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Terre di Toscana: e l'Acquabuona mette a segno un altro colpo


La manifestazione ha avuto un tale successo che si ipotizza di farla diventare biennale

Roma, 19/03/2007
 

La sala degustazioneDevo fare un plauso agli amici dell'Acquabuona, non mi importa se posso sembrare di parte, ma vi assicuro che sono rimasto davvero colpito di come tutto sia stato ben organizzato e abbia filato liscio come l'olio. Sono ormai oltre dieci anni che vado ad eventi dedicati al vino, in varie regioni italiane, e non sempre le cose vanno secondo le aspettative. Ma con Terre di Toscana, che si è svolta l'11 e 12 marzo all'Hotel Dune del Lido di Camaiore, nella ridente (e ora un po' alcolica) Versilia, nonostante il notevole afflusso di visitatori (come potete vedere nella foto a sinistra), non ci sono state difficoltà ad assaggiare i mumerosi vini proposti dagli oltre 50 produttori provenienti da varie zone della Toscana. Il plauso è dovuto anche per la scelta delle aziende che hanno partecipato, tutte di notevole livello, in molti casi era presente il produttore o almeno un rappresentante, cosa che ha consentito ai presenti di informarsi e porre domande. Ricordo a chi non ci fosse stato (grave errore!), che c'erano produtori del calibro di Biondi Santi, Fattoria di Fèlsina, Poggio di Sotto, Uccelliera, Fontodi e tanti altri provenienti anche da zone vitivinicole emergenti. Della cena prevista la sera di domenica 11, non posso dire nulla perché non ho potuto partecipare, ma mi dicono che sia andata benissimo.

Per quanto mi riguarda, ho ovviamente approfittato dell'occasione per riassaggiare vini che amo come il Brunello e il Rosso di Montalcino di Poggio di Sotto (rispettivamente 2001 e 2004), vini che si sono fatti desiderare a causa di un ritardo nelle consegne, ma ne è valsa la pena. Molto interessante il Rosé del Greppo 2004 di casa Biondi Santi, un vino di struttura con una spiccata nota di ciliegia, non teme il passare del tempo, ma purtroppo ha un prezzo ben al di sopra della media (oltre 30 euro in enoteca); sempre ottimo il Chianti Classico Rancia Riserva 2003 così come il Fontalloro della stessa annata, di casa Fèlsina, due vini che esprimono molto bene il carattere del sangiovese anche in un'annata difficile come questa. Potente ma meno equilibrato del solito il sangiovese Percarlo 2003 di San Giusto a Rentennano; promettente il Brunello di Montalcino 2003, ancora in affinamento, di Siro Pacenti. Un'altra grande prova da questa siccitosa annata ce l'ha offerta Il Carbonaione di Poggio Scalette, altro grande sangiovese, sontuoso, che nonostante l'alcolicità riesce a trovare una sua dimensione, appena meno elegante del solito. Un autentico infante il Batàr 2005 di casa Querciabella, ancora sovrastato dal legno, ma questa è la sua caratteristica di sempre, è uno di quei bianchi che va aperto almeno 5 anni dopo la messa in commercio per poterne scoprire la grandezza. Piacevole e convincente il Chianti Classico 2005, potente ma non per questo poco elegante il Camartina 2004, 70% cabernet e 30% sangiovese. Ho apprezzato l'equilibrio e l'assenza di surmaturazioni nel Geremia 2003, 55% merlot e 45% cabernet sauvignon, prodotto da Rocca di Montegrossi; ben fatti sia il Chianti Classico Rocca di Montegrossi 2004 che il Chianti Classico Vigneto San Marcellino 2003, quest'ultimo dimostra di avere una marcia in più, anche se in questa annata ha qualche limite. C'erano molti altri vini che valeva la pena degustare, ma il mio tempo era davvero limitato e ho dovuto accontentarmi (si fa per dire!).

Sulla scia dei successi ottenuti, gli amici Luca Bonci, Fernando Pardini e Riccardo Farchioni, ormai sicuri del fatto loro (vi ricordo che avevano già organizzato con successo altre due manifestazioni, Vigneto Friuli nel 2006 e Vini di Langhe e Roero in Versilia nel 2005, sono già in dirittura d'arrivo per lanciare un nuovo entusiasmante evento: "Naturalmente vino", il 13 e 14 maggio prossimi a Viareggio, potrete valutare, giudicare, apprezzare, amare, conoscere i vini proposti da 50 vignaioli provenienti da tutta Italia, accomunati da una filosofia che rispetta al massimo il territorio, evitando ogni pratica che possa in qualche modo alterare o "inquinare" quel prezioso nettare che è il nostro amato vino. Segnatelo in agenda!

Roberto Giuliani   
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