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lavinium poesie e racconti


Ode al Merlot
(Nel dialetto Veneto-Trevigiano della sinistra Piave)


Roma, 17/06/2008

ModiglianiFabio Franzin è nato nel 1963 a Milano. Vive a Motta di Livenza, in provincia di Treviso. Ha pubblicato le seguenti raccolte poetiche: "EL COEOR DEE PAROE" scritto nel dialetto dell'Opitergino-Mottense, con la prefazione di Achille Serrao; Zone, 2000; nel 2005, sempre in dialetto "CANZÓN DAA PROVENZA (e altre trazhe d'amór)" (premio "Edda Squassabia 2004) Fondazione Corrente, Milano; ancora nel 2005, "IL GROVIGLIO DELLE VIRGOLE" premio "Sandro Penna 2004 sezione inedito" con introduzione di Elio Pecora, Stamperia dell'arancio; nel 2006; in dialetto "PARE (padre)", con introduzione di Bepi de Marzi, Helvetia; nel 2007 "MUS.CIO E ROE (Muschio e spine)", Le voci della luna, con introduzione di Edoardo Zuccato, "Premio S. Pellegrino Terme", "Superpremio Insula Romana"; e, in E-book, "ENTITÀ" (Biagio Cepollaro E-dizioni), 2007. Una sua breve silloge: "Favole naturali (dalle colline al mare)" è uscita in "L'arcana scrittura dell'acqua", Lineadaria, 2006; è presente, con cinque testi, nella "Seconda antologia del premio "Giuseppe Piccoli", a cura di Paolo Campoccia, con nota di Stefano Verdino, Magenes, 2006. Per la narrativa: "LA', DOVE C'ERA L'ERBA", testo finalista al premio "Italo Calvino 2003, Filca Cisl. Il racconto "Lettera ai prati" è presente nel volume "IL VENETO DEL FUTURO. Sogni e visioni. Dieci racconti", edizioni Marsilio-Corriere Veneto, 2005. Sue poesie sono apparse in numerose riviste e antologie e sono state tradotte e pubblicate in inglese, cinese, tedesco e sloveno. Ha partecipato a rassegne poetiche in Italia e all'estero.

No 'l'é un vin da sìori, el Merlot,
ma da mensa, sincero, e popoeàre.
Par questo 'l me piase pì de altri.

L'à 'l coeór del tenporal 'a só ùa,
grani fissi e lustri el grasp, come
un rosario frugà, sbecotà, qua e là

dai merli, cussì goeósi de baéte
e preghiere, de fàvoe. E pròpio
come te 'na fàvoea ve cate qua

tuti sentàdhi 'torno 'a tòea dea casa
vècia (quea persa tel Paeù, in mèdho
aa campagna, persa drento un sgranf

dea mé memoria): tì, bisnòna Irma,
là, co' un got de merlot slongàrte
'a menèstra; e tì, nòno 'Tilio, poénta

tociàdha tea scudheéta de vin prima
dei radici; barba Lilo, po', el pòro
senpio dea faméjia: spacàr un cubo

de jazh co'l martèl, in cortìo, e co'
na onbra de chel vin farse in casa
'a granatina, slongàrme el cuciarìn

co' cheàltri no' se incordhéa: "'ssàja,
dài, che 'l vin fa sangue", mì un bòcia
convinto che l'udhór vero del mondo

fusse quel dea tèra e de l'erba, o quel
garbo de chel vin viòea. Ve intìve, e
intànt che ve saeùdhe se za smarìdhi,

cari ultimi atóri de 'na vita che savéa
'ncora de cort e piòva, de sudhór e cai,
de siénzhio. Ve saeùdhe, co'ste paròe

vèce che toce anca mì tel merlot, te
'sto vin scuro de operai e murèri, da
fadhìga e formàjo, pan e mortadhèa.

Non è proprio un vino nobile, il Merlot,
ma da mense, sincero e popolare.
Perciò mi piace più di altri.

Ha la tinta del temporale la sua uva,
grani fitti e lucenti il grappolo, come
il rosario consunto di un devoto, beccolato, qua e là

dai merli, così golosi di bacche
e preghiere, di fiabe. E proprio
come dentro una fiaba vi ritrovo tutti qui

seduti attorno al tavolo della casa
vecchia (quella persa in fondo ai Palù, in mezzo
ai campi, persa dentro un crampo

della mia memoria): tu, bisnonna Irma,
lì, con un bicchiere di merlot allungarti
la minestra; e tu, nonno Attilio, polenta

intinta nella chicchera di vino prima
del radicchio; lo zio Lillo, poi, il povero
tardo della famiglia: frantumare un blocco

di ghiaccio col martello, in cortile, e con
un bicchiere di quel vino farsi in casa
la granatina, allungarmi il cucchiaino

quando gli altri non vedevano: "assaggia,
dài che il vino fa sangue", io un bambino
convinto che l'odore vero del mondo

fosse quello della terra e dell'erba, o quello
aspro di quel vino violaceo. Vi scorgo, e
mentre vi faccio ciao siete già sbiaditi,

cari ultimi attori di una vita che sapeva
ancora di pioggia e letamai, di sudore e calli,
di silenzi. Vi saluto, con queste parole

antiche che intingo anch'io nel merlot, in
questo vino scuro di operai e muratori, compagno di
fatiche e formaggio, di pane e mortadella.

Fabio Franzin    
fabiofranzin@libero.it   
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