dégustations à la volée

Belardi Bianco 2008: un vino, una storia

belardibiancorossoStoria del vino bianco di Belardi raccontata dal vignaiolo medesimo.
“[...] quando raccogli l’uva fresca è meglio, e poi risparmi anche in cantina per l’abbattimento della temperatura. Un conto è raccogliere l’uva a 16-18 gradi, un altro è raccoglierla sotto il sole cocente a 45 gradi: ti parte subito la fermentazione e viene tutto un casino perché i batteri attaccano l’uva, mentre quando l’uva è fresca fanno meno danni e porti l’uva in cantina più sana. Noi vendemmiamo la mattina molto presto, appena c’è un po’ di luce, e poi, quando inizia a fare caldo, si lascia tutto e si viene in cantina.
Per la fermentazione adottiamo il metodo tradizionale un tempo in uso ai Castelli Romani. Il vino bianco, fermentato insieme alle bucce, era di un colore più ambrato che oggi non viene più apprezzato dai consumatori, ma aveva più corpo di quanto non ne abbiano i bianchi di oggi, ed era ricco di polifenoli, ossia di quelle sostanze che fanno bene alla circolazione, al cuore, e alla salute in generale.
Oggi si fa fermentare il mosto insieme alle bucce solo per la produzione dei vini rossi, mentre per i bianchi, appena spremuta l’uva, si separano immediatamente le parti liquide del mosto da quelle solide. Poi i vini vengono chiarificati, filtrati, e quindi privati di altre sostanze… cosa ci rimane?
Io faccio ancora il mio vino bianco lasciandoci un po’ di bucce, non proprio tutte le bucce se no non se lo compra nessuno, ma comunque in quantità tale da conferirgli colore, profumi e quel sapore leggermente asprino, astringente, gradevolmente masticabile che deriva appunto da quelle sostanze presenti sulle bucce che fanno pure bene alla salute.
La nostra clientela vuole vedere colore e sentire sapore. Quando, in passato, ho provato a farlo senza bucce i clienti mi dicevano: ‘Ma che m’hai portato? L’acqua?’. Quindi preferisco sempre farlo con un po’ di bucce e bello corposo”.

Il Belardi bianco è un bel vino cristallino, giallo dorato con riflessi topazio, che profuma di mela, di mela grattata, di pera, di salvia e di timo. E’ equilibrato nelle sue componenti gustative, morbido e fresco al punto giusto, leggermente tannico, sapido come i vini veraci dei Castelli Romani. Contiene solo 58 milligrammi/litro di solforosa, che, tradotto in parole comprensibili a tutti, significa niente bruciori di stomaco né mal di testa.
E’ prodotto con grande cura da Dino e famiglia ed è piacevolissimo, proprio come lo descrive lui. Costa quasi niente, un euro e mezzo al litro circa, sette-otto euro per la “dama” da cinque litri. Lo si può acquistare in cantina a Genzano o, per chi abita a Roma, al mercatino nei pressi di via Salaria. Telefonate pure in azienda per sapere di preciso dove. Il link è qui sotto.

Belardi Bianco 2008
Tipologia………………: I.G.T. bianco
Vitigni……………………: trebbiano toscano 50%, malvasia del Lazio 30%, bellone 20%
Titolo alcolometrico: 12%
Produttore……………..: BELARDI – Azienda Agricola Belardi Maria Dolores

Prezzo…………………..: A
(fino a 5,00 Euro)

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