con cautela e senza
forzature, lasciando che le differenze fra le annate diventino motivo di
distinizione, elemento di pregio, valore aggiunto e inducano ad una
maggiore lungimiranza nella politica dei prezzi. Se, ad esempio, un
Brunello di Montalcino 2002 sarà meno opulento, meno sontuoso ma più
bevibile e ad un prezzo adeguato alle sue reali potenzialità, troverà
una risposta positiva soprattutto da quella parte di consumatori che
difficilmente può permettersi di accostarsi abitualmente a questa
tipologia di vino. E qui è d'obbligo fare una critica anche al mondo
dell'informazione, che troppo spesso si lancia in esaltazioni o
affossamenti generici di questa o quell'annata, dimenticando quanto il
mondo del vino sia straordinariamente diverso da microzona a microzona e
penalizzando in modo globale e indiscriminato il lavoro di tanti
vignaioli che invece hanno goduto di situazioni climatiche migliori o
hanno saputo comunque interpretare nel modo migliore quel millesimo. E'
ora di dare a Cesare quel che è di Cesare.
R. G.
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