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	<title>Esalazioni etiliche &#187; le cose che fanno male</title>
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	<description>tutto quello che potremmo dire sotto l&#039;effetto dell&#039;alcol</description>
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		<title>Tutti gli incidenti nucleari di cui si è avuta notizia ufficiale</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Mar 2011 14:58:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>RoVino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Elenco dei principali INCIDENTI NUCLEARI di cui si è avuta conferma ufficiale:
1945 Los Alamos (Usa). Un tecnico dei laboratori nazionali di Los Alamos viene contaminato da una pastiglia di plutonio. Muore due settimane dopo.
1946 21 maggio Los Alamos (Usa). Un fisico viene contaminato dal plutonio durante una dimostrazione scientifica. Muore dopo pochi giorni.
1952 Chalk River [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-3376" style="float: left; margin: 5px 10px 10px 0px; cursor: hand" title="implosione_reattore" src="http://www.lavinium.com/laviniumblog/wp-content/themes/tma/images/uploads/2011/03/implosione_reattore.jpg" alt="implosione_reattore" width="475" height="640" />Elenco dei principali INCIDENTI NUCLEARI di cui si è avuta conferma ufficiale:</p>
<p><strong>1945 Los Alamos (Usa)</strong>. Un tecnico dei laboratori nazionali di Los Alamos viene contaminato da una pastiglia di plutonio. Muore due settimane dopo.</p>
<p><strong>1946 21 maggio Los Alamos (Usa)</strong>. Un fisico viene contaminato dal plutonio durante una dimostrazione scientifica. Muore dopo pochi giorni.</p>
<p><strong>1952 Chalk River (Canada).</strong> L&#8217;errore di un tecnico provocò una reazione che portò alla semidistruzione del nocciolo del reattore.</p>
<p><strong>1952 USA.</strong> Un incidente al reattore Argon. 4 morti accertati.</p>
<p><strong>1955 Febbraio, Atlantico.</strong> La nave appoggio Fori-Rosalie della Royal Navy affonda nell&#8217;Atlantico 1500 recipienti contenenti ciascuno una (1) tonnellata di residui atomici a 1.600 Km dalle coste inglesi e a 2.000 metri di profondità.</p>
<p><strong>Ottobre 1957 Windscale (GB). </strong>Fusione del nocciolo (l&#8217;incidente più grave che possa accadere in una centrale). Il reattore viene inondato. Fuga di radioattività pari al 1/10 della bomba atomica di Hiroshima. La nube radioattiva arriva fino in Danimarca. La radioattività su Londra si eleva 20 volte oltre il valore naturale (Londra dista da Windscale 500 km). Il consumo di latte è vietato in un raggio di 50 km (ogni giorno vengono gettati 600.000 litri di latte).</p>
<p><strong>1957 Sellafield (Gran Bretagna).</strong> Un incendio nel reattore dove si produceva Plutonio per scopi militari generò una nube radioattiva imponente. La nube attraversò l&#8217;intera Europa. Sono stati ufficializzati soltanto 300 morti per cause ricondotte all&#8217;incidente (malattie, leucemie, tumori) ma il dato potrebbe essere sottostimato.</p>
<p><strong>1957 Kyshtym (Unione Sovietica).</strong> Un bidone di rifiuti radioattivi prese fuoco ed esplose contaminando migliaia di Kmq di terreno. Furono esposte alle radiazioni circa 270.000 persone.</p>
<p><strong>1958 Usa.</strong> Un incidente a Oak Ridge: 12 persone investite dalle radiazioni.</p>
<p><strong>1958 zona Urali (Urss).</strong> Catastrofe nucleare a causa dell&#8217;esplosione di un deposito di scorie radioattive. Centinaia di morti. Decine di migliaia di contaminati. Migliaia di km. ancora oggi recintati.</p>
<p><strong>1961 Idaho (Usa).</strong> Esplosione del reattore: 3 morti. Non si sono contati gli intossicati dentro e fuori l&#8217;impianto. Il grado di contaminazione dei corpi dei deceduti risultò così alto che le teste e le mani furono tagliate e sepolte in un deposito di scorie radioattive. L&#8217;impianto è stato definitivamente chiuso.</p>
<p><strong>1964 Usa.</strong> Incidente al reattore Wood River: (1) un morto.</p>
<p><strong>1964 Garigliano (Italia).</strong> Guasto al sistema di spegnimento di emergenza del reattore. Si è andati vicino alla catastrofe.</p>
<p><strong>1966 Belgio.</strong> Il fisico Ferdinand Janssen intossicato viene portato all&#8217;ospedale Curie di Parigi.</p>
<p><strong>1966 Ottobre, Lagoona Beach (Usa).</strong> Alcune piastre di protezione si staccano e bloccano il circuito di raffreddamento del reattore auto-fertilizzante Enrico Fermi (61 Mw) per cui si ha surriscaldamento; il dispositivo di arresto automatico non funziona; il reattore riprende la sua attività soltanto nel 1970; e nel 1972 viene fermato definitivamente.</p>
<p><strong>1967 Trino Vercellese (Italia). </strong>Fessurazione di una guaina d&#8217;acciaio di una barra di combustibile con conseguente chiusura della centrale per 3 anni. Per buona parte di questo tempo la centrale ha scaricato nelle acque del Po Trizio Radioattivo.</p>
<p><strong>1967 Francia.</strong> Fusione di elementi combustibili nel cuore del reattore di Siloe (Grenoble). Ciò provoca la liberazione di Iodio 131 e Cesio 137 nell&#8217;acqua di raffreddamento del reattore. Si liberano gas radioattivi nell&#8217;aria.</p>
<p><strong>1968 Den Haag (Olanda).</strong> Per un «errore tecnico» si libera nella centrale Up 2 del materiale radioattivo. La radioattività nell&#8217;aria della città supera di 100 volte i limiti «accettabili».</p>
<p><strong>1968 Gennaio, Chooz (Belgio).</strong> Grave incidente nel reattore ad acqua leggera. La riparazione è durata 2 anni e 2 mesi. Nel 1970 il reattore è guasto di nuovo.</p>
<p><strong>1968 Agosto, Brenìllis (Spagna).</strong> La centrale si blocca completamente. La riparazione è durata 3 anni.</p>
<p><strong>1968 Francia.</strong> Il reattore di Monts Arreé si arresta per un incidente. Periodo di riparazione: 3 mesi.</p>
<p><strong>1969 Garigliano (Italia).</strong> Sette arresti alla centrale per guasti.</p>
<p><strong>Febbraio 1969 Latina (Italia).</strong> Arresto alla Centrale di Latina per mancanza di alimentazione alla strumentazione. (A Marzo si avrà ancora un grosso guasto alla stessa centrale).</p>
<p><strong>Gennaio 1969 Lucens (Svizzera).</strong> Dopo sole 7 ore di funzionamento si ha surriscaldamento con rottura di guaine ed infiltrazione di acqua contaminata nel sotterraneo. La grotta contenente la centrale è stata murata definitivamente.</p>
<p><strong>1969 Germania.</strong> Per fessurazioni molteplici delle turbine il reattore Gundremmingen sul Danubio viene chiuso per 3 anni.</p>
<p><strong>1969 Usa.</strong> Incendio nel reattore di Rocky-Flats. Durante l&#8217;incendio si perde Plutonio.</p>
<p><strong>1969 Francia.</strong> Parecchi chilogrammi di Uranio vanno persi durante un incidente a Saint Laurent des Eaux. Le riparazioni durano parecchi mesi.</p>
<p><strong>1970 Belgio.</strong> Altro incidente nel cuore del reattore di Chooz.</p>
<p><strong>1970 Chicago (Usa).</strong> L&#8217;impianto Edison perde 200.000 litri di acqua contaminata.</p>
<p><strong>1970 Usa.</strong> Il reattore da 600 Mw Dresden 2 sfugge completamente al controllo per 2 ore per un guasto ad una apparecchiatura di controllo.</p>
<p><strong>1971 Den Haag (Olanda).</strong> Rottura di un tubo per il convoglia-mento di acqua radioattiva.</p>
<p><strong>1971 Kansas.</strong> Si scopre che la miniera di sale scelta per lo stoccaggio delle scorie radioattive, al riparo dell&#8217;acqua, è piena di buchi e l&#8217;AEC (Ente USA per l&#8217;Energia Nucleare) è costretto a improvvisare dei piani di stoccaggio in superficie.</p>
<p><strong>1971 Francia.</strong> Fournier rivela in «Charlie Hebdo» n. 14 che un tecnico del centro nucleare di Saclay ha tentato, due anni prima, di suicidarsi dando fuoco al laboratorio in cui lavorava.</p>
<p><strong>1972 Francia.</strong> Due militanti del gruppo ecologico «Survivre et Vivre» scoprono che più di 500 fusti di residui radioattivi su 18.000 conservati all&#8217;aperto al centro di ricerche nucleari di Saclay, hanno larghe fenditure che lasciano così sfuggire la radioattività.</p>
<p><strong>1972 Francia.</strong> Un operaio portoghese che non conosce i segnali di pericolo lavora parecchie ore in una sala irradiata del centro di Saclay.</p>
<p><strong>1972 Francia.</strong> Ancora al centro di Saclay sfuggono dieci metri cubi di liquidi radioattivi.</p>
<p><strong>1972 Usa.</strong> Due lavoratori nell&#8217;impianto di Surry muoiono per l&#8217;esplosione dei tubi di un sistema di sicurezza mentre ispezionano tubi già difettosi.</p>
<p><strong>1973 Marzo, Chinon (Francia).</strong> Arresto definitivo della centrale nucleare di Chinon I, dopo soli 11 anni di funzionamento. Di fatto la centrale ha mosso le turbine per 43.000 ore, ossia per 5 anni.</p>
<p><strong>1973 Hanford (Usa).</strong> La AEC ammette che nei 15 anni precedenti si sono verificati 15 incidenti in cui si sono liberati liquidi radioattivi per un totale di 1.600.000 litri.</p>
<p><strong>1973 Settembre, La Hague (Francia).</strong> Fuga di gas radioattivo. 35 lavoratori sono contaminati di cui 7 gravemente.</p>
<p><strong>1973 Settembre, Windscale (GB).</strong> Nell&#8217;officina di ritrattamento si ha un rigetto di radioattività. 40 lavoratori sono contaminati.</p>
<p><strong>1973 Novembre, Hanford (Usa).</strong> Si ha la (17^) diciassettesima fuga di liquidi radioattivi. Gli accumuli di Plutonio in una fossa vicino alla città sono così grandi da rendere possibile una reazione a catena.</p>
<p><strong>1973 Dicembre (Usa).</strong> Di 39 reattori, negli Usa, 13 sono fuori servizio. Brown&#8217;s Ferry lavora al 10%, Peach Botton al 2%, Connec 2 al 20%.</p>
<p><strong>1973 Den Haag (Olanda).</strong> 35 addetti agli impianti sono intossicati (7 in modo molto grave). Nubi di gas radioattivo si diffondono per 15 minuti sulla campagna.</p>
<p><strong>1974 Usa.</strong> Da un&#8217;inchiesta risulta che più di 3.700 persone che avevano accesso ad armi atomiche hanno dovuto essere licenziate. Motivi: demenza, decadimento intellettuale, alcolismo.</p>
<p><strong>1974 Sevcenko (Urss).</strong> Reazione tra il Sodio (usato come liquido refrigerante) e l&#8217;Acqua con generazione di Idrogeno e Soda Caustica (che a sua volta corrode il circuito di trasporto del fluido). Il risultato è una grossa esplosione.</p>
<p><strong>1974 Aprile, (Austria).</strong> Qualcuno contamina volontariamente il treno Vienna-Linz con Iodio 131 e Iodio 113. Dodici (12) persone vengono ricoverate. Gli autori dell&#8217;attentato non sono mai scoperti.</p>
<p><strong>1974 Maggio, Casaccia (Italia).</strong> Si spacca un recipiente contenente Plutonio. Non si sa altro.</p>
<p><strong>1974 Maggio, (Usa).</strong> L&#8217;USAEC comunica che 861 anomalie si sono prodotte nel 1973 nei 42 reattori in funzione; che 371 avrebbero potuto essere serie e che 18 lo furono realmente (di cui 12 con fuga di radioattività).</p>
<p><strong>1974 Usa.</strong> Una nube radioattiva di Trizio si forma per una fuga di gas da un condotto della centrale di Savannah Mirex, in Carolina. La nube va lentamente alla deriva ad una altezza di 70 metri.</p>
<p><strong>1974 Francia.</strong> A 60 anni dall&#8217;avvio di una fabbrica di Radio, nonostante il suo smantellamento, si libera ancora una radioattività significativa. L&#8217;acquirente del terreno di Gyf-sur-Yvette sul quale la fabbrica è situata scopre in vari punti fonti radioattive che superano 50 volte la dose massima consentita.</p>
<p><strong>1974 Belgio.</strong> L&#8217;acqua della condotta Visé, captata nel Pletron, contiene da 2 a 3 volte più Radon 22 (gas radioattivo) del massimo ammesso per una popolazione adulta vicina ad una centrale.</p>
<p><strong>1975 Gennaio, Usa.</strong> Viene ordinata la chiusura di 23 reattori per guasti nel sistema di raffreddamento, vibrazioni anormali e piccole fughe di gas radioattivo.</p>
<p><strong>1975 Germania.</strong> Il 19 Novembre muoiono 2 operai nel reattore di Gundremmingen. I due dovevano riparare una valvola. Escono 4 litri di vapore radioattivo ad una pressione di 60 atmosfere e ad una temperatura di 270°C.</p>
<p><strong>1975, 22 Novembre, Italia.</strong> Due (2) navi americane, la portaerei J.F.Kennedy e l&#8217;incrociatore Belknap, a bordo della quale vi erano armi nucleari, (come testimonia l&#8217;allarme in codice &#8216;broken arrow&#8217; che fu lanciato dal comandante della sesta flotta americana e che indica appunto un incidente che vede coinvolte armi nucleari) si scontrano al largo della Sicilia. La Belknap prese fuoco e fu gravemente danneggiata, ma l&#8217;incendio venne fermato a pochi metri dal magazzino che conteneva le armi atomiche.</p>
<p><strong>1975 Marzo, Brown&#8217;s Ferry (Usa).</strong> Per cercare correnti d&#8217;aria nella cabina di comando della centrale viene usata una candela che appicca il fuoco a tutti i cavi elettrici bloccando tutti i sistemi di sicurezza. Si riesce a rimediare fortunosamente (per un resoconto più dettagliato di questo grave incidente vedi il «Corriere della Sera» del 2/7/1977, p. 3.). Secondo il calcolo delle probabilità questo incidente può verifi-carsi in un caso su mille miliardi!</p>
<p><strong>1976 Gennaio, Germania.</strong> Sempre a Gundremmingen la neve caduta in abbondanza spezza le linee elettriche che convogliano l&#8217;energia prodotta nel reattore. Questo, spento con la procedura d&#8217;emergenza, fu soggetto ad una tale pressione interna che le valvole di sicurezza si aprirono e liberarono vapore radioattivo.</p>
<p><strong>1976 Windscale (GB).</strong> Il reattore contamina di Iodio 131 centinaia di miglia di territorio.</p>
<p><strong>Ottobre 1976 Tallin (Urss).</strong> Salta in aria una centrale atomica sotterranea: almeno cento persone sono morte. Le autorità sovietiche negano ma dopo il 25 Ottobre, e per una settimana almeno, il quotidiano Russo ha pubblicato una decina di necrologi ogni numero (Per un resoconto più dettagliato di questo incidente vedi «Panorama» de 30/11/1976, p. 145.).</p>
<p><strong>1977 Bulgaria.</strong> Nella centrale di Klozodiy, a causa di un terremoto, salta la strumentazione di controllo del reattore. Grazie ai tecnici che sono riusciti a fermare la reazione, l’Europa ha evitato conseguenze gravissime.</p>
<p><strong>1977 Aprile, El Ferrol (Spagna).</strong> Fuga radioattiva. Più di 100 persone contaminate.</p>
<p><strong>1978 Maggio, Caorso (Italia).</strong> Il giorno del collegamento della centrale con la rete elettrica (26 Maggio &#8216;78) si sono avute fughe limitate nel reparto turbine. Ci sono valvole che non tengono, strutture portanti, come i tiranti che sostengono i tubi del gas radioattivo, mal progettati con calcoli sbagliati.</p>
<p><strong>1979 Three Mile Island, Harrisburgh, Usa.</strong> Il surriscaldamento del reattore provocò la parziale fusione del nucleo rilasciando nell&#8217;atmosfera gas radioattivi pari a 15000 terabequerel (TBq). In quella occasione vennero evacuate 3.500 persone.</p>
<p><strong>1982 USA. </strong>Nella centrale di Giuna, uno dei tubi del sistema refrigerante sì fessura e scarica acqua bollente radioattiva.</p>
<p><strong>1982 USA.</strong> Dopo l’incidente di Giuna si scoprono in altre sette centrali oggetti di metallo dimenticati nelle condotti. Molti impianti sono così fermati perché ritenuti poco sicuri.</p>
<p><strong>1986 Chernobyl, Unione Sovietica.</strong> L&#8217;incidente nucleare in assoluto più grave di cui si abbia notizia. Il surriscaldamento provocò la fusione del nucleo del reattore e l&#8217;esplosione del vapore radioattivo. Si levò al cielo una nube pari a 12.000.000 di TBq di Materiale Radioattivo disperso nell&#8217;aria (per avere un&#8217;entità del disastro confrontate questo valore con i 15.000 Tbq del precedente incidente nucleare registrato nel 1979 a Three Mile Island negli Usa). Circa 30 persone morirono immediatamente, altre 2.500 nel periodo successivo per malattie e cause tumorali. L&#8217;intera Europa fu esposta alla Nube Radioattiva e per milioni di cittadini europei aumentò il rischio di contrarre tumori e leucemia. Non esistono dati ufficiali sui decessi complessivi ricollegabili a Chernobyl dal 1986 ad oggi.</p>
<p><strong>1989 Finlandia.</strong> Avaria nel sistema di controllo nella stazione di Olkiluoto.</p>
<p><strong>1990 Germania.</strong> Infiltrazione di tritio nella stazione nucleare di Kruemmel.</p>
<p><strong>1991 Finlandia.</strong> Spegnimento manuale dovuto ad un incendio nella stazione di Olkiluoto.</p>
<p><strong>1991 Germania.</strong> Incidente durante il rifornimento di carburante nella stazione di Wuergassen.</p>
<p><strong>1992 Germania.</strong> Avaria nel sistema di raffreddamento nella centrale di Brunsbuttel.</p>
<p><strong>1995 Germania.</strong> L&#8217;Alta Corte Tedesca decide che la licenza di attività concessa alla stazione di Mülheim-Kärlich è illegale, a causa della mancata considerazione, in fase di concessione, del rischio di terremoto nella zona.</p>
<p><strong>1996 Germania.</strong> Un programma della TV Tedesca, Monitor, svela che la Siemens ha compiuto numerosi errori durante la costruzione della stazione di Kruemmel.</p>
<p><strong>1997 Germania.</strong> 20.000 dimostranti si affollano presso il deposito di scorie radioattive di Gorleben per manifestare contro il trasporto di scorie nucleari.</p>
<p><strong>1997 Germania.</strong> Un treno trasportante liquido nucleare deraglia di fronte alla stazione di Kruemmel.</p>
<p><strong>1999, 8 Gennaio, Francia.</strong> Centrale di Cruas Meysse, 65 persone evacuate dopo che si sono accese le luci d’allarme radioattivo.</p>
<p><strong>1999, 11 Marzo, Francia.</strong> Centrale del Tricastin, un (1) contaminato.</p>
<p><strong>1999, 16 Giugno, Russia.</strong> Centrale di Seversk, 2 contaminati per fuga radioattiva.</p>
<p><strong>1999, 23 Giugno, Ucraina.</strong> Centrale di Rivno, principio incendio.</p>
<p><strong>1999, 4 Luglio, Ucraina.</strong> Centrale di Zaporozhie (Ucraina), bloccato un reattore per precauzione.</p>
<p><strong>1999, 12 Luglio, Giappone.</strong> Centrale Tsuruga, bloccato reattore per una perdita acqua.</p>
<p><strong>1999, 17 Luglio, Ucraina.</strong> Centrale di Cernobyl, 3 operai contaminati.</p>
<p><strong>1999 Tokaimura, Giappone, 1999.</strong> Un incidente in una fabbrica di Combustibile Nucleare attivò la reazione a catena incontrollata. Tre persone morirono all&#8217;istante mentre altre 450 furono esposte alle radiazioni (119 in modo grave). La mattina di giovedì le autorità rivelano che, a causa di una fuoriuscita d’uranio, si è innescata una fissione incontrollata nel nocciolo del reattore. Alle 10:30 scatta l’allarme, alcuni operai sono stati contaminati in modo molto grave. Alle 12:41 la Polizia crea un &#8216;cordone&#8217; intorno alla centrale, si capisce che l’incidente sta diventando più grave del previsto. Alle 15:18 alcune famiglie residenti nei pressi della centrale vengono evacuate. Alle 21:00 si tiene una riunione di emergenza e il governo comprende a questo punto la gravità dell’incidente; oltre 300000 persone invitate a stare in casa. Alle 24:00 la radioattività attorno e dentro all’impianto raggiunge livelli tra le 10 e le 20 mila volte superiore alla norma. Alle 02:30 del giorno seguente 18 tecnici operi nell’impianto accettano una missione da veri &#8216;kamikaze&#8217;, devono entrare nell’impianto per fermare la reazione a catena, ben consapevoli che, terminata la missione, non sarebbero più stati gli stessi. Alle 06:00 le autorità affermano che la radioattività è scesa a zero (0). Dopo si accerterà che è stato un errore umano, i tecnici stavano infatti trasportando, all’interno dell’edificio dove si tratta l’Uranio usato come combustibile nella vicina centrale nucleare, due barili di miscela di Uranio-Acido Nitrico (che venivano miscelati a mano, con un rudimentale imbuto, di 30 kg ognuno: questi sono involontariamente caduti terra ed essendosi miscelati, hanno innescato la reazione. I tecnici che hanno fermato la reazione sono all’ospedale in gravissime condizioni.</p>
<p><strong>1999, 2 Ottobre, Ucraina.</strong> Centrale di Khmelitskaya, blocco del reattore per malfunzionamento.</p>
<p><strong>1999, 4 Ottobre, Corea del sud.</strong> Centrale di Wolsong, 22 operai contaminati.</p>
<p><strong>1999, 5 Ottobre, Finlandia.</strong> Centrale Loviisa, perdita di Idrogeno.</p>
<p><strong>1999, 8 Ottobre, Giappone.</strong> Deposito di scorie a Rokkasho, fuoriuscita radiazioni.</p>
<p><strong>1999, 20 Ottobre, Francia.</strong> Superphenix, un incidente arresta lo scarico di materiale radioattivo.</p>
<p><strong>1999, 27 ottobre, USA.</strong> &#8216;I bambini statunitensi residenti vicino le centrali nucleari di New York, New Jersey e Florida hanno nei denti un &#8216;radioisotopo&#8217; (lo Stronzio 90) che li espone ad un rischio tumore molto alto&#8217;. Così Ernest Sternglass, professore di radiologia all&#8217;università di Pittsburgh ha esordito nell&#8217;ultima conferenza stampa del progetto no-profit di &#8216;radioprotezione e salute pubblica&#8217;. Lo sconcertante risultato è stato ottenuto dai ricercatori statunitensi che hanno analizzato 515 bambini residenti negli Stati di New York, New Jersey e Florida. I livelli di radioattività rilevata nei campioni, raccolti dal 1979 al 1992, erano molto vicini a quelli osservati a metà degli anni &#8216;50 quando Stati Uniti e Unione Sovietica, in piena guerra fredda, si dilettavano negli esperimenti con le armi invisibili. Secondo i responsabili del progetto i livelli di radioattività dovevano invece essere scesi intorno allo zero. &#8216;Se gli esperimenti nucleari sia di superficie, sia sotterranei sono effettivamente terminati, i primi sospetti cadono sui reattori nucleari e sui relativi incidenti&#8217;, ha detto Sternglass, che ha aggiunto: &#8216;II mondo è troppo piccolo per gli incidenti nucleari&#8217;. I responsabili del progetto attribuiscono parte di questa radioattività al disastro avvenuto nel 1979 a Three Mile Island e a quello di Chernobyl nel 1986. Ci sono documenti federali che testimoniano la fuga nucleare dal reattore di Suffolk (New York) nei primi anni &#8216;80.</p>
<p><strong>1999, 18 Novembre, Scozia.</strong> Centrale di Torness, un tornado precipita a meno di 800 metri dall’impianto.</p>
<p><strong>1999, 13 Dicembre, Russia.</strong> Centrale Zaporozhe, fermato reattore.</p>
<p><strong>2000, 5 Gennaio, Francia.</strong> Centrale di Blayais, una tempesta costringe a fermare 2 reattori per allagamento.</p>
<p><strong>2000, 15 Febbraio, USA.</strong> Reattore Indian Point 2, fuga vapore radioattivo.</p>
<p><strong>2001 Germania.</strong> Esplosione di una parte dell&#8217;impianto di Brunsbuettel.</p>
<p><strong>2004, 9 agosto, Giappone.</strong> Nel reattore numero 3 nell’impianto di Mihama, 350 chilometri a ovest di Tokyo, una fuoriuscita di vapore ad alta pressione, con una temperatura superiore ai 200 gradi, è costata la vita a quattro (4) operai. Altri sette operai sono in condizioni molto gravi. Si è trattato del più tragico incidente nella storia dello sfruttamento dell&#8217;energia nucleare a fini civili in Giappone. L’azienda Kansai Electric Power, che gestisce la centrale, si è affrettata a comunicare che : &#8216;Non c’è stata contaminazione radioattiva!&#8217;.</p>
<p><strong>2004, 9 agosto, Giappone.</strong> altra centrale non precisata. A quanto ha riferito l&#8217;agenzia Kyodo, le fiamme sono divampate nel settore dove vengono smaltite le scorie, adiacente al reattore numero 2, in un impianto situato nella prefettura di Shimane. Anche in questo caso non c’è stata alcuna fuga radioattiva&#8230;</p>
<p><strong>2004, 9 agosto, Giappone.</strong> Incidente nella centrale nucleare della Tokyo Electric Power Company (Tepco), la più grande impresa produttrice di energia in Giappone. La società ha comunicato che il generatore dell’impianto di Fukushima-Daini è stato fermato per una perdita di acqua.</p>
<p><strong>2006, Fleurus (Belgio)</strong><br />
Causò gravi effetti sulla salute di un lavoratore di un impianto radiologico commerciale in seguita a un&#8217;elevata dose di radiazioni assorbite.</p>
<p><strong>2011 (in corso), Fukushima (Giappone)</strong><br />
A seguito del grave terremoto dell&#8217;11 marzo 2011, l&#8217;unità 1 della centrale nucleare di Fukushima Daiichi, dopo circa 24 ore dall&#8217;evento, durante una scossa di assestamento, ha registrato una esplosione con fuoriuscita di fumo bianco, presumibilmente idrogeno rilasciato dal liquido di raffreddamento in condizioni di alta temperatura e pressione, con conseguente dispersione di materiale irradiato all&#8217;esterno, e crollo del tetto di un edificio di servizio, non ospitante il reattore. Il 13 marzo si è verificata una analoga esplosione all&#8217;unità 3. Nella mattina del 15 marzo, dopo numerosi allarmi riguardanti la mancata ricopertura delle barre del reattore dell&#8217;unità 2, si è verificata una esplosione che ad una prima indagine potrebbe aver danneggiato il rivestimento esterno del nucleo, rimasto intatto nelle unità 1 e 3. Anche le 4 unità della centrale di Fukushima Daini, situata a 11 km dall&#8217;altra, e che erano in funzione al momento del sisma, sono state spente automaticamente dai sistemi di sicurezza, ma il malfunzionamento degli impianti di raffreddamento dei reattori ha provocato una situazione di allarme, di grado inferiore in quanto senza rilascio di radioattività all&#8217;esterno degli impianti. L&#8217;incidente è stato catalogato di 6° livello dall&#8217;Autority francese per la sicurezza nucleare.</p>
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		<title>Il Cirò non si tocca! Lettera aperta all&#8217;Assoenologi</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Nov 2010 10:01:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>RoVino</dc:creator>
				<category><![CDATA[bestialità intollerabili]]></category>
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		<category><![CDATA[ne vogliamo parlare]]></category>
		<category><![CDATA[Comitato in difesa dell'identità del Cirò]]></category>
		<category><![CDATA[Gaglioppo]]></category>
		<category><![CDATA[Lettera aperta all'Assdoenologi]]></category>
		<category><![CDATA[modifica al disciplinare del Cirò Doc]]></category>

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		<description><![CDATA[Se qualcuno pensa che la questione della modifica del disciplinare del Cirò sia definitivamente chiusa si sbaglia di grosso. Di cosa stiamo parlando? E&#8217; presto detto. Da tempo il consorzio di tutela di questa storica denominazione calabrese sta lavorando per ottenere una modifica affinché nel Cirò Rosso (e Rosato) la quantità minima di Gaglioppo, vitigno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-medium wp-image-3282" style="float: left; margin: 8px 10px 0px 0px; cursor: hand" title="ciro_ziliani" src="http://www.lavinium.com/laviniumblog/wp-content/themes/tma/images/uploads/2010/11/ciro_ziliani-480x360.jpg" alt="ciro_ziliani" width="480" height="360" />Se qualcuno pensa che la questione della modifica del disciplinare del Cirò sia definitivamente chiusa si sbaglia di grosso. Di cosa stiamo parlando? E&#8217; presto detto. Da tempo il consorzio di tutela di questa storica denominazione calabrese sta lavorando per ottenere una modifica affinché nel Cirò Rosso (e Rosato) la quantità minima di Gaglioppo, vitigno principe di questa regione, scenda da 95% a 80%. Come recita la proposta di modifica, già approvata e pubblicata in G.U.: &#8220;<em>possono concorrere alla produzione di detti vini le uve a bacca rossa provenienti dalle varietà idonee alla coltivazione nella regione Calabria da sole o congiuntamente max. 20%, ad esclusione delle varietà <strong>Barbera, Cabernet franc, Cabernet sauvignon, Sangiovese e Merlot, che possono concorrere max 10%</strong></em>&#8220;.<br />
Cosa vuol dire questo? Come l&#8217;ha giustamente denominata <strong><a href="http://vinoalvino.org/blog/2009/06/ciro-doc-chi-propone-di-imbastardirlo-con-il-cabernet-e-un-nemico-di-questa-denominazione.html" target="_blank">Franco Ziliani</a></strong> (la foto qui pubblicata è opera sua), da qualche tempo sta avvenendo la &#8220;<strong>sindrome di Montalcino</strong>&#8220;, basta andarsi a spulciare i disciplinari degli ultimi anni (e io l&#8217;ho fatto ed ho dedicato all&#8217;argomento questo <a href="http://www.lavinium.com/laviniumblog/la-deriva-del-ciro-e-delle-altre-denominazioni-di-origine.html"><strong>articolo</strong></a>)per rendersi conto che, a tappeto, si sta introducendo, anche nelle denominazioni storiche, il concetto di &#8220;vitigni migliorativi&#8221;, che in parole povere sono &#8211; secondo non si sa bene quale assurda convinzione &#8211; le classiche varietà internazionali, cabernet e merlot in primis, ma anche syrah, chardonnay, sauvignon ecc.</p>
<p>Non ci vuole molto a rendersi conto che questo procedimento non ha nulla a che fare con la qualità dei vini, ma segue esclusivamente, ed erroneamente, l&#8217;idea che la presenza di queste uve all&#8217;interno delle nostre denominazioni (vedi ad es. Chianti Classico e Nobile di Montepulciano), rappresenti un buon compromesso per accattivarsi l&#8217;attenzione dei mercati esteri. Ma chi l&#8217;ha detto??? Proprio ora che la gente, molto più esperta di un tempo, comincia a pretendere di assaggiare vini unici, di territorio, che si distinguano da quello fin troppo numerosi a base di cabernet e merlot, sparsi in tutto il globo, noi cosa facciamo? Li inseriamo nelle nostre migliori denominazioni, convinti che, se c&#8217;è una crisi, se il vino non si vende, basta metterci dentro una percentuale di queste uve e il vino ricomincia ad essere venduto.</p>
<p>E così, ecco che questa sorte tocca anche al Cirò e al suo straordinario Gaglioppo. Per fortuna questa malsana idea non è condivisa da un notevole numero di produttori e non solo, tanto che è nato il &#8220;<strong>Comitato in difesa dell&#8217;identità del Cirò</strong>&#8220;, che ha dato vita ad una <a href="http://www.firmiamo.it/indifesadellidentitavinociro" target="_blank"><strong>petizione</strong></a> per raccogliere le firme e bloccare questa assurda richiesta di modifica del disciplinare. Non solo, ma il Comitato ha anche attivato un <a href="http://difesaciro.blogspot.com/" target="_blank"><strong>blog</strong></a>, con il quale ci tiene costantemente aggiornati, e che oggi ha anche pubblicato una<a href="http://difesaciro.blogspot.com/2010/11/lettera-aperta-allassoenologi.html" target="_blank"> <strong>lettera indirizzata al presidente dell&#8217;Assoenologi</strong></a>, dopo aver letto proprio sul sito di Assoenologi una nota il cui testo lascia davvero sbalorditi, eccola: &#8220;<em>Per la Regione Calabria è stata deliberata la modifica del disciplinare dei vini DOC “Cirò”.<br />
Anche per questo disciplinare è stato apportato un adeguamento alla base varietale dei vigneti, privilegiando in ogni caso i vitigni autoctoni Gaglioppo, per il rosso, e Greco per il bianco.<br />
Sono poi state apportate alcune modifiche migliorative nella descrizione delle caratteristiche dei vini al consumo e nelle disposizioni di etichettatura e presentazione dei vini</em>.&#8221;</p>
<p>Come giustamente fa notare il Comitato nella sua lettera aperta all&#8217;Assoenologi: &#8220;<em>Quanto riportato nella nota ci sembra surreale e non fa onore alla professionalità degli enologi.</em></p>
<p><em>Riteniamo possibile che, a causa delle numerosissime richieste di modifiche di disciplinari DOC, il Vostro comunicato sia frutto di una valutazione non approfondita nei confronti di una piccola realtà nel panorama delle DOC italiane.</em></p>
<p><em>Sicuramente è di Vostra conoscenza che attualmente il Disciplinare della DOC Cirò Rosso privilegia l&#8217;utilizzo del Gaglioppo, varietà principe calabrese, prevedendo una quantità minima del 95%.<br />
Nella seduta del 6/7Luglio del Comitato Nazionale Vini <strong>è stato invece deliberato che oltre al Gaglioppo si possano utilizzare TUTTE LE VARIETA&#8217; AUTORIZZATE in Calabria fino al 20%, con una limitazione al 10% per alcune</strong>.</em></p>
<p><em>A Voi sembra che questa modifica privilegi il Gaglioppo? A noi no</em>&#8220;.</p>
<p>Come non essere d&#8217;accordo con il Comitato? Stiamo veramente rasentando il ridicolo.</p>
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		<title>Rapina in una nota azienda vinicola di Castiglione Falletto</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Oct 2010 10:50:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>RoVino</dc:creator>
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		<category><![CDATA[notizie dal mondo]]></category>
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		<category><![CDATA[produttore vinicolo rapinato in casa]]></category>
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		<description><![CDATA[Non è stato il vino il movente di una banda di malviventi che hanno fatto passare un terribile momento al titolare di una nota azienda vitivinicola di Castiglione Falletto, ma soldi e gioielli. I quattro rapinatori lo attendevano appostati e lo hanno sorpreso al suo arrivo a casa venerdì scorso alle 22,30. Appena sceso dall&#8217;auto, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-3236" style="float: left; margin: 8px 10px 10px 0px; cursor: hand" title="castiglione_falletto" src="http://www.lavinium.com/laviniumblog/wp-content/themes/tma/images/uploads/2010/10/castiglione_falletto1.gif" alt="castiglione_falletto" width="470" height="353" />Non è stato il vino il movente di una banda di malviventi che hanno fatto passare un terribile momento al titolare di una nota azienda vitivinicola di Castiglione Falletto, ma soldi e gioielli. I quattro rapinatori lo attendevano appostati e lo hanno sorpreso al suo arrivo a casa venerdì scorso alle 22,30. Appena sceso dall&#8217;auto, i banditi incappucciati lo hanno circondato e, minacciandolo con la pistola gli hanno imposto di entrare in casa. Ad un tentativo di reazione del produttore, uno di essi lo ha colpito con un cacciavite alla testa. In casa c&#8217;era la famiglia ad attenderlo, i malviventi li hanno costretti ad aprire la cassaforte e a riempire un borsone con il denaro e i gioielli custoditi. Poi hanno rovistato tutta la casa in cerca di altri oggetti di valore, rovesciando mobili e svuotando cassetti, infine hanno rinchiuso l&#8217;imprenditore con la moglie e la figlia di 11 anni, minacciandolo: &#8220;Se chiami i carabinieri ti ammazziamo&#8221;. Dopodiché sono andati nella casa a fianco, dove si trovava la mamma del produttore, che hanno provveduto a rinchiudere a sua volta, poi sono fuggiti su un Audi A6.<br />
Dopo vari tentativi l&#8217;imprenditore è riuscito a forzare la porta dello sgabuzzino e a lanciare l&#8217;allarme. Questo drammatico evento si va ad aggiungere purtroppo ai sempre più numerosi che si stanno verificando da un mese a questa parte in Langhe e Roero, sempre in abitazioni private.</p>
<p>Fonti: <a href="http://www.cuneocronaca.it/news.asp?id=31752&amp;typenews=primapagina" target="_blank"><strong>Cuneocronaca</strong></a> e <a href="http://www.grandain.com/informazione/dettaglio.asp?id=32715" target="_blank"><strong>Grandain.com</strong></a></p>
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		<title>Muore in un tragico incidente Umberto Pira dell&#8217;azienda Schiavenza</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Jul 2010 09:34:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>RoVino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Confesso che sto facendo davvero fatica a dare questa terribile notizia, ho il batticuore perché certe cose non si vorrebbe mai accadessero. Un incidente con la moto ha portato via a Luciano Pira e Maura Alessandria, che da anni conducono egregiamente l&#8217;azienda vinicola Schiavenza in Serralunga d&#8217;Alba, il figlio Umberto, a soli 21 anni. L&#8217;incidente è avvenuto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright size-full wp-image-3102" style="float: left; margin: 8px 10px 0px 0px; cursor: hand" title="schiavenza" src="http://www.lavinium.com/laviniumblog/wp-content/themes/tma/images/uploads/2010/07/schiavenza.gif" alt="schiavenza" width="470" height="162" />Confesso che sto facendo davvero fatica a dare questa terribile notizia, ho il batticuore perché certe cose non si vorrebbe mai accadessero. Un incidente con la moto ha portato via a Luciano Pira e Maura Alessandria, che da anni conducono egregiamente l&#8217;azienda vinicola <a href="http://www.schiavenza.com/" target="_blank"><strong>Schiavenza</strong></a> in Serralunga d&#8217;Alba, il figlio Umberto, a soli 21 anni. L&#8217;incidente è avvenuto martedì 6 sera, mentre Umberto si dirigeva con la sua moto verso il comune di Benevello, secondo la ricostruzione dei carabinieri di Diano e dei vigili urbani di Alba, stava viaggiando dietro ad una vettura preceduta da un mezzo pesante che avrebbe rallentato per svoltare a sinistra dove c&#8217;è un largo piazzale. Probabilmente non ha visto che il camion stava effettuando la manovra o non è riuscito a frenare in tempo (si ipotizza un eventuale guasto ai freni o un malore per il caldo) e lo ha preso in pieno, morendo sul colpo.<br />
Spero di potervi fornire quanto prima informazioni su quando e dove si svolgerà il funerale.<br />
L&#8217;azienda Schiavenza, che ho più volte visitato, è una delle più interessanti realtà vinicole di Serralunga, produce grandi Barolo come il Broglio, il Prapò e il Bricco Cerretta, che si affiancano ai classici vini di Langa come la Barbera, il Dolcetto, il Langhe Nebbiolo e uno dei più buoni Barolo Chinato che abbia mai assaggiato. La trattoria, che si trova di fianco alla cantina, è uno di quei posti dove non puoi fare a meno di fermarti ogni volta che passi a Serralunga.<br />
Esprimo il mio sincero cordoglio a Luciano e Maura per questo tragico momento.</p>
<p><strong>LA MESSA SI SVOLGERA&#8217; VENERDI 9 LUGLIO ALLE ORE 17.00 PRESSO LA CHIESA PARROCCHIALE DI SERRALUNGA</strong>.</p>
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		<title>Caro Raimondo&#8230;</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Apr 2010 07:29:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>RoVino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Caro Raimondo, ti farà sorridere dal luogo dove ora riposi, ma il tuo viso e il modo sempre delizioso che hai avuto di far divertire, con la tua inseparabile Sandra, mi hanno sempre ricordato mio padre. Lui faceva tutt&#8217;altro mestiere, pur trovandosi nel mondo dello spettacolo come te. Anche lui era sempre pronto a mettere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-2960" style="float: left; margin: 10px 10px 0px 0px; cursor: hand" title="raimondo_vianello" src="http://www.lavinium.com/laviniumblog/wp-content/themes/tma/images/uploads/2010/04/raimondo_vianello.jpg" alt="raimondo_vianello" width="460" height="302" />Caro Raimondo, ti farà sorridere dal luogo dove ora riposi, ma il tuo viso e il modo sempre delizioso che hai avuto di far divertire, con la tua inseparabile Sandra, mi hanno sempre ricordato mio padre. Lui faceva tutt&#8217;altro mestiere, pur trovandosi nel mondo dello spettacolo come te. Anche lui era sempre pronto a mettere di buon umore chi aveva la fortuna di conoscerlo.<br />
Molti ti ricordano soprattutto per gli intramontabili scatch con Sandra, con la quale hai lavorato per quasi 50 anni, un record. Ma tu hai lavorato anche in teatro e nel cinema, dove fosti protagonista già nel 1947 in &#8220;I due orfanelli&#8221; di Mario Mattioli. Sei stato anche bersagliere, atleta, sceneggiatore e, il 26 giugno 1996 hai ricevuto l&#8217;onoreficenza di Grand&#8217;Ufficiale dell&#8217;Ordine al merito della Repubblica Italiana. E come non ricordare le tue esperienze con il grande Ugo Tognazzi, fra cui il programma di satira &#8220;Un, due, tre&#8221;, che contribuì a darti fama e notorietà.<br />
Ma a mio avviso &#8220;Casa Vianello&#8221; è la situation comedy che ci ha regalato i momenti più divertenti, al fianco di Sandra, mai una caduta di stile, la tua comicità è sempre stata garbata. ll mondo si trasformava, il linguaggio, anche comico, diventava più pesante, irriverente, sgraziato, tu non ci sei caduto, hai mantenuto il tuo aplomb, hai dimostrato come a volte basta uno sguardo, un ammiccamento, un ghigno accennato per far piegare in due dal ridere. Tu ci riuscivi molto bene, dieci minuti in tua presenza e la giornata assumeva un tono più leggero. Te ne sei andato mantenendo la tua ironia fino all&#8217;ultimo. Non si può non ricordare quanto ha detto Pippo Baudo: &#8220;Negli ultimi tempi non parlava più, si era come assopito, ma recentemente ero riuscito a parlarci: &#8220;se mi chiami per le condoglianze anticipate hai sbagliato numero&#8221; era stata la sua ironica risposta&#8221;. Ecco, è bello ricordarti così, la tua ironia è una lezione di vita, non andrebbe mai dimenticata.</p>
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		<title>E&#8217; scomparsa Anna Martinengo Bologna, regina della Barbera d&#8217;Asti</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Feb 2010 19:06:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>RoVino</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Barbera d'Asti Ai Suma]]></category>
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		<category><![CDATA[Bricco dell'Uccellone]]></category>
		<category><![CDATA[Giacomo Bologna]]></category>
		<category><![CDATA[La Monella]]></category>
		<category><![CDATA[Morte Anna Martinengo Bologna]]></category>

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		<description><![CDATA[Se n&#8217;è andata dopo una lunga malattia una delle più importanti donne del vino italiano, Anna Martinengo Bologna, vedova del compianto Giacomo, fondatore dell&#8217;azienda vinicola Braida di Rocchetta Tanaro, nell&#8217;Astigiano e personaggio di spicco che ha contribuito insieme a Luigi Veronelli al rilancio della Barbera d&#8217;Asti come vino di pregio e vanto piemontese.
Orgoglio aziendale sono le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-2891" style="float: left; margin: 0px 10px 10px 0px; cursor: hand" title="braida" src="http://www.lavinium.com/laviniumblog/wp-content/themes/tma/images/uploads/2010/02/braida.jpg" alt="braida" width="470" height="339" />Se n&#8217;è andata dopo una lunga malattia una delle più importanti donne del vino italiano, Anna Martinengo Bologna, vedova del compianto Giacomo, fondatore dell&#8217;azienda vinicola Braida di Rocchetta Tanaro, nell&#8217;Astigiano e personaggio di spicco che ha contribuito insieme a Luigi Veronelli al rilancio della Barbera d&#8217;Asti come vino di pregio e vanto piemontese.<br />
Orgoglio aziendale sono le mitiche Barbere Bricco dell&#8217;Uccellone, Ai Suma, Montebruma e La Monella.<br />
Anna, che conduceva l&#8217;azienda con i figli Giuseppe e Raffaella, se n&#8217;è andata a soli 63 anni, dopo una lotta impari con un male che miete ancora troppe vittime. Il suo contributo è stato importantissimo, era donna dinamica e ha speso le sue energie fino all&#8217;ultimo per promuovere i vini aziendali e diffondere la cultura e l&#8217;amore per la vitivinicoltura.<br />
Ai figli Beppe e Raffaella, la redazione di Lavinium desidera esprimere la propria vicinanza in questo doloroso momento. Che Anna possa riposare finalmente serena.</p>
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		<title>Brunellopoli. I risultati delle indagini</title>
		<link>http://www.lavinium.com/laviniumblog/brunellopoli-i-risultati-delle-indagini.html</link>
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		<pubDate>Sun, 19 Jul 2009 23:25:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Franceschini</dc:creator>
				<category><![CDATA[le cose che fanno male]]></category>

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		<description><![CDATA[“Roby, hai sentito degli sviluppi su Brunellopoli?”. “Si, qualcosa alla TV, ma come sai ho sempre problemi con il PC. Vedi di scrivere qualcosa tu, poi da mercoledì, se va tutto bene, rientro in pista anche io”. Già, la banda di Lavinium ha qualche problema ultimamente. Prima è caduto il server, che da poco si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-2210" style="float: left; margin: 5px 10px 10px 0px; cursor: hand" title="Conferenza Stampa della Guardia di Finanza" src="http://www.lavinium.com/laviniumblog/wp-content/themes/tma/images/uploads/brunelloconferenzastampaGDF_440.jpg" alt="brunelloconferenzastampaGDF_440" width="440" height="293" />“<em>Roby, hai sentito degli sviluppi su Brunellopoli?</em>”. “<em>Si, qualcosa alla TV, ma come sai ho sempre problemi con il PC. Vedi di scrivere qualcosa tu, poi da mercoledì, se va tutto bene, rientro in pista anche io</em>”. Già, la banda di <a href="http://www.lavinium.com" target="_blank"><strong>Lavinium</strong></a> ha qualche problema ultimamente. Prima è caduto il server, che da poco si è rialzato. Poi il gran capo ha visto il suo PC alzare bandiera bianca.<br />
In rete, da due giorni a questa parte, trovate tutte le informazioni che vi servono. Da <a href="http://vinoalvino.org/blog/2009/07/era-gia-tutto-previsto-a-montalcino-resi-noti-i-rinvii-a-giudizio-per-il-caso-brunellopoli.html" target="_blank"><strong>Vino al Vino</strong></a> di <strong>Franco Ziliani</strong> al <a href="http://www.lucianopignataro.it/articolo.php?pl=6119" target="_blank">sito</a> di <strong>Luciano Pignataro</strong>, dal duo <a href="http://www.dissapore.com/vino/la-macchia-di-brunellopoli-sul-vino-italiano-associazione-a-delinquere/" target="_blank">Dissapore</a>&amp;<a href="http://www.intravino.com/vino/associazione-a-delinquere-fine-indagine-per-brunellopoli/" target="_blank">Intravino</a> a <strong>Carlo Macchi</strong> di <a href="http://www.winesurf.it/index.php?file=onenews&amp;form_id_notizia=552" target="_blank">Winesurf </a>passando per <a href="http://vino24.tv/post/869/caso-brunello-reati-di-frode-in-commercio-e-falsi-in-atto-in-alcuni-casi-commessi-in-associazione" target="_blank">Vino24 </a>e probabilmente la lista è molto più ampia.</p>
<p>In breve. L&#8217;inchiesta, avviata dalla Procura di Siena nel 2007, in merito al mancato rispetto del disciplinare del Brunello di Montalcino, sembrerebbe essersi finalmente conclusa. <strong>1,3 milioni di litri di Brunello</strong> sono stati <strong>declassati</strong> a IGT Toscana Rosso. Altri <strong>500 mila di Rosso di Montalcino declassati</strong> sempre a IGT Toscana Rosso. Per non farci mancare nulla, anche <strong>100 mila</strong>, sempre di <strong>litri</strong>, <strong>di Chianti DOCG</strong>, <strong>declassati</strong> ancora a IGT Toscana Rosso. Infine <strong>100 mila litri di IGT Toscana Rosso</strong> verranno <strong>distillati</strong>.<br />
L&#8217;attività investigativa condotta dalla Guardia di Finanza e dall’Ispettorato Centrale del Controllo Qualità dei Prodotti Agroalimentari di Firenze ha portato anche al <strong>sequestro di 400 ettari di vigneti</strong> nei quali erano allevati vitigni non riconosciuti dal disciplinare di produzione. <strong>350 sono stati regolarizzati e dissequestrati</strong>.<br />
Insomma, violazione c&#8217;è stata e sembrerebbe, il condizionale è sempre d&#8217;obbligo, che non finirà tutto a tarallucci e vino, come molti avrebbero preferito. <strong>Chi ha seguito da vicino la vicenda sin dall&#8217;inizio</strong>, ed anzi, come certifica anche l&#8217;autorevole il <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Italia/2009/07/brunello-montalcino-indagini-declassano-vino.shtml?uuid=488d4a14-738c-11de-b74a-3995f4ae81a3&amp;DocRulesView=Libero" target="_blank">Sole24Ore</a>, ha contribuito in modo determinante allo scoppio dello scandalo, <strong>non si era inventato tutto o non aveva sollevato inutili polveroni per manie di protagonismo</strong>. Il nome è anche inutile specificarlo, ed è quello di <strong>Franco Ziliani</strong>.<br />
Fa sorridere, amaramente, leggere, tra le <strong>prime dichiarazioni del Consorzio del Brunello</strong> a quanto accaduto, l’affermazione che: &#8220;<em>le ultime annate in commercio per il Brunello e il Rosso, rispettivamente il 2004 e il 2007, ambedue giudicate ai massimi livelli qualitativi di cinque stelle, stanno riscuotendo notevoli apprezzamenti sia dalla critica che dai consumatori</em>&#8220;. Quindi, questo, dovrebbe tranquillizzare tutti. Soprattutto il fatto che la critica di settore apprezzi. In effetti, molta aveva apprezzato anche vini che gridavano allo scandalo già durante gli assaggi alle anteprime, per discutibile aderenza al varietale e colori improponibili. Che poi il pubblico lo stia giudicando favorevolmente, non certifica certamente alcunché.<br />
In totale <strong>la Procura della Repubblica di Siena ha denunciato 17 persone</strong>: <strong>8 hanno patteggiato, 9 hanno ricevuto l’avviso di conclusione delle indagini per i reati di frode in commercio e falso in atti</strong>.</p>
<p><strong>Ma quante aziende sono coinvolte? Sette imprese</strong>. <strong>Ma i nomi delle aziende?</strong> Il colonnello Marco Squarcio delle Fiamme Gialle di Siena sulle pagine del <a href="http://www.corriere.it/notizie-ultima-ora/Cronache/Vino-mln-Brunello-sequestrati-Gdf-Coinvolte-maggiori-imprese-settore/18-07-2009/1-A_000034568.shtml" target="_blank">Corriere della Sera</a> afferma che &#8220;sono tra le maggiori del settore&#8221;, mentre la Nazione di ieri sottolinea che sono: “rappresentative di oltre la metà della produzione del Brunello”. Niente nomi però. Come riporta Vino al Vino<strong>, La Repubblica di oggi, edizione di Firenze, i nomi invece li fa</strong>: <strong>Antinori, Argiano, Banfi, Casanova di Neri e Marchesi de’ Frescobaldi</strong>. I vini, invece, de <strong>Il Greppo di Franco Biondi Santi e Col D&#8217;Orcia</strong>, “<em>sono risultati conformi ai disciplinari di produzione di riferimento; i prodotti di tali aziende non erano stati sottoposti a sequestro preventivo, non essendo emersi elementi probatori che inducessero a ritenere che il prodotto fosse stato miscelato con vini di diversa origine</em>”.</p>
<p>Insomma, non c’è stare allegri. O meglio. Da una parte indubbiamente si: le indagini sono andate avanti e non è stato insabbiato nulla. C’era questo timore. Dall’altra uno dei vini più importanti della produzione italiana, specie all’estero, ne esce infangato e con le ossa abbastanza rotte.<br />
<strong>Fa riflettere</strong>, quanto meno al sottoscritto, <strong>tra i commenti</strong> del <a href="http://vinoalvino.org/blog/2009/07/era-gia-tutto-previsto-a-montalcino-resi-noti-i-rinvii-a-giudizio-per-il-caso-brunellopoli.html" target="_blank">post di Franco Ziliani</a> dedicato al caso Brunellopoli, l’<strong>intervento di Francesco Bonfio</strong>, presidente dell’Associazione <strong><a href="http://www.vinarius.it/">Vinarius</a></strong>, nonché enotecario in quel di Siena. “<em>Vorrei dare alcuni dati e sensazioni che si riferiscono esclusivamente alla mia enoteca</em>”. Quali? “<em>A parte qualche episodio sporadico… il Brunello di Montalcino rimane una denominazione fortemente chiesta, ambita, sognata. La flessione di vendite c’è, ma non è superiore a quella di tutti i vini della fascia di prezzo del Brunello di Montalcino. Anzi, i supertoscani sono in calo ancora più marcato di altri. E’ una flessione che tocca tutti i vini, di qualsiasi fascia di prezzo e dipende principalmente dalla crisi economica e marginalmente da una disaffezione del consumatore (massimamente italiano) per il prodotto vino in sè. <strong>Ripeto, dopo diciotto mesi dallo scoppio del problema, la denominazione Brunello di Montalcino non è toccata sulle vendite da questo fatto</strong></em>”. Ovvio che non si può generalizzare, come lo stesso Bonfio sottolinea, riferendo sensazioni tangibili e reali del suo lavoro quotidiano e non di quello di altri. Questo, però, fa pensare e riflettere sul ruolo dell’informazione e sulla sua fattiva incisività sul reale. Stamattina leggevo un articolo di <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sandro_Veronesi" target="_blank">Sandro Veronesi</a></strong> (scrittore, per esempio di <em>Caos Calmo</em>) sull’ultimo numero di <strong>Vanity Fair</strong> relativamente alla inesistente ricaduta sulla società civile di quello che negli anni hanno detto e scritto molti intellettuali. Pasolini in primis. Tante verità, ancora attuali, ma di fatto inutili, perché mai recepite ed applicate. Svariati premi Nobel dell’economia negli anni hanno affermato che il mercato non si sarebbe mai autoregolamentato da solo. Era una pia illusione, tutto sarebbe crollato. Nessuno li hai mai ascoltati. Premiati si, però. Da anni nel mondo del vino illustri ed autorevoli voci hanno spesso sottolineato come controllori e controllati non potevano essere le stesse persone. Nulla, c’era bisogno che si arrivasse a questo scandalo per dimostrare che forse non era così bislacco affermare che c’era un devastante conflitto di interessi di fondo. Mi chiedo, se quello che si sta accertando nelle ultime ore e che verrà accertato in futuro, servirà a qualcosa. Che ricaduta avrà sul reale? Nel nostro caso, sulla percezione della maggior parte dei consumatori di vino, non solo di Brunello di Montalcino?</p>
<p>Foto tratta da <a href="http://www.sienafree.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=3390:caso-brunello-declassati-milioni-di-litri-di-vino-e-inviati-avvisi-di-conclusione-delle-indagini-a-chi-non-ha-patteggiato&amp;catid=147:provincia-nord&amp;Itemid=367" target="_blank">SienaFree.it</a></p>
<hr /><small>Copyright &copy; 2008<br /> This feed is for personal, non-commercial use only. <br /> The use of this feed on other websites breaches copyright. If this content is not in your news reader, it makes the page you are viewing an infringement of the copyright. (Digital Fingerprint:<br /> )</small>]]></content:encoded>
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		<title>Tavernello come Berlusconi, tutti negano e tutti lo scelgono</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Jul 2009 17:25:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>RoVino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ma si, ammettiamolo! Chi non ha mai fatto uso del Tavernello almeno una volta nella sua vita? Del tutto normale, soprattutto se si torna indietro di una trentina di anni, quando in Italia ancora non c&#8217;erano le guide e le mode sui grandi vini.
Ma oggi, dico oggi che si può trovare di tutto di più, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-2180" style="float: left; margin: 5px 10px 10px 0px; cursor: hand" title="Tavernello" src="http://www.lavinium.com/laviniumblog/wp-content/themes/tma/images/uploads/tavernello.gif" alt="Tavernello" width="317" height="319" />Ma si, ammettiamolo! Chi non ha mai fatto uso del Tavernello almeno una volta nella sua vita? Del tutto normale, soprattutto se si torna indietro di una trentina di anni, quando in Italia ancora non c&#8217;erano le guide e le mode sui grandi vini.<br />
Ma oggi, dico oggi che si può trovare di tutto di più, oggi che possiamo essere strainformati grazie anche al Web, dove da un buon numero di annetti si può trovare veramente qualsiasi chicca e magari, anche comprarla, cosa veniamo a sapere? Che <strong>il Tavernello è il 4° vino più venduto al mondo e che 5 milioni di famiglie italiane lo acquistano regolarmente</strong>.<br />
Nulla da dire sul prodotto, pubblicizzato benissimo, garantito in ogni modo (basta andare sul <a href="http://www.tavernello.it/" target="_blank"><strong>sito ufficiale</strong></a> e potete verificare direttamente la provenienza del vino che avete acquistato), tutto è curato nei minimi particolari, la Caviro non scherza perché è una cooperativa con 43 anni sulle spalle che riunisce la bellezza di 34 cantine sociali. Il vino, il Tavernello appunto, è un prodotto 100% italiano, cosa che oggi non so quanti potrebbero garantire. Certo, non possiamo pretendere che rappresenti un territorio, che identifichi una qualche tipicità, o che riveli assaggiandolo le differenze da annata ad annata. Non esageriamo!<br />
Però, evidentemente, alla faccia delle tante guide, delle tante kermesse dedicate al vino che coinvolgono appassionati e curiosi, dell&#8217;entusiasmo con cui tanti professionisti o semplicemente cultori del buon vino, alla faccia dei Veronelli, dei Soldati, dei vignaioli perseveranti delle Cinque Terre, degli impavidi valtellinesi o valdostani, dei coraggiosi dell&#8217;Etna, degli autoctoni irpini, alla faccia dei &#8220;vini veri&#8221;, dei vulcanici della Lucania, dei grandi sangiovese toscani, alla faccia delle migliaia di sommelier che diffondono la cultura del vino italiano, beccatevi questo smacco! Il Tavernello è comunque vincente, si trova facilmente dappertutto, si conserva con facilità, costa poco, va bene tutto l&#8217;anno.<br />
Ma allora, signori miei, se 5 milioni di famiglie (composte come? da due, tre, quattro persone, come si arriva a dare questo parametro?) sono ben contente di avere il Tavernello in casa, come mai nessuno ammette di tenerne un bricchetto nel frigo? Ah, italiani mentitori!<br />
Qual è, dunque, la verità? Che l&#8217;effetto globalizzazione funziona magnificamente. Perché devo fare salti mortali per trovare il Verdicchio di Pippo, magari anche a buon prezzo, o il Pallagrello di Pluto, quando mi basta scendere al supermercato sotto casa e sono certo di poter trovare il buon Tavernello, insieme alla frutta e alla verdura non di stagione (ma questo non è rilevante) in qualunque momento dell&#8217;anno? Chi altro può offrirmi un simile servizio?<br />
Altro che vino e poesia, altro che viticoltura eroica, ma fatemi il piacere!</p>
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		<title>TuttoFood. Quel che resta di MiWine</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Jun 2009 16:29:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Franceschini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un minuscolo stand con 4 espositori 4 con al centro uno spazio per eventi. Ecco quel che rimane dell’appuntamento milanese che doveva spaventare Vinitaly. Si, lo so, MiWine è (era) una cosa diversa, per operatori del settore, è (era) biennale etc&#8230;Oggi Il tutto è all’interno di TuttoFood. Fine della trasmissione. Decentrato, diciamo pure ben nascosto, all’interno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-2127" style="margin: 5px 10px 0px 0px; cursor: hand;" title="MiWine a TuttoFood" src="http://www.lavinium.com/laviniumblog/wp-content/themes/tma/images/uploads/tuttofood09miwine.jpg" alt="tuttofood09miwine" width="381" height="381" />Un minuscolo stand con 4 espositori 4 con al centro uno spazio per eventi. Ecco quel che rimane dell’appuntamento milanese che doveva spaventare <a href="http://www.vinitaly.com/index.asp" target="_blank">Vinitaly</a>. Si, lo so, MiWine è (era) una cosa diversa, per operatori del settore, è (era) biennale etc&#8230;Oggi Il <a href="http://www.miwine.org/it/manifestazione/miwine/index.html" target="_blank">tutto</a> è all’interno di <a href="http://www.miwine.org/it/index.html" target="_blank">TuttoFood</a>. Fine della trasmissione. Decentrato, diciamo pure ben nascosto, all’interno del padiglione che ospitava industrie del salume assortite.  Tu giri e rigiri cercando un segnale, un&#8217;indicazione. Niente. Ritorni al punto di partenza, riguardi il cartellone con le indicazioni: si, sei nel posto giusto. Padiglione 22, “<strong>Carni e Salumi, Bevande</strong>”.  E già, bevande. Che amarezza! Ritenti, aguzzi la vista alla ricerca di qualcuno che possa darti una mano e finalmente lo trovi: <em>Tommaso Luongo</em>, Delegato <a href="http://www.aisnapoli.it/" target="_blank">Ais di Napoli</a>, con il collega <em>Franco De Luca</em> qui per la Regione Campania. Al loro fianco lo stand di <strong>As.Co.Vi.Lo.</strong> della Regione Lombardia con la sommelier <em>Marisa Moretti</em>. Chiedi a loro lumi: si, questo è lo spazio MiWine. Per carità, dopo aver letto il <a href="http://www.dissapore.com/primo-piano/tuttofood-e-la-cosa-peggiore-che-abbia-mai-visto/" target="_blank">reportage</a> di <em>Mariachiara Montera</em> su <a href="http://www.dissapore.com/" target="_blank">Dissapore</a>, ieri, la voglia di andarci era già abbondantemente passata. Poi ti dici: sei milanese, cribbio, dai, non sta bene. Devi, in fondo con la metro è comodissimo arrivare in fiera a Rho. Però non ti aspettavi tutto ciò. Milano ed il vino, pensi, forse è un matrimonio che proprio non s&#8217;ha da fare.<br />
Amen, il bicchiere non è mezzo vuoto, è proprio vuoto. Per fortuna ci pensano i due amici di Napoli e  riempirlo ed a risollevarti il morale. Aprono qualsiasi bottiglia abbiano sul tavolo e ti fanno conoscere un vino bianco vesuviano a te ignoto: la <a href="http://www.lucianopignataro.it/articolo.php?pl=2521" target="_blank">catalanesca</a>. Sia in versione passita che ferma, di due annate, delle <a href="http://it.vitignoitalia.it/?mc_tk=Yih7ZXZ5EBEfRhFDQENNGUwNXENMEgIDBg==" target="_blank">Cantine Olivella </a>di Sant’Anastasia. Dal frutto tropicale maturo e mieloso il 2007, meno carico, nel colore e nella dolcezza del frutto, il 2008. Chiudono, forse, un po’ amari, ma c’è spazio per un equilibrio ancora da farsi così come per sperimentazioni future su una varietà usata, per molto tempo, solo come frutta a tavola. Decisamente interessante il passito, per il prezzo (7/8 euro), la dolcezza ben calibrata ed un slancio sapido finale di piacevole fattura.</p>
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		<title>L&#039;azoto uccide tre operai nella raffineria Saras di Cagliari: troppe morti sul lavoro</title>
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		<pubDate>Wed, 27 May 2009 08:07:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>RoVino</dc:creator>
				<category><![CDATA[le cose che fanno male]]></category>
		<category><![CDATA[Cagliari]]></category>
		<category><![CDATA[Incidente raffineria Saras]]></category>
		<category><![CDATA[morte tre operai raffineria Saras]]></category>
		<category><![CDATA[Sarroch]]></category>

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		<description><![CDATA[Non c&#8217;è giorno ormai che non si parli di tragedie sul lavoro, davvero troppo spesso, ogni anno invece di diminuire crescono. E non sempre si può imputare la causa al lavoro in nero o alle scarse condizioni di sicurezza. Quello che è certo è che un maggiore controllo, una legge più appropriata e una preparazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-2050" style="float: left; margin: 5px 10px 0px 0px; cursor: hand" title="raffineria Saras" src="http://www.lavinium.com/laviniumblog/wp-content/themes/tma/images/uploads/raffineria_saras.jpg" alt="raffineria Saras" width="470" height="206" />Non c&#8217;è giorno ormai che non si parli di tragedie sul lavoro, davvero troppo spesso, ogni anno invece di diminuire crescono. E non sempre si può imputare la causa al lavoro in nero o alle scarse condizioni di sicurezza. Quello che è certo è che un maggiore controllo, una legge più appropriata e una preparazione rigorosa, soprattutto in lavori ad alto rischio è d&#8217;obbligo e urgente. Questo non impedirà che avvengano incidenti, l&#8217;errore umano ci sarà sempre, così come un&#8217;imprevista rottura di un impianto con possibili fuoriuscite di materiali pericolosi per la salute, ma almeno delle regole e dei controlli più seri ne ridurrebbero la frequenza, sebbene il problema principale, a mio avviso, sta purtroppo nella pessima gestione delle risorse umane.<br />
Questa volta a pagare con la vita sono stati tre operai della raffineria Saras, situata a Sarroch, a circa 20 km da Cagliari. Tutti e tre dipendenti della Comesa-Sarcomi-Comes, una delle principali aziende d&#8217;appalto che operano per conto della raffineria, quindi regolari, non operai imrpovvisati e pagati in nero.<br />
Cosa è successo? Lo racconta molto bene il giornale &#8220;L&#8217;Unione Sarda&#8221;: &#8220;<em>Uccisi dal lavoro sul posto di lavoro, dopo essersi infilati dentro un impianto, l&#8217;Mhc1, un silos d&#8217;acciaio orizzontale lungo una decina di metri e alto poco meno di due dove si accumula il gasolio e dove gli idrocarburi vengono desolforati. All&#8217;interno l&#8217;aria doveva essere salubre, respirabile. A misura d&#8217;uomo. Non lo era affatto. Il tasso d&#8217;ossigeno era sensibilmente crollato dopo le immissioni di azoto necessarie per scacciare la presenza di altri gas insidiosi come il monossido di carbonio e l&#8217;idrogeno solforato. Lì dentro, insomma, nessuno ci sarebbe dovuto entrare prima del ripristino delle corrette condizioni ambientali. Della completa bonifica. Ma qualcosa ieri a Sarroch, cinque minuti prima delle due del pomeriggio, non è andata per il verso giusto</em>&#8220;. L&#8217;articolo di Andrea Piras prosegue descrivendo nel dettaglio la dimanica della tragedia: &#8220;<em>Gian Luigi Solinas sarebbe stato il primo a entrare nell&#8217;accumulatore di gasolio. Il primo a svenire. Morire. Gianluca Fazio, 34 anni di Siracusa, unico sopravvissuto della squadra impegnata nella manutenzione (ricoverato al San Giovanni anche se le sue condizioni non sono fortunatamente gravi), avrebbe tentato di riportarlo all&#8217;aperto, attraverso quel foro d&#8217;ingresso largo appena sessanta centimetri, agguantandolo per le braccia dopo essersi accorto del malore. Non ce l&#8217;ha fatta, restando leggermente ferito nell&#8217;urto contro il bordo dell&#8217;oblò. Il giovane operaio è ripiombato nella cisterna restando ucciso. È stato un altro lavoratore Renato Porcu, a urlare con tutte le sue forze e chiedere aiuto. Bruno Muntoni e Daniele Melis lavoravano in un&#8217;altra area dell&#8217;impianto Mhc. E non ci hanno pensato due volte a infilarsi dentro la cisterna. Il primo è morto all&#8217;istante, il secondo, nonostante indossasse una maschera di protezione dai vapori organici e dalle polveri, è crollato al suolo</em>.&#8221;.<br />
I sindacati affermano che era una tragedia annunciata, c&#8217;è qualcosa che non funziona nel mondo del lavoro, oggi un operaio guadagna mille euro al mese e fa dei turni massacranti, spesso in condizioni ad alto rischio, poi ci sono le ditte appaltatrici, alle quali anche aziende grosse come la Saras fanno riferimento per specifici lavori, come in questo caso.<br />
Oggi gli operai sono in sciopero, ma non tutti, perché una giornata di sciopero ha un costo sempre più oneroso e sempre meno lavoratori possono accollarsene il peso.<br />
Intanto il pubblico ministero Maria Chiara Manganiello e i carabinieri della Compagnia di Cagliari dovranno verificare se tutte le procedure di sicurezza siano state rispettate e se i tre operai avevano tutte le autorizzazioni per poter operare all&#8217;interno di quel cilindro d&#8217;acciao saturo d&#8217;azoto&#8230;<br />
Fonte: <a href="http://unionesarda.ilsole24ore.com/Articoli/Articolo/126302" target="_blank"><strong>L&#8217;Unione Sarda</strong></a></p>
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