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Cos'è
una ristampa anastatica? E' un procedimento fotolitografico che ha il
fine di riprodurre un'edizione precedente di uno stampato tipografico in
maniera quanto più possibile conforme all'originale. Nulla di
straordinario potrebbe pensare qualcuno. Certo, è un metodo utilizzato
da tempo e necessario ogni volta che si vuole ristampare uno scritto
antico che si ritiene importante e meritevole di essere diffuso anche
alle nuove generazioni. Ed è qui l'eccezionalità dell'evento, si tratta
infatti di una riedizione, curata da L'Artistica Editrice di Savigliano
(CN), del famoso Saggio di un'Ampelografia Universale, scritto
nientemeno che nel 1877 dal verzuolese Giuseppe dei Conti di
Rovasenda, il più noto studioso di vitigni del diciannovesimo
secolo. Un'iniziativa fortemente voluta dal Centro per le Rarità
Ampelografiche Cuneesi che porta il suo nome, inaugurato il 27 gennaio
2007 a Castiglia di Saluzzo, per tutelare e valorizzare le biodiversità
ampelografiche del territorio saluzzese e cuneese, che ne è
particolarmente ricco. Questo saggio vuole essere, quindi, il miglior
biglietto di presentazione del Centro e simboleggiare la continuità di
una ricerca che ha radici lontane e della quale Giuseppe di Rovasenda è
stato uno dei massimi pionieri.
Il lavoro degli ampelografi
è complesso, soprattutto in Italia, un Paese che ha una varietà di uve
impressionante e certamente non facile da identificare e catalogare.
Giuseppe di Rovasenda riuscì a collezionare e classificare ben 3.666
varietà di vite provenienti da tutto il mondo, ecco perché questo saggio
acquista un valore inestimabile, un punto di riferimento ancora oggi per
chiunque voglia intraprendere un percorso di studio e ricerca in questo
variegato e affascinante mondo vegetale. Come ci ricorda la pronipote
Maria Lucrezia Melzi d'Eril, il conte Giuseppe, dopo aver svolto il
ruolo di diplomatico dello Stato Sabaudo nelle sedi di Vienna,
Costantinopoli e Firenze, tornò nella sua città natale, Verzuolo (a
pochi chilometri da Saluzzo), nella proprietà de "La Bicocca", dove si
dedicò alla coltivazione di oltre 3600 tipi di varietà. Ma fra le sue
numerose attività va ricordata anche quella di alpinista, tra il 21 e il
24 agosto 1861, scalò infatti il Monviso con il fratello Luigi, il
cavaliere Melchiorre e Luigi Pulcione, giungendo a 3.849 metri. Fece
parte della commissione generale insediata il 5 maggio 1873 per la
realizzazione della seconda esposizione agraria, industriale e artistica
della provincia di Cuneo che si svolse a Saluzzo nel 1874. Fu anche
nominato cavaliere del lavoro il 12 marzo 1903. Compì numerosi esperimenti e riuscì a classificare
e identificare le varie fasi della maturazione dell'uva. Il Centro per le Rarità Ampelografiche Cuneesi
"Giuseppe di Rovasenda" è stato fondato a Saluzzo quasi cento anni dopo la sua morte, per portare avanti e, soprattutto,
ridare vita a quelle prestigiose colture che cento anni fa ne fecero un centro noto in tutto il mondo.
E' grazie al di Rovasenda se vitigni come l'arneis sono entrati a pieno diritto nell'ampelografia ufficiale.
Il prezioso volume si divide in tre parti, la prima e più corposa è un elenco generale dei vitigni con le ragioni che lo
hanno generato; la seconda fornisce una breve spiegazione del quadro di classificazione, mentre la terza forisce uno schema
del metodo proposto per la classificazione delle uve. Il volume è stato arricchito con le tavole di 8 vitigni tratte dal volume
"Ampélographie. Traité Générale de Viticulture" a cura di P. Viala e V. Vermorel.
Saggio di una Ampelografia Universale - Giuseppe dei Conti di Rovasenda
L'Artistica Editore
218 pag.
Euro 35,00
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