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Elena, Anna e Paola portano avanti con entusiasmo l'azienda che papà Ermanno
fondò insieme alla moglie Mariuccia nel 1963, un entusiasmo che si respira a
pieni polmoni appena si varca la soglia del bellissimo Castello Conti, luogo
ideale non solo per la conservazione dei vini, ma anche come museo d'arte. Si,
perché è sempre stato nel desiderio della famiglia legare il vino all'arte, alla
storia e alla cultura. Girando per le sale si possono ammirare pitture,
fantasiose sculture, bottiglie dipinte. Il connubio fra vino e arte è evidente
anche dalla collezione di etichette firmate da alcuni fra i migliori artisti
della zona, l'ultimo dei quali è l'ottantenne Mauro Maulini. Il vino, in casa
Conti, viene prodotto seguendo la tradizione tramandata dagli avi e continuata
da Ermanno. Le uve provengono da vigne impiantate alla fine degli anni '60:
macerazioni medio-lunghe a contatto con le vinacce, la malolattica viene
effettuata a temperatura controllata, la maturazione avviene in botti e barrique
non nuove per un periodo molto lungo e il vino viene messo in commercio dopo
almeno 7 anni (tre in legno, due in acciaio e due in bottiglia). Io e Alessandro
Franceschini, abbiamo
avuto la possibilità di degustare l'annata 2007 del Boca direttamente dalla
vasca, quindi nella fase iniziale del suo lungo percorso, e le impressioni sono
state molto incoraggianti. Ma la conferma della qualità del Boca di Cantine del
Castello l'abbiamo avuta da una splendida verticale effettuata in azienda di ben
11 annate, dalla 1996 alla 1984, saltando solo la '92 e la '95 che non sono
state prodotte. La mano è ovviamente quella di papà Ermanno, ma le figlie non
hanno nessuna intenzione di cambiare filosofia, per fortuna! Così come avviene
in Valtellina, con i vini di un'altra splendida azienda che ben conoscete,
Ar.Pe.Pe.,
anche i Conti ritengono opportuno presentare il loro Boca solo quando è pronto
per essere apprezzato. Ed hanno perfettamente ragione, perché quel respiro
profondo, quell'ampiezza e complessità che caratterizzano in modo
inequivocabile questi vini, la notevole spinta di freschezza che
continua ad alimentarli anche dopo ventanni, sono la dimostrazione di
quanto sia importante saper aspettare, lasciare che il vino faccia il
suo corso senza forzare l'andatura con tecniche che favoriscono una maggiore immediatezza, ma spesso
condizionano l'evoluzione e il raggiungimento di una profondità
espressiva che solo il lento processo chimico che avviene all'interno
della bottiglia può consentire.
La
verticale del Boca - 1996: uno degli elementi che
accomunano più o meno tutti vini degustati è certamente la straordinaria
tenuta di colore, che non sembra minimamente risentire del tempo. Qui ci
troviamo di fronte ad un bel granato vivo e di buona trasparenza.
Il bouquet è improntato su note di fiori appena appassiti, prugna in
confettura, ciliegia sotto spirito, ma soprattutto una variegata
speziatura, si coglie il tabacco, la cenere, la carne. In bocca la
freschezza non manca, né la spinta tannica, sebbene molto arrotondata e
ben integrata. Nel lungo finale appaiono note che richiamano alla carne,
al brodo.
- 1994: abbiamo avuto il tempo di lasciare respirare i vini e di sentire il loro
progressivo aprirsi, fattore fondamentale che gli ha consentito di
liberarsi di quegli odori tipici che si formano dopo tanti anni in
bottiglia. Dopo un'iniziale nota di smalto, affiorano sentori di cassis,
ciliegia e visciola, liquirizia, radice di rabarbaro, cenere, note di
carne cotta ed erbe aromatiche, sensazioni balsamiche. Al palato colpisce
subito per l'acidità vibrante, per nulla indebolita dal passare del
tempo, una delicata sapidità e sfumature che richiamano il brodo di
carne, cenni di goudron, ancora liquirizia e cenere, arricchiscono il
lungo finale che ci porta verso marcate note di china.
- 1993: impatto olfattivo meno generoso, che con il tempo
però riesce a recuperare in buona parte. Il carattere è decisamente
terziario, sviluppa toni di cuoio, catrame, tabacco, legno di
liquirizia, frutta scura. All'assaggio, al contrario, risulta ancora
freschissimo, a dimostrazione che questo è un tratto caratterizzante
della zona, dovuto in gran parte alla tipologia del terreno, all'età
delle piante (qui hanno già più di ventanni) e alle buone escursioni
termiche. Bocca pepata, dinamica con bella corrispondenza aromatica e
lungo finale di fiori secchi.
- 1991:
colore integro, bellissimo e di impressionante vitalità; naso che
coinvolge con le sue note di spezie orientali, curry, cardamomo, noce
moscata, che si amalgamano a prugne in confettura. Al gusto si sente
sempre quella smagliante freschezza che ci rassicura sulle sue
possibilità evolutive, mentre qualche sensazione verde che ci ricorda il
raspo alimenta una certa sensazione di astringenza.
- 1990: vino di straordinaria stoffa, grande equilibrio di
ogni componente, senza dubbio il campione migliore, figlio di uno dei
millesimi più grandi del secolo scorso. Questo Boca mette in evidenza
quello che potrebbe essere un piccolo limite percepito in tutti gli
altri assaggi: una struttura leggermente esile che a volte lascia la
bocca non completamente soddisfatta ed evidenzia qualche squilibrio tra
durezza e morbidezza nelle annate meno riuscite. Qui, invece, siamo al
top dell'emozione, tutto è al posto giusto, le sensazioni di pienezza,
maturità, rotondità, freschezza ci sono tutte.
- 1989:
altro vino, come il 1993, che esprime una forte componente terziaria, di
maturità, con note di goudron evidenti, prugna cotta, liquirizia,
bacche, caffè. L'attacco gustativo evidenzia proprio quanto detto in
precedenza: manca di polpa, questo crea un effetto più sbilanciato dove
l'astringenza e le note verdi (d'altronde le tecniche erano meno
avanzate) hanno in parte il sopravvento. Finale di cioccolato e caffè.
- 1988: bello l'attacco di viole e rose appassite, seguito
da ritorni di carne, china, liquirizia, meno frutto. Al palato è molto
coinvolgente e complesso, con una speziatura spiccata che si fonde a
note di frutta sotto spirito. Seguono una bella sapidità e tonalità
ferrose molto interessanti.
- 1987:
sempre stupefacente il colore, più o meno identico a quello del 1996,
solo appena aranciato all'unghia. Qui sono le erbe officinali a dominare
la scena iniziale (questo è un elemento che caratterizza tutti i Boca
invecchiati di casa Conti), poi note ferrose, di fieno, anice stellato.
In bocca, al contrario, c'è un bel frutto che lo rende morbido e di
grande piacevolezza. Finale pulito e ancora perfettamente godibile.
- 1986: anche qui le erbe officinali sono il biglietto da
visita, espressioni di un terziario complesso e intrigante, di grande
fascino. Uno dei vini più sapidi, ancora ricco di frutto, tannino fine e
perfettamente armonizzato con le altre componenti.
- 1985:
espressione di incredulità da parte di tutti i presenti per il colore,
fra i più belli e freschi di tutta la verticale, a ricordarci che anche
questo è stato un grande millesimo (in alcuni casi anche superiore al
'90). E' il trionfo della complessità che emerge con l'invecchiamento,
tra goudron ed erbe officinali, fiori secchi e richiamo all'oliva, su un
fondo di confettura di ribes nero. Bocca balsamica e corrispondente,
morbida e ben supportata dal frutto.
- 1984: altro vino affascinante, che si trasforma
continuamente nel bicchiere evidenziando una gamma di profumi di grande
fascino. Colpisce come i vini mettano in luce una capacità di evolvere
molto lineare, le diverse annate sembrano incidere molto poco sul
processo di maturazione, mentre è il connubio fra terreno e vitigno a
prendere il sopravvento. Qui ritorna ancora quella freschezza che
emoziona, le leggere imperfezioni non contano nulla di fronte a tanta
bellezza. Certo oggi i vini possono essere ancora migliori grazie ad una
maggiore esperienza in vigna e al supporto di una cantina più
efficiente.
Una gran bella esperienza, arricchita dalla presenza e dalla simpatia di Elena
Conti, che ci ha accompagnato per tutta la degustazione. Ricordatevi di questa azienda e, soprattutto, di questa zona, che sta godendo di una vera rinascita grazie alle sue grandi potenzialità e alla coesione dei produttori, che stanno lavorando insieme (come non hanno ancora imparato a fare in molte altre parti d'Italia) per proporre prodotti seri, affidabili, onesti e di grande fascino, da Boca a Maggiora, da Cavallirio a Grignasco e Prato Sesia.
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