|
Sei edizioni e grande partecipazione per la tappa conclusiva dell'ennesimo appuntamento con
Trentino
Top Wine nei bellissimi saloni del St. Regis Grand Hotel di Roma. Lunedì 5 marzo la rassegna ha chiuso
i battenti dopo aver toccato anche due città europee del calibro di Colonia (12 febbraio) e Londra (27 febbraio);
per quanto riguarda l'Italia invece, oltre alla capitale, consueto appuntamento con Milano il 19 febbraio.
Cavallo di battaglia del grande circuito, si spera virtuoso, messo in campo per promuovere l'enologia trentina è
sicuramente lo spumante metodo classico, il gioiello più esportato della zona, ma di seguito arrivano i grandi vini
bianchi, i rossi di nuova scoperta e i Vin Santo, senza dimenticare l'appendice delle grappe,
vere co-protagoniste della rassegna conclusasi a Roma, regolamentate fin dal 1969 dall'Istituto di Tutela Grappa del Trentino.
Nel complesso, per la provincia di Trento, si parla di circa il 2% della produzione enologica nazionale, una quota
dunque quasi minimale per quanto riguarda la quantità, ma il discorso cambia faccia se affrontato sotto il punto di
vista della qualità e del giro d'affari. Confrontando i dati statistici infatti si nota come l'export vinicolo della
provincia di Trento nel 2005 abbia rappresentato il 7,8% di quello nazionale, confermando la vocazione di mercato a
contatto con l'estero e soprattutto di un mercato di qualità, infatti la quota del "valore" dei prodotti esportati
sfiora il 10% di quella nazionale. A cominciare ovviamente dallo spumante metodo classico, prodotto in sette milioni
di bottiglie, ovvero quasi il 35% dell'intera produzione nazionale. Un comparto, quello vitivinicolo, che resta dunque
fondamentale per la regione, tanto da essere al centro di un "Progetto Vino" della
Trentino Spa (www.trentino.to) che,
oltre alla manifestazione appena conclusa, prevede vari appuntamenti, da quello genericamente enogastronomico come
Gusto
Trentino a quelli più specifici come Prowein a Dusseldorf (18-20 marzo), passando ovviamente per il
Vinitaly (29 marzo-2 aprile)
e per esperienze diffuse sul territorio come "100 enoteche - Trento Doc" (16-21 aprile) e "100
enoteche - Teroldego Rotaliano Doc" (22-27 ottobre), per concludere con i due appuntamenti di primavera e d'autunno con
Trentino Wine Store e la 71a Mostra
di vini del Trentino. Un'offerta diversificata per un'area decisamente eterogenea al proprio interno, con differenti microclimi
in base alla vicinanza o meno al lago di Garda o, viceversa, alle Dolomiti, complessità aumentata anche dalle molteplici
caratteristiche del terreno.
Il grande banco d'assaggio di Trentino Top Wine, ad entrata libera, ha potuto rappresentare quindi solo una parte di questa enorme
varietà di vini e grappe, dovendo magari sacrificare alcune etichette per permettere di avere almeno un "campione rappresentativo"
della regione. Già così infatti non è stato semplice, nonostante più di due ore di degustazione, farsi un'idea di tutto quello che
il Trentino vinicolo offre, figuriamoci se sui tavoli ci fossero state ulteriori possibilità di scelta.
Cominciando dagli spumanti metodo classico, passando per i bianchi, i rossi, i vin santo e finendo con le grappe la degustazione di
lunedì 5 marzo è stata davvero soddisfacente sotto vari punti di vista. Le eccellenze, per quanto riguarda le bollicine del Trentino,
erano rappresentate degnamente da alcune riserve di grande equilibrio e delicatezza, dalla più "giovane" dell'Istituto Agrario San
Michele all'Adige (Mach - Riserva del Fondatore 2002) alla più "matura" dell'azienda Ferrari dei Fratelli Lunelli (Giulio Ferrari
Riserva del Fondatore 1997), entrambe ottime. Per i bianchi ci piace sottolineare la potenza all'olfatto del
Nosiola L'Ora 2004 Igt
dell'azienda Pravis, un vino quasi troppo ricco, e Maso Roncador 2005 della Cantina La Vis e Valle di Cembra (Trentino Doc -
Müller Thurgau). Per i rossi, alla originale etichetta del Trentino Superiore Marzemino dei Ziresi
2005 della Vivallis non
corrisponde un prodotto altrettanto gustoso, mentre il Teroldego Rotaliano Doc Clesurae 2004 della Cantina Rotaliana di
Mezzolombardo abbina una bella scelta grafica ad un vino quasi ottimo. D'altronde l'attenzione alla presentazione dei vini,
cominciando dalle etichette, sembra una caratteristica del Trentino come ad esempio con il
Mezum 2004, Teroldego dell'azienda Redondél,
con un fossile in diverse colorazioni o il Barbanico 2003, Vallagarina Igt dell'azienda Balter, rappresentato da un bellissimo disegno
realizzato da un ragazzo disabile. Per il Vin Santo nota di merito a Giovanni Poli, mentre per le grappe non ci avventuriamo in
giudizi affrettati, non è proprio semplice affrontare una degustazione così lunga e pensare di arrivare alla fine ancora perfettamente
in grado di esprimere opinioni pur se, comunque, del tutto indicativi.
Una bella serata con una grande attenzione al territorio e
alle sue potenzialità enogastronomiche e turistiche, con la conclusione affidata alla promozione dell'accoglienza trentina in tutte
le sue forme, che fa della Trentino Top Wine una manifestazione importante per gli enti organizzatori da una parte e per gli amanti
della natura, del buon bere e buon mangiare dall'altra.
Fabio Ciarla
|