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Come
già vi avevo annunciato
qui, da venerdì 12 a domenica 14 settembre
si è svolta a Verduno, la "sentinella delle Langhe", la ormai
tradizionale manifestazione "Verduno è", dove è stata presentata
al pubblico l'annata 2007 del Verduno Pelaverga, vino rosso
ottenuto da un vitigno molto particolare, il pelaverga piccolo, che un
tempo si credeva derivasse dal pelaverga di Saluzzo, con il quale è
stato appurato non avere alcuna parentela. Per me che sono un grande
appassionato di questo vino era un'occasione ghiotta per degustare in un
colpo solo tutti e 12 i campioni prodotti dalle rispettive aziende.
Così, quando ho ricevuto la segnalazione dell'evento da parte di Vittore
Alessandria (F.lli Alessandria), non ho esitato a chiedergli se era
possibile organizzare una degustazione di tutti i vini in un'apposita
sala, per me e l'amico e collega Alessandro Franceschini. Vittore ha
accolto subito con entusiasmo l'idea che ha girato agli altri
produttori. Così sabato mattina alle 11 io e Alessandro siamo stati
accolti in una sala della Cantina Comunale di Verduno, in Piazza Canonico Don Borgna 11, dove un
esperto sommelier ci ha servito i campioni rigorosamente coperti come
avevamo richiesto. A dire il vero i Verduno Pelaverga sono 13, poiché
l'azienda Bel Colle ne produce due versioni, ma per l'annata 2007 ne
erano pronti 11 poiché il "Le Masche" e il vino prodotto da "La Cantina"
sono ancora in affinamento.
E' stata una bella emozione rivedere Verduno, questo piccolo borgo ricco di fascino che vanta uno dei panorami più belli di tutte le Langhe,
e che rappresenta uno dei comuni albesi vocato alla produzione del grande Barolo,
con fantastici crus come Monvigliero, San Lorenzo, Riva, Massara, Breri
e Pisapolla. Ma il Verduno Pelaverga merita una particolare attenzione,
perché è un ottimo rosso che viene prodotto solo in questo comune e nei
territori confinanti con Roddi e La Morra. Alessandro ed io siamo stati accolti in un'atmosfera serena e tutt'altro che formale; dopo la degustazione una parte dei produttori ha voluto invitarci a pranzo in quella che un tempo era la cascina del fattore del Castello di Verduno, ora Cà del Re, eccellente agriturismo. E' stata un'occasione conviviale ed
estremamente utile per scambiare pareri e approfondire la conoscenza
della storia delle diverse realtà vitivinicole.
La
sperimentazione, la delusione e la rivincita Il pelaverga piccolo aveva rischiato di andare perduto ma negli anni '70 riacquistò l'interesse dei produttori che ne compresero l'importanza e
l'originalità, poco alla volta ha trovato una sempre maggiore diffusione nella zona, tanto che oggi sono ben 12 le aziende che lo utilizzano
e in soli 5 anni la superficie vitata è raddoppiata, arrivando agli
attuali 18 ettari. Il vitigno ha conquistato la fiducia dei
produttori, tanto che quasi la totalità lo vinifica in purezza, anche se
il disciplinare consentirebbe di utilizzare fino al 15% di altre uve.
Anche la ristorazione locale ha sempre più apprezzato le qualità e la
personalità di questo vino, ed ha contribuito alla sua diffusione. Ma un
ruolo importante lo ha avuto anche il Comune di Verduno, che in
quegli anni '70 autorizzò la trasformazione di un terreno di sua
proprietà in vigna sperimentale, messo a disposizione della Facoltà di Agraria
di Torino e Milano affinché svolgessero una ricerca scientifica sul
vino. Il progetto è stato condotto principalmente dal Seminario
Permanente di Luigi Veronelli che ha predisposto l'impianto di un
vigneto con 30 cloni e vitigni in modo da preparare le basi per ottenere
materiale viticolo selezionato per la creazione di futuri vigneti.
All'operazione hanno partecipato anche alcuni ricercatori dell'Istituto
di Coltivazioni Arboree delle Università di Torino e Milano in
collaborazione con l'Istituto Sperimentale per la Viticoltura di Asti. Fino alla metà degli anni '80 si
credeva che fosse stato il Beato Sebastiano Valfrè, sacerdote nativo di
Verduno, a portare il primo mazzetto di barbatelle di pelaverga da
Saluzzo verso l'inizio del '700. I produttori erano quindi convinti che
esistesse un solo pelaverga e, dopo il periodo di sperimentazione che
gli aveva consentito di disporre di una adeguata documentazione, erano
pronti a chiedere il riconoscimento della Denominazione di Origine
Controllata. Ma una studentessa della Facoltà di Agraria di Torino,
durante la sua ricerca per la stesura di una tesi, rilevò che il
pelaverga presente a Verduno aveva caratteristiche ampelografiche,
agronomiche ed enologiche del tutto diverse dal pelaverga nero coltivato
nel Saluzzese. Questa scoperta disorientò i produttori di Verduno e
provocò una brusca interruzione dell'iter per ottenere la doc. Dunque
quel vitigno non era il pelaverga di Saluzzo (né tanto meno aveva
parentele con il pelaverga canavesano o peilavert) e, quindi, non era
autorizzato né classificato. Il problema fu risolto registrandolo come "pelaverga
piccolo", per i suoi acini di dimensioni ridotte rispetto all'altro
vitigno, ma per ottenere la doc bisognò attendere fino al 1995.
La
degustazione Premessa: i vini ci sono stati serviti "bendati" su nostra espressa richiesta, in modo da poterli valutare senza condizionamenti. Le impressioni che vi espongo, ovviamente, sono quelle provenienti dal mio taccuino, e non sono necessariamente in linea con quelle del mio collega
Alessandro. Dal confronto fra i 12 campioni assaggiati, di cui uno del
2006, ho potuto appurare che tutti i vini hanno alcune caratteristiche
che li accomunano, sia dal punto di vista squisitamente olfattivo che
gustativo, elemento importante che testimonia la personalità di questa
particolare cultivar e la vocazione dei terreni che circondano Verduno,
caratterizzati principalmente da marne calcaree ed arenacee con elevato
tenore di argilla. Gli stili sono piuttosto omogenei con qualche
differenza più o meno spiccata, ma mai fuori registro, nessun volo
pindarico. Ne emerge una linea comune e un approccio intelligente,
mirato ad esaltare gli elementi che rendono indubbiamente originale e
ricco di fascino questo vino.
Verduno Pelaverga 2007 / San Biagio (13,5% vol.) - il vigneto si trova nella zona di
Pria, ben esposto e soleggiato, con giacitura alla sommità della collina,
dove gli sbalzi termici assicurano acidità e ricchezza aromatica. Il terreno è costituito da marne calcareo-argillose,
frammiste a sabbia, la resa di uva per ettaro si aggira mediamente sui
70 quintali. Il campione 2007 rappresenta molto
bene le caratteristiche di questo vitigno, proponendo un colore granato
medio con riflessi rubini; le tonalità olfattive confermano certi
elementi di riconoscibilità, in parte attribuibili al vitigno ma in
parte anche ai terreni che circondano Verduno. E' il pepe bianco ad
affacciarsi per primo, per poi fondersi a sentori aggraziati di ciliegia, rosa
e cannella. Molto buono al gusto, fresco e fruttato, spalleggiato da un
tannino levigato ma presente, finale sapido e appena ammandorlato.
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Verduno
Pelaverga 2007 / Antonio Brero (13% vol.) - per fortuna in sala
eravamo solo io, Alessandro e il sommelier, altrimenti la simpatia e la
vitalità del "ribelle", come ama definirsi, Antonio Brero, avrebbe
potuto contagiarci e condizionare il nostro giudizio. Ovviamente
scherzo, ma è indubbio che questo "vinandolo" che conduce con passione
la sua piccola azienda in Via Vittorio Emanuele II, riesce a convincere
anche con questo suo vino, dal colore fitto e ancora con belle sfumature rubine,
all'olfatto presenta inizialmente una leggera riduzione, ma la bottiglia
era stata aperta da pochissimo ed è del tutto normale che possa
accadere. E' bastata un po' di ossigenazione e si è aperto a diverse
sensazioni, spaziando da note di ciliegia sotto spirito, a fiore secco
di lavanda, fieno, pepe, una punta d'anice. Al palato è fresco e
gradevole, con un misurato apporto tannico, i tratti aromatici
sono altrettanto convincenti e il finale invita al riassaggio. @@@@
Verduno
Pelaverga 2007 / Cadia (13,5%) - quello dell'azienda Cadia, credo
sia il primo Verduno Pelaverga che abbia assaggiato in vita mia, almeno
8-9 anni fa. Ricordo che ne rimasi piacevolmente impressionato, era una
tipologia di cui non sapevo nulla ma che, già allora, mi permise di
notare quanto le note speziate, e il pepe in particolare, siano
caratterizzanti in questa tipologia. L'azienda ha sede a Roddi, sulla
strada che congiunge il piccolo comune a Verduno, e produce anche
Barolo, Barbera d'Alba, Nebbiolo d'Alba, Langhe doc. Il vino che abbiamo
avuto in degustazione presentava qualche impurità olfattiva, per questo
motivo abbiamo richiesto di aprire una seconda bottiglia, questa più in
forma: colore granato perfettamente attraversabile dalla luce, bouquet
di impatto moderato ma interessante, con le classiche venature pepate,
ciliegia, visciola, tabacco, fogliame umido, a tratti selvatico con
richiami sotterranei di geranio e di scorza di pompelmo rosa. In bocca
non nasconde una certa forza espressiva, giocata su una bella acidità
che fa da contraltare a frutta e alcool, il tutto ben integrato con la
trama tannica sottile ma incisiva. Qualche squilibrio etilico rende
leggermente più impegnativa la beva, ma è un peccato veniale. @@@
Verduno
Pelaverga 2007 / Poderi Roset (13% vol.) - come spesso accade non
sempre i produttori comprendono quanto sia importante che le
informazioni sulla loro azienda siano facilmente reperibili affinché un
pubblico sempre più vasto possa conoscerli. Problema che si presenta
ancora di più sul web, purtroppo ancora trascurato da numerose aziende e
invece in grado di veicolare informazioni in tutto il mondo in tempi
brevissimi, impensabili con altri metodi. Così scopriamo che Poderi
Roset non hanno un sito internet, come del resto Antonio Brero, Corona
Teresina, La Cantina, mentre Cadia ce l'ha ma per ora è in costruzione.
Di queste aziende, sempre sul web, non è reperibile alcuna informazione
o quasi, a dimostrazione di quanto ancora non siano consapevoli
dell'utilità di avere una vetrina in rete che tutti possano visionare.
Ma veniamo al vino, un Verduno Pelaverga che si discosta leggermente dai
precedenti già nel colore (ricordo che il disciplinare consente
l'aggiunta di altre uve a bacca nera fino al 15%, anche se mi è stato
riferito che la quasi totalità dei produttori preferisce utilizzare
esclusivamente il pelaverga piccolo), che appare più rubino e
leggermente più concentrato degli altri. Al naso appare più improntato
verso il frutto, molta ciliegia e amarena quasi in confettura, ci sono
però anche richiami floreali e sul finale affiora la speziatura, poco
pepe e più tabacco, più una punta di liquirizia. All'assaggio denota una
struttura importante e un approccio essenzialmente più maturo degli
altri, ma senza particolari smancerie; un filino di sensazioni vegetali
affiora al retrogusto e una percezione alcolica leggermente sovra
misura, ma in complesso il vino ha una sua personalità. @@@
Verduno
Pelaverga 2007 / Bel Colle (14,5%) - siamo in frazione Castagni,
cioè all'intersezione dei confini tra i comuni di Verduno e La
Morra, chiunque la percorra non può fare a meno di notare
la distesa di vigneti di proprietà. L'azienda produce due versioni di
Verduno Pelaverga, questo e il Le Masche, è anche una delle fortunate ad
avere un pezzo del Monvigliero, il fantastico cru di Verduno da cui
nascono grandi Barolo. Lo stile di questo rosso, nonostante la notevole
gradazione alcolica, riesce a mantenere una sua eleganza e a contenerne
la portata. Il colore è un classico granato di buona luminosità e vaghi
ricordi rubini; naso giocato più sul frutto con una bella ciliegia in
evidenza, parzialmente sotto spirito, accompagnata da leggera visciola e
amarena, poi arriva il classico pepe e una punta di liquirizia. La fase
gustativa conferma la riuscita del vino, che trova un suo limite solo
nella debordante alcolicità, che sottrae giocoforza qualcosa alla
piacevolezza di beva, ma detto questo è un buon prodotto, pulito e magari in
grado anche di reggere bene per alcuni anni. @@@
Verduno
Pelaverga 2007 / Comm. G.B.Burlotto (14% vol.) - non ha certo bisogno di
presentazioni questa azienda di cui vi abbiamo parlato ampiamente e
presentato alcuni capolavori. Anche del Verduno Pelaverga 2007 avete
avuto già opportuno resoconto dalla "penna" di Alessandro Franceschini;
a me non resta che confermare l'eccellenza di questo vino, che spicca
davvero su tutti, mai buono come in questo millesimo. Non gli manca
nulla, non saprei cosa potrebbe dare di più, ha stoffa, equilibrio,
ricchezza e ampiezza espressiva (bellissima la nota di pesca matura che
si mescola a lampone, viola, fragolina di bosco...), corrispondenza
varietale, capacità di invecchiamento, un piccolo grande gioiello che
tiene imbrigliato l'alcool in modo esemplare, tanto da far correre il
rischio di dimenticarsene.
Quattro chiocciole abbondanti. @@@@
Verduno
Pelaverga Basadone 2007 / Castello di Verduno (13,5% vol.) - se c'è
un'azienda che mi ha sempre emozionato questa è Castello di Verduno, il
suo Barolo Monvigliero è quasi spiazzante tanto è il suo fascino. Un
vino non facile (come tutti i Barolo provenienti da questo straordinario
cru), che chiede tempo per essere apprezzato fino in fondo e quindi può
essere penalizzato se ha trascorso un periodo in bottiglia troppo breve.
Ma veniamo al Verduno Pelaverga, questo millesimo ci regala un colore
rubino-granato di buona intensità e lucentezza, profuma di viola,
ciclamino e piccoli frutti, ciliegia, lamponcino, delicato, sottile ma
fine. Diverso approccio al palato, dove presenta una bella spinta pepata
con accenti balsamici, un tannino fine e ben delineato e un frutto non
protagonista ma che equilibra la gamma espressiva. Ancora bisognoso di
assestamento nel finale, leggermente pungente. @@@
Verduno Pelaverga 2007 / Cascina Massara
(14% vol.) - se c'è un cognome a
Verduno che ha una storia profondamente legata al vino in tutti i suoi
aspetti è senza dubbio Burlotto. Si, la famiglia di Andrea, Carlo, Francesco, Gianbattista, Giacomo e Sergio
Burlotto, che da tempo dà lustro alla Cascina Massara, discende come
Marina Burlotto, proprietaria della Comm. G.B.Burlotto, dallo stesso
nucleo di quel Commendatore Giovan Battista Burlotto che
già nella seconda metà dell'Ottocento elaborava uve provenienti da vigneti collocati nelle posizioni più vocate, il Monvigliero a Verduno e il Cannubi a Barolo. Questo Verduno Pelaverga mette in mostra una
tinta rubina ancora spiccata con leggero cedimento granato ai bordi, il
bouquet non è privo di slancio e ci regala belle note fruttate di
ciliegia e amarena, richiami al tabacco biondo, pepe bianco, liquirizia,
sfumature selvatiche. In bocca il tannino appare quasi subito, pulito ma
determinato, la freschezza non manca e spicca la nota pepata che non si
nasconde neanche all'arrivo del frutto, qui quasi sotto spirito ma molto
gradevole e prolungato. Finale di buon nerbo, lungo e stimolante.
@@@
Verduno
Pelaverga 2007 / F.lli Alessandria (13,5% vol.) - è stato proprio
Vittore Alessandria, figlio di Alessandro, a mandarmi la comunicazione
dell'evento e poi a coinvolgere tutti i produttori affinché ci
mettessero a disposizione le loro etichette da degustare. Alessandria è
un altro cognome che a Verduno non è certo un caso isolato, infatti
Vittore è cugino di Fabio, figlio di Marina Burlotto e le due aziende
sono a pochi metri di distanza una dall'altra. Non è affatto male il
loro prodotto, si presenta di colore granato con riverberi rubini,
bouquet molto tipico, con note di rosa, geranio, lampone, ciliegia, non
manca il pepe. Il tessuto gustativo è lineare, pervaso da un frutto
succoso e gradevole, buona dose di freschezza e tannino delicato, con un
finale leggermente amarognolo. A un passo dalle quattro chiocciole.
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Verduno
Pelaverga Corona Teresina 2007 / Cantina I Brè (13% vol.) - purtroppo di questa
azienda non posso raccontarvi nulla, nella mia breve sosta a Verduno non
ho ricevuto alcun depliant informativo né ci sono informazioni sul web
che mi consentano di sapere qualcosa sui proprietari e la loro storia.
Mi limito quindi a raccontarvi le mie impressioni sul vino in
degustazione: colore fra i più fitti e concentrati, rubino con venature
granate; naso che si discosta in parte dalla tipologia, con uno stampo
più moderno e meno varietale. La presenza del pepe è appena percepibile,
mentre il frutto è molto maturo, impostato soprattutto sulla confettura,
seguono note di liquirizia e cuoio. Al gusto è gradevole, ha una buona
verve acida e il pepe affiora più deciso, il tannino appare un po' più
teso degli altri. Il finale si fa apprezzare per una buona ampiezza
espressiva, anche se chiude leggermente amarognolo. @@@
Verduno Pelaverga 2007 / Terre del Barolo (14% vol.) - sono passati ben 50
anni da quando Arnaldo Rivera fondò questa importante cooperativa che ha
sede a Castiglione Falletto. Nel 1958 furono 22 i soci fondatori, ma già
alla prima vendemmia erano passati a 362. Oggi sono circa 400 e
forniscono le proprie uve alla cantina, dislocate su ben dieci comuni,
per un totale di circa 650 ettari vitati. La produzione totale viaggia
attorno ai 55 mila quintali, che tradotti in vino corrispondono a quasi
40 mila ettolitri suddivisi fra le numerose tipologie prodotte. Il
Verduno Pelaverga proviene da vigneti situati nei tre comuni coinvolti
dal disciplinare, Verduno, Roddi e La Morra. Presenta un colore rubino
di buona intensità con venature purpuree, naso netto di ciliegia matura,
poi lavanda e erbe medicinali. In bocca è scattante, nervoso, carico di
freschezza, leggermente sapido e dal tannino misurato. @@@
Verduno Pelaverga 2006 / La Cantina (13,5% vol.) - molto divertente e
originale l'etichetta di questa azienda, firmata da Dada Prunotto. La
cantina produce circa 20 mila bottiglie nelle diverse tipologie ed è
condotta da Aldo Della Torre. Il vino in degustazione è l'unico
dell'annata 2006, purtroppo, come ci spiega Aldo, la 2007 è appena stata
imbottigliata e necessità di qualche mese di riposo. Un'occasione per
verificare la tenuta di questo vino, che al primo impatto sembra
abbastanza buona. Il colore si attesta su un granato netto di buona
intensità, con qualche riflesso rubino; la trama olfattiva è imperniata
su toni di ciliegia matura, amarena e visciola, per poi spostarsi su
leggere note speziate. Al gusto ha ancora una buona dose di freschezza,
leggermente pungente ma fedele al vitigno, con sfumature pepate in bella
evidenza. Il finale cede un po' su toni amarognoli. Appena al di sotto
delle tre chiocciole. @@
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