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	<title>Esalazioni etiliche &#187; dégustations à la volée</title>
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	<description>tutto quello che potremmo dire sotto l&#039;effetto dell&#039;alcol</description>
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		<title>Fare il vino per passione, cominciando da quello che si ha a disposizione</title>
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		<pubDate>Mon, 09 May 2011 08:41:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>RoVino</dc:creator>
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		<category><![CDATA[tutte le strade portano al vino]]></category>
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		<description><![CDATA[Sette cassette di sangiovese, una di merlot, due di freisa, una di lambrusco, una di trebbiano e una di malvasia, totale meno di 300 kg di uva per una produzione che arriva a circa 200 bottiglie. Non è un assemblaggio voluto, ma è quanto il dott. Giuseppe Iuliano ha acquistato da un contadino di fiducia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-3401" style="float: left; margin: 8px 10px 10px 0px; cursor: hand" title="tenuta_laura" src="http://www.lavinium.com/laviniumblog/wp-content/themes/tma/images/uploads/2011/05/tenuta_laura.jpg" alt="tenuta_laura" width="390" height="210" />Sette cassette di sangiovese, una di merlot, due di freisa, una di lambrusco, una di trebbiano e una di malvasia, totale meno di 300 kg di uva per una produzione che arriva a circa 200 bottiglie. Non è un assemblaggio voluto, ma è quanto il dott. Giuseppe Iuliano ha acquistato da un contadino di fiducia del comune cilentano di Ottati. La vigna è composta da queste uve, allevate biologicamente. Da qualcosa bisogna pur cominciare se ci si è innamorati di questa terra e della vite. Dottore perché farmacista, che ha fatto una scelta di campo, vuole dedicarsi a questo, con sempre maggiore impegno, oltre ad una piccola produzione di olio.<br />
Duecento bottiglie di Tempe, vino prodotto in modo semplicissimo e senza trucchi enologici, a parte una leggerissima solfitazione prima dell&#8217;imbottigliamento. Tre euro a bottiglia, forse qualcosina in più, da vendere in confezione abbinato all&#8217;olio, a conoscenti ma anche a tutti coloro che vorranno degustare questo prodotto indubbiamente genuino e particolare.<br />
<img class="alignnone size-full wp-image-3403" style="float: right; margin: 10px 0px 10px 10px; cursor: hand" title="tempe" src="http://www.lavinium.com/laviniumblog/wp-content/themes/tma/images/uploads/2011/05/tempe.gif" alt="tempe" width="130" height="345" />A me è piaciuto, fresco e vivace grazie all&#8217;apporto delle uve bianche che gli hanno donato anche bei profumi floreali e di erbe di campo, saporito e con una beva che ti spinge a consumarlo senza molta attenzione alla quantità, anche perché ha una gradazione modesta.<br />
Presto Giuseppe farà effettuare una serie di verifiche da un agronomo (gli enologi sono banditi, per lui lavorano troppo con la chimica, mentre il suo obiettivo è fare vini nel modo più naturale possibile), per valutare la composizione del terreno e la tipologia di cultivar che potranno dimorarvi con migliori risultati. Di certo le uve bianche non confluiranno più nel rosso, il sangiovese potrebbe divenire l&#8217;elemento dominante, anche se la Doc <strong>Castel San Lorenzo</strong> prevede una percentuale di barbera (che non è quella piemontese).<br />
Insomma, un po&#8217; alla volta l&#8217;azienda, che è stata battezzata <strong><a href="http://www.tenutalaura.it/" target="_blank">Tenuta Laura</a></strong>, avrà una propria dimensione e collocazione, e la passione che ha spinto Giuseppe Iuliano a impegnarsi in questo percorso del tutto nuovo per lui, rappresenta la base per una gran bella avventura, che noi seguiremo con molta attenzione.</p>
<p>Dott. Giuseppe Iuliano<br />
Via P. Aquano, 43<br />
84020 Ottati (SA)<br />
tel. 366/3534697<br />
<a href="mailto:tenutalaura@libero.it"><strong>tenutalaura@libero.it</strong></a></p>
<hr /><small>Copyright &copy; 2008<br /> This feed is for personal, non-commercial use only. <br /> The use of this feed on other websites breaches copyright. If this content is not in your news reader, it makes the page you are viewing an infringement of the copyright. (Digital Fingerprint:<br /> )</small>]]></content:encoded>
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		<title>Quel Chianti Classico che non si faceva notare&#8230;e invece carezza l&#8217;anima!</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Feb 2011 14:36:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>RoVino</dc:creator>
				<category><![CDATA[dégustations à la volée]]></category>
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		<category><![CDATA[Chianti Classico 2006]]></category>
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		<description><![CDATA[Non so cosa mi abbia spinto ad aprire, durante il mio solitario pranzo a base di rigatoni al ragù, tutto rigorosamente biologico, l&#8217;ultima bottiglia a mia disposizione di Chianti Classico 2006 di quella piccola azienda che prende il nome dal sito in cui si trova, ovvero Castellinuzza e Piuca, due piccole frazioni che si raggiungono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-3349" style="float: left; margin: 8px 10px 10px 0px; cursor: hand" title="chicas06" src="http://www.lavinium.com/laviniumblog/wp-content/themes/tma/images/uploads/2011/02/chicas06.gif" alt="chicas06" width="150" height="308" />Non so cosa mi abbia spinto ad aprire, durante il mio solitario pranzo a base di rigatoni al ragù, tutto rigorosamente biologico, l&#8217;ultima bottiglia a mia disposizione di <strong>Chianti Classico 2006</strong> di quella piccola azienda che prende il nome dal sito in cui si trova, ovvero <strong>Castellinuzza e Piuca</strong>, due piccole frazioni che si raggiungono da Greve in Chianti in direzione Lamole.<br />
Un vino la cui etichetta, allora, appariva ferma nel tempo, troppo rustica, oggi che tutto è firmato da importanti designer, perché mai come in questi ultimi vent&#8217;anni l&#8217;abito ha finito per fare davvero il monaco, tanto che ci stiamo abituando alle donne e agli uomini &#8220;forgiati&#8221; da bisturi e cure estetiche, ma purtroppo sempre più lontani dalla capacità di amarsi davvero ed amare gli altri.<br />
Io stesso ho contribuito con il mio frettoloso giudizio a convincere Simone Coccia a rivedere l&#8217;etichetta trasformandola in qualcosa di più raffinato e &#8220;consono&#8221;, ora indubbiamente bella e sobria, ma forse meno sincera, meno rappresentativa di una cultura e di una tradizione che sono la verità indiscutibile di questo vino.<br />
Per carità, il vino va venduto, ma qui parliamo di qualche migliaio di bottiglie, non di un&#8217;azienda i cui numeri impongono un lavoro meticoloso in ogni aspetto, investimenti pubblicitari, partecipazioni agli eventi di grido, promozioni, un&#8217;equipe di PR ecc. ecc.<br />
In questo caso è proprio il vino a parlare e a dire tutto ciò che c&#8217;è da dire: cinque anni dopo la vendemmia, pur non avendo visto che vasche in acciaio e cemento, questo 2006 appare più arzillo che mai, e tutt&#8217;altro che semplice! Il sangiovese nato a 500 metri di altitudine, supportato da una moderata quota di canaiolo, sta dimostrando di avere stoffa, molto più di quanto potrebbe raccontarci qualunque etichetta imbellettata. La vinosità che lo caratterizzava all&#8217;inizio, ha cambiato volto, si è arricchita, ora ci mostra con fierezza il tabacco, la carne, il bosco, le erbe di collina. Non ha perso freschezza ma oggi è più adulto, profondo, e ci spiega quanto un&#8217;uva superba in un terreno che ne è la culla migliore, possa fare a meno di trucchi e pompate enologiche per mostrare muscoli e potenza, ma vincere in humus, profondità, ricchezza interiore, bevibilità che ti entra nelle vene, che ti ricorda che la vita è piacere, e chi non lo ha capito e pensa che il piacere lo danno solo soldi, potere, immagine è un povero inetto, che ha perduto l&#8217;occasione, probabilmente per sempre, di dare un senso alla propria esistenza. Tutto questo arriva sulla nostra tavola per pochi euro, che per alcuni potrebbero significare &#8220;vino di poco conto&#8221;; sarebbe un errore madornale, ma forse è giusto così, esiste una selezione naturale che permette di fare arrivare certi piccoli gioielli a chi è in grado di comprenderli e apprezzarli. E scusate se per una volta me ne vanto.</p>
<hr /><small>Copyright &copy; 2008<br /> This feed is for personal, non-commercial use only. <br /> The use of this feed on other websites breaches copyright. If this content is not in your news reader, it makes the page you are viewing an infringement of the copyright. (Digital Fingerprint:<br /> )</small>]]></content:encoded>
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		<title>5 vini sincronizzati, targati Sud de France</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Jun 2010 07:23:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Franceschini</dc:creator>
				<category><![CDATA[dégustations à la volée]]></category>
		<category><![CDATA[Cin de Pays d'Oc 30670 2006]]></category>
		<category><![CDATA[Cotes de Roussillon Fuité Catalan]]></category>
		<category><![CDATA[Crémant de Limoux Brut Grande Cuvée 1531]]></category>
		<category><![CDATA[degustazione sincronizzata]]></category>
		<category><![CDATA[Domaine Dromadaire]]></category>
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		<category><![CDATA[Vini del Sud della Francia]]></category>
		<category><![CDATA[Vini Languedoc-Roussillon]]></category>

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		<description><![CDATA[Tutte le volte che passo da Corso Magenta a Milano, l’occhio cade spesso sull’ufficio di rappresentanza che mostra su una delle vetrate il logo “Sud de France”. Ci cade per curiosità, in parte oramai per abitudine ed anche un po’ per invidia. Si, invidia. Rappresenta, stranamente, solo una parte del Sud della Francia in Italia, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-3083" style="margin: 5px;" title="Sud-de-France" src="http://www.lavinium.com/laviniumblog/wp-content/themes/tma/images/uploads/2010/06/Sud-de-France.jpg" alt="Sud-de-France" width="457" height="163" />Tutte le volte che passo da <em>Corso Magenta</em> a <em>Milano</em>, l’occhio cade spesso sull’ufficio di rappresentanza che mostra su una delle vetrate il logo “<a href="http://www.suddefrance-vini.com/site/"><strong>Sud de France</strong></a>”. Ci cade per curiosità, in parte oramai per abitudine ed anche un po’ per invidia. Si, invidia. Rappresenta, stranamente, solo una parte del Sud della Francia in Italia, il <strong>Languedoc-Roussillon</strong>, tralasciando il Rodano meridionale piuttosto che la Provenza, come ci aveva fatto notare <a href="http://www.lavinium.com/laviniumblog/festival-sud-de-france-a-milano-e-roma.html"><strong>Mike Tommasi</strong></a> proprio su questi lidi l’anno scorso quando avevamo segnalato una delle loro iniziative.</p>
<p>Però…però, intanto, ci sono, esistono. E non mancano di dinamismo, organizzazione, idee.</p>
<p>Spesso si parla di marketing del territorio, di come far conoscere una regione o un areale in particolare all’estero. Quando assisti in Italia a dibattiti o convegni dove si affronta questo tema solitamente va in scena il festival dell’ipocrisia: “dobbiamo…”, “faremo…”, “è necessario…”, “le Istituzioni dovrebbero…”e via discorrendo. Poi, il nulla. L’atavico individualismo riprende il sopravvento ed ognuno va per la sua strada, con il lamentio sempre pronto per la prossima occasione. Il problema è che noi spesso non siamo capaci di far conoscere i nostri territori ai noi stessi. Pensare all’estero mi sembra quasi un’utopia. Vengono ingaggiati testimonial noti per sponsorizzare una regione, un territorio, attraverso spot televisivi o inserzioni pubblicitarie su giornali e settimanali. Con quali risultati? Chi lo sa.</p>
<p>Oltre all’invidia sale una certa rabbia, quindi, quando vedo che una regione, il Languedoc-Roussillon, che non era certo nota per la qualità, quanto per i volumi, che apre un ufficio praticamente in pieno centro a Milano, in grado di darti tutte le informazioni necessarie caso mai ti venisse voglia di trascorrerci le vacanze piuttosto volessi capirne di più sulle loro tradizioni enogastronomiche.</p>
<p>Sicchè, un bel giorno, il suddetto ente, anzi la Maison de la Région Languedoc-Roussillon ti manda anche un bel pacco con all’interno: <strong>5 vini</strong>, <strong>un dettagliato depliant</strong> che ti illustra le caratteristiche del Languedoc-Roussillon dal punto di vista enoico e culinario, un <strong>bicchiere </strong>con logo, un <strong>cavatappi</strong> con logo e, più o meno, ti dice: “<em><strong>Caro, abbiamo deciso di festeggiare il nostro quarto anniversario. Sicché, ti spediamo dei vini, tu degustali e poi dicci cosa ne pensi. Però fallo il 21 giugno perchè insieme a te lo faranno un altro centinaio di giornalisti, blogger ed appassionati contemporaneamente. Se ti va, puoi postare le tue impressioni anche su Facebook  e Twitter</strong></em>”.</p>
<p>Ecco, noi stiamo ancora decidendo se costruire e nel caso dove farlo. Loro hanno già villette, centri commerciali, asili nido, alberghi e soprattutto, un centro informazioni.</p>
<p><strong><img class="alignright size-full wp-image-3084" style="margin: 5px;" title="I 5 vini in degustazione" src="http://www.lavinium.com/laviniumblog/wp-content/themes/tma/images/uploads/2010/06/ViniSudFrance.jpg" alt="I 5 vini in degustazione" width="400" height="266" />I vini</strong><br />
Sul perché di questi campioni nel dettaglio, non saprei. E’ evidente il tentativo di farti capire che da quelle parti ne hanno per tutti i gusti: bianchi, rosati, rossi, metodo classico e dolci.</p>
<p><strong>Crémant de Limoux  AOC Brut Grande Cuvée 1531, Sieur d’Arques</strong><br />
Non ti aggredisce né con note lievitose eccessive, né con dolcezze provenienti da dosaggi fuori registro. Qualche nota floreale di gelsomino ed un agrumato spiccato, di limone e pompelmo, sia al naso che in bocca. Semplice, sufficientemente beverino e scorrevole, senza particolari sussulti quanto a persistenze, ma corretto. La data “1531” è un omaggio alla nascita del primo vino effervescente al mondo.</p>
<p><strong>Vin de Pays d’Oc Cigalus 2008</strong><br />
E’ un tuffo in profumi e concezioni che lentamente stanno passando di moda: tostature, vaniglia, cocco, tutto molto in eccesso, dolce, dolcissimo al naso. In bocca la situazione, prevedibilmente, non cambia: molle, rotondo sin all’esasperazione, con un finale tutto giocato ancora sulla vaniglia, il burro ed i frutti tropicali. Chardonnay in prevalenza, Viogner e Sauvignon. Fermentazione in barrique nuove e successiva sosta per quasi 8 mesi.</p>
<p><strong>AOC Cotes de Roussillon, Fuité Catalan, Vignerons Catalans</strong><br />
Vinoso, con note molto accentuate di fragola, caramellose, che svaniscono con l’ossigenazione per lasciare spazio a tocchi vegetali. Bocca piacevole, dritta, fresca, senza particolari slanci. Non è un rosato leggendario, ma può fare la sua dignitosa figura rispetto a molti esponenti della categoria.</p>
<p><strong>Vin de Pays d’Oc 30670 2006, Domaine Dromadaire</strong><br />
La curiosa etichetta riporta il codice postale di Aigues-Vives nel Gard, village di origine di questo blend di syrah e grananche. Non c’è che dire, il naso è bel calibrato, tecnico il giusto, ma affatto banale: cassis, ciliegie, macchia mediterranea, olive. Bocca scorrevole con tannini presenti e di discreta grana, piacevolmente rotondo con un tocca sapido di piacevole fattura. Si beve bene.</p>
<p><strong>AOC Muscat de Frontignan 2006, Mas de Madame</strong><br />
E’ lui, è moscato. Decisamente aromatico e caratteristico, non pecca certo in prorompenza con note di salvia, uvetta sultanina ed albicocca. Ha una piacevole e delicata finezza olfattiva, completamente diversa dall’impatto in bocca, che in parte ti spiazza, se non sai che è un vino fortificato: potente, alcolico, morbidissimo e forse un filo troppo dolce. Non è il moscato che vuoteresti in pochi attimi, ma d’altronde non è stato creato con questo fine.</p>
<hr /><small>Copyright &copy; 2008<br /> This feed is for personal, non-commercial use only. <br /> The use of this feed on other websites breaches copyright. If this content is not in your news reader, it makes the page you are viewing an infringement of the copyright. (Digital Fingerprint:<br /> )</small>]]></content:encoded>
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		<title>Belardi Bianco 2008: un vino, una storia</title>
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		<pubDate>Mon, 11 May 2009 21:55:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurizio Taglioni</dc:creator>
				<category><![CDATA[dégustations à la volée]]></category>

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		<description><![CDATA[Storia del vino bianco di Belardi raccontata dal vignaiolo medesimo.
&#8220;[...] quando raccogli l&#8217;uva fresca è meglio, e poi risparmi anche in cantina per l&#8217;abbattimento della temperatura. Un conto è raccogliere l&#8217;uva a 16-18 gradi, un altro è raccoglierla sotto il sole cocente a 45 gradi: ti parte subito la fermentazione e viene tutto un casino [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1928" style="float: left; margin: 5px 10px 10px 0px; cursor: hand" title="belardibiancorosso" src="http://www.lavinium.com/laviniumblog/wp-content/themes/tma/images/uploads/belardibiancorosso.jpg" alt="belardibiancorosso" width="261" height="274" /><span style="font-size: small;">Storia del vino bianco di Belardi raccontata dal vignaiolo medesimo.<br />
&#8220;[...] quando raccogli l&#8217;uva fresca è meglio, e poi risparmi anche in cantina per l&#8217;abbattimento della temperatura. Un conto è raccogliere l&#8217;uva a 16-18 gradi, un altro è raccoglierla sotto il sole cocente a 45 gradi: ti parte subito la fermentazione e viene tutto un casino perché i batteri attaccano l&#8217;uva, mentre quando l&#8217;uva è fresca fanno meno danni e porti l&#8217;uva in cantina più sana. Noi vendemmiamo la mattina molto presto, appena c&#8217;è un po&#8217; di luce, e poi, quando inizia a fare caldo, si lascia tutto e si viene in cantina.<br />
Per la fermentazione adottiamo il metodo tradizionale un tempo in uso ai Castelli Romani. Il vino bianco, fermentato insieme alle bucce, era di un colore più ambrato che oggi non viene più apprezzato dai consumatori, ma aveva più corpo di quanto non ne abbiano i bianchi di oggi, ed era ricco di polifenoli, ossia di quelle sostanze che fanno bene alla circolazione, al cuore, e alla salute in generale.<br />
Oggi si fa fermentare il mosto insieme alle bucce solo per la produzione dei vini rossi, mentre per i bianchi, appena spremuta l&#8217;uva, si separano immediatamente le parti liquide del mosto da quelle solide. Poi i vini vengono chiarificati, filtrati, e quindi privati di altre sostanze&#8230; cosa ci rimane?<br />
Io faccio ancora il mio vino bianco lasciandoci un po&#8217; di bucce, non proprio tutte le bucce se no non se lo compra nessuno, ma comunque in quantità tale da conferirgli colore, profumi e quel sapore leggermente asprino, astringente, gradevolmente masticabile che deriva appunto da quelle sostanze presenti sulle bucce che fanno pure bene alla salute.<br />
La nostra clientela vuole vedere colore e sentire sapore. Quando, in passato, ho provato a farlo senza bucce i clienti mi dicevano: &#8216;Ma che m’hai portato? L&#8217;acqua?&#8217;. Quindi preferisco sempre farlo con un po&#8217; di bucce e bello corposo&#8221;.</p>
<p>Il Belardi bianco è un bel vino cristallino, giallo dorato con riflessi topazio, che profuma di mela, di mela grattata, di pera, di salvia e di timo. E&#8217; equilibrato nelle sue componenti gustative, morbido e fresco al punto giusto, leggermente tannico, sapido come i vini veraci dei Castelli Romani. Contiene solo 58 milligrammi/litro di solforosa, che, tradotto in parole comprensibili a tutti, significa niente bruciori di stomaco né mal di testa.<br />
E&#8217; prodotto con grande cura da Dino e famiglia ed è piacevolissimo, proprio come lo descrive lui. Costa quasi niente, un euro e mezzo al litro circa, sette-otto euro per la &#8220;dama&#8221; da cinque litri. Lo si può acquistare in cantina a Genzano o, per chi abita a Roma, al mercatino nei pressi di via Salaria. Telefonate pure in azienda per sapere di preciso dove. Il link è qui sotto.</p>
<p><strong><span style="font-size: small;"><a href="../../cgilav/visuvinlav.cgi?IDvino=8410">Belardi Bianco 2008</a></span><br />
<span style="font-size: small;">Tipologia&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;: I.G.T. bianco<br />
Vitigni&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;: trebbiano toscano 50%, malvasia del Lazio 30%, bellone 20%<br />
Titolo alcolometrico: 12%<br />
Produttore&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;..: <a href="../../cgilav/visuazlav.cgi?IDaz=2326">BELARDI &#8211; Azienda Agricola Belardi Maria Dolores</a></span><br />
<span style="font-size: small;">Prezzo&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;..: A</span></strong> (fino a 5,00 Euro)</p>
<hr /><small>Copyright &copy; 2008<br /> This feed is for personal, non-commercial use only. <br /> The use of this feed on other websites breaches copyright. If this content is not in your news reader, it makes the page you are viewing an infringement of the copyright. (Digital Fingerprint:<br /> )</small>]]></content:encoded>
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		<title>Nebbiolo Grapes &#039;09: dalle piccole realtà valtellinesi grandi speranze per il futuro</title>
		<link>http://www.lavinium.com/laviniumblog/nebbiolo-grapes-09-dalle-piccole-realta-valtellinesi-grandi-speranze-per-il-futuro.html</link>
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		<pubDate>Mon, 30 Mar 2009 16:28:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>RoVino</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Valtellina Superiore]]></category>

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		<description><![CDATA[Che sfortuna! Torno da Nebbiolo Grapes, due giorni trascorsi in Valtellina, una delle terre che più amo, e senza capirne la causa mi ritrovo con una caviglia fuori uso, gonfia e dolorante. Così ho dovuto aspettare fino ad oggi, che si placasse un po&#8217;, per poter azzardare di alzarmi e recarmi davanti al computer per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1759" title="Nebbiolo Grapes '09 - i relatori" src="http://www.lavinium.com/laviniumblog/wp-content/themes/tma/images/uploads/nebbiolo_grapes09_relatori.jpg" alt="Nebbiolo Grapes '09 - i relatori" width="402" height="596" style="float: left; margin: 5px 10px 5px 0px; cursor: hand" />Che sfortuna! Torno da Nebbiolo Grapes, due giorni trascorsi in Valtellina, una delle terre che più amo, e senza capirne la causa mi ritrovo con una caviglia fuori uso, gonfia e dolorante. Così ho dovuto aspettare fino ad oggi, che si placasse un po&#8217;, per poter azzardare di alzarmi e recarmi davanti al computer per scrivere qualcosa su questo evento che mi ha lasciato una sensazione di incompiutezza, di dejà vu, tanto che presto ne scriverà su <a href="http://www.lavinium.com" target="_blank"><strong>laVINIum</strong></a> in modo dettagliato.</p>
<p>Ora preferisco raccontarvi le cose positive, quelle per cui è comunque valsa la pena percorrere circa settecento chilometri e raggiungere Sondrio, luogo della manifestazione a carattere scientifico dedicata interamente al nebbiolo, giunta alla sua terza edizione. Venerdì si è svolto il convegno che ci avrebbe dovuto aggiornare sullo stato dell&#8217;arte delle ricerche sulle origini del vitigno che Giovanni Minetti, ex presidente del Consorzio del Barolo ed ex direttore generale dell&#8217;azienda Fontanafredda, definì &#8220;no global&#8221; per le sue caratteristiche avverse a qualsiasi addomesticamento. Nulla o quasi di nuovo, purtroppo, tanto che viene da chiedersi &#8220;perché l&#8217;avete organizzato?&#8221;. Ma soffermiamoci sulle degustazioni, che ho effettuato sabato nel bellissimo Castel Masegra, sopra Sondrio, in una giornata piovosa ma non fredda. C&#8217;erano, ovviamente, i vini &#8221;di casa&#8221;, ma anche quelli provenienti dalle Langhe, dall&#8217;Alto Piemonte, dalla Valle d&#8217;Aosta, dalla Sardegna, dalla California, dal Messico, dall&#8217;Australia, dal Sudafrica, tutti rigorosamente a base nebbiolo. Ho voluto innanzitutto puntare a quelle piccole ma interessanti realtà valtellinesi di cui vi avevo parlato l&#8217;anno passato <a href="http://www.lavinium.com/laviniumblog/?p=1171"><strong>qui</strong></a>, rimastemi nel cuore sia perché ho avuto l&#8217;occasione di incontrare veri vignaioli, gente che di vino ci vive da generazioni, ma anche personaggi che hanno fatto ingresso da poco in questo mondo, spinti da una sincera passione e dalla voglia di fare e bene. Penso a Pierpaolo Di Franco e Davide Fasolini, in arte &#8220;Birba&#8221; e &#8220;Faso&#8221;, dell&#8217;azienda Dirupi, a Bruno Leusciatti, Giorgio Gianatti, Stefano Vincentini e Paolo Culatti di Le Strie, Renato Motalli e, fresco fresco a Siro Buzzetti dell&#8217;azienda Terrazzi Alti. Tutti produttori meritevoli d&#8217;attenzione e capaci di offrirci vere e proprie chicche, in alcuni casi piccoli capolavori.<br />
<img class="alignleft size-full wp-image-1758" style="float: left; margin: 5px 10px 5px 0px; cursor: hand" title="Botti di castagno da Leusciatti" src="http://www.lavinium.com/laviniumblog/wp-content/themes/tma/images/uploads/botti_leusciatti1.jpg" alt="Botti di castagno da Leusciatti" width="344" height="519" />Uno di questi è sicuramente <strong>Bruno Leusciatti</strong>, del quale avevo recensito l&#8217;anno passato il <a href="http://www.lavinium.com/cgilav/visuvinlav.cgi?IDvino=8366"><strong>Valtellina Superiore Sassella &#8220;Del Negus&#8221; 2004</strong></a>, che mi aveva notevolmente impressionato, ma con la versione 2005, assaggiata proprio in questa occasione, Bruno ha fatto un ulteriore passo avanti, il suo vino non fa una grinza, è semplicemente perfetto, figlio di un&#8217;annata che, a dispetto di quanti raccontano, è con tutta probabilità migliore della 2004, almeno per quanto riguarda i nebbiolo di Valtellina e Langhe. Un Valtellina Superiore con i fiocchi, emozionante, già ora di grande espressività e ampiezza, succoso, vivo, minerale, fresco, finissimo nei profumi, davvero un gran bel vino ad un prezzo che mette una seria ipoteca su molti, troppi, velleitari &#8220;parenti&#8221;, che sparano cifre davvero ingiustificate. Certo, nel caso di Leusciatti siamo forse all&#8217;estremo opposto, lui vende senza problemi in cantina nonostante una produzione di 10-12 mila bottiglie, ma a 6 euro chi non lo comprerebbe? Anzi, vi consiglio di darvi da fare per acquistarne una cassa sul posto o ordinarla chiamandolo allo 0342 212916, non avrete certo di che pentirvene, non è che ce ne siano molti di grandi vini a questo prezzo. Anche per quanto riguarda <strong>Dirupi</strong>, il Valtellina Superiore 2006 si rivela migliore del precedente, lo stile è più moderno ma estremamente misurato, elegante e godibilissimo, con belle note floreali di viola e rosa al primo impatto, poi ampio spazio al frutto, ciliegia, lampone, melagrana. Altrettanto moderno e ben fatto il 2004 di <strong>Le Strie</strong>,  dal frutto vivo e senza spigoli, tannino misurato e una struttura non indifferente con un&#8217;ottima persistenza. <strong>Renato Motalli</strong> rappresenta forse, con i suoi due vini, Valtellina Superiore Valgella e Valtellina Superiore Valgella Le Urscele ambedue 2002,  la quintessenza della tradizione, intesa assolutamente come elemento positivo, come trait d&#8217;union, legame storico fra un modo antico di concepire il vino e un linguaggio più moderno, pulito, eviscerato di possibili difetti ed errori del passato. Il Le Urscele, proveniente da un appezzamento di elevata qualità, rivela indubbiamente una marcia in più e una trama speziata e minerale davvero convincenti. Infine, novità assoluta, e per ora ad onor del vero &#8220;vino fantasma&#8221;, il Valtellina Superiore Sassella 2006 di <strong>Terrazzi Alti</strong>, alias <strong>Siro Buzzetti</strong>, un funzionario amministrativo innamoratosi da tempo di questa terra e che, finalmente, sta coronando il suo sogno. Per ora ha all&#8217;attivo solo 7.000 metri quadrati di vigna, ma presto dovrebbe arrivare al raddoppio. Siro è una persona che ispira subito simpatia, dai suoi occhi traspare la gioia, l&#8217;emozione di questo piccolo traguardo raggiunto, solo 850 bottiglie di un rosso delizioso, emozionante, di quelli pericolosissimi su una tavola apparecchiata. Con la prossima annata dovrebbe raggiungere le 2.000 unità, a tutto vantaggio degli appassionati che vorrano conoscere questo suo piccolo gioiello.</p>
<p>Ho poi fatto un giro di assaggi piemontesi, fra cui non posso non nominare l&#8217;eccellente Barolo Ginestra Vigna Casa Matè 2005 di <strong>Elio Grasso</strong>, imbottigliato da pochissimo e quindi non nella sua condizione ottimale, ma già premessa di grandi emozioni future, a dimostrazione di quanto avevo precedentemente accennato su questa annata. Sempre ottimi i Barolo di Castello di Verduno, questa volta erano presenti il Massara 2001, il Rabajà 2003 e il base 2005; io ho assaggiato i primi due e sono rimasto stupito soprattutto dalla freschezza del Massara, otto anni sulle spalle che non si sentono minimamente. Una bella sorpresa da <strong>Luca Abrate</strong>, produttore di Pocapaglia, nella zona del Roero, che proponeva un eccellente Nebbiolo d&#8217;Alba Ceisa 2001 (il Roero, per scelta commerciale di molti produttori, viene proposto spesso come Nebbiolo d&#8217;Alba, nettamente più conosciuto e richiesto), di grande spessore, terroso, ricco di frutto (appena un po&#8217; sovramaturo) e di lunga persistenza. Interessanti i vini provenienti dall&#8217;Alto Piemonte, come i Carema della <strong>Cantina dei Produttori Nebbiolo di Carema</strong>, una piccola denominazione si tuata al confine con la Valle d&#8217;Aosta; Carema Classico 2004, Riserva 2004 e Barricato 2003, tutti e tre hanno offerto una prova più che positiva, unica nota del tutto personale, mi domando a che serva scrivere ancora in etichetta &#8220;barricato&#8221;, tanto più tenendo conto che il vino ha passato solo 6 mesi nel piccolo legno. Dulcis in fundo, non ho potuto fare a meno di riassaggiare lo straordinario Valtellina Superiore Sassella Vigna Regina Riserva 1999 di <strong>Ar.Pe.Pe.</strong>, un rosso quasi leggendario, al quale non manca proprio nulla, di esemplare eleganza ci offre un tessuto finissimo e complesso, dove i tratti del nebbiolo sembrano trovare una dimensione unica, di struggente mineralità, arricchita da una speziatura e da una straordinaria profondità espressiva che lascia senza parole, e la freschezza, cos&#8217;altro dire di questo bambino di 10 anni!</p>
<p>Fra gli stranieri, a causa del troppo poco tempo che mi era rimasto (avevo il treno prenotato), ho voluto riprovare i Nebbiolo prodotti dalla cantina californiana <strong>Palmina</strong>, unica azienda, forse, che è riuscita ad estrarre una bella varietà da un vitigno certamente non facile, sia con il Nebbiolo 2004 che con il Nebbiolo Honea 2005, ambedue provenienti dalla zona di Santa Barbara. Il Nebbiolo Sisquoc, invece, proveniente da Santa Maria Valley, soffre di un uso del piccolo legno eccessivo che ne copre i tratti peculiari.</p>
<hr /><small>Copyright &copy; 2008<br /> This feed is for personal, non-commercial use only. <br /> The use of this feed on other websites breaches copyright. If this content is not in your news reader, it makes the page you are viewing an infringement of the copyright. (Digital Fingerprint:<br /> )</small>]]></content:encoded>
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		<title>Vini Naturali a Roma prima giornata: grande affluenza e interessanti novità</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Feb 2009 11:15:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>RoVino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un breve riassunto, un po&#8217; di corsa perché devo prepararmi per la seconda immersione nelle sale affollate di &#8220;Vini Naturali a Roma&#8220;, l&#8217;evento organizzato da Tiziana Gallo, che ha visto riunite quasi 70 aziende provenienti dalle tre associazioni Vini Veri, VinNatur e TripleA. Un successo pieno, per il quale Tiziana, per la prima volta impegnata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-1601" style="float: left; margin: 5px 10px 10px 0px; cursor: hand" title="Vini Naturali a Roma" src="http://www.lavinium.com/laviniumblog/wp-content/themes/tma/images/uploads/vininat_2009.jpg" alt="Vini Naturali a Roma" width="470" height="312" />Un breve riassunto, un po&#8217; di corsa perché devo prepararmi per la seconda immersione nelle sale affollate di &#8220;<strong>Vini Naturali a Roma</strong>&#8220;, l&#8217;evento organizzato da <strong>Tiziana Gallo</strong>, che ha visto riunite quasi 70 aziende provenienti dalle tre associazioni Vini Veri, VinNatur e TripleA. Un successo pieno, per il quale Tiziana, per la prima volta impegnata in un&#8217;esperienza del genere, ha avuto non pochi timori e che, invece, si sta dimostrando addirittura superiore alle più rosse previsioni. L&#8217;Hotel Columbus, sito in Via della Conciliazione 33, ha messo a disposizione dell&#8217;evento alcune sale adibite con i classici banchi d&#8217;assaggio; l&#8217;enorme affluenza di visitatori ha messo a dura prova gli ambienti più piccoli, elevando anche il livello di calore, ma poco alla volta si è creato comunque un equilibrio che ha reso possibile degustare e dialogare con i numerosi produttori. Non mi soffermo per ora sui particolari, ma voglio segnalarvi alcune aziende che ritengo meritino attenzione, fra queste sicuramente Campi di Fonterenza, una recente realtà che si è inserita a pieno diritto fra le più interessanti dell&#8217;area di Montalcino. Francesca Padovani è una ragazza solare, carica di passione che insieme alla sorella Margherita sta portando avanti dal 2004 una piccola azienda in località San Polino, tra Montalcino e Castelnuovo dell&#8217;Abate. Lavorano con uno sguardo al futuro, così, a fianco del classico cordone speronato e del guyot bordolese hanno inserito anche l&#8217;allevamento ad alberello, un tempo impensabile in queste zone, ma che si sta rivelando una delle migliori soluzioni per affrontare i forti mutamenti climatici degli ultimi anni. Al momento hanno 2,5 ettari di vigna già in produzione che a regime diventeranno 4. Producono il Rosso e il Brunello di Montalcino, un interessante rosato, il Rosa di Fonterenza a base sangiovese, l&#8217;Igt Fonterenza, altro sangiovese in purezza e il Lupo di Fonterenza ottenuto da cabernet sauvignon. A parte il Lupo e il Fonterenza, che non ho degustato, ho avuto un&#8217;ottima impressione del rosato 2007, che rivela un intenso profumo di rosa, anche a calice vuoto, una bella ciliegia viva e piacevole, una intensa sfumatura minerale e note di macchia mediterranea, mentre al palato rivela un tannino scattante, una bella corrispondenza aromatica e una persistenza notevole per questa tipologia. Eccellente il Rosso di Montalcino 2006, che si giova di 20 mesi di sosta in botti tronco-coniche di rovere di Slavonia, dal carattere deciso ma senza esagerare con atteggiamenti da Brunello, la sua natura rimane giustamente quella di un vino da godere anche alla sua uscita, ricco di quei profumi che un sangiovese grosso dovrebbe esprimere in queste terre argilloso-calcaree, esaltati anche dalla buona altitudine che si attesta attorno ai 400 metri. Con il Brunello 2004 scopriamo le grandi potenzialità di questa azienda ma&#8230; per ulteriori dettagli dovrete aspettare. La fretta incalza ma voglio segnalarvi assolutamente i vini di Corrado Dottori, dell&#8217;azienda La Distesa, siamo in terra di Verdicchio dei Castelli di Jesi, e Corrado sa bene quali incredibili potenzialità abbia questo straordinario vitigno, tanto da avere abbracciato una filosofia oggi ancora poco compresa, che vede i suoi bianchi proiettati verso lunghi anni di evoluzione; non perdetevi la Riserva Gli Eremi 2006 e il Nur 2006, quest&#8217;ultimo una vera rarità, solo 1200 bottiglie, composto da trebbiano, verdicchio e malvasia. Ma Corrado se la cava benissimo anche con le uve rosse, ne è un validissimo esempio il Nocenzio 2006 a base montepulciano, sangiovese e cabernet sauvignon. Ma ora vi devo proprio lasciare, ci rileggeremo più avanti&#8230;</p>
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		<title>Solaia 97: un mito da 100/100 come dichiarò Wine Spectator? Non direi&#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Jan 2009 12:15:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>RoVino</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Super Tuscan]]></category>
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		<description><![CDATA[Non è certo per fare polemica spicciola che ho deciso di scrivere del Solaia &#8216;97 di Antinori, ma perché ritengo sia giusto invece riflettere sull&#8217;opportunità di rimanere sempre vigili e con i piedi ben saldi sul suolo. Costruire miti e leggende è sempre stata una passione per l&#8217;uomo, è un tentativo come un altro per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-1572" style="float: left; margin: 5px 10px 5px 0px; cursor: hand" title="Solaia 97 - Antinori" src="http://www.lavinium.com/laviniumblog/wp-content/themes/tma/images/uploads/solaia97.gif" alt="Solaia 97 - Antinori" width="300" height="242" />Non è certo per fare polemica spicciola che ho deciso di scrivere del <strong>Solaia &#8216;97 di Antinori</strong>, ma perché ritengo sia giusto invece riflettere sull&#8217;opportunità di rimanere sempre vigili e con i piedi ben saldi sul suolo. Costruire miti e leggende è sempre stata una passione per l&#8217;uomo, è un tentativo come un altro per sentirsi più vicini a Dio, a qualcosa che altrimenti sarebbe irraggiungibile, non alla nostra portata. Ma la passione non sempre è tale, a volte il mito ha una pura funzione commerciale, ne abbiamo un validissimo esempio con quella assurda e diseducativa trasmissione che, prendendo spunto dal format americano già ben collaudato, vorrebbe farci credere di essere in grado di tirar fuori delle pop star, fenomeni canori con l&#8217;X factor, ovvero quella dote speciale che li renderebbe unici e inimitabili. Peccato però che questi &#8220;fenomeni&#8221; siano del tutto costruiti e propinati commercialmente in modo ossessivo fino a farceli odiare, vedi il &#8220;caso&#8221; <strong>Giusy Ferreri</strong>. Ora, se non ci fosse stata questa montatura mediatica, questo lancio discografico che ha battuto in intensità e concentrazione martellante numerosi professionisti affermati, la Ferreri sarebbe stata vista e apprezzata per quello che è, una cantante dalla voce particolare, simpatica, intonata, ancora tutta in divenire, ma che fa parte del nostro pianeta, non viene da Altair o da Vega!</p>
<p>Ed ecco che, trovandomi di fronte a questo <strong>Solaia &#8216;97</strong> (annata del secolo? Altra operazione mediatica, che ha contribuito soprattutto all&#8217;aumento indiscriminato dei prezzi&#8230;), che alla sua uscita in commercio veniva venduto ad un prezzo fra le 60 e le 80 mila lire, e appena ricevuto lo scettro di miglior vino al mondo dalla più nota rivista enoica americana, <strong>Wine Spectator</strong>, arrivò velocemente a cifre vertiginose per un vino italiano, in alcune enoteche anche oltre le 400 mila lire, potete immaginare al ristorante, ebbene questo super tuscan ottenuto da cabernet sauvignon 80% e sangiovese 20%, a distanza di 12 anni dalla vendemmia, non sembra avere quell&#8217;x factor che dovrebbe renderlo davvero unico.  Lo aveva prima? No, non direi proprio, poiché un grande vino, anzi un grandissimo vino non può perdere le sue qualità straordinarie in una decina d&#8217;anni.<br />
Intendiamoci, il Solaia &#8216;97 non è in fase discendente, sta bene, almeno la bottiglia in mio possesso sembra godere di ottima salute: non ci sono precipitazioni tartariche né impurità (nonostante il vino non abbia subito filtrazioni), il colore è ancora bello vivo, rubino intenso con venature granate, segno comunque di un ottimo lavoro, la vigna Solaia si trova poi a 350 metri sul livello del mare, quindi in una condizione ideale per fornire profumi ed eleganza. Il legno? Quello è rimasto, dolce, cioccolatoso, e non si assorbirà mai, ma agli americani di allora piaceva da morire un vino così (oggi un po&#8217; meno). Il profumo è pulito e nitido già appena versato nel calice, c&#8217;è indubbiamente una componente eterea leggermente disgiunta, il frutto, prugna, ciliegia e un po&#8217; di cassis, lascia infatti la tipica sensazione di &#8220;sotto spirito&#8221;, la speziatura c&#8217;è ma senza particolari slanci e complessità, è ovviamente una speziatura dolce, figlia del piccolo legno, si coglie qualche accento ferroso ed ematico, tabacco secco, nuances di liquirizia. La bocca conferma uno stile &#8220;accondiscendente&#8221;, morbido, levigato, la parte ancora tesa del tannino sembra più provenire dal legno che dall&#8217;uva, tornano le note eteree, un rimasuglio vegetale ci ricorda la massiccia presenza del cabernet, ma nel complesso il vino è più che valido, di ottima fattura, equilibrato e persistente. Manca quel guizzo che dovrebbe renderlo inarrivabile, quel carattere unico che dovrebbe adombrare e mettere in fila colossi come il <strong>Barolo Monfortino</strong> di Conterno, il <strong>Brunello di Montalcino Riserva</strong> di Soldera, il <strong>Barbaresco Asili</strong> o il <strong>Barolo Le Rocche del Falletto</strong> di Giacosa, o per restare in zona super tuscan il <strong>Pergole Torte</strong> di Manetti; non si percepisce, non è prevenzione da parte mia, è solo che non c&#8217;è, è un vino prevedibile e senza particolari slanci, non ha l&#8217;eleganza e la complessità che ci si dovrebbe aspettare da un vino top, non racconta la storia di una grande vigna, non smuove le corde dell&#8217;emozione, non ti solleva da terra, non è un mito, eppure non c&#8217;è guida che non lo abbia premiato. Mi piacerebbe vedere oggi, se quello stesso vino sarebbe altrettanto osannato, o semplicemente trattato per quello che è, un classico super tuscan costruito in un&#8217;epoca di cui non sentiremo proprio la mancanza.</p>
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		<title>Capodanno con Cavallotto</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Jan 2009 08:00:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>RoVino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Festeggiare l&#8217;anno nuovo con il Barolo Bricco Boschis Vigna San Giuseppe Riserva 1998 dei Fratelli Cavallotto è stata un&#8217;idea eccellente, i Barolo più eleganti arrivano quasi sempre da Castiglione Falletto, ma qui la vigna San Giuseppe, magnificamente collocata in pendio su terreno di epoca elveziana e in minima parte tortoniana, composto prevalentemente di limo, argilla e sabbia, con piante [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-1532" style="float: left; margin: 5px 10px 0px 0px; cursor: hand" title="Vigna San Giuseppe" src="http://www.lavinium.com/laviniumblog/wp-content/themes/tma/images/uploads/cavallotto_vigneti.gif" alt="cavallotto_vigneti" width="470" height="182" />Festeggiare l&#8217;anno nuovo con il <strong>Barolo Bricco Boschis Vigna San Giuseppe Riserva 1998 dei Fratelli Cavallotto</strong> è stata un&#8217;idea eccellente, i Barolo più eleganti arrivano quasi sempre da Castiglione Falletto, ma qui la vigna San Giuseppe, magnificamente collocata in pendio su terreno di epoca elveziana e in minima parte tortoniana, composto prevalentemente di limo, argilla e sabbia, con piante di età media che sfiora i 50 anni, ha una marcia decisamente diversa. Si, perché è uno dei pochi vini di Castiglione che riesce a coniugare perfettamente finezza e potenza, è un vino robusto, capace di sfiorare i 15 gradi e altrettanto abile nel non farteli sentire.<br />
Avevo gelosamente conservato il millesimo 1998 in cantina, in attesa di una buona occasione per scrollarmi di dosso, almeno per un giorno, i malumori e le rabbie accumulati negli ultimi 10 anni e, soprattutto, in questo disgraziato 2008 che ha fatto da corollario ad uno dei periodi più bui che io ricordi da quando il mio corpo è stato estratto dalla comoda dimora nel ventre materno. Capodanno non è mai stato per me un giorno particolare, l&#8217;ho sempre vissuto con un certo distacco, poiché non amo le situazioni prestabilite, le feste comandate, preferisco <img class="alignnone size-full wp-image-1534" style="float: right; margin: 5px 0px 10px 10px; cursor: hand" title="Etichetta Barolo Bricco Boschis Vigna San Giuseppe Riserva 1998 - Cavallotto" src="http://www.lavinium.com/laviniumblog/wp-content/themes/tma/images/uploads/giucav98.gif" alt="giucav98" width="200" height="316" />vivere secondo quello che sento, seguendo i ritmi del mio umore, effettivamente instabile. Ma questa volta, forse per la prima volta, almeno da quando sono diventato adulto, il 1 gennaio l&#8217;ho atteso come un evento liberatorio, un&#8217;occasione necessaria, impellente.<br />
E da amante del buon cibo e del buon vino, soprattutto a base nebbiolo, non potevo che scegliere un grande Barolo, di quelli che ti scuotono, che smuovono la polvere dei tuoi disagi in un soffio, ancora prima di berlo, soltanto vedendone il colore, quel granato tanto terroso e animale, selvaggio e schietto nella sua delicata trasparenza, che solo un grande nebbiolo può avere. Lo aspettava al varco un eccellente arrosto ripieno, sapientemente cucinato per ore, con un vino proveniente dallo stesso vitigno, ma meno nobile. Un matrimonio perfetto, ma non obbligatorio, perché il vino era così buono che si poteva sorseggiare benissimo senza accompagnarlo con le pietanze, tanto era setoso il tannino.<br />
Vi confiderò che i calici non erano quelli adatti ad un grande Barolo, ma ero a casa di cari parenti, carissime persone, ma che non hanno il pallino per il vino e, spesso pasteggiano con l&#8217;acqua. Ma quando ci sono io, cambiano registro, i vini che gli porto li bevono con piacere, con parsimonia certo, non sono abituati ad andare oltre il bicchiere, neanche quando il pasto è abbondante come quello di Capodanno. E nonostante i piccoli calici a coppa, i profumi emergevano senza fatica, la rosa appassita, la ciliegia e la fragola mature, la cannella, il ginepro, le note minerali e terrose, il tutto con uno straordinario equilibrio. E in bocca la medesima sinfonia, gli accordi precisi e di grande armonia, un frutto pieno e rotondo, tanta eleganza e una robustezza perfettamente celata, tanto che il vino andava giù con un ritmo decisamente superiore rispetto al previsto, e alla fine ho dovuto centellinarlo per completare il pasto in sua compagnia.<br />
Che dire ancora, mi spiace per chi non ha avuto l&#8217;accortezza di acquistarlo quattro anni fa, quando è uscito, per poterlo assaporare oggi in splendida forma.<br />
Questa volta l&#8217;anno nuovo è cominciato decisamente bene!</p>
<hr /><small>Copyright &copy; 2008<br /> This feed is for personal, non-commercial use only. <br /> The use of this feed on other websites breaches copyright. If this content is not in your news reader, it makes the page you are viewing an infringement of the copyright. (Digital Fingerprint:<br /> )</small>]]></content:encoded>
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		<title>Il Barbaresco di Dante Rivetti in quel di Cologno Monzese</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Dec 2008 23:10:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Franceschini</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Barbaresco Bricco]]></category>
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		<category><![CDATA[Enoteca 100 Barolo]]></category>

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		<description><![CDATA[Wine Bar: queste due parole, messe insieme, tra Milano e provincia, possono significare di tutto. Improvvisati bar che propongono qualche etichetta e stuzzichino a cifre da rapina a mano armata piuttosto che finte trattorie dove il caro e socievole vecchio oste è stato sostituito da un luminare della moderna enologia che ti fa sentire a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.lavinium.com/laviniumblog/wp-content/themes/tma/images/uploads/rivetti_1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1474" style="float: left; margin: 5px 10px 5px 0px; cursor: hand" title="Barbaresco Bricco Dante Rivetti" src="http://www.lavinium.com/laviniumblog/wp-content/themes/tma/images/uploads/rivetti_1.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>Wine Bar: queste due parole, messe insieme, tra Milano e provincia, possono significare di tutto. Improvvisati bar che propongono qualche etichetta e stuzzichino a cifre da rapina a mano armata piuttosto che finte trattorie dove il caro e socievole vecchio oste è stato sostituito da un luminare della moderna enologia che ti fa sentire a tuo agio allo stesso modo di quando guardavi la professoressa di latino (matematica, italiano, fate vobis) mentre scorreva l&#8217;indice sul registro per cercare la vittima sacrificale da torturare. Ci sono, per fortuna, delle eccezioni. Ve ne avevamo già parlato <a href="http://www.lavinium.com/laviniumblog/?p=1409" target="_blank"><strong>qui</strong></a>, <strong>dell&#8217;Enoteca dei 100 Barolo di Cologno Monzese</strong>, e ora l&#8217;abbiamo testata, insieme all&#8217;amico <em>Pierluigi Gorgoni</em>, in una serata dove il cugino del Barolo, il Barbaresco, è stato protagonista il 9 dicembre, a cena e per un pubblico folto, nonostante il tempo, che minacciava pioggia, ma soprattutto neve, che puntualmente, dopo la mezzanotte, è cominciata a scendere.<br />
I vini di <strong><a href="http://www.danterivetti.com/" target="_blank">Dante Rivetti</a></strong> ci avevano già favorevolmente impressionato durante i giorni di <a href="http://www.lavinium.com/italiano_2008/franceschini_barbaresco_2008.shtml" target="_blank"><strong>Alba Wines Exhibition 2008</strong></a>, con la <strong>Riserva Micca del 2003</strong> e questa era un&#8217;occasione interessante per testare più annate, questa volta della <strong>Riserva Bricco</strong>, insieme ai piatti preparati dal giovane chef <em>Cristiano</em>, che non hanno deluso, anzi.<br />
Splendida la selezione di salumi del <a href="http://www.alpeveglia.it/divinporcello/salumi/" target="_blank"><strong>Divin Porcello</strong></a> (Verbanio Cusio Ossola) della Val Vigezzo, dalla bresaola di magatello alla coppa, di grande personalità, con una aromaticità originale, di carattere, che ricordava formaggi erborinati d’oltralpe. Una fresca carne cruda all’albese ha fatto da ingresso ad un risotto Vialone Nano mantecato con crema di sedano rapa e toma piemontese perfettamente eseguito, perfetto nella cottura quanto calibrato nell&#8217;unione con il formaggio. Ottimo lo stracotto di vitello piemontese al Barbaresco con purea di patate, delicatamente profumata di rosmarino, nonché la piccola pasticceria finale. Piatti sinceri, dove è palpabile l&#8217;attenzione alla ricerca delle materie prime così come la passione di tutta la squadra in sala (<em>Alessandro, Tommaso ed Umberto</em>) che è riuscita, con coraggio, ad aprire un&#8217;enoteca con cucina là dove pochi avrebbero osato: a due passi dalla tangenziale est immersi nel classico contesto industriale della periferia milanese, lontani dallo schiamazzo dove si concentra la movida milanese.</p>
<p>Veniamo ai vini. Snelli, senza sovrastrutture forzate, di bella esecuzione e con un mirabile uso del legno. Un&#8217;azienda da seguire, senza indugio, quella condotta dalla famiglia Rivetti a Neive, attraverso la consulenza di Donato Lanati.<br />
<a href="http://www.lavinium.com/laviniumblog/wp-content/themes/tma/images/uploads/enoteca_100_barolo.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1475" style="float: left; margin: 5px 10px 5px 0px; cursor: hand" title="Enoteca dei 100 Barolo a Cologno Monzese" src="http://www.lavinium.com/laviniumblog/wp-content/themes/tma/images/uploads/enoteca_100_barolo.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a><strong>Langhe Nebbiolo 2004</strong><br />
Semplice, corretto e pulito. Un nebbiolo di buon impatto, varietale e con una bocca piacevolmente fresca, scorrevole. Un vino da tavola, nel vero senso della parola.</p>
<p><strong>Barbaresco Micca 2004</strong><br />
Selvatico con una bella definizione aromatica della componente fruttata ed una progressione nel bicchiere che lascia ben sperare nella sua evoluzione. Tannini setosi, terrosi, ottimo il centro bocca ed un finale lungo e corrispondente al naso.</p>
<p><strong>Barbaresco Bricco Riserva 2003</strong><br />
Ottimo di suo, ma ancora più convincente se si pensa all&#8217;annata, spesso avara di eleganza e finezza. Qui ritroviamo non solo una maturità del frutto senza note surmature, ma anche uno slancio all&#8217;esame gustativo di bella fattura, una succosità piacevolissima ed una trama tannica probabilmente sin troppo pronta, ma precisa e senza alcuna immaturità come capitato spesso in molti assaggi nebbioleschi di pari annata.</p>
<p><strong>Barbaresco Bricco Riserva 1998</strong><br />
Annata spesso bistrattata, come spesso capita quando cade nel mezzo di due successi come il 1997 (sin troppo sopravvalutata) ed il 1999. Eppure stanno arrivando belle soddisfazioni anche da questo millesimo. Note speziate e floreali insieme al naso, un attacco deciso ed una struttura complessiva in bocca di stoffa, freschezza e sapidità.</p>
<p><strong>Barbaresco Bricco Riserva 1996</strong><br />
Ne abbiamo testate due di bottiglie, per capire se alcune note ossidate di troppo fossero un difetto di uno dei due campioni. Non sono completamente passate neanche nella seconda bottiglia, comunque migliore. Note di caffè ed erbe officinali ed ancora sentori che ricordavano il brodo. In bocca protagonista l&#8217;acidità, una prorompente freschezza ed un tannino ruvido, vivo e aggressivo. Due aspetti che fanno da contraltare ad un profilo olfattivo fin troppo evoluto. Difficile esprimere un giudizio; sicuramente da riprovare, sperando in un campione più fortunato.</p>
<p><strong>Barbaresco Bricco Riserva 1989</strong><br />
Austero ed al tempo stesso quasi crepuscolare, ma con note terziarie di bella eleganza e fragranza. Terrosità, note di china e rabarbaro. In bocca è il classico nebbiolo dritto, fresco come pochi, dotato di quella bevibilità di straordinaria succosità che ha trovato il suo compimento perfetto con l&#8217;abbinamento proposto, cioè dei piccoli intagli di formaggio di buona stagionatura.</p>
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		<title>Rosso di Montalcino 2006 Le Potazzine: una lezione per molti Brunello</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Nov 2008 08:08:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>RoVino</dc:creator>
				<category><![CDATA[dégustations à la volée]]></category>
		<category><![CDATA[Gorelli]]></category>
		<category><![CDATA[Le Potazzine]]></category>
		<category><![CDATA[Rosso di Montalcino]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.lavinium.com/laviniumblog/wp-content/themes/tma/images/uploads/rospot06.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1274" style="float: left; margin: 5px 10px 0px 0px; cursor: hand" title="Rosso di Montalcino 2006 Le Potazzine" src="http://www.lavinium.com/laviniumblog/wp-content/themes/tma/images/uploads/rospot06.jpg" alt="" width="300" height="439" /></a>Le Potazzine, ovvero le cinciallegre, quegli uccellini colorati e gioiosi che sembrano esprimere tutta la gioia di vivere, questo è l&#8217;appellativo che la nonna materna dava alle due figliole di Giuseppe e Gigliola. Un&#8217;etichetta che vuole simboleggiare, quindi, qualcosa di caro, familiare, rassicurante e vitale, allo stesso tempo legato alla terra, all&#8217;agricoltura, all&#8217;amore per ciò che la natura ci mette a disposizione. Le vicissitudini che da troppo tempo sconvolgono la realtà di Montalcino, non devono farci dimenticare che ci sono cose meritevoli, che continuano a dare lustro a questo piccolo grande mondo vitivinicolo, come questo straordinario Rosso 2006, figlio di una grandissima annata e di una zona decisamente vocata, sulle pendici di S.Angelo in Colle, a circa 500 metri slm, quindi ottima escursione termica, ventilazione perfetta che evita rischi di muffe e malattie. Questo è uno di quei casi in cui, se non stesse maturando in cantina un superlativo Brunello della stessa annata, il Rosso potrebbe spacciarsi tranquillamente per il suo fratello maggiore e, con tutta probabilità, ne metterebbe parecchi in difficoltà.<br />
E qualcuno vorrebbe che questo sangiovese, chissà perché, venisse prodotto con l&#8217;aiuto di &#8220;vitigni migliorativi&#8221; (traduzione: merlot, cabernet, syrah, petit verdot ecc.), una nuova doc che consenta il 30% di &#8220;altro&#8221; a questo vitigno difficile, scorbutico, fiacco&#8230;<br />
Chi se la prende con il sangiovese può avere solo due ragioni: la prima è che lo ha piantato nei posti sbagliati, la seconda che non sa coglierne la magia e preferisce una strada più semplice per ottemperare ai propri limiti personali.<br />
Per fortuna Giuseppe al suo sangiovese ci ha sempre creduto, pur avendo avuto le sue belle tribolazioni nel costruire la cantina a causa dell&#8217;acqua che scorre pochi metri sotto terra. Sta di fatto che questo Rosso 2006 è un esempio di come si può fare un grande sangiovese senza dover ricorrere a facili e assurde storpiature, fra l&#8217;altro ad un prezzo decisamente più contenuto e abbordabile (siamo intorno ai 15-18 euro, assolutamente corretto). Il colore è quello del sangiovese grosso ancora giovane, un bel granato intenso con riflessi rubini; il profumo di grande eleganza rispecchia in modo esemplare il suo carattere, nei toni di viola, lilium, ciliegia, lampone maturo, nelle suggestioni di liquirizia, nella fresca mineralità. Ma non si limita a questo, basta lasciarlo respirare un poco e sembra sussurrarci &#8220;daì, ammettilo, potrei essere un Brunello!&#8221;, ecco arrivano sentori di cuoio, menta, tabacco aromatico, sottobosco, terra e via via piccole spezie che ne abbelliscono le sensazioni. E che bocca setosa, c&#8217;è materia, succo, un frutto vivo e avvolgente, una trama tannica fine e allo stesso tempo solida, convincente, da sangiovese di razza, una persistenza e un equilibrio che evidenziano grazia e forza, energia e dolcezza. Ho con me del salame di cinta senese e di cinghiale, sapete già che fine faranno vero?</p>
<hr /><small>Copyright &copy; 2008<br /> This feed is for personal, non-commercial use only. <br /> The use of this feed on other websites breaches copyright. If this content is not in your news reader, it makes the page you are viewing an infringement of the copyright. (Digital Fingerprint:<br /> )</small>]]></content:encoded>
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