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Per il rinnovamento Fontana di Papa punta alla "Cittadella del Made in Castelli Romani"


Il 5 maggio la presentazione ufficiale di un progetto di largo respiro,
numerose le presenze e gli apprezzamenti


Roma, 13/05/2007
 

Il convegnoTeatro, spazi espositivi e polifunzionali, sala degustazione e ristorante, queste sono alcune delle strutture che la Cantina Sociale Fontana di Papa di Ariccia ha intenzione di realizzare nell'ambito della riconversione dei propri impianti in seguito ad un ambizioso progetto di rinnovamento e rilancio della propria attività. Il presidente Renato Negroni sabato 5 maggio ha beneficiato di una platea ampia per presentare il rinnovamento della storica cantina, nella quale erano presenti anche politici di livello nazionale come il senatore Cosimo Ventucci e i vertici del sistema regionale vitivinicolo come Massimo Pallottini, commissario straordinario dell'Arsial, Massimo Gargano, presidente della Coldiretti Lazio, Pino Sparvoli, vicepresidente regionale di Concooperative e Giuseppe Codispoti, vicepresidente della Lega coop del Lazio.

In realtà il complessivo restyling della Fontana di Papa si propone come modello e fonte di sviluppo futuro per l'intero territorio, ponendosi sul mercato del turismo enogastronomico come un centro di attività dal raggio molto ampio, che colleghi il vino al territorio secondo un filone del marketing enologico che si sta imponendo come uno dei più importanti per assicurare ai vini italiani, ricchi di storia e dal grande valore aggiunto legato appunto alla provenienza, una reale possibilità di rilancio in un mercato sempre più competitivo.

Il fronte delle problematiche relative alla realizzazione è tuttavia abbastanza ampio e ancora da definire, certo sabato si è incassata l'approvazione del progetto di massima, ed era comunque il primo importante ostacolo da superare, da parte dei soci della cantina e delle istituzioni presenti, compreso il sindaco di Ariccia Emilio Cianfanelli, ma da qui all'inizio dei lavori i tempi sono ancora lunghi. Innanzitutto perché ora il progetto dovrà diventare "tecnico", con il relativo calcolo di tempi e costi di realizzazione, in base ai quali si dovrà quindi accertare la percentuale di possibile copertura da parte della Fontana di Papa e quella invece che si dovrebbe reperire negli interventi di istituzioni diverse. Un aspetto che tuttavia non è stato trascurato dagli ospiti intervenuti, con accenni da parte sia di Pallottini sia di Gargano, che comunque non sono entrati nel merito in maniera più concreta di un generico "vi staremo vicini per quanto possibile".
D'altronde il momento non è dei più floridi, la crisi del settore non è ancora terminata e per un territorio come quello laziale, che deve recuperare le posizioni perse, questo significa dover fare doppi sforzi. Per questo l'Arsial e la Coldiretti non hanno potuto promettere di più pur apprezzando il progetto e il coraggio di Negroni, perché al momento hanno altre priorità come, ad esempio, gli interventi per il rinnovo del sistema cooperativo.
"Nel Piano di sviluppo rurale regionale - ha dichiarato a tal proposito Pallottini - che sarà presto in discussione alla Comunità europea, abbiamo destinato il 50% delle risorse proprio a piani di riconversione e di riammodernamento delle imprese. Vedremo in che modo potremo sostenere il progetto presentato da Fontana di Papa anche se in questo momento ci preme spingere per riordinare l'intero sistema delle cantine sociali che presenta molte crepe".

RelatoreL'incoraggiamento ad andare avanti dunque c'è, la sicurezza di un appoggio concreto in futuro, soprattutto della sua entità, è però ancora da vedere. Purtroppo infatti il progetto della Fontana di Papa può sembrare fin troppo avveniristico per un mondo, come quello dei Castelli Romani, che prima di arrivare a pensare una "Cittadella" che possa fare da volano per l'economia agroalimentare del territorio deve prima risolvere, ad esempio, il nodo di tre cantine sociali nel giro di pochi chilometri, che fanno tutte gli stessi vini e che quindi lavorano sulle stesse fette di mercato facendosi concorrenza. Certo, vista anche l'ampiezza del rinnovamento che si sta tentando di apportare agli stabilimenti di Ariccia, si potrebbe anche parlare di lungimiranza più che di rischioso balzo in avanti. I tempi della realizzazione saranno ovviamente molto lunghi e quindi, per quando sarà pronta, la "Cittadella del Made in Castelli Romani" potrebbe essere in effetti una risposta adeguata al settore e all'esigenza di convogliare verso questo territorio bellissimo ma poco curato una fetta importante del turismo richiamato dalla Capitale. Alla Fontana di Papa infatti hanno pensato un progetto che fa rima con marketing territoriale, qualcosa che in realtà non è ancora attivo ai Castelli Romani, anche perché alcuni campanilismi impediscono una progettazione seria lasciando immobile il sistema delle due velocità con i centri "ricchi", Frascati e Grottaferrata in primis, che sembrano non volersi sporcare le mani con il resto dell'area geograficamente e culturalmente a loro vicina. Oltre a questo però di problema ce ne è anche un altro, e prevede un miglioramento che parta dalla materia prima, dal vino stesso. Prima cioè di pensare alle sinergie da realizzare intorno al mondo del vino forse è importante che si lavori innanzitutto per rendere l'enologia dei Castelli Romani una certezza in termini di qualità, innovazione e presenza sul mercato.

Il progetto della nuova Fontana di Papa, realizzato dallo studio Didepro, è comunque bellissimo, quasi troppo, speriamo non rimanga a lungo nei cassetti e possa soprattutto essere supportato da un sistema vitivinicolo seriamente rinnovato e finalmente protagonista.

Fabio Ciarla   
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