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Sessantasette
Barbaresco 2004 sono un bel numero, più che sufficiente per farsi un
quadro di un'annata che è stata annunciata come eccellente, tanto da
spingere parecchie cantine a prevedere la riserva. Intelligentemente,
come sempre, l'Unione Produttori Vini Albesi presenta i vini
raggruppandoli in base al comune di appartenenza, consentendo ai
degustatori di mettere meglio a fuoco le diverse espressioni di ciascuna
zona. Oggi, con il sensibile incremento dei vigneti e del numero di
aziende, soprattutto nell'area del Barolo, e con il sempre più evidente
mutamento del clima verso temperature più calde e maggiore siccità,
sarebbe anche il caso di cominciare a mettere in cantiere la
possibilità di dover rivedere e ridefinire quali siano i migliori cru
di Langa. Appare sempre più evidente che i vigneti situati in zone
medio-basse e con esposizioni al sole particolarmente prolungate, sono
quelli che soffrono di più, mentre quelli che dimorano dai 400 m. in su
e magari hanno un periodo di esposizione ai raggi diretti del sole più
ridotto, avranno sempre maggiori possibilità di dare vini meno
sbilanciati, alcolici, surmaturi nel frutto e immaturi nel tannino
proveniente dai vinaccioli. Non è, quindi, escluso che in un prossimo
futuro possa diventare necessario effettuare nuove mappature che
prevedano l'ingresso di altri cru e magari l'uscita di alcuni storici
non più in condizione di offrire vini di qualità elevata. L'argomento
è già nei pensieri di alcuni produttori, ma non sarà facile da
affrontare e troverà sicuramente molti freni e ostacoli soprattutto per
i possibili danni economici che una revisione dei terreni più vocati
potrebbe apportare ai proprietari di cru tradizionalmente famosi se
questi venissero declassati. Ma se gli scienziati hanno davvero ragione,
se il clima sta diventando sempre più tropicale, volenti o nolenti il
problema dovrà essere affrontato, è solo questione di tempo.
La
sequenza dei Barbaresco presentati fra lunedì 7 e martedì 8 maggio è
la seguente: i primi 15 provenienti dal comune di Treiso, poi è toccato
a Neive con 30 campioni, Alba 4 (per la precisione i vigneti si trovano
nella frazione albese di San Rocco Seno d'Elvio, come previsto dal
disciplinare), Barbaresco 17 e uno proveniente da comuni vari. Facendo
una media delle valutazioni non ci sono dubbi per me che i vini
provenienti da Barbaresco siano quelli che hanno dato risultati più
omogenei e qualitativamente positivi, mentre Treiso appare decisamente
più indietro, questa zona che tradizionalmente produce vini più
strutturati e tannici sembra non essere a oggi in grado di esprimere al
meglio l'annata 2004, la maggior parte si sono dimostrati piuttosto duri
e scorbutici, a volte anche con tannini verdi e sentori fin troppo
maturi; i Barbaresco di Neive sono un po' nel mezzo, caratterizzati
solitamente da tratti più morbidi e maggiore prontezza hanno
rispecchiato solo in parte le loro peculiarità. Ma scendiamo nel
dettaglio.
Treiso:
Ottime cose dal nuovo Barbaresco di casa Rizzi,
il Pajorè Suran, appezzamento acquistato recentemente
dall'instancabile Ernesto Dellapiana, dal colore granato con riflessi
rubini, naso molto fine, giocato su piccoli frutti, liquirizia, fiori,
mineralità;
in bocca è molto bello, buona complessità e trama che si sviluppa assai
bene, con misura ed eleganza, un vino in grado di evolvere a lungo ma
che già ora è assai godibile. Meno travolgente il Nervo Fondetta,
ma sempre caratterizzato da tratti femminei, rotondi, avvolgenti, che
stimolano la beva. Ineccepibile il Vigneto Nervo della
cooperativa Vignaioli Elvio Pertinace, una sicurezza, un vino di
cui su Lavinium abbiamo parlato spesso e che mostra una costanza
qualitativa rassicurante: in questa versione ci offre note eleganti di
eucalipto, liquirizia, prugna e ribes nero e una bocca intensa, dal
tannino fine e deciso al tempo stesso, ottima persistenza. Molto buono
anche il Teorema dei F.lli Molino, rubino intenso e
luminoso, bouquet caratterizzato da una leggera dolcezza, molte ciliegia e lampone; in bocca è un po' spinto, ha abbastanza polpa
e gradevolezza, ritorno di liquirizia e ciliegia, finale che asciuga
ancora lasciando intuire la necessità di un ulteriore affinamento in
bottiglia.
Neive: Non è più una sorpresa per me il Barbaresco
Sorì Basarin di Romano Bonino, che già avevo apprezzato con
l'annata 2001, questa volta addirittura migliore. Si tratta di un
vino assolutamente tradizionale, già nel colore molto evoluto; il
produttore è un vignaiolo d'altri tempi, non si cura delle nuove
tecnologie ma lavora soprattutto in vigna, aiutato dal nipote Egidio. La versione 2004 propone profumi di lampone, ciliegia,
ribes e tabacco; in bocca ha bella pastosità, sapido, lungo e di bella
beva. Se una critica si può muovere ai vini di Romano Bonino è che
forse una raccolta meno tardiva delle uve gli gioverebbe donandogli
maggiore freschezza. Ottimo il San Cristoforo di Pietro
Rinaldi, rubino intenso, spiccatamente fruttato di ciliegia e
lampone; in bocca ha molta corrispondenza, leggera liquirizia, tannino
forte ma la polpa ne alleggerisce bene la spinta rendendolo comunque
godibile e succoso. Anche il Barbaresco Canova di Ressia
è diventato ormai una certezza: bel colore granato medio; profumi di ciliegia
matura e ribes, note di rosa; cacao, in bocca è abbastanza ben
delineato, tannino forte, buona acidità, finale che tiene bene. L'azienda
Battaglio non è più una sorpresa, anzi, il lavoro di Gianluca
sta dando ottimi frutti, i suoi vini sembrano ogni anno più buoni,
anche il nuovo Barbaresco 2004 non sfigura affatto, proponendo un
colore granato netto e di buona trasparenza, molto "nebiol";
al naso si percepisce una bella nota di legno
di liquirizia e un frutto ben espresso che ritroviamo in bocca, dove non
mancano nerbo e acidità, è
giovane e promette bene. Il Gallina di Prinsi presenta
un colore granato leggermente evoluto, premessa di un naso dai toni speziati,
marchiati dal chiodo di garofano; in bocca ha buon carattere e complessità e finale che chiude
pulito. Una piacevole conferma arriva dalla Tenuta San Mauro,
della quale avevamo già apprezzato il Barbaresco 2001; la versione 2004
si offre alla vista di un classico colore granato di media intensità e
trasparenza; naso ben espresso di violetta, prugna, ciliegia e liquirizia; in bocca
si sviluppa
bene, ha buon tannino e bella corrispondenza, con una complessità che
andrà aumentando negli anni. Cascina Luisin ci propone un Sorì Paolin dal
colore rubino chiaro con riflessi granati; naso appena dolce
che vira verso la ciliegia e la prugna; in bocca ha discreta misura
tannica, buon ritorno di frutto e una bella serbevolezza. Anche La
Contea fa la sua bella figura con il classico Ripa Sorita, sempre
valido, granato netto, profumi di liquirizia, visciola, fiori; al palato ha discreto nerbo, buon frutto, tannino un
po' asciugante e bisognoso di polimerizzare.
Alba: Dei
quattro vini presentati desidero segnalare il Barbaresco Ad Altiora
di Michele Taliano dal colore rubino con riflessi granati,
convincente nei profumi di frutti di bosco
in parte sotto spirito, ribes, ciliegia, una punta di cipria; al palato
è interessante, anche se piuttosto serrato, buon frutto che ritorna e
una linearità espressiva che lo rende interessante. Anche Marco e
Vittorio Adriano hanno prodotto un buon Barbaresco, sempre
rubino-granato con un frutto ben espresso e una promettente speziatura;
al palato attacca nervoso, con un tannino asciugante ma poi si distende
bene e ripropone un frutto succoso e pieno, consentendo un finale più
disteso e gradevole.
Barbaresco: Era qualche anno che
avevo la sensazione che i vini di Michele Chiarlo non riuscissero
più ad esprimersi al meglio, ma questa volta sono stato piacevolmente
smentito da un ottimo Barbaresco Asili, dal colore granato spinto con unghia quasi mattonata;
al naso è evidente il bagaglio terziario, forse prematuro per un 2004
ma indubbiamente interessante nei toni di tabacco, cuoio, chiodo di garofano; in bocca ha
classe, ben fatto, elegante, setoso nel tannino, davvero molto buono. Il
Barbaresco della Cantina del Pino è uno dei migliori
assaggiati di questo gruppo: rubino con riflessi granati, ancora bello
vivo; naso giocato più sulle
spezie che sul frutto e proprio per questo meno scontato; in bocca è succoso, molto ben fatto, tannino
misurato e notevole lunghezza aromatica. Ha sempre un tocco di
originalità che fa tanto terroir il Martinenga dei Marchesi
di Gresy, dalla tinta granato un po' scarico con sfumature rosate; naso
terziario, prugna sotto spirito, liquirizia; al palato sembra ancora
alla ricerca di una sua dimensione, fra il tannino che si fa sentire e
una gamma cromatica complessa ma non ancora amalgamata con il tessuto
fenolico. Albino Rocca mette a segno un bel Barbaresco
Vigneto Brich Ronchi, di colore rubino con riflessi granati, molto compatto; naso con
note di ciliegia e prugna, tabacco, liquirizia, sottobosco e sfumature
minerali; in bocca ha buona
fruttosità, tannino misurato, si fa piacere ed ha una gran bella
persistenza. Per una volta il Rabajà di Bruno Rocca
non sembra essere marcato dal piccolo legno, ma riconquista una bella
vena fruttata fresca arricchita da note di liquirizia, mentre al palato,
a parte una leggera amaritudine, ha ottima corrispondenza e una
piacevolezza di beva alla quale non ero abituato. Si comporta bene il
Rio Sordo di Cantina Bruciata, dalle tonalità granate di buona intensità;
bouquet che si apre a piacevoli note floreali, mentre in bocca prevale
il frutto che sta progressivamente conquistando il terreno su un tannino
deciso che va smussandosi, il finale è coerente e di buona beva. Comuni
vari: Per finire, da una miscellanea di vigne situate a
Barbaresco, Neive e Treiso, torna in ottima forma il Barbaresco
base di Prunotto, dal colore rubino compatto con riflessi granati; naso
appena dolce e
sornione, con frutti di bosco in primo piano arricchiti da delicata
speziatura, mentre al palato si offre strutturato e corrispondente, con
tannino importante e bella persistenza gustativa.
Roberto Giuliani |