I Grandi Cru della Costa Toscana e la vendemmia
2000: "la luce della costa"
Roma, 02/05/2007
Il
29 Aprile scorso al Castello di Castiglioncello di Bolgheri, proprietà
del Marchese Nicolò Incisa della Rocchetta, si è tenuto l'ormai consueto
appuntamento con l'Associazione Grandi Cru della Costa Toscana
presieduto, dalla brava ed intraprendente Ginevra Venerosi Pesciolini,
produttrice di vini nella sua Tenuta di Ghizzano. Una vendemmia
ritenuta sempre più controversa nonostante sia stata celebrata, a suo
tempo, soprattutto dalla critica di settore d'Oltreoceano. Eccellenti
condizioni climatiche in primavera con instaurazione di ottimo
equilibrio vegeto-produttivo delle piante; invaiatura anticipata di
circa 10 giorni (fine Luglio - inizi Agosto); estate inizialmente
regolare, poi torrida da metà agosto fino alla prima decade di
settembre; maturazioni anticipate che hanno portato ad anticipi di
vendemmia anche di dieci giorni rispetto alla normalità. Ed è stato
proprio il caldo torrido a destare le maggiori perplessità fin dai primi
assaggi in anteprima. Prima di passare, però, ad un'analisi più
dettagliata dei vini vorrei dilungarmi in qualche considerazione di
carattere più generale. Al di là di avere, a distanza di tempo, la
possibilità di assaggiare i vini (molti dei quali importanti e
celebrati) di un'annata così particolare, quest'appuntamento continua a
stimolarmi di più per altri motivi, come la discussione che
solitamente segue alla degustazione. La possibilità, infatti, di
confrontarsi ad alta voce con colleghi degustatori di altre testate
specializzate, guide ed organizzazioni di settore nonché provenienti da
diverse nazioni (grazie alla presenza di giornalisti di ogni parte del
mondo) è un'opportunità più unica che rara. Assistendo, poi, ai
commenti con i produttori presenti, ci si può rendere facilmente conto
che, fatta eccezione per poche etichette, quasi sempre i pareri possono
e risultano essere molto discordanti fino ad arrivare a prendere
posizioni anche diametralmente opposte. Si può in questo modo
immediatamente comprendere la diversità di giudizio che sempre più
spesso è dato riscontrare in articoli di riviste e, ancor di più, nelle
guide specializzate. Oltre alla variabile soggettiva (umanamente
impossibile da "correggere") c'è poi quella più oggettiva rappresentata
spesso dalla disomogeneità di bottiglie servite.
Addirittura sul mio
tavolo io e l'amico Gianpaolo di Gangi di Porthos abbiamo potuto
riscontrare di avere nel bicchiere in corrispondenza dello stesso
riferimento due vini molto diversi tra loro: il mio molto più stanco ed
evoluto, il suo molto più vivo. Le rassicurazioni dei pur bravi
sommelier addetti al servizio in sala in quel caso, che hanno affermato
di aver utilizzato la stessa identica bottiglia, non mi hanno convinto,
perché ricordarsi a memoria di come siano stati serviti tutti e 23 i
vini non mi sembra affatto una cosa semplicissima. Resta il fatto che
quei due bicchieri poco o nulla si assomigliavano tra loro. Un
produttore amico mi ha, inoltre, fatto notare che il suo vino giudicato
positivamente dai più (e per questo ne riporto la confidenza che
altrimenti sarebbe potuta sembrare e suonare come una giustificazione) a
lui non era piaciuto un gran chè nonostante avesse assaggiato quello
stesso vino, rimanendone pienamente convinto e soddisfatto, solo pochi
giorni prima di inviarlo alla degustazione. Infine ci può pure stare,
per la pura legge della probabilità, che su tanti campioni degustati su
uno o due si perda la giusta concentrazione ed il giudizio risulti
"falsato". Insomma tutta una serie di circostanze e considerazioni che
ci devono aiutare a comprendere le difficoltà che si incontrano nel
valutare i vini a maggior ragione quando si tratta di rossi belli
massicci, il tempo stringe e le bottiglie sono tante. Possiamo, adesso,
finalmente dedicarci alle note più tecniche. In generale possiamo dire
che l'annata non sarà stata la migliore di sempre ma che i produttori
sono riusciti a gestire bene il torrido caldo estivo sia in termine di
maturazione delle uve, scongiurando (a parte rarissimi casi) i pericoli
di surmaturazione che ci si aspettava, sia in fase di vinificazione
ottenendo un buon equilibrio tra acidità, alcol e tannini. Per quanto
riguarda proprio questi ultimi ritengo, ed è solo il mio personalissimo
parere, che più di qualche campione mostrasse una durezza esagerata ed
una scompostezza che mi hanno lasciato pensare ad un problema di
"immaturità" fenolica non risolvibile attraverso un ulteriore
affinamento in bottiglia. Ho cercato, comunque, di mediare i miei
punteggi riportando, quando l'ho ritenuto opportuno, anche le
impressioni degli altri colleghi partecipanti in modo da poter avere,
alla fine, un quadro più ampio e completo. Cominciamo dai vini che hanno
messo d'accordo tutti o quasi. Tenuta di Valgiano, Sassicaia, Petra, N'Antia di
Badia di Morrona e Saffredi di Moris Farm: oltre ad essere
degli ottimi vini, secondo me, hanno beneficiato della forte presenza
nell'uvaggio, ad eccezione di Valgiano che non ne prevede affatto, di
cabernet sauvignon.
Duplice, sempre a
mio modesto avviso, la possibile spiegazione: da un lato un'annata dalle
condizioni climatiche come la 2000 si presta ad un vitigno dalle
caratteristiche come quelle del cabernet sauvignon dall'altro i
vitigni minoritari in queste degustazioni vengono penalizzati essendo
inseriti in una serie con altre varietà di cui soffrono "l'esuberanza e
la prepotenza". Ogni qual volta, infatti, ci si imbatteva in un
sangiovese come il Cavaliere di Michele Satta,
il Grotte Rosse di Salustri oppure nel caso del
San Lorenzo di Sassotondo emergevano i
contradditori e le contraddizioni più evidenti. Io posso solo dirvi di
aver assegnato rispettivamente due 88/100 ed un 85/100. Come ha fatto notare qualcuno in sala, essendo la degustazione
alla cieca e non conoscendo le etichette che si stanno assaggiando,
bisognerebbe giudicare i vini anche in virtù dei vitigni che potrebbero
rappresentare ed essere espressione dedicando a ciascun campione la
giusta attenzione. Sono perfettamente d'accordo. Tornando ai vini, tutti
noi siamo stati chiamati per ogni vino ad individuare tre fasce di
gradimento. I rossi fino ad ora ricordati sono stati da me inseriti
tutti nella prima fascia tranne il Sassicaia che ho collocato
nella seconda-bassa perché non convinto da alcune sensazioni vegetali un
po' crude e da tannini un po' acerbi. Nella seconda fascia ho inserito:
La Regola, il Grattamacco di Collemassari, il
Dulcamara di Giusti & Zanza, ilNambrot della Tenuta di
Ghizzano ed il Rosso delle Miniere di Sorbaiano
(sul quale rimangono ombre ascrivibili alle bottiglie molto
diverse servite in sala). Ho, invece, dovuto sospendere il
giudizio sul Nero della Spinosa di Colleverde, un syrah in purezza, che
non mi era dispiaciuto e che è stato invece unanimemente stroncato per
la dose più che generosa di rovere, invadente ed eccessiva. Non mi resta
che darvi appuntamento al prossimo anno per il riassaggio di un'annata
che si prospetta davvero eccezionale, la grande 2001.