Non amo frequentare il luccicante mondo della GDO, ovvero della Grande Distribuzione Organizzata. Siano essi minimarket, supermarket, superette, ipermercati o ancora Cash & Carry e via discorrendo, quando entro in queste moderne cattedrali poste ai lati delle grandi metropoli, mi assalgono ansia, senso di spaesamento, infine nausea. Ma il motivo non è snob. Ho una giustificazione: ci ho lavorato a metà degli anni novanta per tre anni. Risento ancora dei postumi delle interminabili ore passate sotto le luci al neon, con il rumore del codice ean (European Article Number) mentre passava dal lettore ottico delle casse che mi trapanava il cervello e con la voce del caporeparto che dall’altoparlante mi richiamava all’ordine mentre cercavo di imbucarmi tra un bancale di acqua ed uno dei detersivi in magazzino. Solo una persona oramai ce la fa a convincermi ad entrare: Roberto (Giuliani), suscitando le ire e le gelosie della mia compagna costretta il più delle volte ad andarci da sola per fare la spesa. La rubrica “Vini al market” di Lavinium, d’altronde, è gettonata, ergo, tocca battere le corsie dei vini alla ricerca di qualche campione da acquistare e testare.
Carrefour di Assago Mirafiori, qualche kilometro nella periferia sud-ovest di Milano: in mezzo la tangenziale che ti porta verso l’autostrada per Genova, a destra il Forum, mai veramente amato dai milanesi, rispetto al compianto palazzetto posto a lato dello stadio Meazza, sprofondato sotto l’epica nevicata dell’85. A sinistra un interminabile centro direzionale sede di molte aziende ed un enorme cantiere oramai in dirittura d’arrivo che ospiterà modernissimi uffici e la nuova fermata della metropolitana. Il centro commerciale in questione è enorme, ci potresti scorrazzare all’interno con un tir. Superata la barriera casse, appena entrato, prima di incunearmi nel percorso stile labirinto per topi, studiato e pensato con cura maniacale, ecco le prime, classiche, “testate promozionali”. Ci siamo, c’è già del vino: bancali di moscato piemontese ad un euro, cartoni di dolcetto e freisa del Monferrato linea “I Somelieri” (geniale il nome) a poco più di due euro e poi delle belle testate con vini d’eccellenza in offerta: Nobile di Montepulciano, Barolo, Chianti, Amarone, Schioppettino, ma soprattutto sette, dico sette, referenze di Brunello di Montalcino! Uau! Trovi raramente un tale assortimento del noto vino ilcinese in enoteca, figurati in un ipermercato!
E invece si, e tutto rigorosamente di una sola annata: 2003. Prezzi tra i 22 e i 26 euro. Gagliardi ’sti francesi del Carrefour: alla faccia della crisi, sfoderare un’artiglieria del genere di questi tempi non è mica da tutti.
Me li guardo ben bene, sono proprio tutti del 2003. D’altronde, mi dico, qualcosa devono pur fare. Per alcuni mesi, nel 2008, si sono bloccate le esportazioni negli States a causa del noto scandalo “Brunellopoli”. Poi, neanche il tempo di ricominciare ed è arrivato il crac finanziario che conosciamo bene. Quindi, approssimativamente da ottobre in poi non credo si siano fatti i grandi affari di sempre nel mercato americano, fondamentale per quasi tutti i vini toscani. Di giacenze ce ne devono pur essere e l’annata 2004 di Brunello è appena stata presentata.
I dati dell’export, appena arrivati dall’Unione Italiana Vini, parlano di un -7% a volume, con un crollo dello sfuso (-16%) e segni negativi sia per il segmento vini da tavola (bianchi -4% e rossi -10%) sia per i Doc-Docg (bianchi -4%, rossi -8%). Quindi, è bene non dare più le spalle al Bel Paese. Insieme a chi mi accompagnava in questa gita mi chiedevo quanto poi questa operazione possa funzionare in un ipermercato. Il prezzo non è poi così basso e considerato il periodo non so quanti si facciano attirare da una promozione del genere, nonostante il fascino della denominazione. Ma, giustamente, mi si faceva notare come ogni settimana, specie nei week-end, siano migliaia e migliaia le persone che transitano in quel centro commerciale. Fosse anche bassa la percentuale di chi acquisterà un Brunello a 26 euro, qualche risultato arriverà di sicuro. Che dire: lungi da me l’idea di ripassarci qualche ora sabato per vedere cosa succede, anche se la tentazione ci sarebbe.
Comunicazione interna: caro Roberto, non ho comprato nulla per la rubrica.
Rimanendo a Milano, piu’ precisamente all’Esselunga di via Ripamonti (dotato di un piu’ che discreto reparto vini), a partire da circa la fine di Gennaio sono spuntate come funghi almeno 5/6 referenze differenti di Brunello di Montalcino, quando normalmente ve ne sono giusto 2 o 3 (Greppo l’unico davvero degno di nota). Tutte del 2003… Sara’ mica che, in attesa degli approvvigionamenti relativi all’annata 2004 (definita come sappiamo), la GDO abbia fatto incetta di invenduti del 2003 da distributori alla canna del gas? Niente di male, peraltro, logica politica commerciale.
Nello stesso Esselunga spiccano alcune (ma nel tempo diminuiscono, evidentemente c’e’ chi le compra) Solaia 2002. A 99,00 €. Perche’ a 50,00 € forse la comprerei anch’io…
Ma anche in enoteca evidentemente non si scherza: un caro amico, in due differenti occasioni in cui mi offri’ in regalo una bottiglia, si rivolse, essendo praticamente astemio, ad una nota enoteca per farsi consigliare su quale vino sarebbe stato ad hoc per far bella figura. Alla prima occasione se ne e’ arrivato con un Amarone Costasera Masi 2003 (peraltro bottiglia probabilmente “tappata” e sicuramente mal conservata, trafilature e altre amenita’…), nel secondo caso con un Pian delle Vigne 2003 (che ad onor del vero non era nemmeno malaccio…). Devo consigliargli di cambiare enoteca “di fiducia”?
Un cordiale saluto.
siamo un azienda calabrese che produce vini ed olii….vendiamo alla gdo ..dopo anni di collaborazione siamo giunti alla conclusione che questi imperi si sono creati sfruttando il lavoro delle piccole aziende come la nostra che x cercare di vendere e far conoscere i nostri prodotti hanno fatto la loro fortuna a discapito del nostro lavoro
Bevete 2003 Brunello? In Italia? E venduto in un supermercato?
Sinceramente mi fa molta paura questa grande realtà e sapevo che prima o poi se ne sarebbe parlato anche qui. Negli ultimi anni questo fenomeno, il “vino al supermercato” si è notevolmente ampliato e sempre più cantine sono state coinvolte, anche blasonate. Ma quello che fa veramente dispiacere, a mio parere, trovare famose e importanti cantine con i loro prodotti anche di punta. Per carità, non c’è niente di male, ma sinceramente vedere i reparti dei vini ormai trasformati in vere e rpoprie enoteche (vedi Esselunga per esempio) a me fa spavento. Fa spavento anche perchè ci trovi veramente di tutto: bollicine, franciacorta, amarone, brunello……passiti (forse, non ho mai fatto caso). E quando al supermercato compaiono etichette molto famose e importanti, la gente fa i conti di quanto l’ha pagato la sera prima al ristorante e ciò non è buono. Da un certo punto di vista è buono perchè i ricarichi dei ristoranti sono esagerati e ci deve essere una inversione di tendenza, ma dall’altra parte non è buono perchè molti di quelle “migliaia” di persone che osservano gli scaffali e paragonano i prezzi, non sanno e non si rendono conto che è impensabile trovare quella stessa bottiglia di vino allo stesso prezzo o di poco più alto, perchè ignorano due cose: uno, quale sia il confine tra un ricarico corretto su ogni singola bottiglia e due perchè non sa esattamente a che prezzo il ristoratore l’ha comprato.
Per questo motivo, per i ristoranti, bisogna andare alla ricerca di nuove cantine medio-piccole che lavorano bene, offrono prodotti buoni con superlativi rapporti qualità-prezzo, che non si trovano nei supermercati e che non conosce nessuno!
Ciao Ivan. Secondo il problema non risiede nel fatto che vini, di tipologie particolari, costose in molti casi, siano, oramai da anni per altro, sbarcati in molte catene della GDO. Possono farlo ed ne hanno la potenza, devono solo valutarne l’opportunità nel caso. Le vie del vino, per altro, sono infinite: la GDO può comprare vino dove vuole, anche non direttamente dal produttore: da un grossista, da un piazzista, da un’enoteca, dal mercato parallelo, per non parlare di internet. Un super, se vuole, può permettersi di fare una parete con il Case Basse di Saldera, non comprandolo da lui, e metterlo a prezzo di costo, magari perdendoci rispetto al prezzo di acquisto. E non è un problema nel caso rimanesse invenduto. Può permetterselo. Il problema l’hai detto tu alla fine: fare ricerca ed offrire un servizio, che il super, non può dare.