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	<title>Esalazioni etiliche &#187; ne vogliamo parlare</title>
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	<description>tutto quello che potremmo dire sotto l&#039;effetto dell&#039;alcol</description>
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		<title>La spesa consapevole</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 08:54:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>RoVino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La spesa consapevole è uno stile di vita. I nostri antenati sapevano cosa significava senza che qualcuno dovesse spiegarglielo. Oggi non è così facile capire di cosa si tratta, non perché siamo limitati mentalmente, ma perché si è persa la strada della semplicità, siamo diventati frettolosi, insensibili alla nostra vita, mentre ci siamo abituati a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-3634" style="float: left; margin: 8px 10px 0px 0px; cursor: hand" title="spesa" src="http://www.lavinium.com/laviniumblog/wp-content/themes/tma/images/uploads/2012/01/spesa.jpg" alt="spesa" width="458" height="319" />La spesa consapevole è uno stile di vita. I nostri antenati sapevano cosa significava senza che qualcuno dovesse spiegarglielo. Oggi non è così facile capire di cosa si tratta, non perché siamo limitati mentalmente, ma perché si è persa la strada della semplicità, siamo diventati frettolosi, insensibili alla nostra vita, mentre ci siamo abituati a seguire la strada del consumismo, perché ci sembra più facile e pratica.<br />
C&#8217;è tanta differenza fra lo stile di vita di pochi decenni fa e quello attuale, basta vedere come si nutrono i bambini di oggi e quanto è aumentato il problema dell&#8217;obesità.<br />
Arriviamo al punto, la &#8220;spesa consapevole&#8221;: nasce dai nostri comportamenti, dalle nostre scelte, da come impostiamo il nostro vivere quotidiano, la consapevolezza in ogni gesto, anche quello più banale, può fare la differenza.<br />
Quando faccio la spesa ad esempio, posso inconsapevolmente alimentare la criminalità, per esempio la passata di pomodoro: se compro la passata di un&#8217;azienda della grande distribuzione, per la quale non mi è facile risalire alle scelte strategiche, agli investimenti che fa, alla qualità dei prodotti, al modo di operare con i propri dipendenti, posso favorire senza saperlo lo sfruttamento di persone che lavorano come schiavi senza alcuna assistenza e sicurezza, pagate in modo irrisorio, dove il grande Caporale decide della loro vita. Mentre se compro la passata di un piccolo produttore, magari locale, posso alimentarmi in modo più sano e consapevole, probabilmente ho anche la possibilità di conoscerlo, di scoprire che è un&#8217;azienda a conduzione famigliare dove gli operai sono in regola e il mio acquisto contribuisce a mantenerla in vita.</p>
<p>Un altro esempio, se sono abituato a mangiare carne, è più saggio comprarla da un allevatore che abbia il rispetto per gli animali e l&#8217;ambiente, piuttosto che in un supermercato dove non resco neanche a sapere chi, dove e in che condizioni tratta il bestiame. Ci sono molti esempi che potrei elencare, ma vorrei specificare che utilizzare i nostri soldi per una spesa consapevole, oltre che non alimentare in alcuni casi la criminalità o quantomeno un sistema che ha come solo principio il business, è anche un modo di mantenere i nostri prodotti artigianali, ma non solo anche l&#8217;ambiente ha sempre più bisogno di attenzione.</p>
<p>Mangiando per esempio biologico, non solo il palato ne sarà ben più gratificato,  ma la nostra scelta contribuisce a migliorare il nostro futuro, perché senza rispetto della natura noi non abbiamo nessuna speranza di vivere in modo sano e a lungo.<br />
<img class="alignnone size-full wp-image-3635" style="float: left; margin: 8px 10px 0px 0px; cursor: hand" title="allevamento_intensivo_polli" src="http://www.lavinium.com/laviniumblog/wp-content/themes/tma/images/uploads/2012/01/allevamento_intensivo_polli.jpg" alt="allevamento_intensivo_polli" width="470" height="341" />Vorrei suggerirvi alcune regole per una spesa più consapevole, facili da seguire e magari anche divertenti:<br />
1) non comprare un prodotto che la vostra bisnonna non comprerebbe mai.<br />
2) acquistare frutta e verdura biologica, il nostro corpo ha bisogno almeno di quattro porzioni di verdure e frutta, immaginate nel tempo quanti danni può farci una frutta trattata più volte all&#8217;anno con pesticidi o antiparassitari.<br />
3) comprare carne da piccoli allevatori, conoscere il produttore è fondamentale, come sono allevati gli animali, cosa mangiano, vale anche per le uova sapere se le galline sono allevate a terra oppure in gabbia, come vengono nutrite.<br />
4) prendere sempre pesce di stagione per influire il meno possibile sul processo riproduttivo e sull&#8217;abuso di alcune tipologie rispetto ad altre; inutile dire che il pesce pescato fresco è la cosa migliore.<br />
5) la pasta biologica proviene da grano selezionato, più sano, meno lavorato, meglio acquistare questa; il grano industriale è sicuramente una delle cause della sempre più diffusa intolleranza al glutine.<br />
6) i formaggi devono essere a latte crudo da provenienza biologica, piccoli produttori. La grande distribuzione offre formaggi dove il latte ha una provenienza che può essere da tutta l&#8217;Europa, spesso si tratta di latti mescolati con quelli in polvere, in altri Paesi ci sono regole diverse.<br />
7) anche il vino è una bevanda che va presa con serietà e consapevolezza, vale sempre il discorso dei piccoli produttori o comunque di aziende che operano nel rispetto dell&#8217;ambiente, che controllano l&#8217;intera filiera produttiva, che garantiscono che il loro prodotto nasce e viene imbottigliato all&#8217;interno della propria azienda, sensa passare per terzi. Oggi c&#8217;è anche la possibilità di acquistare vini ottenuti da uve biologiche, trattate con metodi biodinamici, con la riduzione quasi totale degli inteventi in cantina, con assenza di solforosa aggiunta ecc.<br />
8 ) l&#8217;acqua è un altro tema fondamentale: se quella della nostra città è buona e controllata è inutile andare ad acquistare quella in bottiglia, ormai quasi tutte in plasstica. Meglio mettere al rubinetto un purificatore, se si ha un&#8217;acqua molto calcarea, o nel peggiore dei casi comprare solo acqua in bottiglie di vetro, della regione, meno chilometri meno inquinamento e acqua che subisce meno danni.<br />
9) comprare preferibilmente prodotti del commercio equo e solidale quando provengono dall&#8217;estero. Siamo più sicuri che non ci sia sfruttamento e che i prodotti siano più controllati.<br />
10) portare i propri figli a visitare le fattorie didattiche, è la base per aiutarli ad acquisire consapevolezza.<br />
11) non comprare mai un prodotto che abbia una lunga lista d&#8217;ingredienti, più ce n&#8217;è e più è complesso e poco controllabile e più facilmente deteriorabile.<br />
Infine: dobbiamo a leggere le etichette, sempre, attentamente, e quando non siamo certi del significato di certi componenti andiamo a documentarci, in modo che saremo sempre più preparati.</p>
<p>La nostra più grande arma è nella capacità di scegliere come spendere il nostro denaro; possiamo cambiare una situazione di crisi alimentando il mercato interno, questo non è banale, qualcuno potrà dirmi che mangiare biologico oppure da piccoli produttori è troppo caro e scomodo. In realtà la differenza è veramente irrisoria, perché la quantità di prodotto (e la qualità) è estremamente maggiore (meno diluizioni, più sostanza a parità di peso), se poi andiamo da un coltivatore diretto che vende i propri prodotti addirittura può capitare di risparmiare.<br />
Per quanto riguarda la reperibilità del prodotto, in ogni città, per esempio a Roma esiste il mercato dell’altra economia al Testaccio, ogni domenica, dove potete acquistare frutta e verdura, cereali e legumi, farine, pane, biscotti, olio extra-vergine d&#8217;oliva, vini, spumanti, birre, miele, marmellate, provenienti da piccoli produttori biologici. Oppure i più fortunati nei piccoli paesi possono, ma probabilmente già lo fanno regolarmente, acquistare direttamente nelle aziende, siamo noi che viviamo nella grande città che dobbiamo fare uno sforzo in più, invece di accettare passivamente le false comodità della grande distribuzione.<br />
Un altro consiglio utile per conoscere l&#8217;alimentazione: divertiamoci a cucinare, è il modo più antico e naturale, la cucina ci insegna come pulire una certa verdura come riprendere la nostra vita a piene mani, cerchiamo di mangiare a tavola almeno una volta al giorno, sediamoci tutti insiemi per gioire della convivialità. Per esempio fare la colazione a casa vuole dire mangiare più sano e spendere di meno (basta pensare a quanto costa oggi un cappuccino e cornetto al bar per rendersene conto).<br />
Forse non possiamo cambiare il mondo ma possiamo sicuramente miglioralo, cominciando da ora.</p>
<p><strong>Roberte Pelonero</strong></p>
<hr /><small>Copyright &copy; 2008<br /> This feed is for personal, non-commercial use only. <br /> The use of this feed on other websites breaches copyright. If this content is not in your news reader, it makes the page you are viewing an infringement of the copyright. (Digital Fingerprint:<br /> )</small>]]></content:encoded>
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		<title>A Capodanno il bicchiere me lo porto io!</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Dec 2011 08:49:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>RoVino</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-3614" style="float: left; margin: 8px 10px 10px 0px; cursor: hand" title="plastica" src="http://www.lavinium.com/laviniumblog/wp-content/themes/tma/images/uploads/2011/12/plastica.jpg" alt="plastica" width="470" height="353" />Arriva la festa più attesa dell&#8217;anno, il Capodanno, vogliamo brindare con l&#8217;anima un po&#8217; timorosa per l&#8217;anno nuovo e per la fine di quello vecchio. Le feste organizzate in casa tra amici possono offrire l&#8217;opportunità di scegliere insieme il menu, tutti sono entusiasti di partecipare e preparare ricette ottime per l&#8217;occasione. Di solito noi buoni palati lo facciamo tutto l&#8217;anno, ma non si sa perché a Capodanno ci superiamo alla grande. L&#8217;abbinamento cibo e vino è d&#8217;obbligo per non compromettere il risultato della serata.</p>
<p>Bene, tutto questo grande movimento di qualità e poi mi ritrovo con bicchieri, piatti e posate tutti di plastica&#8230; che al primo tentativo di acchiappare il cibo pericolante, la forchetta si spezza inesorabilmente! Esiste un modo più intelligente per risolvere il problema: ciascuno porta il proprio calice, come quando andiamo a fare le degustazioni, in modo che la padrona di casa non debba pensare a tutto; per i piatti e posate propongo una sorta di ruolo, chi cucina non <img class="alignnone size-full wp-image-3616" style="float: right; margin: 8px 0px 10px 10px; cursor: hand" title="calice" src="http://www.lavinium.com/laviniumblog/wp-content/themes/tma/images/uploads/2011/12/calice.jpg" alt="calice" width="250" height="373" />lava i piatti, tutti gli altri tra una risata e una bevuta a turno si lavano gli utensili.<br />
Il vantaggio è quello di eliminare la plastica, il pianeta ne sarà felice, ma non solo, bevendo nel calice (usiamo il tipo medio flute passe part tout) di cristallo il vino non sarà demonizzato, mangiando nei piatti veri il cibo ci guadagna in sapore e profumo, dopo tanta fatica mi sembra doveroso.<br />
Scegliamo vini italiani e bollicine di qualità, il risveglio sarà niente mal di stomaco e mal di testa, possiamo risparmiare la plastica e spendere di più nella scelta della qualità. Ci sono vini e bollicine a prezzi modici da piccoli produttori, fatevi una passeggiata nelle aziende della zona oppure perché no, all&#8217;enoteca di fiducia. Vedere il 1 Gennaio i cassonetti della spazzatura colmi di piatti e bicchieri di plastica, con bottiglie di dubbia provenienza, mi sembra di assistere ad un degrado senza ritorno, per non parlare di cibi buttati che nemmeno un gatto randagio vorrebbe mangiare&#8230;<br />
Con il mio calice vi auguro Buon Anno, Prosit!</p>
<hr /><small>Copyright &copy; 2008<br /> This feed is for personal, non-commercial use only. <br /> The use of this feed on other websites breaches copyright. If this content is not in your news reader, it makes the page you are viewing an infringement of the copyright. (Digital Fingerprint:<br /> )</small>]]></content:encoded>
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		<title>La ricerca dice: &#8220;le bollicine fanno bene a cuore e cervello&#8221; e scatta l&#8217;operazione di marketing</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Sep 2011 07:21:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>RoVino</dc:creator>
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		<category><![CDATA[ne vogliamo parlare]]></category>
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		<category><![CDATA[Prosecco Asolo]]></category>
		<category><![CDATA[Prosecco e salute]]></category>
		<category><![CDATA[pubblicità ingannevole]]></category>
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		<description><![CDATA[Cosa non si fa per promuovere i propri prodotti. Lo sappiamo bene, basta guardare le megliaia di offerte pubblicitarie, oggi totalmente libere di raccontare balle colossali, tanto non c&#8217;è più limite né controllo. E&#8217; un fatto. Inutile stare ad elencare la miriade di alimenti che vengono proposti come cura alle malattie, come strumenti perfetti per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-medium wp-image-3560" style="float: left; margin: 8px 10px 10px 0px; cursor: hand" title="bollicine" src="http://www.lavinium.com/laviniumblog/wp-content/themes/tma/images/uploads/2011/09/bollicine-480x336.jpg" alt="bollicine" width="480" height="336" />Cosa non si fa per promuovere i propri prodotti. Lo sappiamo bene, basta guardare le megliaia di offerte pubblicitarie, oggi totalmente libere di raccontare balle colossali, tanto non c&#8217;è più limite né controllo. E&#8217; un fatto. Inutile stare ad elencare la miriade di alimenti che vengono proposti come cura alle malattie, come strumenti perfetti per la salute, per dimagrire, per evitare malattie: chi propone latte contenente decine di volte più calcio di quello materno, dimenticando che il seno ha una funzione fondamentale per un neonato: chi promuove fantomatici fermenti capaci di regolarizzare l&#8217;intestino ed eliminare qualsiasi gonfiore addominale e via discorrendo. Per dare maggiore credito si utilizza la scienza, la ricerca. Così da molto tempo dovremmo avere tutti i denti sani grazie a dentifrici miracolosi, oppure mangiando un certo prodotto vedere il nostro colesterolo diminuire in poche settimane del 10%. Si potrebbe andare avanti all&#8217;infinito. Un inganno autorizzato che riscuote sempre notevole successo commerciale a scapito di tanta gente che, non per scarsa intelligenza, ma per la semplice abitudine di non vivere nel sospetto e fidarsi di ciò che le viene raccontato, finisce per rimpirzarsi di schifezze o comunque alimenti che non hanno nulla di magico.</p>
<p>Ovviamente anche nel mondo del vino accadono queste cose, lo sappiamo bene, da parecchi anni si fa leva sugli antiossidanti, sulle sostanze &#8220;straordinarie&#8221; che contengono i vini e che aiutano addirittura le nostre arterie. Prima è toccato ai vini rossi con il decantato resveratrolo, per il quale nessuno si è preoccupato di sottolineare che per assimilarne una quantità sufficiente da avere effetti benefici sulla salute si dovrebbe bere 20 litri di vino rosso al giorno. E ancora di più nessuno ha proposto di mangiare direttamente l&#8217;uva da vino, che ne contiene di più e non ha la controindicazione dell&#8217;alcol, vero nemico della salute. Ma anche in questo caso, per raggiungere la dose minima giornaliera si dovrebbe mangiare un paio di chili d&#8217;uva&#8230;</p>
<p>Poi si è passati ai vini bianchi, ricerche su ricerche per dimostrare che dobbiamo bere anche quelli, alla faccia del problema dell&#8217;alcolismo. Cosa non si fa per promuovere un prodotto. L&#8217;ultima, per la quale ho ricevuto tanto di comunicazione nella posta di Lavinium, ci dice a mo&#8217; di slogan: &#8220;<em>Bevete il Prosecco, fa bene alla salute! Uno studio &#8220;from UK&#8221; della Reading University, afferma che i &#8220;vini bianchi con bollicine&#8221; favoriscono il benessere di cuore e cervello. La ricerca, datata qualche tempo fa, e che non ha quasi per nulla fatto parlare i media locali e nazionali, ha affermato che il vino Prosecco è ricco di polifenoli, sostanze antiossidanti che permettono di diminuire l&#8217;ipertensione e proteggono il sistema cardiovascolare</em>&#8220;. Ovviamente un&#8217;azienda vinicola (Battistella) ha provveduto a fare tesoro di questa ricerca per incitare a bere il proprio Prosecco, non per la sua bontà ma perché fa bene alla salute!</p>
<p>Questa volta, però, è proprio un produttore che vuole dire la sua su questo tema, e io sono ben contento di riportare qui il suo pensiero, che condivido in toto. Si tratta di <strong>Luca Ferraro</strong> dell&#8217;azienda <a href="http://www.belecasel.it/" target="_blank"><strong>Bele Casel</strong></a> di Caerano San Marco (TV), zona Docg Asolo, quindi terra eletta per la produzione del Prosecco.</p>
<p><em><span style="color: #993366;">Visto da fuori il mondo del prosecco sembra una montagna d&#8217;oro luccicante, oro zecchino a palate. Se però lo guardiamo all&#8217;interno vediamo che le cose non sono sempre come sembrano. Prezzi bassi al limite della decenza, prosecco inbevibili, sconti merci &#8220;prendi 3 te ne regalo altri 3&#8243; e denominazioni incomprensibili ai più. Poi dal nulla spunta questo studio che serve solo al marketing.<br />
Fino a pochi anni fa ci dicevano di bere vino rosso perchè era pieno di resveratrolo, manteneva giovane la pelle, il cuore, il colesterolo basso e mille altre cose. Oggi scopriamo che i vini bianchi frizzanti sono pieni di polifenoli, in particolare il Prosecco, e favoriscono il benessere di cuore e cervello. A questo punto c&#8217;è da porsi una domanda: avevamo proprio bisogno di questi dati per far parlare di prosecco? Avevamo bisogno che un&#8217;azienda produttrice di prosecco la usasse per pubblicizzare i suoi vini?<br />
No! io dico di no!<br />
Il territorio deve parlare per noi, le piccole aziende che lavorano per la qualità devono portare avanti questo vino, non invenzioni per vendere qualche bottiglia in più.<br />
Vogliamo parlare di salubrità? Facciamo vedere alla gente che siamo in grado di limitare la chimica in vigna e in cantina, siamo sinceri e corretti nei confronti dei nostri clienti, tutto il resto verrà da se.<br />
Vogliamo far parlare della nostra azienda? pensiamo a fare ottimi vini sotto tutti i profili.<br />
Ecco la strada da percorrere se vogliamo arrivare distante.<br />
Mi permetto di copiare da Facebook le parole di un amico [<strong>Andrea Fasolo</strong> n.d.r.] che condivido in pieno </span></em></p>
<p><em><span style="color: #993366;">&#8220;</span></em><em><span style="color: #993366;">la necessità continua di dover giustificare il consumo di vino con queste cagate pazzesche.. stupidità pura..&#8221;</span></em></p>
<p><em><span style="color: #993366;">Non dobbiamo giustificare il consumo di vino, dobbiamo fare il vino buono affinchè la gente sia invogliata a berlo.</span></em></p>
<hr /><small>Copyright &copy; 2008<br /> This feed is for personal, non-commercial use only. <br /> The use of this feed on other websites breaches copyright. If this content is not in your news reader, it makes the page you are viewing an infringement of the copyright. (Digital Fingerprint:<br /> )</small>]]></content:encoded>
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		<title>Sicilia Doc: l&#8217;ultima trovata per un calderone senza senso</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Sep 2011 09:19:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>RoVino</dc:creator>
				<category><![CDATA[bestialità intollerabili]]></category>
		<category><![CDATA[ne vogliamo parlare]]></category>
		<category><![CDATA[disciplinare Doc Sicilia]]></category>
		<category><![CDATA[Sicilia Doc]]></category>
		<category><![CDATA[vini bianchi della Sicilia]]></category>
		<category><![CDATA[vini rossi della Sicilia]]></category>
		<category><![CDATA[vini siciliani]]></category>

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		<description><![CDATA[Ci siamo, manca ormai poco, il parere favorevole alla nuova Doc Sicilia è già stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale, è solo questione di giorni e il decreto sarà approvato in via definitiva.
Che le Doc stiano perdendo sempre più di significato è ormai un fatto, ma a questo punto viene da chiedersi che senzo abbiano le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-3547" style="float: left; margin: 8px 10px 10px 0px; cursor: hand" title="sicilia_pioggia" src="http://www.lavinium.com/laviniumblog/wp-content/themes/tma/images/uploads/2011/09/sicilia_pioggia.gif" alt="sicilia_pioggia" width="388" height="272" />Ci siamo, manca ormai poco, il parere favorevole alla nuova Doc Sicilia è già stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale, è solo questione di giorni e il decreto sarà approvato in via definitiva.<br />
Che le Doc stiano perdendo sempre più di significato è ormai un fatto, ma a questo punto viene da chiedersi che senzo abbiano le Igt (Indicazioni geografiche tipiche). Se una Doc può coinvolgere una intera regione, per assurdo la Igt rispecchia molto meglio una zona vitivinicola.<br />
Basta leggersi il disciplinare Sicilia Doc per rendersi conto che come &#8220;zona di produzione&#8221; si intende l&#8217;intero territorio amministrativo della regione, isole annesse, unica specificazione nell&#8217;articolo 4 che recita:<br />
<strong>1.1. Le condizioni ambientali dei vigneti destinati alla produzione dei vini di cui all&#8217;art. 1 devono essere quelle tradizionali della zona e atte a conferire alle uve le specifiche caratteristiche di qualità.<br />
1.2. I vigneti devono trovarsi su terreni idonei per le produzioni della denominazione di origine di cui si tratta. Sono pertanto da escludere i terreni eccessivamente umidi o insufficientemente soleggiati.<br />
</strong>(e ci mancherebbe!)<br />
Ma se andiamo ad esaminare i <strong>vitigni ammessi e i vini prodotti</strong> non può non saltare all&#8217;occhio che dentro ci hanno messo tutto, ma proprio tutto lo scibile enoviticolo!</p>
<p>  - Bianco, anche nella tipologia vendemmia tardiva;<br />
  - Rosso, anche nelle tipologie vendemmia tardiva e riserva;<br />
  - Rosato;<br />
  - Spumante bianco;<br />
  - Spumante rosato;</p>
<p>  con la menzione di uno dei seguenti vitigni:</p>
<p>  - Inzolia;<br />
  - Grillo;<br />
  - Chardonnay;<br />
  - Catarratto;<br />
  - Carricante;<br />
  - Grecanico;<br />
  - Fiano;<br />
  - Damaschino;<br />
  - Viogner;<br />
  - Muller thurgau;<br />
  - Sauvignon;<br />
  - Pinot grigio;<br />
  - Nero d&#8217;Avola;<br />
  - Perricone;<br />
  - Nerello cappuccio;<br />
  - Frappato;<br />
  - Nerello mascalese;<br />
  - Cabernet franc;<br />
  - Merlot;<br />
  - Cabernet sauvignon;<br />
  - Syrah;<br />
  - Pinot nero;<br />
  - Nocera;</p>
<p>  con la menzione di due dei seguenti vitigni:</p>
<p>  a) bivarietali bianchi<br />
  - Catarratto &#8211; Chardonnay;<br />
  - Catarratto &#8211; Grillo;<br />
  - Catarratto &#8211; Inzolia;<br />
  - Catarratto &#8211; Viogner;<br />
  - Catarratto &#8211; Fiano;<br />
  - Grecanico &#8211; Inzolia;<br />
  - Grecanico &#8211; Chardonnay;<br />
  - Grecanico &#8211; Viogner;<br />
  - Grecanico &#8211; Fiano;<br />
  - Carricante &#8211; Chardonnay;<br />
  - Carricante &#8211; Catarratto;<br />
  - Carricante &#8211; Grecanico;<br />
  - Grillo &#8211; Grecanico;<br />
  - Grillo &#8211; Viognier;<br />
  - Grillo &#8211; Sauvignon;<br />
  - Grillo &#8211; Chardonnay;<br />
  - Inzolia &#8211; Chardonnay;<br />
  - Inzolia &#8211; Viognier;<br />
  - Inzolia &#8211; Grillo;<br />
  - Inzolia &#8211; Sauvignon;</p>
<p>  b) bivarietali rossi<br />
  - Nero d&#8217;Avola &#8211; Merlot;<br />
  - Nero d&#8217;Avola &#8211; Perricone;<br />
  - Nero d&#8217;Avola &#8211; Cabernet sauvignon;;<br />
  - Nero d&#8217;Avola &#8211; Syrah;<br />
  - Nero d&#8217;Avola &#8211; Cabernet franc;<br />
  - Nero d&#8217;Avola &#8211; Pinot nero;<br />
  - Nero d&#8217;Avola &#8211; Nerello cappuccio;<br />
  - Nero d&#8217;Avola &#8211; Frappato;<br />
  - Nero d&#8217;Avola &#8211; Nerello mascalese;<br />
  - Nerello mascalese &#8211; Merlot;<br />
  - Nerello mascalese &#8211; Nerello cappuccio;<br />
  - Syrah &#8211; Merlot;<br />
  - Syrah &#8211; Cabernet sauvignon;<br />
  - Syrah &#8211; Alicante;<br />
  - Merlot &#8211; Cabernet sauvignon;<br />
  - Merlot &#8211; Syrah;<br />
  - Frappato &#8211; Syrah;<br />
  - Frappato &#8211; Cabernet sauvignon;<br />
  - Perricone &#8211; Nerello mascalese.</p>
<p>E la <strong>resa massima di uva per ettaro</strong>? Escludendo i vini da vendemmia tardiva, siamo per tutte le tipologie <strong>tra i 120 e i 130 quintali</strong>! Alla faccia della qualità&#8230; (che, per chi non lo sapesse, ammette una tolleranza del 20% in più in caso di annate favorevoli &#8211; dove &#8220;favorevoli&#8221; sta per &#8220;abbondanti&#8221; non &#8220;qualitativamente migliori&#8221;).</p>
<p>Ovviamente <strong>si può raccogliere l&#8217;uva a Mazara, vinificarla a Messina, invecchiarla a Palermo e imbottigliarla</strong>&#8230;non si sa! Non è specificato&#8230; &#8220;Origine Controllata&#8221; eh?</p>
<p>E come ciliegina sulla torta, ad esclusione delle riserve, delle vendemmie tardive e degli spumanti, &#8220;<strong>è consentito l&#8217;uso di contenitori alternativi al vetro, costituiti da un otre in materiale plastico pluristrato di polietilene e poliestere racchiuso in un involucro di cartone o di altro materiale rigido, nei volumi non inferiori a due litri e non superiori a 5 litri</strong>.&#8221;</p>
<p>Denominazione Opportunamente Congegnata&#8230;</p>
<hr /><small>Copyright &copy; 2008<br /> This feed is for personal, non-commercial use only. <br /> The use of this feed on other websites breaches copyright. If this content is not in your news reader, it makes the page you are viewing an infringement of the copyright. (Digital Fingerprint:<br /> )</small>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Vendemmia 2011 ai minimi storici, ma la qualità? Le previsioni di UIV-ISMEA</title>
		<link>http://www.lavinium.com/laviniumblog/vendemmia-2011-ai-minimi-storici-ma-la-qualita-le-previsioni-di-uiv-ismea.html</link>
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		<pubDate>Wed, 14 Sep 2011 06:00:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>RoVino</dc:creator>
				<category><![CDATA[ne vogliamo parlare]]></category>
		<category><![CDATA[notizie dal mondo]]></category>
		<category><![CDATA[previsioni vendemmiali 2011]]></category>
		<category><![CDATA[previsioni vendemmiali UIV e ISMEA]]></category>
		<category><![CDATA[Vendemmia 2001]]></category>

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		<description><![CDATA[Ci si domanda in molti come sarà andata la vendemmia 2011 nelle varie regioni italiane (o come andrà per coloro che ancora non l&#8217;hanno fatta), il caldo rovente e improvviso di agosto ha creato qualche problema, soprattutto ai vini bianchi, ma vediamo cosa ci dicono le previsioni fatte dall&#8217;Unione Italiana Vini e Ismea.
Previsioni Unione Italiana [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-3537" style="float: left; margin: 8px 10px 10px 0px; cursor: hand" title="vendemmia_franciacorta" src="http://www.lavinium.com/laviniumblog/wp-content/themes/tma/images/uploads/2011/09/vendemmia_franciacorta.jpg" alt="vendemmia_franciacorta" width="470" height="312" />Ci si domanda in molti come sarà andata la vendemmia 2011 nelle varie regioni italiane (o come andrà per coloro che ancora non l&#8217;hanno fatta), il caldo rovente e improvviso di agosto ha creato qualche problema, soprattutto ai vini bianchi, ma vediamo cosa ci dicono le previsioni fatte dall&#8217;Unione Italiana Vini e Ismea.</p>
<p><strong>Previsioni Unione Italiana Vini &#8211; Ismea</strong></p>
<p>Vendemmia 2011 verso i minimi storici</p>
<p><strong>Volumi a 42,3 milioni di ettolitri (-10% rispetto al 2010)</strong>. Se confermato, sarebbe la terza volta<br />
sotto soglia 43 milioni dal 1957. A incidere sul risultato il caldo record di fine agosto, l’ultimo ciclo di estirpazioni con premio e la vendemmia verde in Sicilia.</p>
<p><strong>Roma, 13 settembre 2011<br />
</strong>Per il 2011 si sta delineando una vendemmia ai minimi storici. E’ quanto emerge dalla ricognizione dei vigneti effettuata congiuntamente da Unione Italiana Vini e Ismea nella prima settimana di settembre, che attesta la produzione poco al di sopra dei 42 milioni di ettolitri, il 10% in meno rispetto ai 46,7 milioni registrati dall’Istat per il 2010. Questo dato non solo riporterebbe l’Italia al secondo posto tra i Paesi produttori, dopo la Francia che stima circa 49 milioni di ettolitri (+8%), ma se confermato potrebbe segnare anche uno dei più bassi livelli per la produzione di casa nostra da mezzo secolo a questa parte: dal 1957 infatti si è scesi sotto soglia 43 milioni solo due volte, in quell’anno e nel 2007.<br />
Già dall’inizio dell’estate si era prospettata una lieve riduzione che si è fatta però ben più significativa con il passare delle settimane e con la colonnina di mercurio che ha segnato temperature record. Il caldo, unitamente alla prolungata assenza di piogge, che le irrigazioni di soccorso non sono riuscite a compensare, ha causato stress idrico ai grappoli innescando un processo di maturazione molto anticipato rispetto alla norma ed una maggiore concentrazione degli zuccheri dovuta essenzialmente alla disidratazione delle uve, che mostrano pertanto una resa in vino minore dello scorso anno.<br />
Oltre ai fattori meteo, a condizionare la campagna vinicola è stato anche il ricorso alle estirpazioni con premio e abbandono definitivo, che ormai stanno portando ad una riduzione strutturale delle produzioni. Basti ricordare che nella campagna scorsa sono state accolte domande di estirpazioni per 9.288 ettari, che si vanno ad aggiungere ai 22.312 delle due campagne precedenti. Il ricorso maggiore a tale misura è stato fatto nel complesso da Puglia, Sicilia ed Emilia Romagna rispettivamente con quote sulla superficie ad inventario pari al 12%, 6% e 5%.<br />
A limitare i volumi prodotti si è aggiunta anche la vendemmia verde, che soprattutto in Sicilia per questo anno ha “congelato” quasi 13.000 ettari. Poche invece le adesioni a tale misura nelle altre regioni.<br />
Oltre che per i volumi non abbondanti, quella del 2011 sarà anche ricordata come una vendemmia molto anticipata rispetto alla media. Si parla in molte zone di due settimane o più.<br />
E la qualità? La discussione è aperta anche su questo fronte e come sempre la situazione è a macchia di leopardo. Non mancano in ogni caso punte di eccellenza e si prevede mediamente un incremento delle gradazioni.<br />
Mai come quest’anno comunque è d’obbligo la cautela. Perché se è vero che il meteo sfavorevole ha ormai fatto archiviare, con significative flessioni, la vendemmia delle uve precoci, una pioggia provvidenziale nei prossimi giorni potrebbe migliorare la situazione di quelle tardive.</p>
<table border="0" cellspacing="0" cellpadding="0" width="502">
<tbody>
<tr>
<td colspan="3" width="289" valign="bottom"><strong>Produzione di vino e mosto in Italia </strong>(migliaia di ettolitri)</td>
<td width="98" valign="bottom"> </td>
<td width="114" valign="bottom"> </td>
</tr>
<tr>
<td width="132" valign="top"> </td>
<td width="65" valign="top">
<p align="right"><strong>2009</strong></p>
</td>
<td width="92" valign="top">
<p align="right"><strong>2010</strong></p>
</td>
<td width="98" valign="top">
<p align="right"><strong>2011*</strong></p>
</td>
<td width="114" valign="top">
<p align="right"><strong>Var. % 2011/2010</strong></p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="132" valign="top">Piemonte</td>
<td width="65" valign="top">
<p align="right">2.858</p>
</td>
<td width="92" valign="top">
<p align="right">2.996<strong> </strong></p>
</td>
<td width="98" valign="top">
<p align="right">2.850</p>
</td>
<td width="114" valign="top">
<p align="right">-5%</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="132" valign="top">Valle d&#8217;Aosta</td>
<td width="65" valign="top">
<p align="right">22</p>
</td>
<td width="92" valign="top">
<p align="right">22</p>
</td>
<td width="98" valign="top">
<p align="right">24</p>
</td>
<td width="114" valign="top">
<p align="right">12%</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="132" valign="top">Lombardia</td>
<td width="65" valign="top">
<p align="right">1.277</p>
</td>
<td width="92" valign="top">
<p align="right">1.349</p>
</td>
<td width="98" valign="top">
<p align="right">1.280</p>
</td>
<td width="114" valign="top">
<p align="right">-5%</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="132" valign="top">Trentino Alto Adige</td>
<td width="65" valign="top">
<p align="right">1.254</p>
</td>
<td width="92" valign="top">
<p align="right">1.161</p>
</td>
<td width="98" valign="top">
<p align="right">1.060</p>
</td>
<td width="114" valign="top">
<p align="right">-9%</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="132" valign="top">Veneto</td>
<td width="65" valign="top">
<p align="right">8.174</p>
</td>
<td width="92" valign="top">
<p align="right">8.351</p>
</td>
<td width="98" valign="top">
<p align="right">7.520</p>
</td>
<td width="114" valign="top">
<p align="right">-10%</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="132" valign="top">Friuli Venezia Giulia</td>
<td width="65" valign="top">
<p align="right">1.130</p>
</td>
<td width="92" valign="top">
<p align="right">1.334</p>
</td>
<td width="98" valign="top">
<p align="right">1.270</p>
</td>
<td width="114" valign="top">
<p align="right">-5%</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="132" valign="top">Liguria</td>
<td width="65" valign="top">
<p align="right">83</p>
</td>
<td width="92" valign="top">
<p align="right">70</p>
</td>
<td width="98" valign="top">
<p align="right">83</p>
</td>
<td width="114" valign="top">
<p align="right">18%</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="132" valign="top">Emilia Romagna</td>
<td width="65" valign="top">
<p align="right">6.952</p>
</td>
<td width="92" valign="top">
<p align="right">6.601</p>
</td>
<td width="98" valign="top">
<p align="right">6.090</p>
</td>
<td width="114" valign="top">
<p align="right">-8%</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="132" valign="top">Toscana</td>
<td width="65" valign="top">
<p align="right">2.772</p>
</td>
<td width="92" valign="top">
<p align="right">2.854</p>
</td>
<td width="98" valign="top">
<p align="right">2.710</p>
</td>
<td width="114" valign="top">
<p align="right">-5%</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="132" valign="top">Umbria</td>
<td width="65" valign="top">
<p align="right">987</p>
</td>
<td width="92" valign="top">
<p align="right">875</p>
</td>
<td width="98" valign="top">
<p align="right">790</p>
</td>
<td width="114" valign="top">
<p align="right">-10%</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="132" valign="top">Marche</td>
<td width="65" valign="top">
<p align="right">782</p>
</td>
<td width="92" valign="top">
<p align="right">927</p>
</td>
<td width="98" valign="top">
<p align="right">810</p>
</td>
<td width="114" valign="top">
<p align="right">-13%</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="132" valign="top">Lazio</td>
<td width="65" valign="top">
<p align="right">1.527</p>
</td>
<td width="92" valign="top">
<p align="right">1.259</p>
</td>
<td width="98" valign="top">
<p align="right">1.070</p>
</td>
<td width="114" valign="top">
<p align="right">-15%</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="132" valign="top">Abruzzo</td>
<td width="65" valign="top">
<p align="right">2.652</p>
</td>
<td width="92" valign="top">
<p align="right">3.028</p>
</td>
<td width="98" valign="top">
<p align="right">2.500</p>
</td>
<td width="114" valign="top">
<p align="right">-17%</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="132" valign="top">Molise</td>
<td width="65" valign="top">
<p align="right">319</p>
</td>
<td width="92" valign="top">
<p align="right">271</p>
</td>
<td width="98" valign="top">
<p align="right">260</p>
</td>
<td width="114" valign="top">
<p align="right">-4%</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="132" valign="top">Campania</td>
<td width="65" valign="top">
<p align="right">1.830</p>
</td>
<td width="92" valign="top">
<p align="right">1.869</p>
</td>
<td width="98" valign="top">
<p align="right">1.680</p>
</td>
<td width="114" valign="top">
<p align="right">-10%</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="132" valign="top">Puglia</td>
<td width="65" valign="top">
<p align="right">5.920</p>
</td>
<td width="92" valign="top">
<p align="right">7.169</p>
</td>
<td width="98" valign="top">
<p align="right">6.800</p>
</td>
<td width="114" valign="top">
<p align="right">-5%</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="132" valign="top">Basilicata</td>
<td width="65" valign="top">
<p align="right">144</p>
</td>
<td width="92" valign="top">
<p align="right">125</p>
</td>
<td width="98" valign="top">
<p align="right">100</p>
</td>
<td width="114" valign="top">
<p align="right">-20%</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="132" valign="top">Calabria</td>
<td width="65" valign="top">
<p align="right">392</p>
</td>
<td width="92" valign="top">
<p align="right">323</p>
</td>
<td width="98" valign="top">
<p align="right">323</p>
</td>
<td width="114" valign="top">
<p align="right">0%</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="132" valign="top">Sicilia</td>
<td width="65" valign="top">
<p align="right">6.175</p>
</td>
<td width="92" valign="top">
<p align="right">5.676</p>
</td>
<td width="98" valign="top">
<p align="right">4.540</p>
</td>
<td width="114" valign="top">
<p align="right">-20%</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="132" valign="top">Sardegna</td>
<td width="65" valign="top">
<p align="right">550</p>
</td>
<td width="92" valign="top">
<p align="right">475</p>
</td>
<td width="98" valign="top">
<p align="right">500</p>
</td>
<td width="114" valign="top">
<p align="right">5%</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="132" valign="top"><strong>Italia</strong></td>
<td width="65" valign="top">
<p align="right"><strong>45.800</strong></p>
</td>
<td width="92" valign="top">
<p align="right"><strong>46.734</strong></p>
</td>
<td width="98" valign="top">
<p align="right"><strong>42.260</strong></p>
</td>
<td width="114" valign="top">
<p align="right"><strong>-10%</strong></p>
</td>
</tr>
<tr>
<td colspan="3" width="289" valign="bottom"><em>Fonte: Istat; </em><em>*Stima Ismea-Uiv al 12/9/2011</em></td>
<td width="98" valign="bottom"> </td>
<td width="114" valign="bottom"> </td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><strong>Dettaglio regionale</strong></p>
<p>Nel Nord-Est si evidenziano perdite generalizzate.</p>
<p><strong><img class="alignnone size-full wp-image-3539" style="float: left; margin: 8px 10px 10px 0px; cursor: hand" title="vendemmia" src="http://www.lavinium.com/laviniumblog/wp-content/themes/tma/images/uploads/2011/09/vendemmia.jpg" alt="vendemmia" width="470" height="353" />Veneto</strong> (-10%). La ripresa vegetativa anche in questa regione è risultata mediamente in anticipo di circa 10 giorni, con punte anche di due settimane in alcune zone del Trevigiano e della provincia di Venezia. La primavera particolarmente mite aveva fatto sperare in un risultato produttivo molto buono. Infatti le prime fasi fenologiche non avevo creato particolari problemi. La gemmazione era stata generalmente buona e solo in alcune zone è risultata mediocre sui rossi, Merlot e Cabernet in particolare. La fioritura quasi ovunque ottima, mentre l’allegagione è passata dal buono della Valpolicella e del Soave all’ottimo della zona dei Colli Euganei. A colpire duramente è stato il mese di agosto, in piena fase di maturazione, con le alte temperature e le scarse piogge che hanno portato le produzioni al di sotto dei livelli, piuttosto elevati peraltro, del 2010. La gradazione delle uve risulta, quindi, più elevata rispetto allo scorso anno di oltre un grado babo. Non si registrano altri danni importanti da attribuire ai fattori meteo ad eccezione di alcune perdite dovute alla grandine. Buona la situazione anche sul fronte fitosanitario. Bassa incidenza di oidio, peronospora e tignola mentre la diffusione di botrite ed acari è stata nella media. Da segnalare, comunque, che tutte le patogene sono state ben controllate ed arginate.</p>
<p><strong>Trentino-Alto Adige</strong> (-9%). Anche le vigne trentine hanno mostrato un anticipo medio di circa una decina di giorni e la vendemmia delle uve base spumante è iniziata subito dopo ferragosto. Le perdite di produzione dell’intera regione, in realtà, si realizzano quasi esclusivamente nella provincia di Trento dove già le prime fasi vegetative non erano state sempre all’altezza delle aspettative. La fioritura ad esempio è risultata buona nei fondovalle, mentre in certe aree collinari è stata mediocre. Inoltre le grandinate di metà luglio hanno provocato non pochi danni ai produttori nella zona dell’Adige ed anche laddove si è potuto raccogliere c’è stata un’attenta selezione dei grappoli.<br />
Sulle uve base spumante i parametri chimici, grado zuccherino e soprattutto acidità e profumi, erano elevati e le giornate calde di agosto accompagnate da notti fresche hanno contribuito a mantenerli a livelli alti, almeno inizialmente. In seguito le temperature elevate hanno accelerato la maturazione, ma senza far aumentare il grado zuccherino, provocando in certi casi un calo di acidità. Ottima, a detta degli operatori, la qualità anche delle uve bianche aromatiche mentre i volumi sono stati influenzati dalla perdita di peso dei grappoli per il caldo estivo. Molto positive le attese, sia sul fronte qualitativo che quantitativo sulle uve rosse la cui maturazione sembra ottimale ed i primi riscontri sembrano confermare tale ottimismo.<br />
In provincia di Bolzano, invece, i volumi potrebbero essere simili a quelli dello scorso anno. Tutte le fasi fenologiche sono da considerarsi buone o ottime e le avversità tiche si sono limitate ad alcune precipitazioni accompagnate da grandine che, localmente, hanno provocato perdite di prodotto.</p>
<p><strong>Friuli-Venezia Giulia</strong> (-5%). La vigna friulana si presenta con una riduzione attesa inferiore rispetto alle altre regioni nord-orientali. Le fasi fenologiche, anticipate mediamente di circa 8 giorni, sono risultate buone con la maturazione ottimale. Sul fronte fitosanitario c&#8217;è stata solo qualche comparsa di botrite, peraltro efficacemente controllata. Principale indiziato del calo produttivo è l&#8217;andamento meteo caratterizzato da qualche grandinata di fine primavera/inizio estate, seguita dalle eccessive piogge di luglio e dalla forte siccità di agosto.<br />
L’accelerazione nelle operazioni vendemmiali già nella seconda metà agosto, al verificarsi di forti escursioni termiche (da 32-36° di giorno a 20-22 di notte), è da ritenersi funzionale non solo ad incrementi zuccherini ma anche agli aromi e profumi delle uve.</p>
<p>In <strong>Piemonte</strong> (-5%), dopo le bizze del 2010, anche l’annata 2011 ha riservato le sue sorprese, portando un andamento meteo e produttivo ancora più “originale” rispetto all’anno passato. L’inverno non è stato particolarmente rigido e probabilmente può essere indicato come la stagione più regolare. Le anomalie sono iniziate in primavera, nel mese di aprile, che ha portato una decina di giorni di sole e molto caldo, situazione che si è ripetuta in gran parte del mese di maggio.<br />
Con il mese di giugno è iniziata un’estate molto particolare con giorni caldi ed assolati, notti fresche e buone precipitazioni. I vigneti apparivano quindi molto rigogliosi, e con uno sviluppo anticipato di 10-15 giorni. Tutto faceva sperare in un’ottima annata sia sul fronte qualitativo che quantitativo. Il caldo di agosto però ha creato non pochi problemi anche perché è andato ad incidere su un prodotto ormai in avanzato stato di maturazione provocando perdita di peso nei grappoli. Per le uve precoci, quindi si è verificata una riduzione molto sensibile. Da tener conto che, a parte alcuni casi limite di raccolta delle uve da spumante avvenuta già nella prima quindicina di agosto, la seconda parte del mese ha visto in molte zone l’avvio delle operazioni vendemmiali, soprattutto per le uve bianche (Chardonnay, Moscato, Sauvignon e Arneis), per il Brachetto e per il Pinot nero dell’Alta Langa.<br />
Le piogge della prima domenica di settembre, però, hanno ridato un po’ di sollievo alle uve e si nutrono buone aspettative sia per le Barbera che per il Nebbiolo. Nel complesso si attende un’alta gradazione zuccherina delle uve.<br />
All’interno della regione le riduzioni si avvertono quindi più nelle province di Asti ed Alessandria, mentre nel Cuneese si prospettano volumi in linea con lo scorso anno.<br />
Per quanto concerne le malattie, si è avuto un’incidenza sotto la media di oidio e peronospora mentre le preoccupazioni maggiori sono derivate da una recrudescenza della flavescenza dorata.<br />
Lombardia (-5%). Le diverse fasi fenologiche risultano in anticipo di circa 8/10 giorni e si sono susseguite in maniera regolare fino alla maturazione. Buona la fioritura, media l’allegagione ed ottime l’invaiatura e la fase finale della maturazione. L’incidenza di peronospora, oidio e tignola è stata bassa mentre i problemi più importanti si sono avuti per gli elevati attacchi di botrite su foglia. Alcune precipitazioni a carattere grandigeno hanno colpito una zona circoscritta dell’Oltrepò Pavese di 600-700 ettari. Qui la raccolta è iniziata intorno all’8 di agosto, con un anticipo di 10 giorni rispetto alla norma e la produzione potrebbe subire le riduzioni più significative rispetto ad altre aree della regione, ma la qualità sembra ottima soprattutto sul Pinot nero. In Franciacorta, ad esempio, le quantità sono in crescita del 10% sul 2010. Il decorso di tutte le fasi fenologiche è stato ottimo e inferiore alla media l’incidenza di avversità parassitarie e meteorologiche. La qualità delle uve con gradazione zuccherina è nella norma. Anche in Valtellina, dove la produzione si stima in crescita, la stagione vegetativa è iniziata con circa una settimana di anticipo.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-3540" style="float: left; margin: 8px 10px 10px 0px; cursor: hand" title="vendemmia2" src="http://www.lavinium.com/laviniumblog/wp-content/themes/tma/images/uploads/2011/09/vendemmia2.jpg" alt="vendemmia2" width="470" height="319" />Nell’<strong>Italia Nord-occidentale</strong> sono le regioni più piccole a segnare una controtendenza rispetto all’andamento generale.<br />
Bene, infatti, la <strong>Valle d’Aosta</strong> sia sotto il profilo qualitativo che quantitativo, con una produzione superiore del 12% rispetto allo scorso anno. Il calendario vegetativo è in anticipo di circa 10 giorni con le diverse fasi fenologiche che si sono susseguite in maniera regolare. Bassa l&#8217;incidenza delle malattie nel vigneto ed anche le avversità meteorologiche non hanno avuta rilevanza particolare. La gradazione delle uve si prevede sugli stessi valori registrati nel 2010.<br />
Un aumento è previsto anche per la <strong>Liguria</strong> (+18%). La stagione è stata regolare e lo sviluppo vegetativo buono. Il recupero produttivo è piuttosto diffuso in tutta la regione con le punte più elevate nella provincia di Savona.</p>
<p><strong>Emilia Romagna</strong> (-8%). Lo sviluppo vegetativo della vigna è stato accelerato di circa una settimana per le varietà precoci e di 10 giorni per le tardive grazie all&#8217;andamento meteo particolarmente favorevole registrato all&#8217;inizio della primavera. La cacciata, scarsa per le uve Ancellotta, è invece stata buona per i Lambruschi e ottima per le altre varietà. Stesso andamento per le altre fasi fenologiche ad eccezione della maturazione, difficoltosa per tutte le varietà a causa dell’eccessivo caldo e siccità di agosto. Lo stato fitosanitario dei vigneti presenta, invece, rispetto al 2010, un motivo di preoccupazione per la forte recrudescenza della flavescenza dorata e del mal dell’esca, i cui focolai stanno estendendosi in aree ancora non contaminate. Per quanto riguarda gli attacchi di peronospora e di oidio, rientrano nella normalità e sono stati controllati con la lotta guidata.<br />
Il calo produttivo, comunque, non è omogeneo per tutta la regione. In Emilia è più generalizzato, viste anche le abbondanti produzioni dell’anno scorso, mentre in Romagna è più a macchia di leopardo e legato alle varietà. Elevata la gradazione delle uve ed in aumento di 1 o 2 gradi babo rispetto allo scorso anno.</p>
<p>Anche al Centro si segnalano riduzioni produttive in tutte le regioni sebbene di intensità differente.</p>
<p><strong>Toscana</strong> (-5%). La riduzione produttiva complessiva è anche in questo caso frutto di andamenti differenti all’interno della regione, sia differenziando le province che le zone: litoranee e dell’entroterra. Anticipo della vegetazione rispetto alla media stagionale di 10 giorni per i vitigni precoci e 20 giorni per gli altri vitigni. Le prime fasi fenologiche sono state buone, così come la maturazione che, per il persistere del caldo, è risultata molto anticipata ed ha indotto a vendemmiare molto prima della norma. Nella prima settimana di settembre qualche operatore aveva già finito gli stacchi dei grappoli. Nelle province meridionali della regione ed in alcune zone costiere anche per il Sangiovese si è in dirittura di arrivo, mentre nelle coline interne si è più indietro ma si conta di terminare entro la fine del mese. L’andamento climatico è stato molto buono fino ad agosto, con solo pochissima grandine a macchia di leopardo. Il caldo persistente e le scarse piogge hanno poi creato stress idrico ai grappoli con fenomeni di asciugamento. L’annata si prospetta particolare, quindi, per l’elevata concentrazione zuccherina nelle uve dovuta non ad una maturazione normale ma alla disidratazione. C’è comunque ottimismo sulla qualità finale del prodotto.</p>
<p><strong>Umbria</strong> (-10%). Una vendemmia anticipata di circa 10 giorni rispetto allo scorso anno, una produzione contenuta ma di buona qualità. Questo in sintesi il quadro, tutto sommato confortante, che si presenta ai viticoltori umbri, nonostante nel periodo primaverile le piogge non sempre sono state sufficienti ed il caldo ha cominciato a farsi sentire già dalla primavera. La stagione era partita molto bene con un aprile particolarmente mite. Poi con il proseguo della stagione l’anticipo delle fasi vegetative è andato via via riducendosi per poi subire una nuova accelerazione causa gran caldo, nell’ultima decade di agosto. La riduzione produttiva è comunque imputabile anche ad una scelta dei produttori di contenere le produzioni, nonostante la poca adesione alla vendemmia verde.</p>
<p><strong>Marche</strong> (-13%). L&#8217;anticipo del ciclo vegetativo è di circa una settimana ed è dovuto alle temperature al di sopra della media registrate nel periodo fine inverno &#8211; inizio primavera. La fioritura e l&#8217;invaiatura sono state buone cosi come la fase finale della maturazione grazie a un buono stato di salute dei vigneti e a un attento controllo dei patogeni. Alcuni vigneti delle provincie di Ancona e Ascoli Piceno sono stati toccati da grandine. Il caldo di agosto ha, come in molte altre parti della Penisola, creato stress idrico e calo di peso dei grappoli.</p>
<p><strong>Lazio</strong> (-15%). Il ciclo vegetativo è partito in lieve anticipo, per via di un inverno che ha lasciato presto spazio a una primavera mite. La cacciata è stata buona, la fioritura non sempreè stata buona, mentre pochi problemi si sono verificati in fase di allegagione.<br />
Bassa l&#8217;incidenza delle malattie nel vigneto: praticamente nulli gli effetti della peronospora, qualche lieve problema dovuto all&#8217;oidio si è registrato ad inizio luglio, ma i danni sono stati di lieve entità. I passaggi in vigna per i trattamenti sono stati regolari e si sono intensificati proprio a luglio, mese caratterizzato da piogge leggermente più frequenti della norma, e da temperature più basse rispetto alla media stagionale.<br />
L&#8217;invaiatura è stata ottima per tutte le uve, e per quelle più precoci, già entrate nella fase vendemmiale a metà agosto, anche la maturazione si è conclusa nel migliore dei modi ma subendo il forte caldo. Alte temperature e continua assenza di pioggia sta caratterizzando le fasi conclusive del ciclo vegetativo dei vitigni più tardivi. I grappoli sono integri e senza acini danneggiati come raramente accaduto in passato. Il corredo zuccherino è leggermente superiore allo scorso anno (+1° babo) e nella media degli ultimi cinque anni. A contribuire alla diminuzione produttiva però non sono stati solo gli eventi meteo, ma anche gli espianti e gli abbandoni spontanei dei vigneti da parte di molti piccoli produttori che non riuscivano a recuperare i costi di produzione, visto anche il difficile momento dei vini laziali che a differenza di altri hanno sofferto molto anche quest’ultima campagna tanto che è stata aperta la distillazione di crisi per importanti Doc regionali.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-3541" style="float: left; margin: 8px 10px 10px 0px; cursor: hand" title="vendemmia_chianti_naif" src="http://www.lavinium.com/laviniumblog/wp-content/themes/tma/images/uploads/2011/09/vendemmia_chianti_naif.jpg" alt="vendemmia_chianti_naif" width="470" height="329" />Anche scendendo verso Sud e Isole maggiori la situazione si prospetta in flessione sebbene con diversa intensità tra le regioni. <strong>In controtendenza la Calabria e la Sardegna</strong>.</p>
<p><strong>Abruzzo</strong> (-17%). Le condizioni meteo verificatesi nella prima fase del ciclo vegetativo della vite sono state caratterizzate da temperature miti, senza notevoli escursioni termiche, accompagnate da piogge ben distribuite nel periodo primaverile.<br />
Condizioni che hanno anticipato di oltre una settimana lo sviluppo vegetativo, con una cacciata da ritenere buona ad eccezione di alcune aree viticole nelle quali soprattutto il vitigno Montepulciano ha risentito degli improvvisi abbassamenti di temperatura.<br />
La fioritura è stata buona-ottima ad eccezione per alcune varietà precoci per le quali si è riscontrato un leggero ritardo a causa sempre di temperature al di sotto della media stagionale: condizione che ha in parte influito sull’allegagione. Tale ritardo è stato però recuperato nelle fasi di invaiatura, da ritenere buona.<br />
Per quanto riguarda la fase finale della maturazione, la situazione si presenta disomogenea a seconda delle forme di allevamento della vite e della dislocazione areale dei vigneti.<br />
La maturazione ha avuto un ciclo normale nei vigneti allevati a pergola (70% della superficie abruzzese), mentre si sta verificando una battuta di arresto, a causa delle elevate temperature, nei vigneti allevati a spalliera, soprattutto dove è stata praticata la defogliazione. Tuttora la situazione è di difficile lettura: si sta provvedendo alle irrigazioni di soccorso, sebbene le perdite risultino già evidenti.<br />
Sul piano fitopatologico, non si registrano danni causati dalla peronospora e dall’oidio poiché, pur in presenza di focolai di infestazione, i viticoltori ne hanno controllato la diffusione.<br />
Eventi meteorici straordinari si sono verificati in alcune aree viticole della provincia di Chieti, dove la grandine ha colpito alcune aziende.<br />
La gradazione delle uve è da prevedere elevata, sulla base anche dei primi risultati vendemmiali, con un aumento di circa un grado babo.</p>
<p><strong>Molise</strong> (-4%). Un inverno piuttosto rigido ed una primavera piovosa hanno comunque permesso al vigneto molisano di affrontare il caldo estivo in buone condizioni, limitando così i danni. Germogliazione, fioritura, allegagione e invaiatura sono state buone, e ottima maturazione nella fase finale. Non si sono registrati particolari problemi di attacchi fungini anche se le patogene si sono presentate sia nei vigneti di pianura che di collina. Si prevede una buona qualità delle uve.</p>
<p><strong>Campania</strong> (-10%). Il calendario vegetativo è risultato nella media degli ultimi 5 anni, con un leggero anticipo, che non supera la settimana, rispetto allo scorso anno. Cacciata, fioritura e allegagione sono risultate buone. L&#8217;invaiatura è stata buona, con punte di ottimo, e la fase di maturazione sembra ottimale grazie a un buono stato fitosanitario del vigneto che si presenta in buone condizioni in quanto i focolai di peronospora sono risultati inferiori alla media e i limitati casi di attacchi importanti di oidio sono stati controllati con interventi preventivi e tempestivi. L&#8217;annata si presenta qualitativamente ottima anche se il caldo intenso delle ultime settimane e la mancanza di precipitazioni, oltre ad una flessione produttiva, potrebbe ridurre alcuni parametri qualitativi comportando o veloce degradamento della componente acida dei mosti.</p>
<p><strong>Basilicata</strong> (-20%). Abbastanza nella norma il calendario vegetativo del vigneto lucano, sebbene le diverse fasi si siano susseguite in maniera non particolarmente brillante. Ad una mediocre cacciata, infatti, è seguita una buona fioritura e allegagione. L&#8217;invaiatura è tornata su livelli tutt’altro che buoni mentre la situazione è migliorata nella fase finale della maturazione. Poco da segnalare sul fronte fitosanitario, con lievi attacchi di oidio e peronospora, comunque ben controllati. La produttività delle viti è quantitativamente inferiore al 2010 e qualitativamente mediocre. Le gradazioni alcoliche si prevedono generalmente nella norma.</p>
<p><strong>Puglia</strong> (-5%). Come consuetudine la regione sembra divisa in due ed il risultato produttivo è la somma di un discreto aumento nel Nord e di un deciso passo indietro nel Salento, dove per certi vitigni autoctoni come il Primitivo le perdite sono molto pesanti. Nelle vigne pugliesi il ciclo vegetativo è partito in lieve anticipo, le fasi di cacciata, fioritura e allegagione sono risultate buone in tutta la regione. La fase finale della maturazione, se pur condizionata dal grande caldo, ha dato buoni risultati al Nord mentre al Sud ci sono stati non pochi problemi e perdite produttive. L’incidenza delle malattie è risultata nella norma ovunque. La prolungata assenza di piogge non ha favorito lo sviluppo di attacchi fungini.<br />
Calabria (=). Per le temperature calde la vendemmia è anticipata fino a quindici giorni rispetto allo scorso anno, ma la maturazione sembra piuttosto buona. Lo stato di salute del vigneto è apparso buono durante tutte le fasi fenologiche. Non si evidenziano danni di tignola inibita dalle elevate temperature, mentre l&#8217;eccessiva umidità ha favorito la formazione dell&#8217;oidio, comunque ben arginato.</p>
<p><strong>Sicilia</strong> (-20%). Anche quella di quest’anno non sembra una vendemmia particolarmente abbondante per i viticoltori siciliani. E questo non dipende solo dalle estirpazioni con premio, dagli abbandoni e dalla vendemmia verde, il cui peso peraltro è piuttosto rilevante. A contenere i volumi ci ha pensato anche il meteo, non sempre favorevole. Già dalle prime battute si sono riscontrati dei problemi. La fioritura è stata condizionata da una primavera fredda rispetto alla media ed anche le piogge successive non hanno favorito l’allegagione. L’umidità ha poi provocato l’insorgere di focolai di oidio prima e peronospora poi. Ma i problemi climatici veri sono venuti con le temperature torride di agosto e con la mancanza di piogge, contro la quale anche l’irrigazione di soccorso ha potuto ben poco. Il caldo ha causato una rapida evoluzione dei processi di maturazione delle uve. Pochi i problemi sulle cultivar precoci (Pinot, Chardonnay, Moscato e Merlot), vendemmiate nella prima decade di agosto. Queste infatti hanno registrato parametri, quali zucchero, acidità totale e pH, di tutto rispetto. Le alte temperature registrate nella terza decade di agosto, invece, hanno creato qualche preoccupazione per chi si stava accingendo alla vendemmia. Le irrigazioni di soccorso, laddove possibili, sarebbero di aiuto alle cultivar più tardive al fine di superare lo stress idrico. Le stime fatte fino a questo momento, comunque, potrebbero ulteriormente volgere al negativo se dovesse perdurare il caldo e la siccità.</p>
<p><strong>Sardegna</strong> (+5%). Positive le previsioni per la vendemmia 2011, sia per quantità che per qualità, complici anche le condizioni meteo favorevoli nella fase di maturazione delle uve. Grazie alla prevenzione e ai pochi sbalzi di umidità, non si sono registrati problemi di attacchi fungini per cui le uve sono ottime dal punto di vista sanitario. Fino a metà agosto, la maturazione delle uve è proseguita in modo perfetto. Il gran caldo, però, e lo Scirocco che hanno caratterizzato la seconda quindicina di agosto, con un tasso di umidità superiore all&#8217;80%, ha costretto i viticoltori ad iniziare la stagione della vendemmia, in diverse zone dell&#8217;isola, con un anticipo di 15 giorni rispetto al 2010, per non rischiare di perdere il bagaglio aromatico.</p>
<hr /><small>Copyright &copy; 2008<br /> This feed is for personal, non-commercial use only. <br /> The use of this feed on other websites breaches copyright. If this content is not in your news reader, it makes the page you are viewing an infringement of the copyright. (Digital Fingerprint:<br /> )</small>]]></content:encoded>
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		<title>Il Rosso di Montalcino resta sangiovese in purezza, ma il problema finisce qui?</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Sep 2011 15:10:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>RoVino</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Disciplinare Brunello di Montalcino]]></category>
		<category><![CDATA[Risultato assemblea Montalcino]]></category>
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		<description><![CDATA[E così, ancora una volta, da un&#8217;assemblea tanto cercata da alcuni, al punto da ritenerla irrimandabile nonostante la necessità di vendemmiare di numerosi produttori, la proposta di modifica del disciplinare del Rosso di Montalcino per consentire il supporto di altre uve al sangiovese è stata bocciata. Non all&#8217;unanimità, sia chiaro: ben 210 (31%) hanno votato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-3520" style="float: left; margin: 8px 10px 10px 0px; cursor: hand" title="pietra_dello_scandalo" src="http://www.lavinium.com/laviniumblog/wp-content/themes/tma/images/uploads/2011/09/pietra_dello_scandalo.jpg" alt="pietra_dello_scandalo" width="470" height="378" />E così, ancora una volta, da un&#8217;assemblea tanto cercata da alcuni, al punto da ritenerla irrimandabile nonostante la necessità di vendemmiare di numerosi produttori, la proposta di modifica del disciplinare del Rosso di Montalcino per consentire il supporto di altre uve al sangiovese è stata bocciata. Non all&#8217;unanimità, sia chiaro: <strong>ben 210 (31%) hanno votato &#8220;si&#8221; su un totale di 678 presenze. Tre schede bianche e 465 &#8220;no&#8221; (69%)</strong>. E di quei 210 ce ne sono parecchi che contano molto e hanno problemi da dover risolvere con urgenza (<em>vedi ad es. il fallimento commerciale della Doc Sant&#8217;Antimo, che guarda caso prevede uve come cabernet sauvignon, merlot, pinot nero ecc.</em>).<br />
Ma questa assemblea è stato solo uno dei passi, certamente non l&#8217;ultimo. Quello che colpisce è la modalità con cui avvengono le cose a Montalcino, ad esempio il fatto che la trasparenza non è contemplata, infatti se non fosse sfuggita la situazione di mano (troppi occhi sono puntati su quel fazzoletto di terra bagnata di vino) di questa assemblea non si sarebbe dovuto sapere nulla. Perché? Qual è il timore di coloro che aspirano ad un cambio del disciplinare?<br />
Per <strong>Ezio Rivella</strong>, lo ha sempre affermato con convinzione, il disciplinare dovrebbe essere &#8220;elastico&#8221;, adattabile alle esigenze del momento. Peccato che il disciplinare deriva direttamente da &#8220;disciplina&#8221;, ovvero &#8220;<em>complesso di norme che regolano la vita di una collettività, con l&#8217;osservanza senza riserve di tali norme</em>&#8221; (fonte Devoto-Oli). Il disciplinare quindi è il &#8220;<em>complesso di disposizioni che regolano l&#8217;esercizio di un&#8217;attività e le caratteristiche di un prodotto</em>&#8221; e deve &#8220;<em>garantire la disciplina e punire episodi di inosservanza o insubordinazione</em>&#8220;. Tanto più questo è &#8220;elastico&#8221;, quindi accomodabile secondo esigenza, tanto vengono meno i principi su cui si fonda.<br />
C&#8217;è poi un altro fatto, per come sono oggi le regole, un produttore che dispone di 100 ettari di vigna ha un&#8217;influenza decisionale sulle strade da intraprendere nettamente superiore a quella di uno che ne possiede 10. Questo crea uno squilibrio evidente ogni volta che si affronta una tematica che riguarda la collettività, in questo caso gli associati di un consorzio (a questo proposito gira voce che si stia cercando anche la strada della modifica dello statuto, purtroppo non in meglio&#8230;).<br />
Insomma, quella dell&#8217;uvaggio del Rosso di Montalcino (<em>che se fosse passata avrebbe potuto rappresentare l&#8217;ago della bilancia per una futura, e da alcuni fortemente auspicata, modifica anche del Brunello di Montalcino</em>) rappresenta solo l&#8217;aspetto più evidente di un problema molto più profondo e complesso, che al momento ha creato più spaccature e contrasti che elementi positivi e di crescita.<br />
E in questo momento Montalcino di tutto ha bisogno fuorchè di un&#8217;immagine nebulosa e contraddittoria.</p>
<hr /><small>Copyright &copy; 2008<br /> This feed is for personal, non-commercial use only. <br /> The use of this feed on other websites breaches copyright. If this content is not in your news reader, it makes the page you are viewing an infringement of the copyright. (Digital Fingerprint:<br /> )</small>]]></content:encoded>
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		<title>Ma il problema è solo Montalcino o è il &#8220;sistema Doc&#8221; che ha perso totalmente significato?</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Sep 2011 14:17:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>RoVino</dc:creator>
				<category><![CDATA[ne vogliamo parlare]]></category>
		<category><![CDATA[Brunello di Montalcino]]></category>
		<category><![CDATA[cambio disciplinare Montalcino]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzio Brunello di Montalcino]]></category>
		<category><![CDATA[disciplinare Rosso di Montalcino]]></category>
		<category><![CDATA[Ezio Rivella]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 7 settembre ci sarà un&#8217;assemblea. L&#8217;ennesima. Tema: modifiche al disciplinare del Rosso di Montalcino. La questione sembra terribilmente urgente, visto che non si può procrastinarla neanche di una settimana, dando la possibilità a chi ha urgente necessità, di vendemmiare a causa del torrido caldo di agosto. A  questo proposito segnalo la lettera inviata ai soci e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-3513" style="float: left; margin: 8px 10px 10px 0px; cursor: hand" title="montalcino_rocca" src="http://www.lavinium.com/laviniumblog/wp-content/themes/tma/images/uploads/2011/09/montalcino_rocca.jpg" alt="montalcino_rocca" width="400" height="266" />Il 7 settembre ci sarà un&#8217;assemblea. L&#8217;ennesima. Tema: modifiche al disciplinare del Rosso di Montalcino. La questione sembra terribilmente urgente, visto che non si può procrastinarla neanche di una settimana, dando la possibilità a chi ha urgente necessità, di vendemmiare a causa del torrido caldo di agosto. A  questo proposito segnalo la lettera inviata ai soci e ai membri del Consiglio di amministrazione del Consorzio del Brunello di Montalcino dal presidente della <a href="http://www.mastrojanni.com/" target="_blank"><strong>Mastroianni</strong></a>,  <a href="http://vinoalvino.org/blog/2011/09/francesco-illy-invita-i-produttori-di-montalcino-a-fare-attenzione-alla-%e2%80%9ctrappola%e2%80%9d.html" target="_blank"><strong>Francesco Illy</strong></a> e prontamente pubblicata dall&#8217;amico <strong>Franco Ziliani</strong> (sebbene <a href="http://www.winesurf.it/index.php?file=onenews&amp;form_id_notizia=1166" target="_blank"><strong>Andrea Gabrielli</strong></a>, previa numerose telefonate, ci assicuri che la situazione non è assolutamente paragonabile al 2003 (ma chi l&#8217;aveva paragonata?); ma a me risulta da altre telefonate fatte personalmente a produttori che in questa settimana, mi hanno garantito, non possono fare a meno di vendemmiare perché il caldo violento che per tre settimane ha aggredito le piante (con punte di caldo che non erano state raggiunte neanche nel 2003, non fatico a crederlo visto che le ho sentite sulla mia pelle e misurate con tanto di termometro) ha portato ad uno squilibrio tale da imporre la raccolta, perché le uve sono cotte, anche se i vinaccioli sono ancora indietro e, di contro, l&#8217;acidità si è purtroppo abbassata considerevolmente).<br />
Del resto, non per far polemica sterile, ma ce ne vogliono davvero molte di telefonate per coprire un&#8217;area di 2100 ettari e oltre 200 produttori imbottigliatori e fare una statistica affidabile sulla situazione vendemmiale del 2011&#8230; Sicuramente ci vuole molto meno a rinviare un&#8217;assemblea la cui urgenza è del tutto inspiegabile.<br />
Ma facciamo un passo indietro, siamo sicuri che il fatto che una non precisata parte dei soci del consorzio aspiri ardentemente a cambiare il disciplinare del Rosso di Montalcino inserendo una percentuale di altre uve sia un problema locale dettato da chissà quali loschi propositi?<br />
Si sta battagliando, e l&#8217;amico <a href="http://vinoalvino.org/blog/2011/09/nessuna-museruola-la-battaglia-a-difesa-dei-vini-di-montalcino-prosegue.html" target="_blank"><strong>Franco Ziliani su questo è sempre stato chiaro e inequivocabile</strong></a>, per difendere la storia di un luogo, delle genti che lo hanno reso famoso nell&#8217;era moderna grazie ad un grande vino e alla consapevolezza che quel vino era unico proprio perché figlio di un unico vitigno, tanto da aver scelto di chiamarlo proprio con il nome che a quel vitigno veniva dato: Brunello.<br />
Per carità, se c&#8217;è uno che adora il sangiovese di Montalcino nelle due espressioni che tradizionalmente questo pezzo di Toscana ci offre, quello certamente sono io. Non l&#8217;ho mai nascosto.<br />
Detto questo però, nonostante di impulso mi viene da reagire al solo pensiero che vengano introdotte altre uve nel Rosso di Montalcino (che se è vero che molti usano come vino di ricaduta, è altrettanto vero che in tempi in cui il Brunello è stato fortemente appesantito, anche nel prezzo, questo vino paradossalmente prodotto in minore quantità, in molti casi si rivela più gradevole e capace di donare grandi soddisfazioni senza svuotare le già prosciugate tasche del portafoglio di molti italiani), mi domando se non sia il caso di prendere in considerazione anche lo scempio che si sta facendo del significato stesso di &#8220;denominazione di origine controllata &#8211; e garantita- &#8220;, cresciute in numero spropositato e ingiustificato, visto che non si è provveduto in molti casi a corredarle delle dovute restrizioni quantitative e qualitative (in molti casi non è obbligatorio neanche imbottigliare nella zona di produzione), anzi sono nate e stanno per nascere doc &#8220;provinciali&#8221; e &#8220;regionali&#8221; come Venezia, Vicenza, Roma, Sicilia, Toscana ecc.<br />
Senza entrare troppo in profondità (sul web si sa, la gente si stanca di leggere molto presto), l&#8217;introduzione di uve &#8220;migliorative&#8221; (in pratica sempre le stesse: merlot, cabernet e syrah) sta avvendendo nella stragrande maggioranza dei disciplinari italiani, eccezion fatta per pochi gloriosi casi, fra i quali, appunto il Brunello e il Rosso di Montalcino. La colpa è quella di avere scelto di dare al vino il nome del vitigno, dicono.<br />
Ma lo hanno fatto anche con altri vini: in Toscana il Morellino (che è il nome del sangiovese della zona di Scansano) consente il contributo di un 15% di altre uve. Stessa cosa per la Vernaccia di San Gimignano, l&#8217;Ansonica Costa dell&#8217;Argentario o, restando in zona, per il Moscadello di Montalcino.<br />
In Campania il Fiano di Avellino e il Greco di Tufo, vini bianchi emblema della regione, possono essere prodotti con un 15% di altre uve, così come per l&#8217;Aglianico del Taburno.<br />
In Sardegna tutte le denominazioni che portano il nome di vitigno ammettono dal 5 al 15 % di altre uve (Vermentino di Gallura, Girò di Cagliari, Nuragus di Cagliari, Malvasia di Bosa, Monica di Sardegna ecc.).<br />
In Sicilia prevedono altre uve sia la Malvasia delle Lipari che il Moscato di Pantelleria.<br />
In Puglia le prevedono il Primitivo di Manduria Doc, l&#8217;Aleatico di Puglia e il Moscato di Trani.<br />
In Piemonte la Barbera d&#8217;Alba e d&#8217;Asti, il Verduno Pelaverga, la Freisa di Chieri, il Ruché di Castagnole Monferrato ecc. ecc.<br />
Perché allora ci si accanisce proprio con il sangiovese in purezza a Montalcino? Le ragioni sono molteplici, ma la prima è sicuramente la fama che il Brunello di Montalcino ha conquistato nel mondo (sebbene non siano molti all&#8217;estero a sapere che è sangiovese in purezza), le sue profonde radici e il fatto che il &#8220;brunello&#8221; è un sangiovese dal carattere del tutto unico e quei pochi produttori che all&#8217;inizio ne hanno forgiato la denominazione di origine, ci credevano profondamente, erano consapevoli di avere fra le mani un gioiello in una terra straordinaria.<br />
Cosa è cambiato da allora? Il territorio e in parte il clima. L&#8217;area vitata è cresciuta in maniera esponenziale senza che venissero fatte le dovute sperimentazioni per verificare se il sangiovese dava i risultati necessari a fare un grande vino. I vigneti sono stati impiantati anche in zone basse e umide, così come in zone più elevate (ma in questo caso il clima le ha in parte favorite).<br />
Allora il problema, forse, è ben più profondo di quello che appare, la questione uvaggio (<strong>si parla di un Rosso di Montalcino con 85-100% sangiovese + eventuali uve consentite nella Regione Toscana, di un Rosso di Montalcino &#8220;Sangiovese&#8221; e di un Rosso di Montalcino &#8220;Superiore&#8221;, ambedue ottenuti da sangiovese in purezza</strong>) è solo la punta dell&#8217;iceberg di una serie di errori fatti in precedenza che oggi si vorrebbe tamponare con una soluzione, sinceramente, forzata e poco utile, in virtù di un fantomatico mercato che ha già cambiato rotta e la cui volubilità è del tutto imprevedibile e inassecondabile.</p>
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		<title>Agromafie, Italian sounding, contraffazione alimentare: il rapporto di Eurispes-Coldiretti</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Jun 2011 11:19:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>RoVino</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Rapporto sui crimini agroalimentari in Italia]]></category>

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		<description><![CDATA[Ci faccia piacere o no, la nostra legislazione è in qualche modo responsabile della sempre maggiore presenza sul mercato di falsi prodotti &#8220;Made in Italy&#8221;. Sappiamo tutti che le etichette sono ancora troppo sommarie, mancano in molti prodotti alimentari gli strumenti necessari per sapere l&#8217;origine dell&#8217;intera filiera produttiva, unico modo per scongiurare falsi e imitazioni.
Pochi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-3481" style="float: left; margin: 8px 10px 10px 0px; cursor: hand" title="agroalimentare_timbri_falsi" src="http://www.lavinium.com/laviniumblog/wp-content/themes/tma/images/uploads/2011/06/agroalimentare_timbri_falsi.jpg" alt="agroalimentare_timbri_falsi" width="470" height="298" />Ci faccia piacere o no, la nostra legislazione è in qualche modo responsabile della sempre maggiore presenza sul mercato di falsi prodotti &#8220;Made in Italy&#8221;. Sappiamo tutti che le etichette sono ancora troppo sommarie, mancano in molti prodotti alimentari gli strumenti necessari per sapere l&#8217;origine dell&#8217;intera filiera produttiva, unico modo per scongiurare falsi e imitazioni.<br />
Pochi giorni fa a Palazzo Rospigliosi a Roma, la Coldiretti ha presentato il &#8220;<strong>Salone degli inganni a tavola</strong>&#8220;, con l&#8217;obiettivo di far conoscere ai visitatori la miriade di alimenti contraffatti che girano per il mondo e in Italia.<br />
Dietro ci sono le agromafie e un giro d&#8217;affari vertiginoso che danneggia in maniera determinante il nostro comparto agroalimentare. Di seguito vi riporto (lo so, è lungo, ma vale la pena leggerselo) il documento di sintesi del 1° Rapporto sui crimini agroalimentari in Italia,  prodotto da Erispes e Coldiretti. C&#8217;è veramente da preoccuparsi&#8230;</p>
<p><strong><span style="font-family: Arial; font-size: medium;">AGROMAFIE</span></strong></p>
<p><strong><span style="font-size: small;">1° Rapporto sui crimini agroalimentari in Italia<br />
Documento di sintesi<br />
</span></strong> </p>
<p><span style="font-family: Arial;"><strong><span style="font-size: medium;">Agromafie: un giro di affari di almeno 12,5 miliardi di euro</span></strong><br />
<strong>Il Rapporto Eurispes-Coldiretti stima che il volume d&#8217;affari complessivo dell&#8217;agromafia sia quantificabile in<br />
12,5 miliardi di euro (5,6% del totale), di cui: 3,7 miliardi di euro da reinvestimenti in attività lecite (30% del<br />
totale) e 8,8 miliardi di euro da attività illecite (70% del totale)</strong>.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial;"><img class="alignnone size-full wp-image-3482" style="float: left; margin: 8px 10px 10px 0px; cursor: hand" title="salone_inganni" src="http://www.lavinium.com/laviniumblog/wp-content/themes/tma/images/uploads/2011/06/salone_inganni.gif" alt="salone_inganni" width="400" height="300" />Il reinvestimento dei proventi illeciti anche in tale settore, ha come corollario il condizionamento della libera iniziativa economica attraverso attività fraudolente (quale, ad esempio, l&#8217;indebita percezione dei finanziamenti nazionali e comunitari &#8211; si pensi che nel solo 2009 la Guardia di Finanza ha accertato l&#8217;indebita percezione di oltre 92 milioni di euro di finanziamenti per aiuti all&#8217;agricoltura), ovvero mediante l&#8217;attuazione di pratiche estorsive, imponendo l&#8217;assunzione di forza lavoro e, in taluni casi, costringendo gli operatori del settore ad approvvigionarsi dei mezzi di produzione da soggetti vicini alle organizzazioni criminali, influenzando poi i prezzi di vendita (attraverso la gestione delle fasi di distribuzione all&#8217;ingrosso e del trasporto dei prodotti agricoli). L&#8217;analisi dei risultati conseguiti dalle Forze di Polizia evidenzia come l&#8217;intero comparto agroalimentare sia caratterizzato da fenomeni criminali legati al contrabbando, alla contraffazione ed alla sofisticazione di prodotti alimentari ed agricoli e dei relativi marchi garantiti, ma anche dal fenomeno del “caporalato”, che comporta lo sfruttamento dei braccianti agricoli irregolari, con conseguente evasione fiscale e contributiva. I danni al sistema sociale ed economico sono pertanto molteplici, dal pericolo per la salute dei consumatori finali, all&#8217;alterazione del regolare andamento del mercato agroalimentare.<br />
<strong>Nel caso specifico del settore agroalimentare italiano</strong>, secondo il Rapporto Eurispes-Coldiretti, il valore aggiunto<br />
complessivo (in media 52,2 miliardi di euro su base annua nel quinquennio 2005-2009) rappresenta per la criminalità un forte incentivo, sul piano della massimizzazione del profitto, all&#8217;investimento dei proventi delle attività illecite nei comparti dell&#8217;agricoltura, caccia e silvicoltura (valore aggiunto medio 26,2 miliardi di euro, 1,9% del Sistema Paese), dell&#8217;industria alimentare, delle bevande e del tabacco (valore aggiunto medio 24,6 miliardi di euro, 1,8% del Sistema Paese), della pesca, piscicoltura e servizi connessi (valore aggiunto medio 1,4 miliardi di euro, 0,1% del Sistema Paese); la minore appetibi-lità, in termini di profittabilità degli investimenti, del settore agroalimentare rispetto ad altri settori a più alto valore aggiunto (attività immobiliari, costruzioni, trasporti, sanità e assistenza sociale) è compensata dalla persistenza e, in taluni casi, dall&#8217;aggravarsi, di molteplici fattori di criticità (effetto moltiplicatore), quali: un calo del 15,9% del numero di occupati e del 35,8% del reddito reale agricolo per occupato tra il 2000 e il 2009; il crollo significativo e generalizzato dei prezzi alla produzione; l&#8217;assoluta prevalenza di imprese individuali (87,2% delle attive) rispetto a società di persone e di capitali (rispettivamente 8,9% e 2,4% delle attive); l&#8217;elevata diffusione di piccole e medie imprese, spesso a conduzione familiare, e del fenomeno del sommerso.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial;"><strong><img class="alignnone size-full wp-image-3483" style="float: left; margin: 8px 10px 10px 0px; cursor: hand" title="agromafie_falsemozzarelle" src="http://www.lavinium.com/laviniumblog/wp-content/themes/tma/images/uploads/2011/06/agromafie_falsemozzarelle.jpg" alt="agromafie_falsemozzarelle" width="470" height="244" />Criminalità organizzata: una vera e propria holding finanziaria</strong>. La criminalità organizzata è riuscita nel tempo a consolidare e, in taluni casi, rafforzare il proprio status di grande holding finanziaria, in grado di operare, seppur in misura differente, sull&#8217;intero territorio nazionale e nella quasi totalità dei settori economici e finanziari del Sistema Paese, con un giro d&#8217;affari complessivo stimato dall&#8217;Eurispes in circa 220 miliardi di euro l&#8217;anno (l&#8217;11% del Pil).<br />
Contestualmente alle attività criminose, la criminalità organizzata ha, infatti, sviluppato una crescente capacità di infiltrazione nel tessuto imprenditoriale italiano, avvalendosi di quest&#8217;ultimo quale luogo privilegiato di riciclaggio del denaro proveniente dalle attività illecite.<br />
Tale vocazione “imprenditoriale”, che trova terreno ancora più fertile nell&#8217;attuale quadro congiunturale di grave e generalizzata crisi economica (in ragione delle ingenti risorse finanziarie di cui dispone), si manifesta seguendo i principî e le regole proprie della finanza, in primis quello della diversificazione del rischio e del portafoglio degli investimenti. Prefigurandosi quale obiettivo prioritario la massimizzazione dei profitti (ovvero del ritorno economico degli investimenti), la holding del crimine organizzato tende, inoltre, a privilegiare i settori e comparti economici in grado di generare un più alto valore aggiunto, quali: le attività immobiliari, il commercio (all&#8217;ingrosso e al dettaglio); i trasporti, il magazzinaggio e le comunicazioni; le costruzioni; la sanità e l&#8217;assistenza sociale. Esiste, tuttavia, un terzo aspetto che assume particolare rilevanza ai fini della composizione del portafoglio della holding, in grado di generare un effetto moltiplicatore sulla propensione all&#8217;investimento (in specifici contesti territoriali e comparti economici) fondata sulle sole esigenze di diversificazione e massimizzazione dei profitti. In particolare, la possibilità che le risorse di cui dispone la criminalità organizzata subentrino a quelle provenienti dai canali ufficiali (istituzioni pubbliche e sistema bancario) e, conseguentemente, il livello di penetrazione mafiosa in uno specifico settore economico crescono al manifestarsi di circostanze quali: una grave crisi economica (calo del fatturato, degli ordinativi, dell&#8217;occupazione e degli investimenti); un eccessivo squilibrio tra domanda e offerta di finanziamenti; un tessuto imprenditoriale caratterizzato dalla prevalenza di piccole e medie imprese (più esposte al rischio di usura, racket ed estorsioni a causa delle maggiori difficoltà di accesso al sistema creditizio); una maggiore diffusione dell&#8217;economia sommersa. I tre diversi aspetti (<em>diversificazione del rischio, massimizzazione del profitto, effetto moltiplicatore</em>) influenzano le scelte di investimento della criminalità organizzata in maniera profondamente diversa, integrandosi o compensandosi tra loro a seconda del contesto economico e territoriale.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial;"><strong><img class="alignnone size-full wp-image-3484" style="float: left; margin: 8px 10px 10px 0px; cursor: hand" title="logo_coldiretti" src="http://www.lavinium.com/laviniumblog/wp-content/themes/tma/images/uploads/2011/06/logo_coldiretti.jpg" alt="logo_coldiretti" width="300" height="300" />Agromafie: i tentacoli nella terra</strong><br />
Le associazioni mafiose tendono a potenziare la loro azione di infiltrazione e di penetrazione nel mondo imprenditoriale e nell&#8217;economia legale, dimostrando una particolare capacità di modernizzazione e di visione dello sviluppo tecnologico e delle trasformazioni economiche.<br />
<strong>In agricoltura, i principali reati</strong> che vengono attribuiti alle associazioni mafiose vanno dai <strong>comuni furti di attrezzature e mezzi agricoli all&#8217;abigeato, dalle macellazioni clandestine al danneggiamento delle colture, dall&#8217;usura al racket estorsivo, dall&#8217;abusivismo edilizio al saccheggio del patrimonio boschivo, per finire al caporalato e alle truffe, consumate, a danno dell&#8217;Unione europea</strong>.<br />
Le agromafie insistono soprattutto nei territori meridionali a produrre le loro attività illecite, ricercando un forte alimento nelle difficoltà in cui si trovano le imprese agricole sempre più esposte agli effetti devastanti della scarsa disponibilità di soddisfacenti risorse finanziarie. Così accade che le possibilità di investimento nelle campagne decrescono miseramente e nello stesso tempo l&#8217;accesso al credito bancario risulta essere difficoltoso anche per il costo molto elevato del denaro. Il bisogno di credito immediato spinge inevitabilmente gli imprenditori agricoli a trovare nuove forme di finanziamento: l&#8217;usura e il racket sono, come è noto, le attività illecite da sempre controllate dalle cosche mafiose.<br />
Inoltre, come denunciato dalla Coldiretti, le associazioni criminali, attraverso le suddette pratiche estorsive, finiscono per determinare l&#8217;aumento dei prezzi dei beni al consumo. Così la mafia riconsolida il proprio ruolo di industria della protezione-estorsione che l&#8217;aveva caratterizzata, fin dalle origini, assumendo di fatto il controllo politico ed economico dell&#8217;impresa e dell&#8217;imprenditore.<br />
Non solo, ma intervenendo nel meccanismo di formazione dei prezzi, si pone come soggetto autorevole di intermediazione tra i luoghi della produzione e il consumo, assumendo l&#8217;identità di un centro autonomo di potere. L&#8217;azienda “Mafia” attraverso il sistema di imprese affiliate o collegate è in grado, come sottolineato dalla Direzione Investigativa Antimafia, di condizionare e di controllare l&#8217;intera filiera agroalimentare, «dalla produzione agricola all&#8217;arrivo della merce nei porti, dai mercati all&#8217;ingrosso alla Grande Distribuzione, dal confezionamento alla commercializzazione». Di fatto, la progressiva diffusione delle agromafie si traduce in una perdita di sicurezza sociale del cittadino e di un impoverimento dell&#8217;economia dei territori. In tempi di globalizzazione economica e di speculazioni finanziarie, le mafie hanno profondamente mutato le<br />
strategie economico-finanziarie di penetrazione e di arricchimento illecito: attraverso i processi di integrazione monetaria e gli strumenti forniti dall&#8217;innovazione tecnologica hanno reso più difficilmente ricostruibili i flussi finanziari di conversione del denaro illecito, utilizzando anche la “moneta telematica” insieme ai tradizionali luoghi del riciclaggio.<br />
Le agromafie investono i loro ricchi proventi in larga parte in attività agricole, nel settore commerciale e nella grande distribuzione.<br />
Un altro filone in cui l&#8217;agrocrimine si manifesta è quello della contraffazione dei marchi e degli imballaggi di vendita dei prodotti agricoli. Secondo la Coldiretti: «La diffusività e l&#8217;entità del fenomeno del falso Made in Italy ed il volume di affari connesso a condotte illegali o a pratiche commerciali improprie nel settore agroalimentare sono,<br />
ormai, di tale rilievo da poter a ragione parlare dello sviluppo di vere e proprie Agromafie, la cui crescita ed espansione appaiono supportate dall&#8217;inadeguatezza del sistema dei controlli e della comunicazione dei dati e dalle informazioni, sia con riferimento alla fase dell&#8217;importazione dei prodotti agroalimentari, sia con riferimento alle successive operazioni di trasformazione, distribuzione e vendita».<br />
La mafia agricola non si allontana dalla terra di origine e ne controlla ogni sua parte, ogni singolo accadimento viene sentito, intercettato e fatto proprio. La &#8216;Ndrangheta, pur manifestando la continua volontà di espansione sull&#8217;intero territorio nazionale (e non solo), non abbandona mai il controllo sociale ed economico del territorio calabrese, in particolare rivendica il proprio dominio sulle attività agricole e sulla pastorizia, e allo stesso tempo, si ingegna per realizzare frodi ai danni della Comunità Europea (si pensi al fenomeno delle cosiddette “arance di carta”).<br />
Nel territorio campano, i clan camorristici investono i capitali illeciti acquistando aziende agrarie, vasti appezzamenti di terreno e diversi caseifici. La Camorra riafferma la sua forte identità criminale, radicata nelle zone di origine, una subcultura deviante, alimentata dai fenomeni di disgregazione sociale e si sviluppa secondo modelli comportamentali che tendono ad aggredire il tessuto sano della società, l&#8217;economia legale. In Campania, il fenomeno delle agromafie s&#8217;intreccia con altre tipologie di reato proprie dei clan camorristici: lo smaltimento illegale dei rifiuti e il conseguente inquinamento dei terreni e delle falde acquifere. L&#8217;azione criminale contro gli agricoltori si esercita attraverso i continui incendi dolosi, i furti di attrezzature agricole e di bestiame, le intimidazioni e le minacce. Inoltre, la Camorra detiene in esclusiva il monopolio sul controllo della manodopera extracomunitaria, impiegata prevalentemente nella raccolta del pomodoro. La Dia segnala, in particolare, il coinvolgimento delle cosche mafiose nella gestione degli affari del mercato ortofrutticolo di Fondi in provincia di Latina, il cui potenziale commerciale è tra i primi in Europa. Inoltre, indagini più recenti confermano penetrazioni<br />
dell&#8217;agrocrimine camorrista in altre regioni italiane, come ad esempio l&#8217;Umbria, dove interessi mafiosi si manifestano nel settore agricolo.<br />
In Sicilia una importante e delicata inchiesta è stata avviata ad analizzare le infiltrazioni di Cosa Nostra nel grande mercato ortofrutticolo di Vittoria, in provincia di Ragusa: sembrerebbe che il filo nero delle agromafie governi le principali direttrici del commercio dell&#8217;ortofrutta, attraverso i poli di Vittoria e Fondi, fino a raggiungere la potente area commerciale milanese. La mafia, inoltre si garantirebbe l&#8217;esclusiva di decidere il prezzo di vendita delle merci, sostituendosi arbitrariamente alle imprese produttrici che vedono gradualmente immiserirsi i propri ricavi.<br />
Neppure risulta immune la Basilicata, regione ritenuta fino a qualche anno fa al riparo da gravi fenomeni criminali ed ora considerata al centro di episodi violenti e criminosi che colpiscono in particolar modo il settore agricolo (aggressioni, furti di mezzi e prodotti agricoli, l&#8217;abigeato e in genere il racket sull&#8217;intera filiera sono i principali reati).<br />
Secondo il Rapporto Eurispes-Coldiretti, le agromafie, in questo periodo di fragili certezze e di insicurezza sociale diffusa, ristabiliscono il loro ruolo di <strong>mediazione economica e sociale</strong>, l&#8217;identità di &#8220;<strong>industria della protezioneestorsione</strong>&#8220;,<br />
dispensatrice malevola di sicurezza-rassicurazione per il libero esercizio dell&#8217;impresa agricola. Il pensiero criminale della mafia non si cura della bellezza dei luoghi, della promozione del prodotto agricolo dei territori; il suo agire non ha come fine l&#8217;interesse della comunità, ma, al contrario, attraverso le oscure manovre di sofisticazione e di contraffazione dei beni alimentari, minaccia il benessere sociale e la stessa sicurezza alimentare del singolo consumatore.<br />
Fatto sta che la criminalità organizzata non solo continua a radicarsi nelle regioni meridionali danneggiandone l&#8217;economia già debole per altri aspetti, ma segna una <strong>massiccia espansione anche nel Nord della Penisola e, in specie, nelle grandi aree metropolitane dove gruppi facenti capo a mafia, &#8216;ndrangheta, e camorra, penetrano negli apparati degli Enti locali per controllare le procedure di affidamento di appalti e opere pubbliche</strong>.<br />
Inoltre, in considerazione del fatto che la parte più cospicua dell&#8217;industria di trasformazione alimentare per volume di produzione e fatturato risulta localizzata nelle stesse regioni del Centro-Nord, non ci si può nascondere che la serie innumerevole di frodi commesse a danno dei consumatori attraverso quello che potremo definire il “furto” delle identità materiali e immateriali dell&#8217;autentico Made in Italy abbia luogo là dove più forte si levano le invocazioni alla libera concorrenza del mercato e le censure alla disfunzione del sistema istituzionale dell&#8217;altro capo del Paese.<br />
In questo senso, <strong>una delle figure più controverse è quella dei cosiddetti “colletti bianchi”</strong> che operano nel settore agroalimentare e che stanno acquisendo un ruolo strategico per le organizzazioni criminali inserite nel business delle agromafie e interessate soprattutto a spostare l&#8217;asse dell&#8217;illegalità verso una zona neutra, di confine, nella quale diviene sempre più difficile rintracciare il reato.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial;"><strong><img class="alignnone size-full wp-image-3485" style="float: left; margin: 8px 10px 10px 0px; cursor: hand" title="logo_eurispes" src="http://www.lavinium.com/laviniumblog/wp-content/themes/tma/images/uploads/2011/06/logo_eurispes.jpg" alt="logo_eurispes" width="315" height="227" />Non solo Agromafia: l&#8217;italian sounding, quando il crimine è la contraffazione</strong><br />
L&#8217;Italian sounding rappresenta la forma più diffusa e nota di contraffazione e falso Made in Italy nel settore agroalimentare. Sempre più spesso, la pirateria agroalimentare internazionale utilizza, infatti, denominazioni geografiche, marchi, parole, immagini, slogan e ricette che si richiamano all&#8217;Italia per pubblicizzare e commercializzare prodotti che non hanno nulla a che fare con la realtà nazionale. A livello mondiale, le stime indicano che il giro d&#8217;affari dell&#8217;Italian sounding superi i 60 miliardi di euro l&#8217;anno (164 milioni di euro al giorno), cifra 2,6 volte superiore rispetto all&#8217;attuale valore delle esportazioni italiane di prodotti agroalimentari (23,3 miliardi di euro nel 2009).<br />
Gli effetti economici diretti dell&#8217;<strong>Italian sounding</strong> sulle esportazioni di prodotti agroalimentari realmente Made in Italy, si traducono, inevitabilmente, in <strong>effetti indiretti sulla bilancia commerciale, in costante deficit nell&#8217;ultimo decennio (3,9 miliardi di euro nel 2009)</strong>.<br />
Secondo il Rapporto Eurispes-Coldiretti, <strong>per giungere ad un pareggio</strong> della bilancia commerciale del settore agroalimentare italiano, ad importazioni invariate, <strong>sarebbe sufficiente recuperare quote di mercato estero per un<br />
controvalore economico pari al 6,5% dell&#8217;attuale volume d&#8217;affari dell&#8217;Italian sounding</strong>.<br />
Il recupero di quote di mercato per un controvalore economico superiore al 6,5%, avrebbe, viceversa, assicurato un surplus della bilancia commerciale, con effetti positivi sul Pil del comparto agroalimentare e dell&#8217;intero Sistema paese.<br />
Siamo di fronte a un inganno globale per i consumatori che causa enormi danni economici e di immagine alla produzione e all&#8217;esportazione italiana di prodotti agroalimentari. Gli esempi sono innumerevoli e si differenziano sia per natura merceologica, sia per paese di origine: se il <strong>Parmesan </strong>è la punta dell&#8217;iceberg diffuso in tutto il mondo, c&#8217;è anche il <strong>Romano</strong> prodotto nell&#8217;<strong>Illinois</strong> con latte di mucca anziché di pecora, il <strong>Parma</strong> venduto in Spagna senza alcun rispetto delle regole del disciplinare del Parmigiano Reggiano o la <strong>Fontina danese e svedese</strong> molto diverse da quella della Val d&#8217;Aosta, l&#8217;<strong>Asiago e il Gorgonzola statunitensi</strong> o il <strong>Cambozola tedesco</strong>, imitazione grossolana del formaggio con la goccia.<br />
La lista è lunga anche per i salumi, con la presenza sulle tavole del mercato globale di <strong>pancetta, coppa, prosciutto Busseto Made in California</strong>, ma anche di falsi <strong>salami Toscano, Milano</strong> e addirittura di <strong>soppressata calabrese</strong> tutelata dall&#8217;Unione europea come prodotto a denominazione di origine. E non mancano casi di imitazione tra i prodotti simbolo della dieta mediterranea come il <strong>Pompeian olive oil</strong> che non ha nulla a che fare con i famosi scavi, ma è prodotto nel <strong>Maryland</strong>, o quello <strong>Romulo</strong> prodotto dalla <strong>Spagna</strong> con la raffigurazione in etichetta di una lupa che allatta Romolo e Remo. <strong>Spaghetti, pasta milanesa, tagliatelle e capellini milaneza prodotti in Portogallo</strong>, <strong>linguine Ronzoni, risotto tuscan e polenta dagli Usa</strong> e <strong>penne e fusilli tricolore Di Peppino prodotti in Austria</strong> sono alcuni esempi di primi piatti taroccati; mentre tra i condimenti risaltano i <strong>San Marzano</strong>: pomodori pelati <strong>grown domestically in the Usa</strong> o i <strong>pomodorini di collina cinesi</strong> e la <strong>salsa bolognese dall&#8217;Australia</strong>.<br />
Il comun denominatore dei sopra citati esempi di imitazione e contraffazione di prodotti agroalimentari italiani, è la spinta motivazionale da cui tali comportamenti traggono origine e si diffondono a livello globale. Tale spinta motivazionale consiste nell&#8217;opportunità, per un&#8217;azienda estera, di ottenere sul proprio mercato di riferimento un vantaggio competitivo rispetto alla concorrenza, associando indebitamente ai propri prodotti valori riconosciuti ed apprezzati dai consumatori stranieri, il vero Made in Italy agroalimentare, in primis la qualità.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial;"><strong>Ogni anno sottratti al vero Made in Italy 51 miliardi di euro</strong><br />
Nell&#8217;anno 2009 <strong>il settore dell&#8217;industria alimentare italiana</strong> ha registrato un fatturato complessivo di 120 miliardi di euro (fonte: Federalimentari), mentre il settore agroalimentare propriamente detto, escluso il settore della silvicoltura, ha registrato un fatturato di 34 miliardi di euro (fonte: Ismea). <strong>Il giro d&#8217;affari complessivo si aggira su circa 154 miliardi di euro; in sostanza un giro d&#8217;affari che nel 2009 è stato pari a circa il 10% del Pil italiano 2009, secondo il Rapporto Eurispes-Coldiretti</strong>.<br />
Nel nostro Paese sono state importate nel 2009 circa 27 miliardi di euro in materie prime, che sono state alternativamente:</span></p>
<p><span style="font-family: Arial;">- vendute direttamente nel nostro Paese, quindi con un marchio “Made in (paese di provenienza)”; </span></p>
<p><span style="font-family: Arial;">- <em>trasformate tramite almeno un processo dall&#8217;industria alimentare, e che, secondo la normativa attuale, possono<br />
fregiarsi del marchio Made in Italy</em>.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial;">Occorre ricordare che, di tutte le materie prime importate, parte sono classificate come importazioni temporanee. Per importazioni temporanee si intendono quelle importazioni di prodotti che vengono poi rivenduti sul mercato estero <strong>dopo una qualche trasformazione che avviene in Italia</strong> ovvero importazioni di merci provenienti da uno Stato estero<br />
introdotte temporaneamente nel territorio nazionale a scopo di perfezionamento (lavorazione, trasformazione).<br />
<strong>Queste merci, pur contenendo prodotti agricoli non italiani, data l&#8217;attuale normativa, possono essere rivendute all&#8217;estero con il marchio Made in Italy</strong>; ciò significa che s<strong>u 27 miliardi di euro di importazioni, una parte di queste materie prime importate sono state senz&#8217;altro riesportate come Made in Italy</strong>.<br />
Ma valutare l&#8217;entità del fenomeno solo sulle importazioni temporanee tende a sottostimarlo per due sostanziali motivi: da un lato, sono le imprese a poter decidere di dichiarare alle dogane se le loro importazioni sono temporanee o definitive; se le dichiarano come temporanee ottengono dei vantaggi fiscali che possono non valere il rischio di essere “smascherate” dai consumatori come aziende i cui prodotti non sono al 100% Made in Italy; dall&#8217;altro lato, le importazioni possono essere dichiarate temporanee solo se i prodotti vengono poi riesportati; di conseguenza, valutando l&#8217;entità del fenomeno solo su di esse, non si terrebbe conto di tutti quei prodotti importati dall&#8217;estero, trasformati in Italia e venduti sul nostro territorio nazionale che, data l&#8217;attuale normativa, possono fregiarsi del marchio Made in Italy.<br />
Si stima che <strong>almeno un prodotto su 3</strong> del settore agroalimentare importato in Italia sia trasformato nel nostro Paese e poi venduto sul nostro mercato interno e all&#8217;estero con il marchio Made in Italy.<br />
Sulla bilancia dei pagamenti questo significa che almeno 9 miliardi di euro, nel solo 2009, sono stati spesi per importare dei prodotti alimentari esteri che sono poi rivenduti come prodotti nati in Italia.<br />
Ma il dato impressionante da questo punto di vista emerge <strong>applicando questa proporzione al fatturato complessivo di 154 miliardi di euro: <span style="color: #ff0000;">circa il 33% della produzione complessiva dei prodotti agroalimentari venduti in Italia ed esportati, pari a 51 miliardi di euro di fatturato, derivano da materie prime importate, trasformate e vendute con il marchio Made in Italy, in quanto la legislazione lo consente, nonostante in realtà esse possano provenire da qualsiasi parte del pianeta</span></strong>.<br />
Inoltre, se si pensa in termini occupazionali, i prodotti italiani DOP e IGP sono una fonte importante di reddito per almeno 250.000 persone; se si considerano, oltre a queste, anche gli addetti alla produzione dei 4.528 prodotti agroalimentari tradizionali italiani (prodotti i cui metodi di lavorazione risultano essere omogenei nel territorio di produzione, e consolidati da almeno 25 anni), dal fatturato del Made in Italy dipende una porzione non trascurabile degli addetti del settore agroalimentare, che si stima aver occupato 1,2 milioni di persone nell&#8217;anno 2009. Inoltre, si consideri che l&#8217;attività dei produttori italian sounding e dei falsificatori non colpisce i prodotti Made in Italy esclusivamente nei paesi in cui sono già affermati, ma pone una seria ipoteca sullo sviluppo degli stessi nei mercati emergenti, soprattutto in quei mercati che non hanno espresso completamente la loro domanda potenziale. Si tratta di mercati, come ad esempio quello cinese, costituiti da centinaia di milioni di persone la cui capacità d&#8217;acquisto tenderà a crescere nel tempo.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial;"><strong>Contraffazione alimentare: oltre l&#8217;italian sounding, i barattoli vuoti dell&#8217;industria agroalimentare</strong><br />
L&#8217;elenco dei prodotti dell&#8217;agricoltura e dell&#8217;industria agroalimentare per i quali non è obbligatoria l&#8217;indicazione d&#8217;origine, rendendone di fatto impossibile la tracciabilità, è consistente e comprende, tra gli altri: pasta; formaggi; latte a lunga conservazione; carne di maiale, di coniglio e ovicaprine; derivati del pomodoro; frutta e verdura trasformate; derivati dei cereali.<br />
La conseguente asimmetria informativa dovuta alla mancata indicazione d&#8217;origine di tali prodotti di largo consumo (170 milioni di kg l&#8217;anno quello della mozzarella), si traduce inevitabilmente in: &#8211; un&#8217;opportunità, per tutte quelle imprese dell&#8217;industria alimentare che, spinti dall&#8217;esigenza di abbattere i costi di produzione, decidono di modificare le proprie strategie di approvvigionamento di materie prime, rivolgendosi prevalentemente o esclusivamente ai mercati esteri piuttosto che a quello interno;</span></p>
<p><span style="font-family: Arial;">- un rischio per l&#8217;intera filiera agricola italiana, in termini sia economici (riduzione della produzione agricola, dei prezzi all&#8217;origine e della possibilità di accesso alla rete della grande distribuzione), sia occupazionali (chiusura delle aziende, cassa integrazione, disoccupazione);<br />
- un inganno per i consumatori, che non sono in grado di distinguere tra un prodotto di filiera agricola tutta italiana (vero Made in Italy) e un prodotto importato dall&#8217;estero e finiscono per operare scelte di consumo basandosi esclusivamente sul prezzo.<br />
Alcune indicazioni in merito alle dimensioni del problema dei falsi dei colletti bianchi e ai rischi di contraffazione legati a questo secondo fenomeno di falso Made in Italy, difficilmente quantificabili data l&#8217;impossibilità di acquisire dati puntuali in merito alle singole aziende che importano prodotti alimentari dall&#8217;estero, sono desumibili dall&#8217;analisi delle importazioni di singoli prodotti agroalimentari, suddivisi per tipologia, paese di provenienza e provincia di destinazione.<br />
Grano duro. Il grano duro rappresenta ormai da anni uno dei principali prodotti merceologici di importazione italiana dell&#8217;agricoltura, sia dal punto di vista quantitativo (1,8 milioni di tonnellate nel 2010), sia dal punto di vista economico (387 milioni di euro). Complessivamente, da Canada,Messico, Stati Uniti è stato importato nel 2010 il 75,1% del grano duro (77% in valore), contro un residuo 24,9% proveniente dal resto del Mondo (23,1% in valore).<br />
Circa un milione di tonnellate di grano duro (56,5% del totale) sono state destinate alla sola provincia di Bari.<br />
Significativo anche il dato relativo alle province di Foggia, Parma, Chieti e Ravenna (importazioni comprese tra 118.247 e 158.075 tonnellate nel 2010). Bari conferma il proprio primato rispetto alle altre province italiane anche per quel che attiene il controvalore economico delle importazioni di grano duro, che nel 2010 è stato di 209,7 milioni di euro (54,1% del totale).<br />
Pomodori. Nel solo 2010 l&#8217;Italia ha importato dall&#8217;estero circa 10.004 tonnellate di pomodori freschi o refrigerati, il cui controvalore economico supera i 12 milioni di euro (esclusivamente importazioni definitive). La merce importata proviene prevalentemente da Israele (7.319 t, 73,2% del totale), e Marocco (1.935 t, 19,3% del totale).<br />
Complessivamente, il controvalore economico delle importazioni di pomodori freschi e refrigerati dai due Paesi è pari a circa 11 milioni di euro (92,7% del totale). Significativo è, altresì, il dato relativo alle province di destinazione dei prodotti importati, con il primato di Savona (7.319 t, valore 9,3 milioni di euro) e Torino (1.914 t, valore 1,7 milioni di euro).<br />
Nello stesso anno, le importazioni di pomodori preparati o conservati (prodotti dell&#8217;industria alimentare) ha raggiunto le 153.358 tonnellate (valore 89,5 milioni di euro). <em>Le importazioni temporanee rappresentano il 70,8% del totale in termini quantitativi (108.509 tonnellate) e il 73,8% in termini di controvalore economico (66 milioni di euro)</em>. Questo significa che <strong>la maggioranza assoluta dei pomodori preparati o conservati che vengono importati dall&#8217;estero sono oggetto di lavorazione e trasformazione in Italia e, successivamente, vengono esportati</strong>. Il principale paese di importazione è la Cina, dalla quale sono arrivati in Italia 120.892 tonnellate di pomodori preparati e conservati nel solo 2010 (il 78,8% del totale, valore 65,3 milioni di euro), seguita dagli Stati Uniti, con 30.327 tonnellate di merci importate (19,8% del totale) il cui valore supera i 22 milioni di euro. La provincia di Salerno è destinataria del 97,3% dei pomodori preparati o conservati importati dall&#8217;estero (97,4% in termini di controvalore economico). La percentuale di prodotti importati destinati alle altre province italiane è inferiore all&#8217;1%.<br />
Uve e prodotti vinicoli. Nel 2010, l&#8217;Italia ha importato dall&#8217;estero 32.219 tonnellate di uva fresca o secca (valore 53,9 milioni di euro). I paesi da cui proviene la maggiore quantità di uva sono la Turchia, il Cile e l&#8217;Egitto (rispettivamente 53,3%, 16,4% e 8,5% del totale), con un controvalore economico delle importazioni che supera i 41 milioni di euro (77,6% del totale). Nello stesso anno, il nostro Paese ha importato dall&#8217;estero circa 62.375 tonnellate di vini di uve fresche, per la quasi totalità provenienti dagli Stati Uniti e solo marginalmente da Cile, Argentina e altri paesi. Mentre per le uve fresche e secche le importazioni sono esclusivamente definitive, nel caso dei vini di uve fresche si registrano casi, seppur marginali, di reimportazioni e importazioni temporanee (rispettivamente 4,9 tonnellate e 300 kg nel 2010).<br />
Relativamente alla provincia di destinazione dei prodotti importati, per i vini di uve fresche si registra una significativa concentrazione delle importazioni (in termini quantitativi il 96,3% delle merci è destinato alla provincia di Cuneo, l&#8217;89,1% in termini di controvalore economico), mentre per le uve fresche e secche sussiste una maggiore omogeneità territoriale (ad eccezione della provincia di Genova, cui sono destinate il 25,2% delle importazioni). Carni. Un altro comparto merceologico che registra significativi volumi di importazione italiane dall&#8217;estero è quello delle carni, con 62.241 tonnellate di merci importate nel 2010 e un controvalore economico superiore a 328,4 milioni di euro.<br />
Le carni di animali della specie bovina sono la principale merce di importazione italiana (41.987 tonnellate nel 2010, valore 261,3 milioni di euro), seguita dalla specie ovina o caprina (5.708 tonnellate, valore 29 milioni di euro) e dai volatili (3.909 tonnellate, valore 9 milioni di euro). Complessivamente, le carni di animali riconducibili a queste prime tre categorie merceologiche rappresentano l&#8217;83% della quantità complessiva di carni importate (51.605 tonnellate) e il 91,3% del controvalore economico delle stesse (299 milioni di euro).<br />
Come nel caso del latte e dei derivati del latte, le importazioni di carni sono prevalentemente definitive e solo marginalmente temporanee (rispettivamente 98,4% e 1,6% del totale).<br />
Quest&#8217;ultime sono, inoltre, riconducibili esclusivamente alle carni di animali della specie bovina (918 tonnellate, valore 5,1 milioni di euro), della specie suina (23 tonnellate, valore 136.000 euro) e, marginalmente, ad altre carni e frattaglie commestibili.<br />
Relativamente alla destinazione delle carni importate, si rileva, infine, il primato delle province del Nord Italia: il 62,9% delle quantità di carni bovine importate (26.388 tonnellate) arriva nelle province di Modena, Verbania, Milano e Reggio Emilia (23,9% nella sola provincia di Modena), mentre la stessa percentuale, riferita al controvalore economico delle merci importate, è pari al 64,3% del totale (168 milioni di euro); il 50% delle quantità di carne ovina o caprina importata dall&#8217;Italia è destinata alle province di Piacenza, Reggio Emilia, Milano e Varese (2.800 tonnellate, valore 14 milioni di euro); il 65,9% della carne di volatili arriva nelle province di Verbania, Piacenza e Genova, contro un residuo 34,1% destinato alle altre province italiane. Il controvalore economico delle importazioni di carne di volatili destinate alle province di Verbania, Piacenza e Genova è pari al 67,1% del totale (circa 6 milioni di euro).<br />
Olio vergine ed extra-vergine d&#8217;oliva. Ciò che rende particolarmente significativo e, nel contempo, preoccupante il caso delle importazioni italiane di olio vergine ed extra-vergine d&#8217;oliva, è la prevalenza assoluta delle importazioni temporanee rispetto a quelle definitive.<br />
Nel solo 2010 l&#8217;Italia ha importato dall&#8217;estero 42.956 tonnellate di olio vergine ed extra-vergine d&#8217;oliva (controvalore economico 94,6 milioni di euro), di cui: 32.623 tonnellate (75,9% del totale) di olio vergine ed extravergine di oliva importato, oggetto di lavorazione e trasformazione e successivamente riesportato all&#8217;estero (importazioni temporanee), con un controvalore economico di 71,4 milioni di euro (75,5% del totale); 10.332 tonnellate (24,1% del totale) di olio importato definitivamente, con un controvalore economico di 23,1 milioni di euro (24,5% del totale).<br />
La provincia di Pavia è destinataria del 33,3% della quantità di olio vergine ed extra-vergine d&#8217;oliva (14.310 tonnellate, controvalore economico 32,2 milioni di euro), contro il 19,6% di olio destinato alla provincia di Lucca (8.437 tonnellate, controvalore economico 18,5 milioni di euro) e il 10,1% destinato alla provincia di Genova (4.318 tonnellate, controvalore economico 9,5 milioni di euro).<br />
Latte e derivati del latte. Nel corso del 2010, l&#8217;Italia ha importato dall&#8217;estero circa 16.214 tonnellate di latte e prodotti derivati dal latte, con un controvalore statistico di circa 83 milioni di euro.<br />
Le importazioni definitive rappresentano il 91,5% del totale in termini quantitativi (14.845 tonnellate di merci) e il 94% del totale in termini economici (78,4 milioni di euro), mentre la quantità di latte e prodotti derivati dal latte importati temporaneamente è stata di 1.368 tonnellate, con un controvalore statistico di circa 4,8 milioni di euro. La principale categoria merceologica di importazione è quella dei formaggi e latticini (88,1% del totale in termini quantitativi), per i quali risultano 14.292 tonnellate di merci (valore 77,3 milioni di euro), per la quasi totalità importate definitivamente. Le province di destinazione, vedono il primato di Milano (circa 10.000 tonnellate di merci, 70,3% del totale), Venezia (806 tonnellate di merci, 5,6% del totale), Varese (725 tonnellate di merci, 5% del totale). Complessivamente, in queste prime tre province arriva l&#8217;81% delle importazioni italiane di formaggi e latticini (l&#8217;84,8% in termini di valore).<br />
La seconda categoria merceologica comprende il latte e la crema di latte non concentrati, con 1.346 tonnellate di merci importate nel 2010 e un controvalore economico di circa 4,6 milioni di euro. Le importazioni temporanee rappresentano la quasi totalità (99% della quantità e 99,5% del controvalore economico), con importazioni temporanee attestatesi, nel 2010, a 1.334 tonnellate (valore 4,5 milioni di euro). In termini di quantità, Ancona detiene il primato per provincia di destinazione delle importazioni di latte e crema di latte non concentrati (1.340 tonnellate, 99,5% della quantità totale e 99,9% del valore totale).</span></p>
<p><span style="font-family: Arial;"><strong>Una filiera italiana e firmata</strong><br />
All&#8217;interno della filiera agro-alimentare, l&#8217;agricoltura è il comparto con il minor potere contrattuale e con gli utili più bassi, tra tutti gli attori che vi operano. Nonostante l&#8217;andamento anticiclico della domanda dei beni alimentari, che si mantiene stabile anche in periodi di congiuntura economica, le aziende agricole hanno sofferto molto, in questi ultimi tempi, a causa della forte diminuzione dei prezzi all&#8217;origine, a cui si deve aggiungere il forte aumento dei costi dei mezzi di produzione.<br />
Sono molteplici le cause che rendono l&#8217;agricoltura l&#8217;anello debole della filiera agro-alimentare, e vanno dall&#8217;eccessiva polverizzazione delle imprese, alla scarsa trasparenza nella formazione dei prezzi, alla mancanza di concorrenza che stimoli ed eviti di rendere asfittico il mercato, al numero troppo elevato di intermediari, con il conseguente moltiplicarsi dei costi, all&#8217;insufficienza, inadeguatezza e inefficienza delle piattaforme logistiche e delle strutture di stoccaggio, all&#8217;eccessivo potere detenuto dalla Gdo (Grande distribuzione organizzata), sino ad arrivare alle falsificazioni e imitazioni agroalimentari, il cui valore è pari al triplo di quello dell&#8217;export Made in Italy originale.<br />
<strong>L&#8217;idea, il progetto e l&#8217;impegno proposti da Coldiretti per combattere questo stato di cose, è la creazione di una filiera agricola, italiana e firmata: completamente italiana</strong>, perché tutti i processi devono avvenire in Italia, con prodotti rigorosamente italiani, gestita − quando possibile lungo tutte le fasi − principalmente dagli agricoltori; firmata perché si tratta di una filiera i cui prodotti sono caratterizzati dai tratti distintivi propri dei luoghi di origine e produzione, ossia prodotti immediatamente riconoscibili come totalmente italiani, grazie all&#8217;etichettatura all&#8217;origine, alla trasparenza della filiera e della formazione dei prezzi, e al legame con il proprio territorio.<br />
In questa maniera il patto di fiducia che si è sicuri di costruire con i consumatori, riuscirebbe a riportare l&#8217;agricoltura italiana a ricoprire un posto di primo piano nel panorama economico e all&#8217;interno della filiera, con evidenti ricadute economiche e di immagine positive, non solo per l&#8217;agricoltura stessa, ma per tutte le forze economiche e gli operatori coinvolti o interessati alla filiera agro-alimentare.<br />
La realizzazione del 1° Rapporto sui crimini agroalimentari in Italia è stata resa possibile grazie al contributo scientifico di Coldiretti, Ismea, Arma dei Carabinieri, Guardia di Finanza, Corpo Forestale dello Stato, Procura Nazionale Antimafia, Agenzia delle Dogane.<br />
<em>Un ringraziamento particolare per il prezioso contributo prestato alla realizzazione della ricerca va a: Raffaele Guariniello, Gennaro Marasca, Vincenzo Macrì, Antonio D&#8217;Amato, Giovanni Conzo.<br />
L&#8217;Eurispes ringrazia inoltre: i Posti di ispezione transfontaliera, gli Uffici di Sanità marittima, aerea e di frontiera, gli Uvac, le Asl (attività ispettiva), l&#8217;Arpa, gli Istituti zooprofilattici sperimentali, l&#8217;Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agroalimentari, l&#8217;Olaf.</em></span></p>
<p><span style="font-family: Arial;"><strong>FONTE: <cite><a href="http://www.agroalimentarenews.com" target="_blank">www.agroalimentarenews.com</a></cite></strong></span></p>
<hr /><small>Copyright &copy; 2008<br /> This feed is for personal, non-commercial use only. <br /> The use of this feed on other websites breaches copyright. If this content is not in your news reader, it makes the page you are viewing an infringement of the copyright. (Digital Fingerprint:<br /> )</small>]]></content:encoded>
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		<title>Brunello di Montalcino: una critica dall&#8217;interno&#8230;ma anonima!</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Jun 2011 10:23:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>RoVino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Peccato. Uno dei problemi che affliggono Montalcino è la sempre più insistente idea che il sangiovese non sia più il simbolo del noto Brunello e del suo fratello minore &#8220;Rosso di Montalcino&#8220;, ma che abbia bisogno urgente di essere &#8220;accompagnato&#8221; da più internazionali varietà che qualcuno riterrebbe necessarie per chissà quale radioso futuro!
Peccato, dicevo, poiché [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-3459" style="float: left; margin: 8px 10px 0px 0px; cursor: hand" title="montalcino" src="http://www.lavinium.com/laviniumblog/wp-content/themes/tma/images/uploads/2011/06/montalcino.jpg" alt="montalcino" width="470" height="307" />Peccato. Uno dei problemi che affliggono Montalcino è la sempre più insistente idea che il sangiovese non sia più il simbolo del noto <strong>Brunello</strong> e del suo fratello minore &#8220;<strong>Rosso di Montalcino</strong>&#8220;, ma che abbia bisogno urgente di essere &#8220;accompagnato&#8221; da più internazionali varietà che qualcuno riterrebbe necessarie per chissà quale radioso futuro!<br />
Peccato, dicevo, poiché non tutti la pensano così, anzi, ma purtroppo l&#8217;atmosfera non deve essere serena e chi non è d&#8217;accordo non se la sente di esporsi in prima persona.<br />
Sebbene abbia più volte tentato di suggerire ad alcuni produttori che dissentono di unirsi e fare cordata, purtroppo sembra che delle forze oscure gli abbiano sottratto qualsiasi coraggio.<br />
Non mi stupisce, quindi, di trovarmi di fronte ad una lettera inviata pochi giorni fa a tutti gli associati da un anonimo &#8220;piccolo (grande) produttore di vino&#8221;, come lui stesso si firma.<br />
Peccato perché il contenuto di quella lettera è pienamente condivisibile, peccato perché so che ci sono molti altri produttori che la pensano così, ma finché questo dissenso rimarrà un vago sfogo dall&#8217;interno, a poco o nulla servirà.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-3460" title="lettera_soci_montalcino" src="http://www.lavinium.com/laviniumblog/wp-content/themes/tma/images/uploads/2011/06/lettera_soci_montalcino.gif" alt="lettera_soci_montalcino" width="470" height="661" /></p>
<hr /><small>Copyright &copy; 2008<br /> This feed is for personal, non-commercial use only. <br /> The use of this feed on other websites breaches copyright. If this content is not in your news reader, it makes the page you are viewing an infringement of the copyright. (Digital Fingerprint:<br /> )</small>]]></content:encoded>
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		<title>Il referendum del 12 e 13 giugno, perché la TV evita di parlarne?</title>
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		<pubDate>Mon, 23 May 2011 10:25:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>RoVino</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-3415" style="float: left; margin: 8px 10px 10px 0px; cursor: hand" title="referendum" src="http://www.lavinium.com/laviniumblog/wp-content/themes/tma/images/uploads/2011/05/referendum.jpg" alt="referendum" width="400" height="325" />Come sempre accade le questioni che coinvolgono scelte politiche ed economiche condizionano l&#8217;informazione, rendendola meno trasparente o addirittura celandola. Il fatto che il <strong>12 e 13 giugno</strong> ci sia un referendum che tocca temi di enorme rilevanza come la <strong>privatizzazione dell&#8217;acqua</strong>, il <strong>legittimo impedimento</strong> e la realizzazione di impianti ad <strong>energia nucleare</strong> sul territorio italiano, imporrebbe un&#8217;informazione ad ampio spettro, anche perché aocnra oggi molta gente si confonde e non ha mai chiaro cosa accade votando <strong>si</strong> oppure <strong>no</strong>.<br />
Questo succede perché il referendum ha come sua funzione primaria quella di <strong>abrogare leggi o parti di esse</strong>. Quindi il &#8220;SI&#8221; vuole dire &#8220;voglio abrogare la legge&#8230;&#8221;, quindi sono contrario a che venga mantenuta la situazione attuale, il &#8220;No&#8221; invece non vuole che le cose vengano modificate.<br />
Ovviamente, visto che affinché il referendum sia considerato valido bisogna raggiungere il <strong>quorum</strong>, ovvero <strong>devono andare a votare almeno il 50% della popolazione più uno</strong>, non parlarne, non spiegare le modalità di voto, non raccontare nel dettaglio su cosa andremo ad esprimerci, è indice di una precisa volontà di farci dimenticare del referendum.<br />
Inoltre accorparlo con le <strong>elezioni amministrative</strong>, dove l&#8217;affluenza è ovviamente molto superiore, avrebbe significato minore spesa per lo Stato (cioè noi) e maggiori probabilità che quel quorum venisse raggiunto. Il ministro Maroni si è guardato bene dal fare una simile scelta.<br />
Non è un caso, ad esempio, che i TG abbiano smesso di parlare di <strong>Fukushima</strong>, sebbene la situazione non sia affatto migliorata, anzi. Non è un caso che abbiano parlato di blocco (temporaneo) di qualsiasi iniziativa volta alla costruzione di nuove centrali nucleari. Un modo come un altro per demotivarci ad andare a votare.<br />
Allora, quali sono questi quattro quesiti referendari su cui dovremo esprimerci? Vediamoli nel dettaglio:</p>
<p><strong>1) (Modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica. Abrogazione)<br />
Volete voi che sia abrogato l&#8217;art. 23-bis (Servizi pubblici locali di rilevanza economica) del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112 recante &#8220;Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria&#8221;, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, come modificato dall&#8217;art. 30, comma 26, della legge 23 luglio 2009, n. 99, recante &#8220;Disposizioni per lo sviluppo e l&#8217;internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia&#8221;, e dall&#8217;art. 15 del decreto-legge 25 settembre 2009, n. 135, recante &#8220;Disposizioni urgenti per l&#8217;attuazione di obblighi comunitari e per l&#8217;esecuzione di sentenze della corte di giustizia della Comunità europea&#8221;, convertito, con modificazioni, dalla legge 20 novembre 2009, n. 166, nel testo risultante a seguito della sentenza n. 325 del 2010 della Corte costituzionale?</strong></p>
<p>Il primo quesito propone l&#8217;abrogazione dell&#8217;art. 23 bis (dodici commi) della Legge n. 133/2008 , relativo alla privatizzazione dei servizi pubblici di rilevanza economica.<br />
È l&#8217;ultima normativa approvata dal Governo Berlusconi. Stabilisce come modalità ordinarie di gestione del servizio idrico l&#8217;affidamento a soggetti privati attraverso gara o l&#8217;affidamento a società a capitale misto pubblico-privato, all&#8217;interno delle quali il privato sia stato scelto attraverso gara e detenga almeno il 40%.<br />
Con questa norma, si vogliono mettere definitivamente sul mercato le gestioni dei 64 ATO (su 92) che o non hanno ancora proceduto ad affidamento, o hanno affidato la gestione del servizio idrico a società a totale capitale pubblico. Queste ultime infatti cesseranno improrogabilmente entro il dicembre 2011, o potranno continuare alla sola condizione di trasformarsi in società miste, con capitale privato al 40%. La norma inoltre disciplina le società miste collocate in Borsa, le quali, per poter mantenere l&#8217;affidamento del servizio, dovranno diminuire la quota di capitale pubblico al 40% entro giugno 2013 e al 30% entro il dicembre 2015.<br />
<strong>Abrogare questa norma significa contrastare l&#8217;accelerazione sulle privatizzazioni imposta dal Governo e la definitiva consegna al mercato dei servizi idrici in questo Paese</strong>.</p>
<p><strong>2) (Determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all&#8217;adeguata remunerazione del capitale investito. Abrogazione parziale di norma)<br />
Volete voi che sia abrogato il comma 1 dell&#8217;art. 154 (Tariffa del servizio idrico integrato) del Decreto Legislativo 3 aprile 2006, n. 152, recante &#8220;Norme in materia ambientale&#8221;, limitatamente alla seguente parte: &#8220;dell&#8217;adeguatezza della remunerazione del capitale investito&#8221;?</strong></p>
<p>Il secondo quesito propone l&#8217;abrogazione dell&#8217;art. 154 del Decreto Legislativo n. 152/2006 (c.d. Codice dell&#8217;Ambiente), <strong>limitatamente a quella parte del comma 1 che dispone che la tariffa per il servizio idrico è determinata tenendo conto dell’ &#8220;adeguatezza della remunerazione del capitale investito&#8221;</strong>.<br />
<strong>La parte di normativa che si chiede di abrogare è quella che consente al gestore di ottenere profitti garantiti sulla tariffa, caricando sulla bolletta dei cittadini un 7% a remunerazione del capitale investito, senza alcun collegamento a qualsiasi logica di reinvestimento per il miglioramento qualitativo del servizio</strong>.<br />
Abrogando questo articolo si impedisce che enti privati possano trarre profitti da un bene comune come l&#8217;acqua.</p>
<p>Questi due primi quesiti sono stati promossi dal &#8220;<strong><a href="http://www.acquabenecomune.org/raccoltafirme/index.php?option=com_content&amp;view=category&amp;layout=blog&amp;id=34&amp;Itemid=53" target="_blank">Forum Italiano dei movimenti per l&#8217;acqua</a></strong>&#8220;.</p>
<p><strong>3) (Nuove centrali per la produzione di energia nucleare. Abrogazione parziale di norme)<br />
Volete voi che sia abrogato il decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, nel testo risultante per effetto di modificazioni ed integrazioni successive, recante &#8220;Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e perequazione tributaria&#8221;</strong>&#8230; (per ragioni di spazio non riporto l&#8217;intero testo perché è lunghissimo).</p>
<p>In poche parole, il terzo quesito ha l&#8217;intento di riproporre quanto già era stato fatto ed ottenuto 25 anni fa con il precedente referendum: evitare la possibilità che sul territorio italiano vengano costruite centrali nucleari. Allora ci fu Chernobyl, ora Fukushima (che si sta dimostrando anche peggiore), è ovvio che questi disastri possono incidere sulla scelta, ma in ogni caso devono farci riflettere, soprattutto perché è ormai dimostrato ampiamente l&#8217;enorme danno sulla salute an che in Italia che ha provocato quell&#8217;incidente del 26 aprile 1986 (lo abbiamo sperimentato di persona anche nella mia famiglia).</p>
<p><strong>4) (Abrogazione di norme della legge 7 aprile 2010, n. 51, in materia di legittimo impedimento del Presidente del Consiglio dei Ministri e dei Ministri a comparire in udienza penale, quale risultante a seguito della sentenza n. 23 del 2011 della Corte Costituzionale)<br />
Volete voi che siano abrogati l&#8217;art. 1, commi 1, 2, 3, 5 e 6, e l&#8217;art. 2 della legge 7 aprile 2010, n. 51, recante &#8220;Disposizioni in materia di impedimento a comparire in udienza&#8221;, quale risultante a seguito della sentenza n. 23 del 13-25 gennaio 2011 della Corte costituzionale?</strong></p>
<p>Su questo ultimo punto, direi che c&#8217;è poco da chiarire. E&#8217; forse quello di cui si è parlato di più. Abrogando i succitati commi (quindi votando &#8220;SI&#8221;), qualsiasi ministro eletto non potrà più usufruire del &#8220;legittimo impedimento&#8221; per non comparire in udienza, in pratica sarà un uomo come tutti gli altri.</p>
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