In realtà il mio scritto doveva essere un altro, ma giace a metà su uno dei miei tanti fogli di carta, su uno dei tanti quaderni.
Oggi mi sono fermata a pensare e a guardare.
Guardare la natura, coi colori dei suoi fiori, le rose che spandono un tenue profumo e le nuvole che lente passano in cielo: persino la chiocciola che sale sul muro scrostato sembra osservare tutto questo.
A vederla così sembra madre mite e generosa, ma le mie mani tremano nel contemplarla, indugiano in un tentativo di riappacificazione.
Anche oggi pomeriggio “la tera l’ha balè” (la terra ha ballato): una scossa che in passato avrebbe fatto cronaca, in realtà, ora, pare poca cosa, quasi passa inosservata, dopo gli accadimenti dei giorni scorsi.
Domenica mattina presto la paciosità emiliana è stata brutalmente spezzata dalle profondità della terra.
Una scossa lunga e forte, tanto lunga e forte, da irrigidire tutti i muscoli, trovarsi inevitabilmente senza difesa, sì da pregare che finisca e che lasci illesi.
E quando il rumore cessa e si cerca di ripigliarsi dallo spavento, la prima preoccupazione è di sapere che tutti stanno bene e che la casa che pareva una barca nella tempesta abbia retto, senza danni, all’urto dell’onda.
E poi a cercare le notizie su internet e i canali televisivi, per sapere che il pericolo è scampato e che tutta la gente è salva; ma purtroppo così non è stato e mentre si ascoltano le notizie, la tregua s’interrompe e altre scosse si susseguono per tutto il giorno, buttandoti in uno stato di sconforto e lenta comincia a farsi strada anche la paura che già per troppo tempo eri riuscito a ributtare giù.
Gli organi d’informazione hanno mostrato a tutti l’accaduto, ma non si può mostrare quello che accade dentro, dentro ad ogni uomo che si ritrova faccia a faccia con la potenza della natura e ci si accorge di quanto sia fragile l’esistenza.
Poi sopraggiunge qualcosa di simile alla remissione, la resa ad una volontà incontrastabile, con la tacita speranza che torni benevola.
Guardo le foglie ondeggiare al vento e allora, immobile, ascolto: no, tutto è calmo, adesso.
Seguo il volo di una cinciallegra che porta al nido, mentre il maschio dal ramo più alto del pioppo, canta: questo è il modo della terra di dire che tutto continua, il ciclo della vita cambia, si rinnova, ma non s’interrompe.
Un silenzio freddo. I rumori della strada come se fossero tagliati col coltello. Si è avvertita a lungo, come un malessere di tutto, una cosmica sospensione del respiro. Si era fermato l’intero universo. Attimi, attimi, attimi. Le tenebre si sono carbonizzate di silenzio.
All’improvviso, acciaio vivo. F. Pessoa
Gabriella Verrini
grazie…..<3
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è cosi….ci si accorge di essere formichine di fronte alla natura,basta un alito di vento e tutto si sconvolge..la natura,amica e matrigna….
Una stilla poetica non disturba mai neanche davanti a situazioni drammatiche!