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Vadiaperti: storica verticale di Greco di Tufo
Roma, 16/04/2007
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Poco più di un
anno fa, dopo una memorabile verticale di Fiano d'Avellino, Raffaele Trosi
ci aveva congedato con la promessa di rivederci nel 2007 per ripetere la
stessa incredibile esperienza con il suo Greco di Tufo. Ci siamo
ritrovati a Vadiaperti tra colleghi ed amici: Ugo Baldassarre, sommelier
e giornalista, la winewriter americana Carla Capalbo, Paolo De
Cristofaro e Dario Cappelloni del Gambero Rosso, Giampaolo Gravina
dell'Espresso, Maurizio Paolillo di Porthos ed Annibale Discepolo, con
la presenza straordinaria dell'enologo Vincenzo Mercurio. A completare
la squadra due mescitori d'eccezione: Raffaele del Franco, responsabile
del Consorzio di Tutela Vini Irpini, e Sabino Loffredo (foto) vicino di
vigna a Pietracupa. A differenza del Fiano sul cui stato dell'arte
e sul cui potenziale di invecchiamento ci sono più sicurezze - grazie anche alle degustazioni di altre etichette e produttori storici
- nel caso del Greco c'era maggiore incertezza nonostante le
caratteristiche dell'uva lasciassero supporre una positiva evoluzione nel
tempo.
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Se da un lato la freschezza e l'acidità elevate
sono indiscusse garanzie di longevità, dall'altro la buccia molto
sottile ed il notevole rilascio di polifenoli, in fase di
vinificazione, possono, alla lunga, creare problemi provocando
ossidazioni precoci e minando la pulizia olfattiva. Il Greco, non è un
luogo comune, può considerarsi un "rosso travestito da bianco": 1) per
la naturale ricchezza di estratti (27-29 gr/l); 2) dal punto di vista
organolettico, come ha dimostrato l'assaggio delle due annate più recenti
2004 e 2005, in cui si potevano avvertire nitidamente sentori di frutti
rossi; 3) in ultimo, nella sua inaspettata tradizionale inclinazione e
versatilità negli abbinamenti, destinato, da sempre, alle carni sia
d'agnello che di maiale. "Ancora 20 anni fa era l'unico vino
rappresentativo della Campania, il Taurasi era poco più di una curiosità
enologica ed il Fiano quasi non esisteva" (M.Paolillo). Prima di passare
all'analisi delle singole annate ritengo necessario esprimere qualche
considerazione di carattere generale sui vini degustati e sul vitigno.
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Innanzitutto i diversi millesimi hanno mostrato, chi più chi meno,
un'ottima tenuta nel tempo grazie ad una trama ed una tessitura
importante sotto tutti i punti di vista. La natura
montanara del vitigno, indomabile e scorbutico, sembra specchiarsi nello
scollegato procedere di sensazioni olfattive e gustative, quella che da
più parti è stata avvertita come una sorta di insanabile scissione tra
naso e bocca. Personalmente, mi sono trovato, d'accordo, in linea con il
mio sentire, con l'intervento di Maurizio Paolillo: "il carattere e la
personalità del Greco si impongono al di là della coerenza naso-bocca".
Aggiungo, addirittura io, che proprio in questa sua apparente
contraddizione si realizza una giusta corrispondenza caratteriale: le
sensazioni forti di tipo minerale che emergono, col trascorrere degli
anni, al naso si riflettono al palato in questa acidità scalpitante e
scomposta, anche aggressiva, ed in quelle che sono state, giustamente,
definite, da Giampaolo Gravina, "salinità estenuanti".
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Tratti ricorrenti che per, il giornalista del Mattino, Luciano
Pignataro costituiscono il vero dna distintivo del Greco "un vino che si
riconosce al palato più che al naso". Questo è un altro punto sul quale
vorrei soffermarmi: l'imprevedibilità di alcuni campioni è stata per
alcuni motivo di forti perplessità (soprattutto in termini di
comunicazione) e per altri fonte di stimolo e di curiosità. Maurizio
Paolillo afferma che "risultati molto differenti tra loro proprio
in quanto tali riescono a toccare sensibilità diverse". Al di là degli
appunti di degustazione personali io, invece, ho ritrovato nella
mineralità e nella sapidità un chiaro filo conduttore
(1992-1996-1994-1990-1993-2002-1995-1999). Le due annate più recenti
(2004-2005) sono simili nella loro diversità con tutte le altre ed, alla
fine, solo 2 (1989-2003) hanno presentato un profilo effettivamente più
difficile da decifrare, del tutto spiazzante ed originale (entusiasmante
fra l'altro). Illuminante al riguardo l'intervento di Vincenzo Mercurio.
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Il giovane
enologo ha confermato come il punto focale di discussione sul Greco sia
costituito proprio dalla sua inequivocabile imprevedibilità olfattiva.
Bisogna fare molta attenzione a "fotografare" l'annata per catturarlo
nel momento giusto. Un ringraziamento doveroso a Raffaele Troisi per
l'ospitalità ma soprattutto per aver voluto condividere con noi queste
indescrivibili emozioni: Ci ha letteralmente "istruito" offrendoci
questa possibilità unica ed irripetibile. I campioni sono stati
degustati rigorosamente alla cieca ed in ordine sparso. Quest'ultima
decisione che mi era parsa in un primo momento un limite, partendo dal
presupposto vino più giovane=vino più acido (acidità spesso viperina),
dunque, difficoltà nel valutare in sequenza vini con grande nerbo ed
altri più evoluti, si è poi rivelata azzeccata una volta scoperte
le annate che sono risultate determinanti in questo senso, con vini
d'antan ancora dotati di generosa freschezza e taluni millesimi più
recenti segnati dall'andamento climatico meno felice.
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1992 @@@@@
Mineralità pura al naso di idrocarburi e gesso. Al palato avrà,
forse, perso lo scatto da velocista (ed è questo l'unico segnale della
sua età, dal colore e dal naso sarebbe impossibile arrivarci) ma
continua a vibrare. L'acidità sembra in questo caso essersi
perfettamente integrata. Equilibrato ed armonico.
1996 @@@@
Questo è stato uno dei campioni che più ha diviso la sala. Alcuni non
gli hanno perdonato la scissione naso-bocca. Io ho riscontrato al
naso solo una certa chiusura: un bianco austero dalla mineralità
vulcanica, Mollto tipico: varietale e territoriale. Al palato la spinta
acida è impressionante, quasi astringente.
1994 @@@
C'è chi ha parlato di "gloriosità della decadenza". Come dargli
torto. Evoluto anche al palato dove sembra aver perso il piglio acido ed
appare un po' stanco e seduto.
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1990 @@@
L'iniziale chiusura lascia posto ad una complessità intrigante di
agrumi e buccia d'uva (un biodinamico ante-litteram). Al palato è la
sapidità a sopperire al nerbo poco prestante.
1993 @@@1/2
Idrocarburi e mineralità diffusa. Evoluzione ben supportata dalla
verve acida.
2005 @@@
Naso di frutti rossi, leggermente fermentativo. Giovane e in
divenire.
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2002 @@@@
Naso molto chiuso ed elegante. Al palato sfodera il carattere da
Greco e riaccende le luci su un'annata ingiustamente e precocemente
archiviata.
1989 @@@@@
Naso viscerale: umori animali ("valentiniano") ritornano al palato
nella loro selvaggia natura.
1995 @@@1/2
Nuovamente tipico nella sua veste matura e minerale. Sapido al
palato.
2003 @@@@
Inizio entusiasmante al naso con note di idrocarburi. Fianesco più
che greco con quella nota di castagna affumicata. La bocca lo
ridimensiona bruscamente forse penalizzata dal calore dell'annata.
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2004 @@@
Il gemello diverso del 2005. Fragole con la panna. Rispetto al 2005
il frutto rosso sembrerebbe, però, più integro e maturo.
Riserva 1999 @@@1/2
Varietale e minerale. Leggermente più maturo dal punto di vista
espressivo sospeso a metà strada tra il frutto e la roccia
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A bocce scoperte, Raffaele ci ha regalato anche una bottiglia di
1998 ancora una volta molto scontrosa ed un po' verde, con il suo
carattere acido ed il finale leggermente amarognolo. L'abbiamo bevuta
con piacere su uno strepitoso capicollo che nel frattempo aveva fatto la
sua comparsa in sala insieme ad una splendida zuppa di cipolle a riprova
che certi vini, se nascono in un certo modo, non è per caso... Vino senza
cibo è un amore incompleto, non ha significato parlare dell'uno senza
l'altro. Non dimentichiamolo mai.
Potrebbe essere questo un motivo di più ed il momento giusto per un
rilancio di questa denominazione adesso che si può considerare esaurita
la sbornia dei vini da degustazione, dei bianchi "mangia&bevi", tutto
frutto e ciccia. E solo il lavoro di piccole cantine artigiane,
come questa, svolto su un vitigno tanto singolare potrà valorizzarne le
peculiarità, nel rispetto della diversità delle annate, andando incontro
a soddisfare la voglia di un consumatore sempre più evoluto ed
esigente.
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Fabio Cimmino
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