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Dal 29 marzo al 2 Aprile è in programma l'edizione 2007 del Vinitaly.
In contemporanea, il 29 ed il 30 marzo, il Gruppo Vini Veri guidato da
Teobaldo Cappellano presenterà a Villa
Boschi, in località Isola della Scala, "Vini secondo natura". Sempre nello stesso periodo al Vinitaly, il 1 e il 2
aprile, avrà luogo la IV edizione di "Villa Favorita: degustazione di vini naturali" con
Angiolino Maule e gli
altri vigneron che già l'anno scorso avevano deciso di restargli accanto. Da quest'anno un'altra novità: sempre il
1 ed il 2 Aprile il gruppo che aderisce alla "Renaissance des Aoc" di
Nicolas Joly insieme alle Triple AAA della
Velier offriranno in degustazione le proprie etichette presso la struttura Ca' Scapin a Santa Maria di Zevio
in provincia di Verona.
Viene spontaneo chiedersi "cui prodest?"... a chi giova tutto ciò?! A
nessuno. Non solo. Sono, altresì, convinto che questa nuova manifestazione potrà solo confondere ulteriormente
il pubblico e danneggiare, in special modo, i produttori più piccoli e meno consociuti indipendentemente dalla manifestazione
a cui parteciperanno. Già l'anno scorso lo scisma tra i vignaioli fedeli ad Angiolino Maule e quelli che
avevano deciso di seguire Teobaldo Cappellano aveva destato non pochi dubbi e molte perplessità. Se è vero che,
allora, erano stati i contrasti con la Velier a far impuntare Maule non si capisce, o almeno non si capirebbe,
quali ragioni possano, adesso, aver spinto ad un'ulteriore scissione tra il gruppo di Cappellano e la stessa Velier.
Invero delle reali motivazioni non mi frega più di tanto anche se la cosa potrà sembrare contraria al benchè minimo
istinto giornalistico. Non mi interessa indagare perchè sono convinto che facilmente si rischierebbe di cadere nel
pettegolezzo. Quello su cui vorrei, invece, puntare l'attenzione e che dovrebbe seriamente preoccupare sono le conseguenze
ed i risultati di una "politica" tanto scellerata. Ciò che mi preme moltissimo sottolineare e far notare è come,
infatti, questa decisione sia l'ennesimo segnale di una strategia autolesionista, letteralmente suicida, per un movimento,
quello dei vini naturali tout court, che pur annoverando produttori storici, solo da pochissimi anni è stato in grado di
attrarre, in quanto tale, un numero sempre crescente di pubblico professionale e di appassionati.
E
qui veniamo al dunque:
"pubblico professionale ed appassionati". Chi andrà a queste manifestazioni, chi potrà frequentarle tutte?! A ben vedere
se uno volesse seguire tutte e tre le manifestazioni sui vini naturali dovrebbe praticamente quasi rinunciare del tutto al
Vinitaly o, comunque, dedicarci non più di una giornata. Qualcuno pensa, sinceramente, che un operatore professionale possa
mai propendere per una decisione in questa direzione? Credo proprio di no. Il risultato sarà che questi eventi, che pur
sempre sono eventi collaterali, continueranno ad essere meta, come e più degli altri anni, principalmente di semplici
appassionati e curiosi. Non voglio con questo, di certo, sminuire la figura dell'appassionato (nonostante il tesserino di
giornalista mi ritengo ancora tale), ma sono convinto che questo non sia e non possa essere l'obiettivo, o quantomeno
il solo obiettivo, di quei produttori meno conosciuti, piccoli o esordienti, con l'esigenza primaria di trovare enoteche,
ristoranti e importatori eventualmente interessati ad introdurre i loro vini! Diverso è il caso di produttori affermati
(tra cui in molti casi troviamo i capofila delle varie correnti) che non hanno problemi a piazzare le proprie, spesso
limitatissime, produzioni spuntando prezzi di tutto rispetto, e per i quali queste manifestazioni sono poco
più, poco meno che una semplice vetrina per far conoscere e degustare i propri prodotti indistintamente ad appassionati
o potenziali clienti senza particolari assilli commerciali.
A
questo punto urge un ripensamento. Riunificare i tre eventi
sotto un'unica manifestazione in grado effettivamente di rappresentare un punto di riferimento per un pubblico soprattutto
professionale appare la cosa più intelligente. In alternativa continuare ognuno per la propria strada, ritenendo
prioritario privilegiare la necessità di comunicare un certo tipo di filosofia produttiva. Io credo che quest'ultima fase
possa considerarsi, se non del tutto almeno in buona parte e con successo, esaurita. E' il momento di ricucire gli strappi
e le divisioni interne. Non c'è bisogno di abbracciare per forza un unico manifesto ideologico rigoroso e vincolante per
potersi presentare uniti. Basterebbe, forse, solo un pò di buon senso.
Fabio Cimmino
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