le cose che fanno male

Brunellopoli. I risultati delle indagini

brunelloconferenzastampaGDF_440Roby, hai sentito degli sviluppi su Brunellopoli?”. “Si, qualcosa alla TV, ma come sai ho sempre problemi con il PC. Vedi di scrivere qualcosa tu, poi da mercoledì, se va tutto bene, rientro in pista anche io”. Già, la banda di Lavinium ha qualche problema ultimamente. Prima è caduto il server, che da poco si è rialzato. Poi il gran capo ha visto il suo PC alzare bandiera bianca.
In rete, da due giorni a questa parte, trovate tutte le informazioni che vi servono. Da Vino al Vino di Franco Ziliani al sito di Luciano Pignataro, dal duo Dissapore&Intravino a Carlo Macchi di Winesurf passando per Vino24 e probabilmente la lista è molto più ampia.

In breve. L’inchiesta, avviata dalla Procura di Siena nel 2007, in merito al mancato rispetto del disciplinare del Brunello di Montalcino, sembrerebbe essersi finalmente conclusa. 1,3 milioni di litri di Brunello sono stati declassati a IGT Toscana Rosso. Altri 500 mila di Rosso di Montalcino declassati sempre a IGT Toscana Rosso. Per non farci mancare nulla, anche 100 mila, sempre di litri, di Chianti DOCG, declassati ancora a IGT Toscana Rosso. Infine 100 mila litri di IGT Toscana Rosso verranno distillati.
L’attività investigativa condotta dalla Guardia di Finanza e dall’Ispettorato Centrale del Controllo Qualità dei Prodotti Agroalimentari di Firenze ha portato anche al sequestro di 400 ettari di vigneti nei quali erano allevati vitigni non riconosciuti dal disciplinare di produzione. 350 sono stati regolarizzati e dissequestrati.
Insomma, violazione c’è stata e sembrerebbe, il condizionale è sempre d’obbligo, che non finirà tutto a tarallucci e vino, come molti avrebbero preferito. Chi ha seguito da vicino la vicenda sin dall’inizio, ed anzi, come certifica anche l’autorevole il Sole24Ore, ha contribuito in modo determinante allo scoppio dello scandalo, non si era inventato tutto o non aveva sollevato inutili polveroni per manie di protagonismo. Il nome è anche inutile specificarlo, ed è quello di Franco Ziliani.
Fa sorridere, amaramente, leggere, tra le prime dichiarazioni del Consorzio del Brunello a quanto accaduto, l’affermazione che: “le ultime annate in commercio per il Brunello e il Rosso, rispettivamente il 2004 e il 2007, ambedue giudicate ai massimi livelli qualitativi di cinque stelle, stanno riscuotendo notevoli apprezzamenti sia dalla critica che dai consumatori“. Quindi, questo, dovrebbe tranquillizzare tutti. Soprattutto il fatto che la critica di settore apprezzi. In effetti, molta aveva apprezzato anche vini che gridavano allo scandalo già durante gli assaggi alle anteprime, per discutibile aderenza al varietale e colori improponibili. Che poi il pubblico lo stia giudicando favorevolmente, non certifica certamente alcunché.
In totale la Procura della Repubblica di Siena ha denunciato 17 persone: 8 hanno patteggiato, 9 hanno ricevuto l’avviso di conclusione delle indagini per i reati di frode in commercio e falso in atti.

Ma quante aziende sono coinvolte? Sette imprese. Ma i nomi delle aziende? Il colonnello Marco Squarcio delle Fiamme Gialle di Siena sulle pagine del Corriere della Sera afferma che “sono tra le maggiori del settore”, mentre la Nazione di ieri sottolinea che sono: “rappresentative di oltre la metà della produzione del Brunello”. Niente nomi però. Come riporta Vino al Vino, La Repubblica di oggi, edizione di Firenze, i nomi invece li fa: Antinori, Argiano, Banfi, Casanova di Neri e Marchesi de’ Frescobaldi. I vini, invece, de Il Greppo di Franco Biondi Santi e Col D’Orcia, “sono risultati conformi ai disciplinari di produzione di riferimento; i prodotti di tali aziende non erano stati sottoposti a sequestro preventivo, non essendo emersi elementi probatori che inducessero a ritenere che il prodotto fosse stato miscelato con vini di diversa origine”.

Insomma, non c’è stare allegri. O meglio. Da una parte indubbiamente si: le indagini sono andate avanti e non è stato insabbiato nulla. C’era questo timore. Dall’altra uno dei vini più importanti della produzione italiana, specie all’estero, ne esce infangato e con le ossa abbastanza rotte.
Fa riflettere, quanto meno al sottoscritto, tra i commenti del post di Franco Ziliani dedicato al caso Brunellopoli, l’intervento di Francesco Bonfio, presidente dell’Associazione Vinarius, nonché enotecario in quel di Siena. “Vorrei dare alcuni dati e sensazioni che si riferiscono esclusivamente alla mia enoteca”. Quali? “A parte qualche episodio sporadico… il Brunello di Montalcino rimane una denominazione fortemente chiesta, ambita, sognata. La flessione di vendite c’è, ma non è superiore a quella di tutti i vini della fascia di prezzo del Brunello di Montalcino. Anzi, i supertoscani sono in calo ancora più marcato di altri. E’ una flessione che tocca tutti i vini, di qualsiasi fascia di prezzo e dipende principalmente dalla crisi economica e marginalmente da una disaffezione del consumatore (massimamente italiano) per il prodotto vino in sè. Ripeto, dopo diciotto mesi dallo scoppio del problema, la denominazione Brunello di Montalcino non è toccata sulle vendite da questo fatto”. Ovvio che non si può generalizzare, come lo stesso Bonfio sottolinea, riferendo sensazioni tangibili e reali del suo lavoro quotidiano e non di quello di altri. Questo, però, fa pensare e riflettere sul ruolo dell’informazione e sulla sua fattiva incisività sul reale. Stamattina leggevo un articolo di Sandro Veronesi (scrittore, per esempio di Caos Calmo) sull’ultimo numero di Vanity Fair relativamente alla inesistente ricaduta sulla società civile di quello che negli anni hanno detto e scritto molti intellettuali. Pasolini in primis. Tante verità, ancora attuali, ma di fatto inutili, perché mai recepite ed applicate. Svariati premi Nobel dell’economia negli anni hanno affermato che il mercato non si sarebbe mai autoregolamentato da solo. Era una pia illusione, tutto sarebbe crollato. Nessuno li hai mai ascoltati. Premiati si, però. Da anni nel mondo del vino illustri ed autorevoli voci hanno spesso sottolineato come controllori e controllati non potevano essere le stesse persone. Nulla, c’era bisogno che si arrivasse a questo scandalo per dimostrare che forse non era così bislacco affermare che c’era un devastante conflitto di interessi di fondo. Mi chiedo, se quello che si sta accertando nelle ultime ore e che verrà accertato in futuro, servirà a qualcosa. Che ricaduta avrà sul reale? Nel nostro caso, sulla percezione della maggior parte dei consumatori di vino, non solo di Brunello di Montalcino?

Foto tratta da SienaFree.it

Discussione

2 commenti per "Brunellopoli. I risultati delle indagini"

  1. i nomi, i nomi, quali sono le aziende che, come consumatore devo evitare?

    Inviato da borntowine | 20 luglio, 2009, 10:41
  2. Le aziende rinviate a giudizio sono sette, ma sono usciti solo 5 nomi…. e le altre due come mai non filtrano?
    Un’amica carissima trovandosi in una commissione si è trovata sbattuta con il nome e cognome ovunque, pur essendo la persona più pulita del mondo…….. per questti, come mai tutte queste cautele?
    Che i processi in Italia sono diventati segreti?

    Inviato da Andrea Pagliantini | 20 luglio, 2009, 12:04

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