<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Esalazioni etiliche &#187; notizie dal mondo</title>
	<atom:link href="http://www.lavinium.com/laviniumblog/category/notizie-dal-mondo/feed" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.lavinium.com/laviniumblog</link>
	<description>tutto quello che potremmo dire sotto l&#039;effetto dell&#039;alcol</description>
	<lastBuildDate>Thu, 09 Feb 2012 10:40:58 +0000</lastBuildDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=2.8.4</generator>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
			<item>
		<title>Il Masseto ha un proprio sito&#8230;sponsor di se stesso</title>
		<link>http://www.lavinium.com/laviniumblog/il-masseto-ha-un-proprio-sito-sponsor-di-se-stesso.html</link>
		<comments>http://www.lavinium.com/laviniumblog/il-masseto-ha-un-proprio-sito-sponsor-di-se-stesso.html#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 14:35:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>RoVino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Riflessioni enoiche]]></category>
		<category><![CDATA[notizie dal mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Marchesi Frescobaldi]]></category>
		<category><![CDATA[Masseto]]></category>
		<category><![CDATA[Robert Mondavi]]></category>
		<category><![CDATA[Tenuta dell'Ornellaia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lavinium.com/laviniumblog/?p=3640</guid>
		<description><![CDATA[Lo sapevate? No? Ebbene si, il Masseto, il merlot più famoso d&#8217;Italia e uno dei più conosciuti al mondo brilla di luce propria anche sul web.
Certo, a guardare gli articoli viene da pensare che sia un tantino autoreferenziale&#8230; e neanche molto aggiornato: &#8220;Primo sulla Place de Bordeaux &#8211; Tra i migliori Chateaux del mondo&#8221;, risale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-3641" style="float: left; margin: 8px 10px 0px 0px; cursor: hand" title="masseto_sito" src="http://www.lavinium.com/laviniumblog/wp-content/themes/tma/images/uploads/2012/01/masseto_sito.gif" alt="masseto_sito" width="470" height="533" />Lo sapevate? No? Ebbene si, il Masseto, il merlot più famoso d&#8217;Italia e uno dei più conosciuti al mondo brilla di luce propria anche sul web.<br />
Certo, a guardare gli articoli viene da pensare che sia un tantino autoreferenziale&#8230; e neanche molto aggiornato: &#8220;Primo sulla Place de Bordeaux &#8211; Tra i migliori Chateaux del mondo&#8221;, risale nientemeno che all&#8217;11 novembre 2008.<br />
Ma che importanza ha, in fondo è solo una vetrina, ha lo scopo di dimostrare che la crisi del Masseto non esiste, che è sicuramente uno dei migliori investimenti che si possano fare. Se ne frega dello spread lui! Se lo avete comprato qualche annetto fa, mettiamo a 500 euro, ora potete rivenderlo ad almeno il 140% in più! Che affare eh?<br />
Chi lo avrebbe detto che un merlot avrebbe potuto mettere in secondo piano il Barolo Monfortino o addirittura il Sassicaia&#8230;<br />
Si, perché il Masseto non nasce sulle eroiche pendici valtellinesi o valdostane, non rivela tutta la sua classe attingendo le sue radici dai terreni vulcanici del Vulture o dai fossili dell&#8217;Alto Piemonte, né dalle pendici dell&#8217;Etna, ma questo non deve farci credere che non abbia le sue carte nobili da giocare. Infatti i sette ettari di vigna dimorano su una collina le cui zolle sono &#8220;dure come massi&#8221; (da cui il nome del vino), collina che ha una variabilità di terreno invidiabile, tanto da poter dichiarare che è suddivisa in 3 microzone: Masseto Alto, situato a circa 120 metri slm, con suolo composto da argilla sciolta, sabbia e ciottoli; Masseto Centrale, dove l&#8217;argilla grigia costituisce la parte principale; Masseto Junior, dove l&#8217;argilla viene via via scemando.</p>
<p>E quanti nomi altisonanti sono passati nella sua storia, dal Della Gherardesca agli Antinori, dai Mondavi a i Frescobaldi, mica quisquilie, è così che si forgia un grande vino!<br />
Certo, il Masseto, come i Frescobaldi hanno preteso che fosse riprendendosi le quote del maleintenzionato Robert Mondavi, che voleva aumentare i numeri e abbassare i prezzi, è e deve rimanere un vino d&#8217;elite, poco importa se gran parte degli italiani dovranno accontentarsi di guardarlo sul sito.<br />
Per fortuna oggi si possono trovare vini straordinari senza dare fondo ai propri risparmi, ma forse nello chateaux di monsieur Masseto non se ne sono ancora accorti&#8230;</p>
<hr /><small>Copyright &copy; 2008<br /> This feed is for personal, non-commercial use only. <br /> The use of this feed on other websites breaches copyright. If this content is not in your news reader, it makes the page you are viewing an infringement of the copyright. (Digital Fingerprint:<br /> )</small>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.lavinium.com/laviniumblog/il-masseto-ha-un-proprio-sito-sponsor-di-se-stesso.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Vendemmia 2011 ai minimi storici, ma la qualità? Le previsioni di UIV-ISMEA</title>
		<link>http://www.lavinium.com/laviniumblog/vendemmia-2011-ai-minimi-storici-ma-la-qualita-le-previsioni-di-uiv-ismea.html</link>
		<comments>http://www.lavinium.com/laviniumblog/vendemmia-2011-ai-minimi-storici-ma-la-qualita-le-previsioni-di-uiv-ismea.html#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 14 Sep 2011 06:00:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>RoVino</dc:creator>
				<category><![CDATA[ne vogliamo parlare]]></category>
		<category><![CDATA[notizie dal mondo]]></category>
		<category><![CDATA[previsioni vendemmiali 2011]]></category>
		<category><![CDATA[previsioni vendemmiali UIV e ISMEA]]></category>
		<category><![CDATA[Vendemmia 2001]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lavinium.com/laviniumblog/?p=3536</guid>
		<description><![CDATA[Ci si domanda in molti come sarà andata la vendemmia 2011 nelle varie regioni italiane (o come andrà per coloro che ancora non l&#8217;hanno fatta), il caldo rovente e improvviso di agosto ha creato qualche problema, soprattutto ai vini bianchi, ma vediamo cosa ci dicono le previsioni fatte dall&#8217;Unione Italiana Vini e Ismea.
Previsioni Unione Italiana [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-3537" style="float: left; margin: 8px 10px 10px 0px; cursor: hand" title="vendemmia_franciacorta" src="http://www.lavinium.com/laviniumblog/wp-content/themes/tma/images/uploads/2011/09/vendemmia_franciacorta.jpg" alt="vendemmia_franciacorta" width="470" height="312" />Ci si domanda in molti come sarà andata la vendemmia 2011 nelle varie regioni italiane (o come andrà per coloro che ancora non l&#8217;hanno fatta), il caldo rovente e improvviso di agosto ha creato qualche problema, soprattutto ai vini bianchi, ma vediamo cosa ci dicono le previsioni fatte dall&#8217;Unione Italiana Vini e Ismea.</p>
<p><strong>Previsioni Unione Italiana Vini &#8211; Ismea</strong></p>
<p>Vendemmia 2011 verso i minimi storici</p>
<p><strong>Volumi a 42,3 milioni di ettolitri (-10% rispetto al 2010)</strong>. Se confermato, sarebbe la terza volta<br />
sotto soglia 43 milioni dal 1957. A incidere sul risultato il caldo record di fine agosto, l’ultimo ciclo di estirpazioni con premio e la vendemmia verde in Sicilia.</p>
<p><strong>Roma, 13 settembre 2011<br />
</strong>Per il 2011 si sta delineando una vendemmia ai minimi storici. E’ quanto emerge dalla ricognizione dei vigneti effettuata congiuntamente da Unione Italiana Vini e Ismea nella prima settimana di settembre, che attesta la produzione poco al di sopra dei 42 milioni di ettolitri, il 10% in meno rispetto ai 46,7 milioni registrati dall’Istat per il 2010. Questo dato non solo riporterebbe l’Italia al secondo posto tra i Paesi produttori, dopo la Francia che stima circa 49 milioni di ettolitri (+8%), ma se confermato potrebbe segnare anche uno dei più bassi livelli per la produzione di casa nostra da mezzo secolo a questa parte: dal 1957 infatti si è scesi sotto soglia 43 milioni solo due volte, in quell’anno e nel 2007.<br />
Già dall’inizio dell’estate si era prospettata una lieve riduzione che si è fatta però ben più significativa con il passare delle settimane e con la colonnina di mercurio che ha segnato temperature record. Il caldo, unitamente alla prolungata assenza di piogge, che le irrigazioni di soccorso non sono riuscite a compensare, ha causato stress idrico ai grappoli innescando un processo di maturazione molto anticipato rispetto alla norma ed una maggiore concentrazione degli zuccheri dovuta essenzialmente alla disidratazione delle uve, che mostrano pertanto una resa in vino minore dello scorso anno.<br />
Oltre ai fattori meteo, a condizionare la campagna vinicola è stato anche il ricorso alle estirpazioni con premio e abbandono definitivo, che ormai stanno portando ad una riduzione strutturale delle produzioni. Basti ricordare che nella campagna scorsa sono state accolte domande di estirpazioni per 9.288 ettari, che si vanno ad aggiungere ai 22.312 delle due campagne precedenti. Il ricorso maggiore a tale misura è stato fatto nel complesso da Puglia, Sicilia ed Emilia Romagna rispettivamente con quote sulla superficie ad inventario pari al 12%, 6% e 5%.<br />
A limitare i volumi prodotti si è aggiunta anche la vendemmia verde, che soprattutto in Sicilia per questo anno ha “congelato” quasi 13.000 ettari. Poche invece le adesioni a tale misura nelle altre regioni.<br />
Oltre che per i volumi non abbondanti, quella del 2011 sarà anche ricordata come una vendemmia molto anticipata rispetto alla media. Si parla in molte zone di due settimane o più.<br />
E la qualità? La discussione è aperta anche su questo fronte e come sempre la situazione è a macchia di leopardo. Non mancano in ogni caso punte di eccellenza e si prevede mediamente un incremento delle gradazioni.<br />
Mai come quest’anno comunque è d’obbligo la cautela. Perché se è vero che il meteo sfavorevole ha ormai fatto archiviare, con significative flessioni, la vendemmia delle uve precoci, una pioggia provvidenziale nei prossimi giorni potrebbe migliorare la situazione di quelle tardive.</p>
<table border="0" cellspacing="0" cellpadding="0" width="502">
<tbody>
<tr>
<td colspan="3" width="289" valign="bottom"><strong>Produzione di vino e mosto in Italia </strong>(migliaia di ettolitri)</td>
<td width="98" valign="bottom"> </td>
<td width="114" valign="bottom"> </td>
</tr>
<tr>
<td width="132" valign="top"> </td>
<td width="65" valign="top">
<p align="right"><strong>2009</strong></p>
</td>
<td width="92" valign="top">
<p align="right"><strong>2010</strong></p>
</td>
<td width="98" valign="top">
<p align="right"><strong>2011*</strong></p>
</td>
<td width="114" valign="top">
<p align="right"><strong>Var. % 2011/2010</strong></p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="132" valign="top">Piemonte</td>
<td width="65" valign="top">
<p align="right">2.858</p>
</td>
<td width="92" valign="top">
<p align="right">2.996<strong> </strong></p>
</td>
<td width="98" valign="top">
<p align="right">2.850</p>
</td>
<td width="114" valign="top">
<p align="right">-5%</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="132" valign="top">Valle d&#8217;Aosta</td>
<td width="65" valign="top">
<p align="right">22</p>
</td>
<td width="92" valign="top">
<p align="right">22</p>
</td>
<td width="98" valign="top">
<p align="right">24</p>
</td>
<td width="114" valign="top">
<p align="right">12%</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="132" valign="top">Lombardia</td>
<td width="65" valign="top">
<p align="right">1.277</p>
</td>
<td width="92" valign="top">
<p align="right">1.349</p>
</td>
<td width="98" valign="top">
<p align="right">1.280</p>
</td>
<td width="114" valign="top">
<p align="right">-5%</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="132" valign="top">Trentino Alto Adige</td>
<td width="65" valign="top">
<p align="right">1.254</p>
</td>
<td width="92" valign="top">
<p align="right">1.161</p>
</td>
<td width="98" valign="top">
<p align="right">1.060</p>
</td>
<td width="114" valign="top">
<p align="right">-9%</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="132" valign="top">Veneto</td>
<td width="65" valign="top">
<p align="right">8.174</p>
</td>
<td width="92" valign="top">
<p align="right">8.351</p>
</td>
<td width="98" valign="top">
<p align="right">7.520</p>
</td>
<td width="114" valign="top">
<p align="right">-10%</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="132" valign="top">Friuli Venezia Giulia</td>
<td width="65" valign="top">
<p align="right">1.130</p>
</td>
<td width="92" valign="top">
<p align="right">1.334</p>
</td>
<td width="98" valign="top">
<p align="right">1.270</p>
</td>
<td width="114" valign="top">
<p align="right">-5%</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="132" valign="top">Liguria</td>
<td width="65" valign="top">
<p align="right">83</p>
</td>
<td width="92" valign="top">
<p align="right">70</p>
</td>
<td width="98" valign="top">
<p align="right">83</p>
</td>
<td width="114" valign="top">
<p align="right">18%</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="132" valign="top">Emilia Romagna</td>
<td width="65" valign="top">
<p align="right">6.952</p>
</td>
<td width="92" valign="top">
<p align="right">6.601</p>
</td>
<td width="98" valign="top">
<p align="right">6.090</p>
</td>
<td width="114" valign="top">
<p align="right">-8%</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="132" valign="top">Toscana</td>
<td width="65" valign="top">
<p align="right">2.772</p>
</td>
<td width="92" valign="top">
<p align="right">2.854</p>
</td>
<td width="98" valign="top">
<p align="right">2.710</p>
</td>
<td width="114" valign="top">
<p align="right">-5%</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="132" valign="top">Umbria</td>
<td width="65" valign="top">
<p align="right">987</p>
</td>
<td width="92" valign="top">
<p align="right">875</p>
</td>
<td width="98" valign="top">
<p align="right">790</p>
</td>
<td width="114" valign="top">
<p align="right">-10%</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="132" valign="top">Marche</td>
<td width="65" valign="top">
<p align="right">782</p>
</td>
<td width="92" valign="top">
<p align="right">927</p>
</td>
<td width="98" valign="top">
<p align="right">810</p>
</td>
<td width="114" valign="top">
<p align="right">-13%</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="132" valign="top">Lazio</td>
<td width="65" valign="top">
<p align="right">1.527</p>
</td>
<td width="92" valign="top">
<p align="right">1.259</p>
</td>
<td width="98" valign="top">
<p align="right">1.070</p>
</td>
<td width="114" valign="top">
<p align="right">-15%</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="132" valign="top">Abruzzo</td>
<td width="65" valign="top">
<p align="right">2.652</p>
</td>
<td width="92" valign="top">
<p align="right">3.028</p>
</td>
<td width="98" valign="top">
<p align="right">2.500</p>
</td>
<td width="114" valign="top">
<p align="right">-17%</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="132" valign="top">Molise</td>
<td width="65" valign="top">
<p align="right">319</p>
</td>
<td width="92" valign="top">
<p align="right">271</p>
</td>
<td width="98" valign="top">
<p align="right">260</p>
</td>
<td width="114" valign="top">
<p align="right">-4%</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="132" valign="top">Campania</td>
<td width="65" valign="top">
<p align="right">1.830</p>
</td>
<td width="92" valign="top">
<p align="right">1.869</p>
</td>
<td width="98" valign="top">
<p align="right">1.680</p>
</td>
<td width="114" valign="top">
<p align="right">-10%</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="132" valign="top">Puglia</td>
<td width="65" valign="top">
<p align="right">5.920</p>
</td>
<td width="92" valign="top">
<p align="right">7.169</p>
</td>
<td width="98" valign="top">
<p align="right">6.800</p>
</td>
<td width="114" valign="top">
<p align="right">-5%</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="132" valign="top">Basilicata</td>
<td width="65" valign="top">
<p align="right">144</p>
</td>
<td width="92" valign="top">
<p align="right">125</p>
</td>
<td width="98" valign="top">
<p align="right">100</p>
</td>
<td width="114" valign="top">
<p align="right">-20%</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="132" valign="top">Calabria</td>
<td width="65" valign="top">
<p align="right">392</p>
</td>
<td width="92" valign="top">
<p align="right">323</p>
</td>
<td width="98" valign="top">
<p align="right">323</p>
</td>
<td width="114" valign="top">
<p align="right">0%</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="132" valign="top">Sicilia</td>
<td width="65" valign="top">
<p align="right">6.175</p>
</td>
<td width="92" valign="top">
<p align="right">5.676</p>
</td>
<td width="98" valign="top">
<p align="right">4.540</p>
</td>
<td width="114" valign="top">
<p align="right">-20%</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="132" valign="top">Sardegna</td>
<td width="65" valign="top">
<p align="right">550</p>
</td>
<td width="92" valign="top">
<p align="right">475</p>
</td>
<td width="98" valign="top">
<p align="right">500</p>
</td>
<td width="114" valign="top">
<p align="right">5%</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="132" valign="top"><strong>Italia</strong></td>
<td width="65" valign="top">
<p align="right"><strong>45.800</strong></p>
</td>
<td width="92" valign="top">
<p align="right"><strong>46.734</strong></p>
</td>
<td width="98" valign="top">
<p align="right"><strong>42.260</strong></p>
</td>
<td width="114" valign="top">
<p align="right"><strong>-10%</strong></p>
</td>
</tr>
<tr>
<td colspan="3" width="289" valign="bottom"><em>Fonte: Istat; </em><em>*Stima Ismea-Uiv al 12/9/2011</em></td>
<td width="98" valign="bottom"> </td>
<td width="114" valign="bottom"> </td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><strong>Dettaglio regionale</strong></p>
<p>Nel Nord-Est si evidenziano perdite generalizzate.</p>
<p><strong><img class="alignnone size-full wp-image-3539" style="float: left; margin: 8px 10px 10px 0px; cursor: hand" title="vendemmia" src="http://www.lavinium.com/laviniumblog/wp-content/themes/tma/images/uploads/2011/09/vendemmia.jpg" alt="vendemmia" width="470" height="353" />Veneto</strong> (-10%). La ripresa vegetativa anche in questa regione è risultata mediamente in anticipo di circa 10 giorni, con punte anche di due settimane in alcune zone del Trevigiano e della provincia di Venezia. La primavera particolarmente mite aveva fatto sperare in un risultato produttivo molto buono. Infatti le prime fasi fenologiche non avevo creato particolari problemi. La gemmazione era stata generalmente buona e solo in alcune zone è risultata mediocre sui rossi, Merlot e Cabernet in particolare. La fioritura quasi ovunque ottima, mentre l’allegagione è passata dal buono della Valpolicella e del Soave all’ottimo della zona dei Colli Euganei. A colpire duramente è stato il mese di agosto, in piena fase di maturazione, con le alte temperature e le scarse piogge che hanno portato le produzioni al di sotto dei livelli, piuttosto elevati peraltro, del 2010. La gradazione delle uve risulta, quindi, più elevata rispetto allo scorso anno di oltre un grado babo. Non si registrano altri danni importanti da attribuire ai fattori meteo ad eccezione di alcune perdite dovute alla grandine. Buona la situazione anche sul fronte fitosanitario. Bassa incidenza di oidio, peronospora e tignola mentre la diffusione di botrite ed acari è stata nella media. Da segnalare, comunque, che tutte le patogene sono state ben controllate ed arginate.</p>
<p><strong>Trentino-Alto Adige</strong> (-9%). Anche le vigne trentine hanno mostrato un anticipo medio di circa una decina di giorni e la vendemmia delle uve base spumante è iniziata subito dopo ferragosto. Le perdite di produzione dell’intera regione, in realtà, si realizzano quasi esclusivamente nella provincia di Trento dove già le prime fasi vegetative non erano state sempre all’altezza delle aspettative. La fioritura ad esempio è risultata buona nei fondovalle, mentre in certe aree collinari è stata mediocre. Inoltre le grandinate di metà luglio hanno provocato non pochi danni ai produttori nella zona dell’Adige ed anche laddove si è potuto raccogliere c’è stata un’attenta selezione dei grappoli.<br />
Sulle uve base spumante i parametri chimici, grado zuccherino e soprattutto acidità e profumi, erano elevati e le giornate calde di agosto accompagnate da notti fresche hanno contribuito a mantenerli a livelli alti, almeno inizialmente. In seguito le temperature elevate hanno accelerato la maturazione, ma senza far aumentare il grado zuccherino, provocando in certi casi un calo di acidità. Ottima, a detta degli operatori, la qualità anche delle uve bianche aromatiche mentre i volumi sono stati influenzati dalla perdita di peso dei grappoli per il caldo estivo. Molto positive le attese, sia sul fronte qualitativo che quantitativo sulle uve rosse la cui maturazione sembra ottimale ed i primi riscontri sembrano confermare tale ottimismo.<br />
In provincia di Bolzano, invece, i volumi potrebbero essere simili a quelli dello scorso anno. Tutte le fasi fenologiche sono da considerarsi buone o ottime e le avversità tiche si sono limitate ad alcune precipitazioni accompagnate da grandine che, localmente, hanno provocato perdite di prodotto.</p>
<p><strong>Friuli-Venezia Giulia</strong> (-5%). La vigna friulana si presenta con una riduzione attesa inferiore rispetto alle altre regioni nord-orientali. Le fasi fenologiche, anticipate mediamente di circa 8 giorni, sono risultate buone con la maturazione ottimale. Sul fronte fitosanitario c&#8217;è stata solo qualche comparsa di botrite, peraltro efficacemente controllata. Principale indiziato del calo produttivo è l&#8217;andamento meteo caratterizzato da qualche grandinata di fine primavera/inizio estate, seguita dalle eccessive piogge di luglio e dalla forte siccità di agosto.<br />
L’accelerazione nelle operazioni vendemmiali già nella seconda metà agosto, al verificarsi di forti escursioni termiche (da 32-36° di giorno a 20-22 di notte), è da ritenersi funzionale non solo ad incrementi zuccherini ma anche agli aromi e profumi delle uve.</p>
<p>In <strong>Piemonte</strong> (-5%), dopo le bizze del 2010, anche l’annata 2011 ha riservato le sue sorprese, portando un andamento meteo e produttivo ancora più “originale” rispetto all’anno passato. L’inverno non è stato particolarmente rigido e probabilmente può essere indicato come la stagione più regolare. Le anomalie sono iniziate in primavera, nel mese di aprile, che ha portato una decina di giorni di sole e molto caldo, situazione che si è ripetuta in gran parte del mese di maggio.<br />
Con il mese di giugno è iniziata un’estate molto particolare con giorni caldi ed assolati, notti fresche e buone precipitazioni. I vigneti apparivano quindi molto rigogliosi, e con uno sviluppo anticipato di 10-15 giorni. Tutto faceva sperare in un’ottima annata sia sul fronte qualitativo che quantitativo. Il caldo di agosto però ha creato non pochi problemi anche perché è andato ad incidere su un prodotto ormai in avanzato stato di maturazione provocando perdita di peso nei grappoli. Per le uve precoci, quindi si è verificata una riduzione molto sensibile. Da tener conto che, a parte alcuni casi limite di raccolta delle uve da spumante avvenuta già nella prima quindicina di agosto, la seconda parte del mese ha visto in molte zone l’avvio delle operazioni vendemmiali, soprattutto per le uve bianche (Chardonnay, Moscato, Sauvignon e Arneis), per il Brachetto e per il Pinot nero dell’Alta Langa.<br />
Le piogge della prima domenica di settembre, però, hanno ridato un po’ di sollievo alle uve e si nutrono buone aspettative sia per le Barbera che per il Nebbiolo. Nel complesso si attende un’alta gradazione zuccherina delle uve.<br />
All’interno della regione le riduzioni si avvertono quindi più nelle province di Asti ed Alessandria, mentre nel Cuneese si prospettano volumi in linea con lo scorso anno.<br />
Per quanto concerne le malattie, si è avuto un’incidenza sotto la media di oidio e peronospora mentre le preoccupazioni maggiori sono derivate da una recrudescenza della flavescenza dorata.<br />
Lombardia (-5%). Le diverse fasi fenologiche risultano in anticipo di circa 8/10 giorni e si sono susseguite in maniera regolare fino alla maturazione. Buona la fioritura, media l’allegagione ed ottime l’invaiatura e la fase finale della maturazione. L’incidenza di peronospora, oidio e tignola è stata bassa mentre i problemi più importanti si sono avuti per gli elevati attacchi di botrite su foglia. Alcune precipitazioni a carattere grandigeno hanno colpito una zona circoscritta dell’Oltrepò Pavese di 600-700 ettari. Qui la raccolta è iniziata intorno all’8 di agosto, con un anticipo di 10 giorni rispetto alla norma e la produzione potrebbe subire le riduzioni più significative rispetto ad altre aree della regione, ma la qualità sembra ottima soprattutto sul Pinot nero. In Franciacorta, ad esempio, le quantità sono in crescita del 10% sul 2010. Il decorso di tutte le fasi fenologiche è stato ottimo e inferiore alla media l’incidenza di avversità parassitarie e meteorologiche. La qualità delle uve con gradazione zuccherina è nella norma. Anche in Valtellina, dove la produzione si stima in crescita, la stagione vegetativa è iniziata con circa una settimana di anticipo.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-3540" style="float: left; margin: 8px 10px 10px 0px; cursor: hand" title="vendemmia2" src="http://www.lavinium.com/laviniumblog/wp-content/themes/tma/images/uploads/2011/09/vendemmia2.jpg" alt="vendemmia2" width="470" height="319" />Nell’<strong>Italia Nord-occidentale</strong> sono le regioni più piccole a segnare una controtendenza rispetto all’andamento generale.<br />
Bene, infatti, la <strong>Valle d’Aosta</strong> sia sotto il profilo qualitativo che quantitativo, con una produzione superiore del 12% rispetto allo scorso anno. Il calendario vegetativo è in anticipo di circa 10 giorni con le diverse fasi fenologiche che si sono susseguite in maniera regolare. Bassa l&#8217;incidenza delle malattie nel vigneto ed anche le avversità meteorologiche non hanno avuta rilevanza particolare. La gradazione delle uve si prevede sugli stessi valori registrati nel 2010.<br />
Un aumento è previsto anche per la <strong>Liguria</strong> (+18%). La stagione è stata regolare e lo sviluppo vegetativo buono. Il recupero produttivo è piuttosto diffuso in tutta la regione con le punte più elevate nella provincia di Savona.</p>
<p><strong>Emilia Romagna</strong> (-8%). Lo sviluppo vegetativo della vigna è stato accelerato di circa una settimana per le varietà precoci e di 10 giorni per le tardive grazie all&#8217;andamento meteo particolarmente favorevole registrato all&#8217;inizio della primavera. La cacciata, scarsa per le uve Ancellotta, è invece stata buona per i Lambruschi e ottima per le altre varietà. Stesso andamento per le altre fasi fenologiche ad eccezione della maturazione, difficoltosa per tutte le varietà a causa dell’eccessivo caldo e siccità di agosto. Lo stato fitosanitario dei vigneti presenta, invece, rispetto al 2010, un motivo di preoccupazione per la forte recrudescenza della flavescenza dorata e del mal dell’esca, i cui focolai stanno estendendosi in aree ancora non contaminate. Per quanto riguarda gli attacchi di peronospora e di oidio, rientrano nella normalità e sono stati controllati con la lotta guidata.<br />
Il calo produttivo, comunque, non è omogeneo per tutta la regione. In Emilia è più generalizzato, viste anche le abbondanti produzioni dell’anno scorso, mentre in Romagna è più a macchia di leopardo e legato alle varietà. Elevata la gradazione delle uve ed in aumento di 1 o 2 gradi babo rispetto allo scorso anno.</p>
<p>Anche al Centro si segnalano riduzioni produttive in tutte le regioni sebbene di intensità differente.</p>
<p><strong>Toscana</strong> (-5%). La riduzione produttiva complessiva è anche in questo caso frutto di andamenti differenti all’interno della regione, sia differenziando le province che le zone: litoranee e dell’entroterra. Anticipo della vegetazione rispetto alla media stagionale di 10 giorni per i vitigni precoci e 20 giorni per gli altri vitigni. Le prime fasi fenologiche sono state buone, così come la maturazione che, per il persistere del caldo, è risultata molto anticipata ed ha indotto a vendemmiare molto prima della norma. Nella prima settimana di settembre qualche operatore aveva già finito gli stacchi dei grappoli. Nelle province meridionali della regione ed in alcune zone costiere anche per il Sangiovese si è in dirittura di arrivo, mentre nelle coline interne si è più indietro ma si conta di terminare entro la fine del mese. L’andamento climatico è stato molto buono fino ad agosto, con solo pochissima grandine a macchia di leopardo. Il caldo persistente e le scarse piogge hanno poi creato stress idrico ai grappoli con fenomeni di asciugamento. L’annata si prospetta particolare, quindi, per l’elevata concentrazione zuccherina nelle uve dovuta non ad una maturazione normale ma alla disidratazione. C’è comunque ottimismo sulla qualità finale del prodotto.</p>
<p><strong>Umbria</strong> (-10%). Una vendemmia anticipata di circa 10 giorni rispetto allo scorso anno, una produzione contenuta ma di buona qualità. Questo in sintesi il quadro, tutto sommato confortante, che si presenta ai viticoltori umbri, nonostante nel periodo primaverile le piogge non sempre sono state sufficienti ed il caldo ha cominciato a farsi sentire già dalla primavera. La stagione era partita molto bene con un aprile particolarmente mite. Poi con il proseguo della stagione l’anticipo delle fasi vegetative è andato via via riducendosi per poi subire una nuova accelerazione causa gran caldo, nell’ultima decade di agosto. La riduzione produttiva è comunque imputabile anche ad una scelta dei produttori di contenere le produzioni, nonostante la poca adesione alla vendemmia verde.</p>
<p><strong>Marche</strong> (-13%). L&#8217;anticipo del ciclo vegetativo è di circa una settimana ed è dovuto alle temperature al di sopra della media registrate nel periodo fine inverno &#8211; inizio primavera. La fioritura e l&#8217;invaiatura sono state buone cosi come la fase finale della maturazione grazie a un buono stato di salute dei vigneti e a un attento controllo dei patogeni. Alcuni vigneti delle provincie di Ancona e Ascoli Piceno sono stati toccati da grandine. Il caldo di agosto ha, come in molte altre parti della Penisola, creato stress idrico e calo di peso dei grappoli.</p>
<p><strong>Lazio</strong> (-15%). Il ciclo vegetativo è partito in lieve anticipo, per via di un inverno che ha lasciato presto spazio a una primavera mite. La cacciata è stata buona, la fioritura non sempreè stata buona, mentre pochi problemi si sono verificati in fase di allegagione.<br />
Bassa l&#8217;incidenza delle malattie nel vigneto: praticamente nulli gli effetti della peronospora, qualche lieve problema dovuto all&#8217;oidio si è registrato ad inizio luglio, ma i danni sono stati di lieve entità. I passaggi in vigna per i trattamenti sono stati regolari e si sono intensificati proprio a luglio, mese caratterizzato da piogge leggermente più frequenti della norma, e da temperature più basse rispetto alla media stagionale.<br />
L&#8217;invaiatura è stata ottima per tutte le uve, e per quelle più precoci, già entrate nella fase vendemmiale a metà agosto, anche la maturazione si è conclusa nel migliore dei modi ma subendo il forte caldo. Alte temperature e continua assenza di pioggia sta caratterizzando le fasi conclusive del ciclo vegetativo dei vitigni più tardivi. I grappoli sono integri e senza acini danneggiati come raramente accaduto in passato. Il corredo zuccherino è leggermente superiore allo scorso anno (+1° babo) e nella media degli ultimi cinque anni. A contribuire alla diminuzione produttiva però non sono stati solo gli eventi meteo, ma anche gli espianti e gli abbandoni spontanei dei vigneti da parte di molti piccoli produttori che non riuscivano a recuperare i costi di produzione, visto anche il difficile momento dei vini laziali che a differenza di altri hanno sofferto molto anche quest’ultima campagna tanto che è stata aperta la distillazione di crisi per importanti Doc regionali.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-3541" style="float: left; margin: 8px 10px 10px 0px; cursor: hand" title="vendemmia_chianti_naif" src="http://www.lavinium.com/laviniumblog/wp-content/themes/tma/images/uploads/2011/09/vendemmia_chianti_naif.jpg" alt="vendemmia_chianti_naif" width="470" height="329" />Anche scendendo verso Sud e Isole maggiori la situazione si prospetta in flessione sebbene con diversa intensità tra le regioni. <strong>In controtendenza la Calabria e la Sardegna</strong>.</p>
<p><strong>Abruzzo</strong> (-17%). Le condizioni meteo verificatesi nella prima fase del ciclo vegetativo della vite sono state caratterizzate da temperature miti, senza notevoli escursioni termiche, accompagnate da piogge ben distribuite nel periodo primaverile.<br />
Condizioni che hanno anticipato di oltre una settimana lo sviluppo vegetativo, con una cacciata da ritenere buona ad eccezione di alcune aree viticole nelle quali soprattutto il vitigno Montepulciano ha risentito degli improvvisi abbassamenti di temperatura.<br />
La fioritura è stata buona-ottima ad eccezione per alcune varietà precoci per le quali si è riscontrato un leggero ritardo a causa sempre di temperature al di sotto della media stagionale: condizione che ha in parte influito sull’allegagione. Tale ritardo è stato però recuperato nelle fasi di invaiatura, da ritenere buona.<br />
Per quanto riguarda la fase finale della maturazione, la situazione si presenta disomogenea a seconda delle forme di allevamento della vite e della dislocazione areale dei vigneti.<br />
La maturazione ha avuto un ciclo normale nei vigneti allevati a pergola (70% della superficie abruzzese), mentre si sta verificando una battuta di arresto, a causa delle elevate temperature, nei vigneti allevati a spalliera, soprattutto dove è stata praticata la defogliazione. Tuttora la situazione è di difficile lettura: si sta provvedendo alle irrigazioni di soccorso, sebbene le perdite risultino già evidenti.<br />
Sul piano fitopatologico, non si registrano danni causati dalla peronospora e dall’oidio poiché, pur in presenza di focolai di infestazione, i viticoltori ne hanno controllato la diffusione.<br />
Eventi meteorici straordinari si sono verificati in alcune aree viticole della provincia di Chieti, dove la grandine ha colpito alcune aziende.<br />
La gradazione delle uve è da prevedere elevata, sulla base anche dei primi risultati vendemmiali, con un aumento di circa un grado babo.</p>
<p><strong>Molise</strong> (-4%). Un inverno piuttosto rigido ed una primavera piovosa hanno comunque permesso al vigneto molisano di affrontare il caldo estivo in buone condizioni, limitando così i danni. Germogliazione, fioritura, allegagione e invaiatura sono state buone, e ottima maturazione nella fase finale. Non si sono registrati particolari problemi di attacchi fungini anche se le patogene si sono presentate sia nei vigneti di pianura che di collina. Si prevede una buona qualità delle uve.</p>
<p><strong>Campania</strong> (-10%). Il calendario vegetativo è risultato nella media degli ultimi 5 anni, con un leggero anticipo, che non supera la settimana, rispetto allo scorso anno. Cacciata, fioritura e allegagione sono risultate buone. L&#8217;invaiatura è stata buona, con punte di ottimo, e la fase di maturazione sembra ottimale grazie a un buono stato fitosanitario del vigneto che si presenta in buone condizioni in quanto i focolai di peronospora sono risultati inferiori alla media e i limitati casi di attacchi importanti di oidio sono stati controllati con interventi preventivi e tempestivi. L&#8217;annata si presenta qualitativamente ottima anche se il caldo intenso delle ultime settimane e la mancanza di precipitazioni, oltre ad una flessione produttiva, potrebbe ridurre alcuni parametri qualitativi comportando o veloce degradamento della componente acida dei mosti.</p>
<p><strong>Basilicata</strong> (-20%). Abbastanza nella norma il calendario vegetativo del vigneto lucano, sebbene le diverse fasi si siano susseguite in maniera non particolarmente brillante. Ad una mediocre cacciata, infatti, è seguita una buona fioritura e allegagione. L&#8217;invaiatura è tornata su livelli tutt’altro che buoni mentre la situazione è migliorata nella fase finale della maturazione. Poco da segnalare sul fronte fitosanitario, con lievi attacchi di oidio e peronospora, comunque ben controllati. La produttività delle viti è quantitativamente inferiore al 2010 e qualitativamente mediocre. Le gradazioni alcoliche si prevedono generalmente nella norma.</p>
<p><strong>Puglia</strong> (-5%). Come consuetudine la regione sembra divisa in due ed il risultato produttivo è la somma di un discreto aumento nel Nord e di un deciso passo indietro nel Salento, dove per certi vitigni autoctoni come il Primitivo le perdite sono molto pesanti. Nelle vigne pugliesi il ciclo vegetativo è partito in lieve anticipo, le fasi di cacciata, fioritura e allegagione sono risultate buone in tutta la regione. La fase finale della maturazione, se pur condizionata dal grande caldo, ha dato buoni risultati al Nord mentre al Sud ci sono stati non pochi problemi e perdite produttive. L’incidenza delle malattie è risultata nella norma ovunque. La prolungata assenza di piogge non ha favorito lo sviluppo di attacchi fungini.<br />
Calabria (=). Per le temperature calde la vendemmia è anticipata fino a quindici giorni rispetto allo scorso anno, ma la maturazione sembra piuttosto buona. Lo stato di salute del vigneto è apparso buono durante tutte le fasi fenologiche. Non si evidenziano danni di tignola inibita dalle elevate temperature, mentre l&#8217;eccessiva umidità ha favorito la formazione dell&#8217;oidio, comunque ben arginato.</p>
<p><strong>Sicilia</strong> (-20%). Anche quella di quest’anno non sembra una vendemmia particolarmente abbondante per i viticoltori siciliani. E questo non dipende solo dalle estirpazioni con premio, dagli abbandoni e dalla vendemmia verde, il cui peso peraltro è piuttosto rilevante. A contenere i volumi ci ha pensato anche il meteo, non sempre favorevole. Già dalle prime battute si sono riscontrati dei problemi. La fioritura è stata condizionata da una primavera fredda rispetto alla media ed anche le piogge successive non hanno favorito l’allegagione. L’umidità ha poi provocato l’insorgere di focolai di oidio prima e peronospora poi. Ma i problemi climatici veri sono venuti con le temperature torride di agosto e con la mancanza di piogge, contro la quale anche l’irrigazione di soccorso ha potuto ben poco. Il caldo ha causato una rapida evoluzione dei processi di maturazione delle uve. Pochi i problemi sulle cultivar precoci (Pinot, Chardonnay, Moscato e Merlot), vendemmiate nella prima decade di agosto. Queste infatti hanno registrato parametri, quali zucchero, acidità totale e pH, di tutto rispetto. Le alte temperature registrate nella terza decade di agosto, invece, hanno creato qualche preoccupazione per chi si stava accingendo alla vendemmia. Le irrigazioni di soccorso, laddove possibili, sarebbero di aiuto alle cultivar più tardive al fine di superare lo stress idrico. Le stime fatte fino a questo momento, comunque, potrebbero ulteriormente volgere al negativo se dovesse perdurare il caldo e la siccità.</p>
<p><strong>Sardegna</strong> (+5%). Positive le previsioni per la vendemmia 2011, sia per quantità che per qualità, complici anche le condizioni meteo favorevoli nella fase di maturazione delle uve. Grazie alla prevenzione e ai pochi sbalzi di umidità, non si sono registrati problemi di attacchi fungini per cui le uve sono ottime dal punto di vista sanitario. Fino a metà agosto, la maturazione delle uve è proseguita in modo perfetto. Il gran caldo, però, e lo Scirocco che hanno caratterizzato la seconda quindicina di agosto, con un tasso di umidità superiore all&#8217;80%, ha costretto i viticoltori ad iniziare la stagione della vendemmia, in diverse zone dell&#8217;isola, con un anticipo di 15 giorni rispetto al 2010, per non rischiare di perdere il bagaglio aromatico.</p>
<hr /><small>Copyright &copy; 2008<br /> This feed is for personal, non-commercial use only. <br /> The use of this feed on other websites breaches copyright. If this content is not in your news reader, it makes the page you are viewing an infringement of the copyright. (Digital Fingerprint:<br /> )</small>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.lavinium.com/laviniumblog/vendemmia-2011-ai-minimi-storici-ma-la-qualita-le-previsioni-di-uiv-ismea.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>6</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il Mangiaweb, ovvero le meraviglie enogastronomiche d&#8217;Italia in video</title>
		<link>http://www.lavinium.com/laviniumblog/il-mangiaweb-ovvero-le-meraviglie-enogastronomiche-ditalia-in-video.html</link>
		<comments>http://www.lavinium.com/laviniumblog/il-mangiaweb-ovvero-le-meraviglie-enogastronomiche-ditalia-in-video.html#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 01 Jul 2011 06:00:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>RoVino</dc:creator>
				<category><![CDATA[eventi imperdibili]]></category>
		<category><![CDATA[notizie dal mondo]]></category>
		<category><![CDATA[enogastronomia in video]]></category>
		<category><![CDATA[Il Mangiaweb]]></category>
		<category><![CDATA[produttori si raccontano]]></category>
		<category><![CDATA[video enogastronomici]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lavinium.com/laviniumblog/?p=3489</guid>
		<description><![CDATA[Quando Giovanni Mastroianni mi ha mandato una mail in cui mi metteva a conoscenza di questo incredibile progetto, IlMangiaweb.it, il mio primo pensiero è stato &#8220;ecco l&#8217;ennesimo sito dedicato all&#8217;enogastronomia, come se non ce ne fossero abbastanza&#8221;. Ma mi è bastato andarlo a vedere per rendermi conto di quale incredibile impresa stia compiendo questo folle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-3490" style="float: left; margin: 8px 10px 10px 0px; cursor: hand" title="ilmangiaweb" src="http://www.lavinium.com/laviniumblog/wp-content/themes/tma/images/uploads/2011/06/ilmangiaweb.gif" alt="ilmangiaweb" width="470" height="524" />Quando <strong>Giovanni Mastroianni</strong> mi ha mandato una mail in cui mi metteva a conoscenza di questo incredibile progetto, <a href="http://www.ilmangiaweb.it/" target="_blank"><strong>IlMangiaweb.it</strong></a>, il mio primo pensiero è stato &#8220;ecco l&#8217;ennesimo sito dedicato all&#8217;enogastronomia, come se non ce ne fossero abbastanza&#8221;. Ma mi è bastato andarlo a vedere per rendermi conto di quale incredibile impresa stia compiendo questo folle ristoratore di Gallarate, ex proprietario de &#8220;<a href="http://www.ilcuginodisiena.it/" target="_blank"><strong>Il Cugino di Siena</strong></a>&#8220;. Non immaginate neanche lontanamente cosa possa essergli costato realizzare un sito in cui i produttori di vino, birra artigianale, prosciutto crudo, formaggi e salumi tipici, distillati e tante altre specialità italiane, raccontano in video la loro storia, il loro lavoro, la loro terra: ben 40.000 ore dedicate alle ricerche su cartaceo (libri, bimestrali, mensili, quotidiani), su internet; 11.000 telefonate, 36.000 email, 28 province visitate, appuntamenti per riprese, almeno 3 al mattino e 3 al pomeriggio, sempre in corsa, con il progetto che si andava via via concretizzando. Al momento sul sito, con un sistema di ricerca organizzato molto bene, si possono già visionare oltre 300 video, ai quali vanno aggiunte migliaia di informazioni utili per realizzare degli itinerari enogastronomici unici: ristoranti, osterie, gastronomie, enoteche ed eventi in tutte le province italiane.<br />
Ma perché Giovanni ha voluto dare vita ad un&#8217;opera così mastodontica e unica come questa? Ce lo racconta lui stesso: &#8220;L&#8217;idea nasce dalla richiesta di un cliente del mio (ex)ristorante &#8220;Il Cugino di Siena&#8221;, di imparare a tagliare il prosciutto crudo a coltello. Da Gallarate organizzo il viaggio al regista delle riprese, appuntamento con il norciere Sergio Falaschi, destinazione San Miniato (Pisa), tema: taglio a coltello del<br />
crudo di Cinta Senese. Film che avrei poi girato al mio cliente&#8221;.<br />
Da qui il passo è stato breve, fatto un altro video dedicato ad un produttore di vino ecco che Giovanni capisce di avere intrapreso un percorso che lo appassiona profondamente, non importa se a proprie spese, non è mai partito con un intento lucrativo. Così &#8220;mi sono ritrovato a dedicare la notte, alla costruzione di un sito che valorizzasse il maestro-produttore che di volta in volta andavo a riprendere. Partendo da<br />
Gallarate, come filo conduttore avevo sempre il taglio del prosciutto crudo e poi Vini, Birra, Formaggi, Salumi, Distillati e Specialità. Tutto in video, Tutti con lo stesso percorso didattico: Dove, Come, Quando, Perchè nasce un determinato prodotto enogastronomico&#8221;.</p>
<p>A questo punto, se non lo avete ancora fatto, vi invito a visitare <a href="http://www.ilmangiaweb.it/" target="_blank"><strong>IlMangiaweb.it</strong></a>, io l&#8217;ho fatto già parecchie volte, e debbo dire che Giovanni ha reso proprio un bel servizio alle tradizioni e alla cultura enogastronomica italiana.</p>
<hr /><small>Copyright &copy; 2008<br /> This feed is for personal, non-commercial use only. <br /> The use of this feed on other websites breaches copyright. If this content is not in your news reader, it makes the page you are viewing an infringement of the copyright. (Digital Fingerprint:<br /> )</small>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.lavinium.com/laviniumblog/il-mangiaweb-ovvero-le-meraviglie-enogastronomiche-ditalia-in-video.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>18</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Agromafie, Italian sounding, contraffazione alimentare: il rapporto di Eurispes-Coldiretti</title>
		<link>http://www.lavinium.com/laviniumblog/agromafie-italian-sounding-contraffazione-alimentare-il-rapporto-di-eurispes-coldiretti.html</link>
		<comments>http://www.lavinium.com/laviniumblog/agromafie-italian-sounding-contraffazione-alimentare-il-rapporto-di-eurispes-coldiretti.html#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 23 Jun 2011 11:19:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>RoVino</dc:creator>
				<category><![CDATA[ne vogliamo parlare]]></category>
		<category><![CDATA[notizie dal mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Agromafie]]></category>
		<category><![CDATA[Coldiretti]]></category>
		<category><![CDATA[Eurispes]]></category>
		<category><![CDATA[frodi alimentari]]></category>
		<category><![CDATA[italian sounding]]></category>
		<category><![CDATA[Rapporto sui crimini agroalimentari in Italia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lavinium.com/laviniumblog/?p=3480</guid>
		<description><![CDATA[Ci faccia piacere o no, la nostra legislazione è in qualche modo responsabile della sempre maggiore presenza sul mercato di falsi prodotti &#8220;Made in Italy&#8221;. Sappiamo tutti che le etichette sono ancora troppo sommarie, mancano in molti prodotti alimentari gli strumenti necessari per sapere l&#8217;origine dell&#8217;intera filiera produttiva, unico modo per scongiurare falsi e imitazioni.
Pochi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-3481" style="float: left; margin: 8px 10px 10px 0px; cursor: hand" title="agroalimentare_timbri_falsi" src="http://www.lavinium.com/laviniumblog/wp-content/themes/tma/images/uploads/2011/06/agroalimentare_timbri_falsi.jpg" alt="agroalimentare_timbri_falsi" width="470" height="298" />Ci faccia piacere o no, la nostra legislazione è in qualche modo responsabile della sempre maggiore presenza sul mercato di falsi prodotti &#8220;Made in Italy&#8221;. Sappiamo tutti che le etichette sono ancora troppo sommarie, mancano in molti prodotti alimentari gli strumenti necessari per sapere l&#8217;origine dell&#8217;intera filiera produttiva, unico modo per scongiurare falsi e imitazioni.<br />
Pochi giorni fa a Palazzo Rospigliosi a Roma, la Coldiretti ha presentato il &#8220;<strong>Salone degli inganni a tavola</strong>&#8220;, con l&#8217;obiettivo di far conoscere ai visitatori la miriade di alimenti contraffatti che girano per il mondo e in Italia.<br />
Dietro ci sono le agromafie e un giro d&#8217;affari vertiginoso che danneggia in maniera determinante il nostro comparto agroalimentare. Di seguito vi riporto (lo so, è lungo, ma vale la pena leggerselo) il documento di sintesi del 1° Rapporto sui crimini agroalimentari in Italia,  prodotto da Erispes e Coldiretti. C&#8217;è veramente da preoccuparsi&#8230;</p>
<p><strong><span style="font-family: Arial; font-size: medium;">AGROMAFIE</span></strong></p>
<p><strong><span style="font-size: small;">1° Rapporto sui crimini agroalimentari in Italia<br />
Documento di sintesi<br />
</span></strong> </p>
<p><span style="font-family: Arial;"><strong><span style="font-size: medium;">Agromafie: un giro di affari di almeno 12,5 miliardi di euro</span></strong><br />
<strong>Il Rapporto Eurispes-Coldiretti stima che il volume d&#8217;affari complessivo dell&#8217;agromafia sia quantificabile in<br />
12,5 miliardi di euro (5,6% del totale), di cui: 3,7 miliardi di euro da reinvestimenti in attività lecite (30% del<br />
totale) e 8,8 miliardi di euro da attività illecite (70% del totale)</strong>.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial;"><img class="alignnone size-full wp-image-3482" style="float: left; margin: 8px 10px 10px 0px; cursor: hand" title="salone_inganni" src="http://www.lavinium.com/laviniumblog/wp-content/themes/tma/images/uploads/2011/06/salone_inganni.gif" alt="salone_inganni" width="400" height="300" />Il reinvestimento dei proventi illeciti anche in tale settore, ha come corollario il condizionamento della libera iniziativa economica attraverso attività fraudolente (quale, ad esempio, l&#8217;indebita percezione dei finanziamenti nazionali e comunitari &#8211; si pensi che nel solo 2009 la Guardia di Finanza ha accertato l&#8217;indebita percezione di oltre 92 milioni di euro di finanziamenti per aiuti all&#8217;agricoltura), ovvero mediante l&#8217;attuazione di pratiche estorsive, imponendo l&#8217;assunzione di forza lavoro e, in taluni casi, costringendo gli operatori del settore ad approvvigionarsi dei mezzi di produzione da soggetti vicini alle organizzazioni criminali, influenzando poi i prezzi di vendita (attraverso la gestione delle fasi di distribuzione all&#8217;ingrosso e del trasporto dei prodotti agricoli). L&#8217;analisi dei risultati conseguiti dalle Forze di Polizia evidenzia come l&#8217;intero comparto agroalimentare sia caratterizzato da fenomeni criminali legati al contrabbando, alla contraffazione ed alla sofisticazione di prodotti alimentari ed agricoli e dei relativi marchi garantiti, ma anche dal fenomeno del “caporalato”, che comporta lo sfruttamento dei braccianti agricoli irregolari, con conseguente evasione fiscale e contributiva. I danni al sistema sociale ed economico sono pertanto molteplici, dal pericolo per la salute dei consumatori finali, all&#8217;alterazione del regolare andamento del mercato agroalimentare.<br />
<strong>Nel caso specifico del settore agroalimentare italiano</strong>, secondo il Rapporto Eurispes-Coldiretti, il valore aggiunto<br />
complessivo (in media 52,2 miliardi di euro su base annua nel quinquennio 2005-2009) rappresenta per la criminalità un forte incentivo, sul piano della massimizzazione del profitto, all&#8217;investimento dei proventi delle attività illecite nei comparti dell&#8217;agricoltura, caccia e silvicoltura (valore aggiunto medio 26,2 miliardi di euro, 1,9% del Sistema Paese), dell&#8217;industria alimentare, delle bevande e del tabacco (valore aggiunto medio 24,6 miliardi di euro, 1,8% del Sistema Paese), della pesca, piscicoltura e servizi connessi (valore aggiunto medio 1,4 miliardi di euro, 0,1% del Sistema Paese); la minore appetibi-lità, in termini di profittabilità degli investimenti, del settore agroalimentare rispetto ad altri settori a più alto valore aggiunto (attività immobiliari, costruzioni, trasporti, sanità e assistenza sociale) è compensata dalla persistenza e, in taluni casi, dall&#8217;aggravarsi, di molteplici fattori di criticità (effetto moltiplicatore), quali: un calo del 15,9% del numero di occupati e del 35,8% del reddito reale agricolo per occupato tra il 2000 e il 2009; il crollo significativo e generalizzato dei prezzi alla produzione; l&#8217;assoluta prevalenza di imprese individuali (87,2% delle attive) rispetto a società di persone e di capitali (rispettivamente 8,9% e 2,4% delle attive); l&#8217;elevata diffusione di piccole e medie imprese, spesso a conduzione familiare, e del fenomeno del sommerso.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial;"><strong><img class="alignnone size-full wp-image-3483" style="float: left; margin: 8px 10px 10px 0px; cursor: hand" title="agromafie_falsemozzarelle" src="http://www.lavinium.com/laviniumblog/wp-content/themes/tma/images/uploads/2011/06/agromafie_falsemozzarelle.jpg" alt="agromafie_falsemozzarelle" width="470" height="244" />Criminalità organizzata: una vera e propria holding finanziaria</strong>. La criminalità organizzata è riuscita nel tempo a consolidare e, in taluni casi, rafforzare il proprio status di grande holding finanziaria, in grado di operare, seppur in misura differente, sull&#8217;intero territorio nazionale e nella quasi totalità dei settori economici e finanziari del Sistema Paese, con un giro d&#8217;affari complessivo stimato dall&#8217;Eurispes in circa 220 miliardi di euro l&#8217;anno (l&#8217;11% del Pil).<br />
Contestualmente alle attività criminose, la criminalità organizzata ha, infatti, sviluppato una crescente capacità di infiltrazione nel tessuto imprenditoriale italiano, avvalendosi di quest&#8217;ultimo quale luogo privilegiato di riciclaggio del denaro proveniente dalle attività illecite.<br />
Tale vocazione “imprenditoriale”, che trova terreno ancora più fertile nell&#8217;attuale quadro congiunturale di grave e generalizzata crisi economica (in ragione delle ingenti risorse finanziarie di cui dispone), si manifesta seguendo i principî e le regole proprie della finanza, in primis quello della diversificazione del rischio e del portafoglio degli investimenti. Prefigurandosi quale obiettivo prioritario la massimizzazione dei profitti (ovvero del ritorno economico degli investimenti), la holding del crimine organizzato tende, inoltre, a privilegiare i settori e comparti economici in grado di generare un più alto valore aggiunto, quali: le attività immobiliari, il commercio (all&#8217;ingrosso e al dettaglio); i trasporti, il magazzinaggio e le comunicazioni; le costruzioni; la sanità e l&#8217;assistenza sociale. Esiste, tuttavia, un terzo aspetto che assume particolare rilevanza ai fini della composizione del portafoglio della holding, in grado di generare un effetto moltiplicatore sulla propensione all&#8217;investimento (in specifici contesti territoriali e comparti economici) fondata sulle sole esigenze di diversificazione e massimizzazione dei profitti. In particolare, la possibilità che le risorse di cui dispone la criminalità organizzata subentrino a quelle provenienti dai canali ufficiali (istituzioni pubbliche e sistema bancario) e, conseguentemente, il livello di penetrazione mafiosa in uno specifico settore economico crescono al manifestarsi di circostanze quali: una grave crisi economica (calo del fatturato, degli ordinativi, dell&#8217;occupazione e degli investimenti); un eccessivo squilibrio tra domanda e offerta di finanziamenti; un tessuto imprenditoriale caratterizzato dalla prevalenza di piccole e medie imprese (più esposte al rischio di usura, racket ed estorsioni a causa delle maggiori difficoltà di accesso al sistema creditizio); una maggiore diffusione dell&#8217;economia sommersa. I tre diversi aspetti (<em>diversificazione del rischio, massimizzazione del profitto, effetto moltiplicatore</em>) influenzano le scelte di investimento della criminalità organizzata in maniera profondamente diversa, integrandosi o compensandosi tra loro a seconda del contesto economico e territoriale.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial;"><strong><img class="alignnone size-full wp-image-3484" style="float: left; margin: 8px 10px 10px 0px; cursor: hand" title="logo_coldiretti" src="http://www.lavinium.com/laviniumblog/wp-content/themes/tma/images/uploads/2011/06/logo_coldiretti.jpg" alt="logo_coldiretti" width="300" height="300" />Agromafie: i tentacoli nella terra</strong><br />
Le associazioni mafiose tendono a potenziare la loro azione di infiltrazione e di penetrazione nel mondo imprenditoriale e nell&#8217;economia legale, dimostrando una particolare capacità di modernizzazione e di visione dello sviluppo tecnologico e delle trasformazioni economiche.<br />
<strong>In agricoltura, i principali reati</strong> che vengono attribuiti alle associazioni mafiose vanno dai <strong>comuni furti di attrezzature e mezzi agricoli all&#8217;abigeato, dalle macellazioni clandestine al danneggiamento delle colture, dall&#8217;usura al racket estorsivo, dall&#8217;abusivismo edilizio al saccheggio del patrimonio boschivo, per finire al caporalato e alle truffe, consumate, a danno dell&#8217;Unione europea</strong>.<br />
Le agromafie insistono soprattutto nei territori meridionali a produrre le loro attività illecite, ricercando un forte alimento nelle difficoltà in cui si trovano le imprese agricole sempre più esposte agli effetti devastanti della scarsa disponibilità di soddisfacenti risorse finanziarie. Così accade che le possibilità di investimento nelle campagne decrescono miseramente e nello stesso tempo l&#8217;accesso al credito bancario risulta essere difficoltoso anche per il costo molto elevato del denaro. Il bisogno di credito immediato spinge inevitabilmente gli imprenditori agricoli a trovare nuove forme di finanziamento: l&#8217;usura e il racket sono, come è noto, le attività illecite da sempre controllate dalle cosche mafiose.<br />
Inoltre, come denunciato dalla Coldiretti, le associazioni criminali, attraverso le suddette pratiche estorsive, finiscono per determinare l&#8217;aumento dei prezzi dei beni al consumo. Così la mafia riconsolida il proprio ruolo di industria della protezione-estorsione che l&#8217;aveva caratterizzata, fin dalle origini, assumendo di fatto il controllo politico ed economico dell&#8217;impresa e dell&#8217;imprenditore.<br />
Non solo, ma intervenendo nel meccanismo di formazione dei prezzi, si pone come soggetto autorevole di intermediazione tra i luoghi della produzione e il consumo, assumendo l&#8217;identità di un centro autonomo di potere. L&#8217;azienda “Mafia” attraverso il sistema di imprese affiliate o collegate è in grado, come sottolineato dalla Direzione Investigativa Antimafia, di condizionare e di controllare l&#8217;intera filiera agroalimentare, «dalla produzione agricola all&#8217;arrivo della merce nei porti, dai mercati all&#8217;ingrosso alla Grande Distribuzione, dal confezionamento alla commercializzazione». Di fatto, la progressiva diffusione delle agromafie si traduce in una perdita di sicurezza sociale del cittadino e di un impoverimento dell&#8217;economia dei territori. In tempi di globalizzazione economica e di speculazioni finanziarie, le mafie hanno profondamente mutato le<br />
strategie economico-finanziarie di penetrazione e di arricchimento illecito: attraverso i processi di integrazione monetaria e gli strumenti forniti dall&#8217;innovazione tecnologica hanno reso più difficilmente ricostruibili i flussi finanziari di conversione del denaro illecito, utilizzando anche la “moneta telematica” insieme ai tradizionali luoghi del riciclaggio.<br />
Le agromafie investono i loro ricchi proventi in larga parte in attività agricole, nel settore commerciale e nella grande distribuzione.<br />
Un altro filone in cui l&#8217;agrocrimine si manifesta è quello della contraffazione dei marchi e degli imballaggi di vendita dei prodotti agricoli. Secondo la Coldiretti: «La diffusività e l&#8217;entità del fenomeno del falso Made in Italy ed il volume di affari connesso a condotte illegali o a pratiche commerciali improprie nel settore agroalimentare sono,<br />
ormai, di tale rilievo da poter a ragione parlare dello sviluppo di vere e proprie Agromafie, la cui crescita ed espansione appaiono supportate dall&#8217;inadeguatezza del sistema dei controlli e della comunicazione dei dati e dalle informazioni, sia con riferimento alla fase dell&#8217;importazione dei prodotti agroalimentari, sia con riferimento alle successive operazioni di trasformazione, distribuzione e vendita».<br />
La mafia agricola non si allontana dalla terra di origine e ne controlla ogni sua parte, ogni singolo accadimento viene sentito, intercettato e fatto proprio. La &#8216;Ndrangheta, pur manifestando la continua volontà di espansione sull&#8217;intero territorio nazionale (e non solo), non abbandona mai il controllo sociale ed economico del territorio calabrese, in particolare rivendica il proprio dominio sulle attività agricole e sulla pastorizia, e allo stesso tempo, si ingegna per realizzare frodi ai danni della Comunità Europea (si pensi al fenomeno delle cosiddette “arance di carta”).<br />
Nel territorio campano, i clan camorristici investono i capitali illeciti acquistando aziende agrarie, vasti appezzamenti di terreno e diversi caseifici. La Camorra riafferma la sua forte identità criminale, radicata nelle zone di origine, una subcultura deviante, alimentata dai fenomeni di disgregazione sociale e si sviluppa secondo modelli comportamentali che tendono ad aggredire il tessuto sano della società, l&#8217;economia legale. In Campania, il fenomeno delle agromafie s&#8217;intreccia con altre tipologie di reato proprie dei clan camorristici: lo smaltimento illegale dei rifiuti e il conseguente inquinamento dei terreni e delle falde acquifere. L&#8217;azione criminale contro gli agricoltori si esercita attraverso i continui incendi dolosi, i furti di attrezzature agricole e di bestiame, le intimidazioni e le minacce. Inoltre, la Camorra detiene in esclusiva il monopolio sul controllo della manodopera extracomunitaria, impiegata prevalentemente nella raccolta del pomodoro. La Dia segnala, in particolare, il coinvolgimento delle cosche mafiose nella gestione degli affari del mercato ortofrutticolo di Fondi in provincia di Latina, il cui potenziale commerciale è tra i primi in Europa. Inoltre, indagini più recenti confermano penetrazioni<br />
dell&#8217;agrocrimine camorrista in altre regioni italiane, come ad esempio l&#8217;Umbria, dove interessi mafiosi si manifestano nel settore agricolo.<br />
In Sicilia una importante e delicata inchiesta è stata avviata ad analizzare le infiltrazioni di Cosa Nostra nel grande mercato ortofrutticolo di Vittoria, in provincia di Ragusa: sembrerebbe che il filo nero delle agromafie governi le principali direttrici del commercio dell&#8217;ortofrutta, attraverso i poli di Vittoria e Fondi, fino a raggiungere la potente area commerciale milanese. La mafia, inoltre si garantirebbe l&#8217;esclusiva di decidere il prezzo di vendita delle merci, sostituendosi arbitrariamente alle imprese produttrici che vedono gradualmente immiserirsi i propri ricavi.<br />
Neppure risulta immune la Basilicata, regione ritenuta fino a qualche anno fa al riparo da gravi fenomeni criminali ed ora considerata al centro di episodi violenti e criminosi che colpiscono in particolar modo il settore agricolo (aggressioni, furti di mezzi e prodotti agricoli, l&#8217;abigeato e in genere il racket sull&#8217;intera filiera sono i principali reati).<br />
Secondo il Rapporto Eurispes-Coldiretti, le agromafie, in questo periodo di fragili certezze e di insicurezza sociale diffusa, ristabiliscono il loro ruolo di <strong>mediazione economica e sociale</strong>, l&#8217;identità di &#8220;<strong>industria della protezioneestorsione</strong>&#8220;,<br />
dispensatrice malevola di sicurezza-rassicurazione per il libero esercizio dell&#8217;impresa agricola. Il pensiero criminale della mafia non si cura della bellezza dei luoghi, della promozione del prodotto agricolo dei territori; il suo agire non ha come fine l&#8217;interesse della comunità, ma, al contrario, attraverso le oscure manovre di sofisticazione e di contraffazione dei beni alimentari, minaccia il benessere sociale e la stessa sicurezza alimentare del singolo consumatore.<br />
Fatto sta che la criminalità organizzata non solo continua a radicarsi nelle regioni meridionali danneggiandone l&#8217;economia già debole per altri aspetti, ma segna una <strong>massiccia espansione anche nel Nord della Penisola e, in specie, nelle grandi aree metropolitane dove gruppi facenti capo a mafia, &#8216;ndrangheta, e camorra, penetrano negli apparati degli Enti locali per controllare le procedure di affidamento di appalti e opere pubbliche</strong>.<br />
Inoltre, in considerazione del fatto che la parte più cospicua dell&#8217;industria di trasformazione alimentare per volume di produzione e fatturato risulta localizzata nelle stesse regioni del Centro-Nord, non ci si può nascondere che la serie innumerevole di frodi commesse a danno dei consumatori attraverso quello che potremo definire il “furto” delle identità materiali e immateriali dell&#8217;autentico Made in Italy abbia luogo là dove più forte si levano le invocazioni alla libera concorrenza del mercato e le censure alla disfunzione del sistema istituzionale dell&#8217;altro capo del Paese.<br />
In questo senso, <strong>una delle figure più controverse è quella dei cosiddetti “colletti bianchi”</strong> che operano nel settore agroalimentare e che stanno acquisendo un ruolo strategico per le organizzazioni criminali inserite nel business delle agromafie e interessate soprattutto a spostare l&#8217;asse dell&#8217;illegalità verso una zona neutra, di confine, nella quale diviene sempre più difficile rintracciare il reato.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial;"><strong><img class="alignnone size-full wp-image-3485" style="float: left; margin: 8px 10px 10px 0px; cursor: hand" title="logo_eurispes" src="http://www.lavinium.com/laviniumblog/wp-content/themes/tma/images/uploads/2011/06/logo_eurispes.jpg" alt="logo_eurispes" width="315" height="227" />Non solo Agromafia: l&#8217;italian sounding, quando il crimine è la contraffazione</strong><br />
L&#8217;Italian sounding rappresenta la forma più diffusa e nota di contraffazione e falso Made in Italy nel settore agroalimentare. Sempre più spesso, la pirateria agroalimentare internazionale utilizza, infatti, denominazioni geografiche, marchi, parole, immagini, slogan e ricette che si richiamano all&#8217;Italia per pubblicizzare e commercializzare prodotti che non hanno nulla a che fare con la realtà nazionale. A livello mondiale, le stime indicano che il giro d&#8217;affari dell&#8217;Italian sounding superi i 60 miliardi di euro l&#8217;anno (164 milioni di euro al giorno), cifra 2,6 volte superiore rispetto all&#8217;attuale valore delle esportazioni italiane di prodotti agroalimentari (23,3 miliardi di euro nel 2009).<br />
Gli effetti economici diretti dell&#8217;<strong>Italian sounding</strong> sulle esportazioni di prodotti agroalimentari realmente Made in Italy, si traducono, inevitabilmente, in <strong>effetti indiretti sulla bilancia commerciale, in costante deficit nell&#8217;ultimo decennio (3,9 miliardi di euro nel 2009)</strong>.<br />
Secondo il Rapporto Eurispes-Coldiretti, <strong>per giungere ad un pareggio</strong> della bilancia commerciale del settore agroalimentare italiano, ad importazioni invariate, <strong>sarebbe sufficiente recuperare quote di mercato estero per un<br />
controvalore economico pari al 6,5% dell&#8217;attuale volume d&#8217;affari dell&#8217;Italian sounding</strong>.<br />
Il recupero di quote di mercato per un controvalore economico superiore al 6,5%, avrebbe, viceversa, assicurato un surplus della bilancia commerciale, con effetti positivi sul Pil del comparto agroalimentare e dell&#8217;intero Sistema paese.<br />
Siamo di fronte a un inganno globale per i consumatori che causa enormi danni economici e di immagine alla produzione e all&#8217;esportazione italiana di prodotti agroalimentari. Gli esempi sono innumerevoli e si differenziano sia per natura merceologica, sia per paese di origine: se il <strong>Parmesan </strong>è la punta dell&#8217;iceberg diffuso in tutto il mondo, c&#8217;è anche il <strong>Romano</strong> prodotto nell&#8217;<strong>Illinois</strong> con latte di mucca anziché di pecora, il <strong>Parma</strong> venduto in Spagna senza alcun rispetto delle regole del disciplinare del Parmigiano Reggiano o la <strong>Fontina danese e svedese</strong> molto diverse da quella della Val d&#8217;Aosta, l&#8217;<strong>Asiago e il Gorgonzola statunitensi</strong> o il <strong>Cambozola tedesco</strong>, imitazione grossolana del formaggio con la goccia.<br />
La lista è lunga anche per i salumi, con la presenza sulle tavole del mercato globale di <strong>pancetta, coppa, prosciutto Busseto Made in California</strong>, ma anche di falsi <strong>salami Toscano, Milano</strong> e addirittura di <strong>soppressata calabrese</strong> tutelata dall&#8217;Unione europea come prodotto a denominazione di origine. E non mancano casi di imitazione tra i prodotti simbolo della dieta mediterranea come il <strong>Pompeian olive oil</strong> che non ha nulla a che fare con i famosi scavi, ma è prodotto nel <strong>Maryland</strong>, o quello <strong>Romulo</strong> prodotto dalla <strong>Spagna</strong> con la raffigurazione in etichetta di una lupa che allatta Romolo e Remo. <strong>Spaghetti, pasta milanesa, tagliatelle e capellini milaneza prodotti in Portogallo</strong>, <strong>linguine Ronzoni, risotto tuscan e polenta dagli Usa</strong> e <strong>penne e fusilli tricolore Di Peppino prodotti in Austria</strong> sono alcuni esempi di primi piatti taroccati; mentre tra i condimenti risaltano i <strong>San Marzano</strong>: pomodori pelati <strong>grown domestically in the Usa</strong> o i <strong>pomodorini di collina cinesi</strong> e la <strong>salsa bolognese dall&#8217;Australia</strong>.<br />
Il comun denominatore dei sopra citati esempi di imitazione e contraffazione di prodotti agroalimentari italiani, è la spinta motivazionale da cui tali comportamenti traggono origine e si diffondono a livello globale. Tale spinta motivazionale consiste nell&#8217;opportunità, per un&#8217;azienda estera, di ottenere sul proprio mercato di riferimento un vantaggio competitivo rispetto alla concorrenza, associando indebitamente ai propri prodotti valori riconosciuti ed apprezzati dai consumatori stranieri, il vero Made in Italy agroalimentare, in primis la qualità.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial;"><strong>Ogni anno sottratti al vero Made in Italy 51 miliardi di euro</strong><br />
Nell&#8217;anno 2009 <strong>il settore dell&#8217;industria alimentare italiana</strong> ha registrato un fatturato complessivo di 120 miliardi di euro (fonte: Federalimentari), mentre il settore agroalimentare propriamente detto, escluso il settore della silvicoltura, ha registrato un fatturato di 34 miliardi di euro (fonte: Ismea). <strong>Il giro d&#8217;affari complessivo si aggira su circa 154 miliardi di euro; in sostanza un giro d&#8217;affari che nel 2009 è stato pari a circa il 10% del Pil italiano 2009, secondo il Rapporto Eurispes-Coldiretti</strong>.<br />
Nel nostro Paese sono state importate nel 2009 circa 27 miliardi di euro in materie prime, che sono state alternativamente:</span></p>
<p><span style="font-family: Arial;">- vendute direttamente nel nostro Paese, quindi con un marchio “Made in (paese di provenienza)”; </span></p>
<p><span style="font-family: Arial;">- <em>trasformate tramite almeno un processo dall&#8217;industria alimentare, e che, secondo la normativa attuale, possono<br />
fregiarsi del marchio Made in Italy</em>.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial;">Occorre ricordare che, di tutte le materie prime importate, parte sono classificate come importazioni temporanee. Per importazioni temporanee si intendono quelle importazioni di prodotti che vengono poi rivenduti sul mercato estero <strong>dopo una qualche trasformazione che avviene in Italia</strong> ovvero importazioni di merci provenienti da uno Stato estero<br />
introdotte temporaneamente nel territorio nazionale a scopo di perfezionamento (lavorazione, trasformazione).<br />
<strong>Queste merci, pur contenendo prodotti agricoli non italiani, data l&#8217;attuale normativa, possono essere rivendute all&#8217;estero con il marchio Made in Italy</strong>; ciò significa che s<strong>u 27 miliardi di euro di importazioni, una parte di queste materie prime importate sono state senz&#8217;altro riesportate come Made in Italy</strong>.<br />
Ma valutare l&#8217;entità del fenomeno solo sulle importazioni temporanee tende a sottostimarlo per due sostanziali motivi: da un lato, sono le imprese a poter decidere di dichiarare alle dogane se le loro importazioni sono temporanee o definitive; se le dichiarano come temporanee ottengono dei vantaggi fiscali che possono non valere il rischio di essere “smascherate” dai consumatori come aziende i cui prodotti non sono al 100% Made in Italy; dall&#8217;altro lato, le importazioni possono essere dichiarate temporanee solo se i prodotti vengono poi riesportati; di conseguenza, valutando l&#8217;entità del fenomeno solo su di esse, non si terrebbe conto di tutti quei prodotti importati dall&#8217;estero, trasformati in Italia e venduti sul nostro territorio nazionale che, data l&#8217;attuale normativa, possono fregiarsi del marchio Made in Italy.<br />
Si stima che <strong>almeno un prodotto su 3</strong> del settore agroalimentare importato in Italia sia trasformato nel nostro Paese e poi venduto sul nostro mercato interno e all&#8217;estero con il marchio Made in Italy.<br />
Sulla bilancia dei pagamenti questo significa che almeno 9 miliardi di euro, nel solo 2009, sono stati spesi per importare dei prodotti alimentari esteri che sono poi rivenduti come prodotti nati in Italia.<br />
Ma il dato impressionante da questo punto di vista emerge <strong>applicando questa proporzione al fatturato complessivo di 154 miliardi di euro: <span style="color: #ff0000;">circa il 33% della produzione complessiva dei prodotti agroalimentari venduti in Italia ed esportati, pari a 51 miliardi di euro di fatturato, derivano da materie prime importate, trasformate e vendute con il marchio Made in Italy, in quanto la legislazione lo consente, nonostante in realtà esse possano provenire da qualsiasi parte del pianeta</span></strong>.<br />
Inoltre, se si pensa in termini occupazionali, i prodotti italiani DOP e IGP sono una fonte importante di reddito per almeno 250.000 persone; se si considerano, oltre a queste, anche gli addetti alla produzione dei 4.528 prodotti agroalimentari tradizionali italiani (prodotti i cui metodi di lavorazione risultano essere omogenei nel territorio di produzione, e consolidati da almeno 25 anni), dal fatturato del Made in Italy dipende una porzione non trascurabile degli addetti del settore agroalimentare, che si stima aver occupato 1,2 milioni di persone nell&#8217;anno 2009. Inoltre, si consideri che l&#8217;attività dei produttori italian sounding e dei falsificatori non colpisce i prodotti Made in Italy esclusivamente nei paesi in cui sono già affermati, ma pone una seria ipoteca sullo sviluppo degli stessi nei mercati emergenti, soprattutto in quei mercati che non hanno espresso completamente la loro domanda potenziale. Si tratta di mercati, come ad esempio quello cinese, costituiti da centinaia di milioni di persone la cui capacità d&#8217;acquisto tenderà a crescere nel tempo.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial;"><strong>Contraffazione alimentare: oltre l&#8217;italian sounding, i barattoli vuoti dell&#8217;industria agroalimentare</strong><br />
L&#8217;elenco dei prodotti dell&#8217;agricoltura e dell&#8217;industria agroalimentare per i quali non è obbligatoria l&#8217;indicazione d&#8217;origine, rendendone di fatto impossibile la tracciabilità, è consistente e comprende, tra gli altri: pasta; formaggi; latte a lunga conservazione; carne di maiale, di coniglio e ovicaprine; derivati del pomodoro; frutta e verdura trasformate; derivati dei cereali.<br />
La conseguente asimmetria informativa dovuta alla mancata indicazione d&#8217;origine di tali prodotti di largo consumo (170 milioni di kg l&#8217;anno quello della mozzarella), si traduce inevitabilmente in: &#8211; un&#8217;opportunità, per tutte quelle imprese dell&#8217;industria alimentare che, spinti dall&#8217;esigenza di abbattere i costi di produzione, decidono di modificare le proprie strategie di approvvigionamento di materie prime, rivolgendosi prevalentemente o esclusivamente ai mercati esteri piuttosto che a quello interno;</span></p>
<p><span style="font-family: Arial;">- un rischio per l&#8217;intera filiera agricola italiana, in termini sia economici (riduzione della produzione agricola, dei prezzi all&#8217;origine e della possibilità di accesso alla rete della grande distribuzione), sia occupazionali (chiusura delle aziende, cassa integrazione, disoccupazione);<br />
- un inganno per i consumatori, che non sono in grado di distinguere tra un prodotto di filiera agricola tutta italiana (vero Made in Italy) e un prodotto importato dall&#8217;estero e finiscono per operare scelte di consumo basandosi esclusivamente sul prezzo.<br />
Alcune indicazioni in merito alle dimensioni del problema dei falsi dei colletti bianchi e ai rischi di contraffazione legati a questo secondo fenomeno di falso Made in Italy, difficilmente quantificabili data l&#8217;impossibilità di acquisire dati puntuali in merito alle singole aziende che importano prodotti alimentari dall&#8217;estero, sono desumibili dall&#8217;analisi delle importazioni di singoli prodotti agroalimentari, suddivisi per tipologia, paese di provenienza e provincia di destinazione.<br />
Grano duro. Il grano duro rappresenta ormai da anni uno dei principali prodotti merceologici di importazione italiana dell&#8217;agricoltura, sia dal punto di vista quantitativo (1,8 milioni di tonnellate nel 2010), sia dal punto di vista economico (387 milioni di euro). Complessivamente, da Canada,Messico, Stati Uniti è stato importato nel 2010 il 75,1% del grano duro (77% in valore), contro un residuo 24,9% proveniente dal resto del Mondo (23,1% in valore).<br />
Circa un milione di tonnellate di grano duro (56,5% del totale) sono state destinate alla sola provincia di Bari.<br />
Significativo anche il dato relativo alle province di Foggia, Parma, Chieti e Ravenna (importazioni comprese tra 118.247 e 158.075 tonnellate nel 2010). Bari conferma il proprio primato rispetto alle altre province italiane anche per quel che attiene il controvalore economico delle importazioni di grano duro, che nel 2010 è stato di 209,7 milioni di euro (54,1% del totale).<br />
Pomodori. Nel solo 2010 l&#8217;Italia ha importato dall&#8217;estero circa 10.004 tonnellate di pomodori freschi o refrigerati, il cui controvalore economico supera i 12 milioni di euro (esclusivamente importazioni definitive). La merce importata proviene prevalentemente da Israele (7.319 t, 73,2% del totale), e Marocco (1.935 t, 19,3% del totale).<br />
Complessivamente, il controvalore economico delle importazioni di pomodori freschi e refrigerati dai due Paesi è pari a circa 11 milioni di euro (92,7% del totale). Significativo è, altresì, il dato relativo alle province di destinazione dei prodotti importati, con il primato di Savona (7.319 t, valore 9,3 milioni di euro) e Torino (1.914 t, valore 1,7 milioni di euro).<br />
Nello stesso anno, le importazioni di pomodori preparati o conservati (prodotti dell&#8217;industria alimentare) ha raggiunto le 153.358 tonnellate (valore 89,5 milioni di euro). <em>Le importazioni temporanee rappresentano il 70,8% del totale in termini quantitativi (108.509 tonnellate) e il 73,8% in termini di controvalore economico (66 milioni di euro)</em>. Questo significa che <strong>la maggioranza assoluta dei pomodori preparati o conservati che vengono importati dall&#8217;estero sono oggetto di lavorazione e trasformazione in Italia e, successivamente, vengono esportati</strong>. Il principale paese di importazione è la Cina, dalla quale sono arrivati in Italia 120.892 tonnellate di pomodori preparati e conservati nel solo 2010 (il 78,8% del totale, valore 65,3 milioni di euro), seguita dagli Stati Uniti, con 30.327 tonnellate di merci importate (19,8% del totale) il cui valore supera i 22 milioni di euro. La provincia di Salerno è destinataria del 97,3% dei pomodori preparati o conservati importati dall&#8217;estero (97,4% in termini di controvalore economico). La percentuale di prodotti importati destinati alle altre province italiane è inferiore all&#8217;1%.<br />
Uve e prodotti vinicoli. Nel 2010, l&#8217;Italia ha importato dall&#8217;estero 32.219 tonnellate di uva fresca o secca (valore 53,9 milioni di euro). I paesi da cui proviene la maggiore quantità di uva sono la Turchia, il Cile e l&#8217;Egitto (rispettivamente 53,3%, 16,4% e 8,5% del totale), con un controvalore economico delle importazioni che supera i 41 milioni di euro (77,6% del totale). Nello stesso anno, il nostro Paese ha importato dall&#8217;estero circa 62.375 tonnellate di vini di uve fresche, per la quasi totalità provenienti dagli Stati Uniti e solo marginalmente da Cile, Argentina e altri paesi. Mentre per le uve fresche e secche le importazioni sono esclusivamente definitive, nel caso dei vini di uve fresche si registrano casi, seppur marginali, di reimportazioni e importazioni temporanee (rispettivamente 4,9 tonnellate e 300 kg nel 2010).<br />
Relativamente alla provincia di destinazione dei prodotti importati, per i vini di uve fresche si registra una significativa concentrazione delle importazioni (in termini quantitativi il 96,3% delle merci è destinato alla provincia di Cuneo, l&#8217;89,1% in termini di controvalore economico), mentre per le uve fresche e secche sussiste una maggiore omogeneità territoriale (ad eccezione della provincia di Genova, cui sono destinate il 25,2% delle importazioni). Carni. Un altro comparto merceologico che registra significativi volumi di importazione italiane dall&#8217;estero è quello delle carni, con 62.241 tonnellate di merci importate nel 2010 e un controvalore economico superiore a 328,4 milioni di euro.<br />
Le carni di animali della specie bovina sono la principale merce di importazione italiana (41.987 tonnellate nel 2010, valore 261,3 milioni di euro), seguita dalla specie ovina o caprina (5.708 tonnellate, valore 29 milioni di euro) e dai volatili (3.909 tonnellate, valore 9 milioni di euro). Complessivamente, le carni di animali riconducibili a queste prime tre categorie merceologiche rappresentano l&#8217;83% della quantità complessiva di carni importate (51.605 tonnellate) e il 91,3% del controvalore economico delle stesse (299 milioni di euro).<br />
Come nel caso del latte e dei derivati del latte, le importazioni di carni sono prevalentemente definitive e solo marginalmente temporanee (rispettivamente 98,4% e 1,6% del totale).<br />
Quest&#8217;ultime sono, inoltre, riconducibili esclusivamente alle carni di animali della specie bovina (918 tonnellate, valore 5,1 milioni di euro), della specie suina (23 tonnellate, valore 136.000 euro) e, marginalmente, ad altre carni e frattaglie commestibili.<br />
Relativamente alla destinazione delle carni importate, si rileva, infine, il primato delle province del Nord Italia: il 62,9% delle quantità di carni bovine importate (26.388 tonnellate) arriva nelle province di Modena, Verbania, Milano e Reggio Emilia (23,9% nella sola provincia di Modena), mentre la stessa percentuale, riferita al controvalore economico delle merci importate, è pari al 64,3% del totale (168 milioni di euro); il 50% delle quantità di carne ovina o caprina importata dall&#8217;Italia è destinata alle province di Piacenza, Reggio Emilia, Milano e Varese (2.800 tonnellate, valore 14 milioni di euro); il 65,9% della carne di volatili arriva nelle province di Verbania, Piacenza e Genova, contro un residuo 34,1% destinato alle altre province italiane. Il controvalore economico delle importazioni di carne di volatili destinate alle province di Verbania, Piacenza e Genova è pari al 67,1% del totale (circa 6 milioni di euro).<br />
Olio vergine ed extra-vergine d&#8217;oliva. Ciò che rende particolarmente significativo e, nel contempo, preoccupante il caso delle importazioni italiane di olio vergine ed extra-vergine d&#8217;oliva, è la prevalenza assoluta delle importazioni temporanee rispetto a quelle definitive.<br />
Nel solo 2010 l&#8217;Italia ha importato dall&#8217;estero 42.956 tonnellate di olio vergine ed extra-vergine d&#8217;oliva (controvalore economico 94,6 milioni di euro), di cui: 32.623 tonnellate (75,9% del totale) di olio vergine ed extravergine di oliva importato, oggetto di lavorazione e trasformazione e successivamente riesportato all&#8217;estero (importazioni temporanee), con un controvalore economico di 71,4 milioni di euro (75,5% del totale); 10.332 tonnellate (24,1% del totale) di olio importato definitivamente, con un controvalore economico di 23,1 milioni di euro (24,5% del totale).<br />
La provincia di Pavia è destinataria del 33,3% della quantità di olio vergine ed extra-vergine d&#8217;oliva (14.310 tonnellate, controvalore economico 32,2 milioni di euro), contro il 19,6% di olio destinato alla provincia di Lucca (8.437 tonnellate, controvalore economico 18,5 milioni di euro) e il 10,1% destinato alla provincia di Genova (4.318 tonnellate, controvalore economico 9,5 milioni di euro).<br />
Latte e derivati del latte. Nel corso del 2010, l&#8217;Italia ha importato dall&#8217;estero circa 16.214 tonnellate di latte e prodotti derivati dal latte, con un controvalore statistico di circa 83 milioni di euro.<br />
Le importazioni definitive rappresentano il 91,5% del totale in termini quantitativi (14.845 tonnellate di merci) e il 94% del totale in termini economici (78,4 milioni di euro), mentre la quantità di latte e prodotti derivati dal latte importati temporaneamente è stata di 1.368 tonnellate, con un controvalore statistico di circa 4,8 milioni di euro. La principale categoria merceologica di importazione è quella dei formaggi e latticini (88,1% del totale in termini quantitativi), per i quali risultano 14.292 tonnellate di merci (valore 77,3 milioni di euro), per la quasi totalità importate definitivamente. Le province di destinazione, vedono il primato di Milano (circa 10.000 tonnellate di merci, 70,3% del totale), Venezia (806 tonnellate di merci, 5,6% del totale), Varese (725 tonnellate di merci, 5% del totale). Complessivamente, in queste prime tre province arriva l&#8217;81% delle importazioni italiane di formaggi e latticini (l&#8217;84,8% in termini di valore).<br />
La seconda categoria merceologica comprende il latte e la crema di latte non concentrati, con 1.346 tonnellate di merci importate nel 2010 e un controvalore economico di circa 4,6 milioni di euro. Le importazioni temporanee rappresentano la quasi totalità (99% della quantità e 99,5% del controvalore economico), con importazioni temporanee attestatesi, nel 2010, a 1.334 tonnellate (valore 4,5 milioni di euro). In termini di quantità, Ancona detiene il primato per provincia di destinazione delle importazioni di latte e crema di latte non concentrati (1.340 tonnellate, 99,5% della quantità totale e 99,9% del valore totale).</span></p>
<p><span style="font-family: Arial;"><strong>Una filiera italiana e firmata</strong><br />
All&#8217;interno della filiera agro-alimentare, l&#8217;agricoltura è il comparto con il minor potere contrattuale e con gli utili più bassi, tra tutti gli attori che vi operano. Nonostante l&#8217;andamento anticiclico della domanda dei beni alimentari, che si mantiene stabile anche in periodi di congiuntura economica, le aziende agricole hanno sofferto molto, in questi ultimi tempi, a causa della forte diminuzione dei prezzi all&#8217;origine, a cui si deve aggiungere il forte aumento dei costi dei mezzi di produzione.<br />
Sono molteplici le cause che rendono l&#8217;agricoltura l&#8217;anello debole della filiera agro-alimentare, e vanno dall&#8217;eccessiva polverizzazione delle imprese, alla scarsa trasparenza nella formazione dei prezzi, alla mancanza di concorrenza che stimoli ed eviti di rendere asfittico il mercato, al numero troppo elevato di intermediari, con il conseguente moltiplicarsi dei costi, all&#8217;insufficienza, inadeguatezza e inefficienza delle piattaforme logistiche e delle strutture di stoccaggio, all&#8217;eccessivo potere detenuto dalla Gdo (Grande distribuzione organizzata), sino ad arrivare alle falsificazioni e imitazioni agroalimentari, il cui valore è pari al triplo di quello dell&#8217;export Made in Italy originale.<br />
<strong>L&#8217;idea, il progetto e l&#8217;impegno proposti da Coldiretti per combattere questo stato di cose, è la creazione di una filiera agricola, italiana e firmata: completamente italiana</strong>, perché tutti i processi devono avvenire in Italia, con prodotti rigorosamente italiani, gestita − quando possibile lungo tutte le fasi − principalmente dagli agricoltori; firmata perché si tratta di una filiera i cui prodotti sono caratterizzati dai tratti distintivi propri dei luoghi di origine e produzione, ossia prodotti immediatamente riconoscibili come totalmente italiani, grazie all&#8217;etichettatura all&#8217;origine, alla trasparenza della filiera e della formazione dei prezzi, e al legame con il proprio territorio.<br />
In questa maniera il patto di fiducia che si è sicuri di costruire con i consumatori, riuscirebbe a riportare l&#8217;agricoltura italiana a ricoprire un posto di primo piano nel panorama economico e all&#8217;interno della filiera, con evidenti ricadute economiche e di immagine positive, non solo per l&#8217;agricoltura stessa, ma per tutte le forze economiche e gli operatori coinvolti o interessati alla filiera agro-alimentare.<br />
La realizzazione del 1° Rapporto sui crimini agroalimentari in Italia è stata resa possibile grazie al contributo scientifico di Coldiretti, Ismea, Arma dei Carabinieri, Guardia di Finanza, Corpo Forestale dello Stato, Procura Nazionale Antimafia, Agenzia delle Dogane.<br />
<em>Un ringraziamento particolare per il prezioso contributo prestato alla realizzazione della ricerca va a: Raffaele Guariniello, Gennaro Marasca, Vincenzo Macrì, Antonio D&#8217;Amato, Giovanni Conzo.<br />
L&#8217;Eurispes ringrazia inoltre: i Posti di ispezione transfontaliera, gli Uffici di Sanità marittima, aerea e di frontiera, gli Uvac, le Asl (attività ispettiva), l&#8217;Arpa, gli Istituti zooprofilattici sperimentali, l&#8217;Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agroalimentari, l&#8217;Olaf.</em></span></p>
<p><span style="font-family: Arial;"><strong>FONTE: <cite><a href="http://www.agroalimentarenews.com" target="_blank">www.agroalimentarenews.com</a></cite></strong></span></p>
<hr /><small>Copyright &copy; 2008<br /> This feed is for personal, non-commercial use only. <br /> The use of this feed on other websites breaches copyright. If this content is not in your news reader, it makes the page you are viewing an infringement of the copyright. (Digital Fingerprint:<br /> )</small>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.lavinium.com/laviniumblog/agromafie-italian-sounding-contraffazione-alimentare-il-rapporto-di-eurispes-coldiretti.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Brunello di Montalcino: una critica dall&#8217;interno&#8230;ma anonima!</title>
		<link>http://www.lavinium.com/laviniumblog/brunello-di-montalcino-una-critica-dallinterno-ma-anonima.html</link>
		<comments>http://www.lavinium.com/laviniumblog/brunello-di-montalcino-una-critica-dallinterno-ma-anonima.html#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 06 Jun 2011 10:23:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>RoVino</dc:creator>
				<category><![CDATA[ne vogliamo parlare]]></category>
		<category><![CDATA[notizie dal mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Brunello di Montalcino]]></category>
		<category><![CDATA[disciplinare Rosso di Montalcino]]></category>
		<category><![CDATA[lettera soci consorzio Brunello di Montalcino]]></category>
		<category><![CDATA[Rosso di Montalcino]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lavinium.com/laviniumblog/?p=3458</guid>
		<description><![CDATA[Peccato. Uno dei problemi che affliggono Montalcino è la sempre più insistente idea che il sangiovese non sia più il simbolo del noto Brunello e del suo fratello minore &#8220;Rosso di Montalcino&#8220;, ma che abbia bisogno urgente di essere &#8220;accompagnato&#8221; da più internazionali varietà che qualcuno riterrebbe necessarie per chissà quale radioso futuro!
Peccato, dicevo, poiché [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-3459" style="float: left; margin: 8px 10px 0px 0px; cursor: hand" title="montalcino" src="http://www.lavinium.com/laviniumblog/wp-content/themes/tma/images/uploads/2011/06/montalcino.jpg" alt="montalcino" width="470" height="307" />Peccato. Uno dei problemi che affliggono Montalcino è la sempre più insistente idea che il sangiovese non sia più il simbolo del noto <strong>Brunello</strong> e del suo fratello minore &#8220;<strong>Rosso di Montalcino</strong>&#8220;, ma che abbia bisogno urgente di essere &#8220;accompagnato&#8221; da più internazionali varietà che qualcuno riterrebbe necessarie per chissà quale radioso futuro!<br />
Peccato, dicevo, poiché non tutti la pensano così, anzi, ma purtroppo l&#8217;atmosfera non deve essere serena e chi non è d&#8217;accordo non se la sente di esporsi in prima persona.<br />
Sebbene abbia più volte tentato di suggerire ad alcuni produttori che dissentono di unirsi e fare cordata, purtroppo sembra che delle forze oscure gli abbiano sottratto qualsiasi coraggio.<br />
Non mi stupisce, quindi, di trovarmi di fronte ad una lettera inviata pochi giorni fa a tutti gli associati da un anonimo &#8220;piccolo (grande) produttore di vino&#8221;, come lui stesso si firma.<br />
Peccato perché il contenuto di quella lettera è pienamente condivisibile, peccato perché so che ci sono molti altri produttori che la pensano così, ma finché questo dissenso rimarrà un vago sfogo dall&#8217;interno, a poco o nulla servirà.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-3460" title="lettera_soci_montalcino" src="http://www.lavinium.com/laviniumblog/wp-content/themes/tma/images/uploads/2011/06/lettera_soci_montalcino.gif" alt="lettera_soci_montalcino" width="470" height="661" /></p>
<hr /><small>Copyright &copy; 2008<br /> This feed is for personal, non-commercial use only. <br /> The use of this feed on other websites breaches copyright. If this content is not in your news reader, it makes the page you are viewing an infringement of the copyright. (Digital Fingerprint:<br /> )</small>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.lavinium.com/laviniumblog/brunello-di-montalcino-una-critica-dallinterno-ma-anonima.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>8</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il referendum del 12 e 13 giugno, perché la TV evita di parlarne?</title>
		<link>http://www.lavinium.com/laviniumblog/il-referendum-del-13-e-14-giugno-perche-la-tv-evita-di-parlarne.html</link>
		<comments>http://www.lavinium.com/laviniumblog/il-referendum-del-13-e-14-giugno-perche-la-tv-evita-di-parlarne.html#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 23 May 2011 10:25:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>RoVino</dc:creator>
				<category><![CDATA[ne vogliamo parlare]]></category>
		<category><![CDATA[notizie dal mondo]]></category>
		<category><![CDATA[come si vota al referendum]]></category>
		<category><![CDATA[legittimo impedimento]]></category>
		<category><![CDATA[privatizzazione acqua]]></category>
		<category><![CDATA[quesiti referendari]]></category>
		<category><![CDATA[quesiti referendum]]></category>
		<category><![CDATA[Referendum giugno 2011]]></category>
		<category><![CDATA[referendum nucleare]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lavinium.com/laviniumblog/?p=3414</guid>
		<description><![CDATA[Come sempre accade le questioni che coinvolgono scelte politiche ed economiche condizionano l&#8217;informazione, rendendola meno trasparente o addirittura celandola. Il fatto che il 12 e 13 giugno ci sia un referendum che tocca temi di enorme rilevanza come la privatizzazione dell&#8217;acqua, il legittimo impedimento e la realizzazione di impianti ad energia nucleare sul territorio italiano, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-3415" style="float: left; margin: 8px 10px 10px 0px; cursor: hand" title="referendum" src="http://www.lavinium.com/laviniumblog/wp-content/themes/tma/images/uploads/2011/05/referendum.jpg" alt="referendum" width="400" height="325" />Come sempre accade le questioni che coinvolgono scelte politiche ed economiche condizionano l&#8217;informazione, rendendola meno trasparente o addirittura celandola. Il fatto che il <strong>12 e 13 giugno</strong> ci sia un referendum che tocca temi di enorme rilevanza come la <strong>privatizzazione dell&#8217;acqua</strong>, il <strong>legittimo impedimento</strong> e la realizzazione di impianti ad <strong>energia nucleare</strong> sul territorio italiano, imporrebbe un&#8217;informazione ad ampio spettro, anche perché aocnra oggi molta gente si confonde e non ha mai chiaro cosa accade votando <strong>si</strong> oppure <strong>no</strong>.<br />
Questo succede perché il referendum ha come sua funzione primaria quella di <strong>abrogare leggi o parti di esse</strong>. Quindi il &#8220;SI&#8221; vuole dire &#8220;voglio abrogare la legge&#8230;&#8221;, quindi sono contrario a che venga mantenuta la situazione attuale, il &#8220;No&#8221; invece non vuole che le cose vengano modificate.<br />
Ovviamente, visto che affinché il referendum sia considerato valido bisogna raggiungere il <strong>quorum</strong>, ovvero <strong>devono andare a votare almeno il 50% della popolazione più uno</strong>, non parlarne, non spiegare le modalità di voto, non raccontare nel dettaglio su cosa andremo ad esprimerci, è indice di una precisa volontà di farci dimenticare del referendum.<br />
Inoltre accorparlo con le <strong>elezioni amministrative</strong>, dove l&#8217;affluenza è ovviamente molto superiore, avrebbe significato minore spesa per lo Stato (cioè noi) e maggiori probabilità che quel quorum venisse raggiunto. Il ministro Maroni si è guardato bene dal fare una simile scelta.<br />
Non è un caso, ad esempio, che i TG abbiano smesso di parlare di <strong>Fukushima</strong>, sebbene la situazione non sia affatto migliorata, anzi. Non è un caso che abbiano parlato di blocco (temporaneo) di qualsiasi iniziativa volta alla costruzione di nuove centrali nucleari. Un modo come un altro per demotivarci ad andare a votare.<br />
Allora, quali sono questi quattro quesiti referendari su cui dovremo esprimerci? Vediamoli nel dettaglio:</p>
<p><strong>1) (Modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica. Abrogazione)<br />
Volete voi che sia abrogato l&#8217;art. 23-bis (Servizi pubblici locali di rilevanza economica) del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112 recante &#8220;Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria&#8221;, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, come modificato dall&#8217;art. 30, comma 26, della legge 23 luglio 2009, n. 99, recante &#8220;Disposizioni per lo sviluppo e l&#8217;internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia&#8221;, e dall&#8217;art. 15 del decreto-legge 25 settembre 2009, n. 135, recante &#8220;Disposizioni urgenti per l&#8217;attuazione di obblighi comunitari e per l&#8217;esecuzione di sentenze della corte di giustizia della Comunità europea&#8221;, convertito, con modificazioni, dalla legge 20 novembre 2009, n. 166, nel testo risultante a seguito della sentenza n. 325 del 2010 della Corte costituzionale?</strong></p>
<p>Il primo quesito propone l&#8217;abrogazione dell&#8217;art. 23 bis (dodici commi) della Legge n. 133/2008 , relativo alla privatizzazione dei servizi pubblici di rilevanza economica.<br />
È l&#8217;ultima normativa approvata dal Governo Berlusconi. Stabilisce come modalità ordinarie di gestione del servizio idrico l&#8217;affidamento a soggetti privati attraverso gara o l&#8217;affidamento a società a capitale misto pubblico-privato, all&#8217;interno delle quali il privato sia stato scelto attraverso gara e detenga almeno il 40%.<br />
Con questa norma, si vogliono mettere definitivamente sul mercato le gestioni dei 64 ATO (su 92) che o non hanno ancora proceduto ad affidamento, o hanno affidato la gestione del servizio idrico a società a totale capitale pubblico. Queste ultime infatti cesseranno improrogabilmente entro il dicembre 2011, o potranno continuare alla sola condizione di trasformarsi in società miste, con capitale privato al 40%. La norma inoltre disciplina le società miste collocate in Borsa, le quali, per poter mantenere l&#8217;affidamento del servizio, dovranno diminuire la quota di capitale pubblico al 40% entro giugno 2013 e al 30% entro il dicembre 2015.<br />
<strong>Abrogare questa norma significa contrastare l&#8217;accelerazione sulle privatizzazioni imposta dal Governo e la definitiva consegna al mercato dei servizi idrici in questo Paese</strong>.</p>
<p><strong>2) (Determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all&#8217;adeguata remunerazione del capitale investito. Abrogazione parziale di norma)<br />
Volete voi che sia abrogato il comma 1 dell&#8217;art. 154 (Tariffa del servizio idrico integrato) del Decreto Legislativo 3 aprile 2006, n. 152, recante &#8220;Norme in materia ambientale&#8221;, limitatamente alla seguente parte: &#8220;dell&#8217;adeguatezza della remunerazione del capitale investito&#8221;?</strong></p>
<p>Il secondo quesito propone l&#8217;abrogazione dell&#8217;art. 154 del Decreto Legislativo n. 152/2006 (c.d. Codice dell&#8217;Ambiente), <strong>limitatamente a quella parte del comma 1 che dispone che la tariffa per il servizio idrico è determinata tenendo conto dell’ &#8220;adeguatezza della remunerazione del capitale investito&#8221;</strong>.<br />
<strong>La parte di normativa che si chiede di abrogare è quella che consente al gestore di ottenere profitti garantiti sulla tariffa, caricando sulla bolletta dei cittadini un 7% a remunerazione del capitale investito, senza alcun collegamento a qualsiasi logica di reinvestimento per il miglioramento qualitativo del servizio</strong>.<br />
Abrogando questo articolo si impedisce che enti privati possano trarre profitti da un bene comune come l&#8217;acqua.</p>
<p>Questi due primi quesiti sono stati promossi dal &#8220;<strong><a href="http://www.acquabenecomune.org/raccoltafirme/index.php?option=com_content&amp;view=category&amp;layout=blog&amp;id=34&amp;Itemid=53" target="_blank">Forum Italiano dei movimenti per l&#8217;acqua</a></strong>&#8220;.</p>
<p><strong>3) (Nuove centrali per la produzione di energia nucleare. Abrogazione parziale di norme)<br />
Volete voi che sia abrogato il decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, nel testo risultante per effetto di modificazioni ed integrazioni successive, recante &#8220;Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e perequazione tributaria&#8221;</strong>&#8230; (per ragioni di spazio non riporto l&#8217;intero testo perché è lunghissimo).</p>
<p>In poche parole, il terzo quesito ha l&#8217;intento di riproporre quanto già era stato fatto ed ottenuto 25 anni fa con il precedente referendum: evitare la possibilità che sul territorio italiano vengano costruite centrali nucleari. Allora ci fu Chernobyl, ora Fukushima (che si sta dimostrando anche peggiore), è ovvio che questi disastri possono incidere sulla scelta, ma in ogni caso devono farci riflettere, soprattutto perché è ormai dimostrato ampiamente l&#8217;enorme danno sulla salute an che in Italia che ha provocato quell&#8217;incidente del 26 aprile 1986 (lo abbiamo sperimentato di persona anche nella mia famiglia).</p>
<p><strong>4) (Abrogazione di norme della legge 7 aprile 2010, n. 51, in materia di legittimo impedimento del Presidente del Consiglio dei Ministri e dei Ministri a comparire in udienza penale, quale risultante a seguito della sentenza n. 23 del 2011 della Corte Costituzionale)<br />
Volete voi che siano abrogati l&#8217;art. 1, commi 1, 2, 3, 5 e 6, e l&#8217;art. 2 della legge 7 aprile 2010, n. 51, recante &#8220;Disposizioni in materia di impedimento a comparire in udienza&#8221;, quale risultante a seguito della sentenza n. 23 del 13-25 gennaio 2011 della Corte costituzionale?</strong></p>
<p>Su questo ultimo punto, direi che c&#8217;è poco da chiarire. E&#8217; forse quello di cui si è parlato di più. Abrogando i succitati commi (quindi votando &#8220;SI&#8221;), qualsiasi ministro eletto non potrà più usufruire del &#8220;legittimo impedimento&#8221; per non comparire in udienza, in pratica sarà un uomo come tutti gli altri.</p>
<hr /><small>Copyright &copy; 2008<br /> This feed is for personal, non-commercial use only. <br /> The use of this feed on other websites breaches copyright. If this content is not in your news reader, it makes the page you are viewing an infringement of the copyright. (Digital Fingerprint:<br /> )</small>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.lavinium.com/laviniumblog/il-referendum-del-13-e-14-giugno-perche-la-tv-evita-di-parlarne.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>5</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>I vini della Moravia Meridionale arrivano a Roma</title>
		<link>http://www.lavinium.com/laviniumblog/i-vini-della-moravia-meridionale-arrivano-a-roma.html</link>
		<comments>http://www.lavinium.com/laviniumblog/i-vini-della-moravia-meridionale-arrivano-a-roma.html#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 16 May 2011 07:39:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>RoVino</dc:creator>
				<category><![CDATA[eventi imperdibili]]></category>
		<category><![CDATA[notizie dal mondo]]></category>
		<category><![CDATA[I luoghi dell'Economia della conoscenza e dei Grandi Vini]]></category>
		<category><![CDATA[Repubblica Ceca]]></category>
		<category><![CDATA[South Moravia]]></category>
		<category><![CDATA[vini della Moravia Meridionale]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lavinium.com/laviniumblog/?p=3409</guid>
		<description><![CDATA[Forse non tutti sanno che la Moravia Meridionale ha un&#8217;antica tradizione vitivinicola ed è da tempo una meta turistica per gli appassionati di enogastronomia. La storia di questa regione, la cultura, la bellezza dei luoghi e dei monumenti le hanno consentito di essere inserita sotto la tutela dell&#8217;UNESCO.
Mancava però, fino ad oggi, un collegamento tra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-3410" style="float: left; margin: 8px 10px 0px 0px; cursor: hand" title="south_moravia_districts" src="http://www.lavinium.com/laviniumblog/wp-content/themes/tma/images/uploads/2011/05/south_moravia_districts.gif" alt="south_moravia_districts" width="470" height="323" />Forse non tutti sanno che la Moravia Meridionale ha un&#8217;antica tradizione vitivinicola ed è da tempo una meta turistica per gli appassionati di enogastronomia. La storia di questa regione, la cultura, la bellezza dei luoghi e dei monumenti le hanno consentito di essere inserita sotto la tutela dell&#8217;UNESCO.<br />
Mancava però, fino ad oggi, un collegamento tra la nostra capitale e il cuore di questa importante regione della Repubblica Ceca, la città di Brno. E&#8217; proprio in occasione dell&#8217;inaugurazione del volo aereo Roma-Brno che domani, <strong>martedì 17 maggio</strong>, presso l&#8217;<strong>Ambasciata della Repubblica Ceca in Via dei Gracchi 322 a Roma</strong>, che verrà proposto un convegno dal titolo &#8220;<strong>I luoghi dell&#8217;Economia della conoscenza e dei Grandi Vini</strong>&#8220;.<br />
L&#8217;Ambasciatore in Italia <strong>S.E.Vladimír Zavázal</strong> e il Presidente della Regione Moravia Meridionale <strong>Michal Hašek</strong> accoglieranno gli invitati (imprenditori, personaggi del mondo scientifico-accademico, giornalisti del settore turistico, enologi) alle ore 16.00, a cui farà seguito la presentazione del <strong>Centro Innovazioni della Moravia Meridionale</strong> (JIC), uno dei piú importanti parchi scientifico-tecnologici della Repubblica Ceca ed incubatore di successo di tante aziende biotech e ICT. Insieme verrà introdotto il <strong>Centro Moravia Meridionale per la Mobilitazione Internazionale</strong> (JCMM), ente che facilita il trasferimento dei ricercatori.<br />
Successivamente verrà proposta un&#8217;ampia panoramica delle ricchezze territoriali e delle zone vitivinicole della Regione.<br />
La giornata si concluderà con la degustazione dei <strong>Vini della Moravia Meridionale</strong> (accompagnata dalla musica tradizionale di apprezzati clavicembalisti della Regione).</p>
<p>Per informazioni: Ufficio Economico Ambasciata della Repubblica Ceca<br />
Tel: 06 360 957 29 – (30); commerce_rome@mzv.cz (Dr.ssa Fiorenza Capolino)</p>
<hr /><small>Copyright &copy; 2008<br /> This feed is for personal, non-commercial use only. <br /> The use of this feed on other websites breaches copyright. If this content is not in your news reader, it makes the page you are viewing an infringement of the copyright. (Digital Fingerprint:<br /> )</small>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.lavinium.com/laviniumblog/i-vini-della-moravia-meridionale-arrivano-a-roma.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Over 65 con un cervello più arzillo se usano internet, ma gli altri devono &#8220;laurà&#8221;!</title>
		<link>http://www.lavinium.com/laviniumblog/over-65-con-un-cervello-piu-arzillo-se-usano-internet-ma-gli-altri-devono-laura.html</link>
		<comments>http://www.lavinium.com/laviniumblog/over-65-con-un-cervello-piu-arzillo-se-usano-internet-ma-gli-altri-devono-laura.html#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 11 Apr 2011 06:30:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>RoVino</dc:creator>
				<category><![CDATA[ne vogliamo parlare]]></category>
		<category><![CDATA[notizie dal mondo]]></category>
		<category><![CDATA[anziani e internet]]></category>
		<category><![CDATA[facebook]]></category>
		<category><![CDATA[gmail]]></category>
		<category><![CDATA[Internet]]></category>
		<category><![CDATA[social network]]></category>
		<category><![CDATA[the bermuda triangle of productivity]]></category>
		<category><![CDATA[twitter]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lavinium.com/laviniumblog/?p=3385</guid>
		<description><![CDATA[L&#8217;Associazione Italiana di Psicogeriatria (AIP) ha svolto una ricerca dalla quale è emerso che ben 1.5 milioni di over 65 frequentano assiduamente Facebook, il social network fondato da Mark Zuckerberg, e un numero molto maggiore naviga sul web per passione, svago o per lavoro.
L&#8217;associazione ha preso un campione vasto di persone con età superiore ai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-3386" style="float: left; margin: 8px 10px 0px 0px; cursor: hand" title="anziano_internet" src="http://www.lavinium.com/laviniumblog/wp-content/themes/tma/images/uploads/2011/04/anziano_internet.jpg" alt="anziano_internet" width="450" height="322" />L&#8217;<strong>Associazione Italiana di Psicogeriatria</strong> (AIP) ha svolto una ricerca dalla quale è emerso che ben 1.5 milioni di over 65 frequentano assiduamente Facebook, il social network fondato da <strong>Mark Zuckerberg</strong>, e un numero molto maggiore naviga sul web per passione, svago o per lavoro.<br />
L&#8217;associazione ha preso un campione vasto di persone con età superiore ai 65 anni, nelle province di Cremona e Brescia, che usano i social network e in generale la rete e altri che invece non accendono neanche il PC; il risultato sembra confermare che i problemi di memoria colpiscono di più coloro che appartengono a questa seconda categoria. Le ragioni sono molteplici, non ultima l&#8217;impegno oneroso che comporta dover capire il complesso meccanismo del web, imparare ad usarlo e a fruirne in modo costruttivo e utile.<br />
Fin qui tutto bene, diciamo, se non fosse che gli anziani hanno bisogno più degli altri di usare anche il corpo, di muoversi, di evitare la perdita di elasticità e di ossigenarsi. Quindi, il trucco è sempre quello di trovare il giusto equilibrio non trascurando nessuna attività, dando spazio all&#8217;esercizio intellettuale, fisico e spirituale.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-3387" style="float: right; margin: 5px 0px 10px 10px; cursor: hand" title="triangolo_bermuda_produttivita" src="http://www.lavinium.com/laviniumblog/wp-content/themes/tma/images/uploads/2011/04/triangolo_bermuda_produttivita.gif" alt="triangolo_bermuda_produttivita" width="470" height="353" />E gli under 65? Gli altri dovrebbero dedicarsi più al lavoro, alla cosiddetta &#8220;produttività&#8221;, tant&#8217;è che in molti uffici è stata inibita la possibilità di accedere ai social network, primi fra tutti <strong>Facebook</strong> e <strong>Twitter</strong>, che sembravano &#8220;rapire&#8221; sempre più l&#8217;attenzione dei dipendenti, abbassando ovviamente il rendimento lavorativo. In realtà pare che anche le mail occupino uno spazio sempre maggiore, vuoi per il facile meccanismo di botta e risposta, vuoi perché consentono di inviare e ricevere in tempi brevi messaggi con qualsiasi tipo di contenuto, immagini, musiche, video, senza doversi muovere dalla postazione.<br />
In particolare <strong>Gmail</strong>, il prodotto proposto da <strong>Google</strong>, sta conquistando uno spazio sempre più ampio, anche perché fornisce una serie di accessori estremamente comodi, fra cui la gestione delle immagini, la ricezione di news ecc., tanto che da tempo si è ormai ribattezzato il famoso &#8220;triangolo delle Bermude&#8221;, noto per la supposta tesi che è in grado di far scomparire navi e aerei, in &#8220;<strong>The Bermuda Triangle of Productivity</strong>&#8220;, composto appunto da Facebook, Twitter e Gmail, colpevoli di risucchiare l&#8217;attenzione e il tempo di tanti lavoratori, inducendo una drammatica dipendenza. Sarà vero?</p>
<hr /><small>Copyright &copy; 2008<br /> This feed is for personal, non-commercial use only. <br /> The use of this feed on other websites breaches copyright. If this content is not in your news reader, it makes the page you are viewing an infringement of the copyright. (Digital Fingerprint:<br /> )</small>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.lavinium.com/laviniumblog/over-65-con-un-cervello-piu-arzillo-se-usano-internet-ma-gli-altri-devono-laura.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Tutti gli incidenti nucleari di cui si è avuta notizia ufficiale</title>
		<link>http://www.lavinium.com/laviniumblog/tutti-gli-incidenti-nucleari-di-cui-si-e-avuta-notizia-ufficiale.html</link>
		<comments>http://www.lavinium.com/laviniumblog/tutti-gli-incidenti-nucleari-di-cui-si-e-avuta-notizia-ufficiale.html#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 22 Mar 2011 14:58:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>RoVino</dc:creator>
				<category><![CDATA[le cose che fanno male]]></category>
		<category><![CDATA[ne vogliamo parlare]]></category>
		<category><![CDATA[notizie dal mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Chernobil]]></category>
		<category><![CDATA[Fukushima]]></category>
		<category><![CDATA[Giappone]]></category>
		<category><![CDATA[reattori nucleari]]></category>
		<category><![CDATA[Tutti gli incidenti nucleari]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lavinium.com/laviniumblog/?p=3375</guid>
		<description><![CDATA[Elenco dei principali INCIDENTI NUCLEARI di cui si è avuta conferma ufficiale:
1945 Los Alamos (Usa). Un tecnico dei laboratori nazionali di Los Alamos viene contaminato da una pastiglia di plutonio. Muore due settimane dopo.
1946 21 maggio Los Alamos (Usa). Un fisico viene contaminato dal plutonio durante una dimostrazione scientifica. Muore dopo pochi giorni.
1952 Chalk River [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-3376" style="float: left; margin: 5px 10px 10px 0px; cursor: hand" title="implosione_reattore" src="http://www.lavinium.com/laviniumblog/wp-content/themes/tma/images/uploads/2011/03/implosione_reattore.jpg" alt="implosione_reattore" width="475" height="640" />Elenco dei principali INCIDENTI NUCLEARI di cui si è avuta conferma ufficiale:</p>
<p><strong>1945 Los Alamos (Usa)</strong>. Un tecnico dei laboratori nazionali di Los Alamos viene contaminato da una pastiglia di plutonio. Muore due settimane dopo.</p>
<p><strong>1946 21 maggio Los Alamos (Usa)</strong>. Un fisico viene contaminato dal plutonio durante una dimostrazione scientifica. Muore dopo pochi giorni.</p>
<p><strong>1952 Chalk River (Canada).</strong> L&#8217;errore di un tecnico provocò una reazione che portò alla semidistruzione del nocciolo del reattore.</p>
<p><strong>1952 USA.</strong> Un incidente al reattore Argon. 4 morti accertati.</p>
<p><strong>1955 Febbraio, Atlantico.</strong> La nave appoggio Fori-Rosalie della Royal Navy affonda nell&#8217;Atlantico 1500 recipienti contenenti ciascuno una (1) tonnellata di residui atomici a 1.600 Km dalle coste inglesi e a 2.000 metri di profondità.</p>
<p><strong>Ottobre 1957 Windscale (GB). </strong>Fusione del nocciolo (l&#8217;incidente più grave che possa accadere in una centrale). Il reattore viene inondato. Fuga di radioattività pari al 1/10 della bomba atomica di Hiroshima. La nube radioattiva arriva fino in Danimarca. La radioattività su Londra si eleva 20 volte oltre il valore naturale (Londra dista da Windscale 500 km). Il consumo di latte è vietato in un raggio di 50 km (ogni giorno vengono gettati 600.000 litri di latte).</p>
<p><strong>1957 Sellafield (Gran Bretagna).</strong> Un incendio nel reattore dove si produceva Plutonio per scopi militari generò una nube radioattiva imponente. La nube attraversò l&#8217;intera Europa. Sono stati ufficializzati soltanto 300 morti per cause ricondotte all&#8217;incidente (malattie, leucemie, tumori) ma il dato potrebbe essere sottostimato.</p>
<p><strong>1957 Kyshtym (Unione Sovietica).</strong> Un bidone di rifiuti radioattivi prese fuoco ed esplose contaminando migliaia di Kmq di terreno. Furono esposte alle radiazioni circa 270.000 persone.</p>
<p><strong>1958 Usa.</strong> Un incidente a Oak Ridge: 12 persone investite dalle radiazioni.</p>
<p><strong>1958 zona Urali (Urss).</strong> Catastrofe nucleare a causa dell&#8217;esplosione di un deposito di scorie radioattive. Centinaia di morti. Decine di migliaia di contaminati. Migliaia di km. ancora oggi recintati.</p>
<p><strong>1961 Idaho (Usa).</strong> Esplosione del reattore: 3 morti. Non si sono contati gli intossicati dentro e fuori l&#8217;impianto. Il grado di contaminazione dei corpi dei deceduti risultò così alto che le teste e le mani furono tagliate e sepolte in un deposito di scorie radioattive. L&#8217;impianto è stato definitivamente chiuso.</p>
<p><strong>1964 Usa.</strong> Incidente al reattore Wood River: (1) un morto.</p>
<p><strong>1964 Garigliano (Italia).</strong> Guasto al sistema di spegnimento di emergenza del reattore. Si è andati vicino alla catastrofe.</p>
<p><strong>1966 Belgio.</strong> Il fisico Ferdinand Janssen intossicato viene portato all&#8217;ospedale Curie di Parigi.</p>
<p><strong>1966 Ottobre, Lagoona Beach (Usa).</strong> Alcune piastre di protezione si staccano e bloccano il circuito di raffreddamento del reattore auto-fertilizzante Enrico Fermi (61 Mw) per cui si ha surriscaldamento; il dispositivo di arresto automatico non funziona; il reattore riprende la sua attività soltanto nel 1970; e nel 1972 viene fermato definitivamente.</p>
<p><strong>1967 Trino Vercellese (Italia). </strong>Fessurazione di una guaina d&#8217;acciaio di una barra di combustibile con conseguente chiusura della centrale per 3 anni. Per buona parte di questo tempo la centrale ha scaricato nelle acque del Po Trizio Radioattivo.</p>
<p><strong>1967 Francia.</strong> Fusione di elementi combustibili nel cuore del reattore di Siloe (Grenoble). Ciò provoca la liberazione di Iodio 131 e Cesio 137 nell&#8217;acqua di raffreddamento del reattore. Si liberano gas radioattivi nell&#8217;aria.</p>
<p><strong>1968 Den Haag (Olanda).</strong> Per un «errore tecnico» si libera nella centrale Up 2 del materiale radioattivo. La radioattività nell&#8217;aria della città supera di 100 volte i limiti «accettabili».</p>
<p><strong>1968 Gennaio, Chooz (Belgio).</strong> Grave incidente nel reattore ad acqua leggera. La riparazione è durata 2 anni e 2 mesi. Nel 1970 il reattore è guasto di nuovo.</p>
<p><strong>1968 Agosto, Brenìllis (Spagna).</strong> La centrale si blocca completamente. La riparazione è durata 3 anni.</p>
<p><strong>1968 Francia.</strong> Il reattore di Monts Arreé si arresta per un incidente. Periodo di riparazione: 3 mesi.</p>
<p><strong>1969 Garigliano (Italia).</strong> Sette arresti alla centrale per guasti.</p>
<p><strong>Febbraio 1969 Latina (Italia).</strong> Arresto alla Centrale di Latina per mancanza di alimentazione alla strumentazione. (A Marzo si avrà ancora un grosso guasto alla stessa centrale).</p>
<p><strong>Gennaio 1969 Lucens (Svizzera).</strong> Dopo sole 7 ore di funzionamento si ha surriscaldamento con rottura di guaine ed infiltrazione di acqua contaminata nel sotterraneo. La grotta contenente la centrale è stata murata definitivamente.</p>
<p><strong>1969 Germania.</strong> Per fessurazioni molteplici delle turbine il reattore Gundremmingen sul Danubio viene chiuso per 3 anni.</p>
<p><strong>1969 Usa.</strong> Incendio nel reattore di Rocky-Flats. Durante l&#8217;incendio si perde Plutonio.</p>
<p><strong>1969 Francia.</strong> Parecchi chilogrammi di Uranio vanno persi durante un incidente a Saint Laurent des Eaux. Le riparazioni durano parecchi mesi.</p>
<p><strong>1970 Belgio.</strong> Altro incidente nel cuore del reattore di Chooz.</p>
<p><strong>1970 Chicago (Usa).</strong> L&#8217;impianto Edison perde 200.000 litri di acqua contaminata.</p>
<p><strong>1970 Usa.</strong> Il reattore da 600 Mw Dresden 2 sfugge completamente al controllo per 2 ore per un guasto ad una apparecchiatura di controllo.</p>
<p><strong>1971 Den Haag (Olanda).</strong> Rottura di un tubo per il convoglia-mento di acqua radioattiva.</p>
<p><strong>1971 Kansas.</strong> Si scopre che la miniera di sale scelta per lo stoccaggio delle scorie radioattive, al riparo dell&#8217;acqua, è piena di buchi e l&#8217;AEC (Ente USA per l&#8217;Energia Nucleare) è costretto a improvvisare dei piani di stoccaggio in superficie.</p>
<p><strong>1971 Francia.</strong> Fournier rivela in «Charlie Hebdo» n. 14 che un tecnico del centro nucleare di Saclay ha tentato, due anni prima, di suicidarsi dando fuoco al laboratorio in cui lavorava.</p>
<p><strong>1972 Francia.</strong> Due militanti del gruppo ecologico «Survivre et Vivre» scoprono che più di 500 fusti di residui radioattivi su 18.000 conservati all&#8217;aperto al centro di ricerche nucleari di Saclay, hanno larghe fenditure che lasciano così sfuggire la radioattività.</p>
<p><strong>1972 Francia.</strong> Un operaio portoghese che non conosce i segnali di pericolo lavora parecchie ore in una sala irradiata del centro di Saclay.</p>
<p><strong>1972 Francia.</strong> Ancora al centro di Saclay sfuggono dieci metri cubi di liquidi radioattivi.</p>
<p><strong>1972 Usa.</strong> Due lavoratori nell&#8217;impianto di Surry muoiono per l&#8217;esplosione dei tubi di un sistema di sicurezza mentre ispezionano tubi già difettosi.</p>
<p><strong>1973 Marzo, Chinon (Francia).</strong> Arresto definitivo della centrale nucleare di Chinon I, dopo soli 11 anni di funzionamento. Di fatto la centrale ha mosso le turbine per 43.000 ore, ossia per 5 anni.</p>
<p><strong>1973 Hanford (Usa).</strong> La AEC ammette che nei 15 anni precedenti si sono verificati 15 incidenti in cui si sono liberati liquidi radioattivi per un totale di 1.600.000 litri.</p>
<p><strong>1973 Settembre, La Hague (Francia).</strong> Fuga di gas radioattivo. 35 lavoratori sono contaminati di cui 7 gravemente.</p>
<p><strong>1973 Settembre, Windscale (GB).</strong> Nell&#8217;officina di ritrattamento si ha un rigetto di radioattività. 40 lavoratori sono contaminati.</p>
<p><strong>1973 Novembre, Hanford (Usa).</strong> Si ha la (17^) diciassettesima fuga di liquidi radioattivi. Gli accumuli di Plutonio in una fossa vicino alla città sono così grandi da rendere possibile una reazione a catena.</p>
<p><strong>1973 Dicembre (Usa).</strong> Di 39 reattori, negli Usa, 13 sono fuori servizio. Brown&#8217;s Ferry lavora al 10%, Peach Botton al 2%, Connec 2 al 20%.</p>
<p><strong>1973 Den Haag (Olanda).</strong> 35 addetti agli impianti sono intossicati (7 in modo molto grave). Nubi di gas radioattivo si diffondono per 15 minuti sulla campagna.</p>
<p><strong>1974 Usa.</strong> Da un&#8217;inchiesta risulta che più di 3.700 persone che avevano accesso ad armi atomiche hanno dovuto essere licenziate. Motivi: demenza, decadimento intellettuale, alcolismo.</p>
<p><strong>1974 Sevcenko (Urss).</strong> Reazione tra il Sodio (usato come liquido refrigerante) e l&#8217;Acqua con generazione di Idrogeno e Soda Caustica (che a sua volta corrode il circuito di trasporto del fluido). Il risultato è una grossa esplosione.</p>
<p><strong>1974 Aprile, (Austria).</strong> Qualcuno contamina volontariamente il treno Vienna-Linz con Iodio 131 e Iodio 113. Dodici (12) persone vengono ricoverate. Gli autori dell&#8217;attentato non sono mai scoperti.</p>
<p><strong>1974 Maggio, Casaccia (Italia).</strong> Si spacca un recipiente contenente Plutonio. Non si sa altro.</p>
<p><strong>1974 Maggio, (Usa).</strong> L&#8217;USAEC comunica che 861 anomalie si sono prodotte nel 1973 nei 42 reattori in funzione; che 371 avrebbero potuto essere serie e che 18 lo furono realmente (di cui 12 con fuga di radioattività).</p>
<p><strong>1974 Usa.</strong> Una nube radioattiva di Trizio si forma per una fuga di gas da un condotto della centrale di Savannah Mirex, in Carolina. La nube va lentamente alla deriva ad una altezza di 70 metri.</p>
<p><strong>1974 Francia.</strong> A 60 anni dall&#8217;avvio di una fabbrica di Radio, nonostante il suo smantellamento, si libera ancora una radioattività significativa. L&#8217;acquirente del terreno di Gyf-sur-Yvette sul quale la fabbrica è situata scopre in vari punti fonti radioattive che superano 50 volte la dose massima consentita.</p>
<p><strong>1974 Belgio.</strong> L&#8217;acqua della condotta Visé, captata nel Pletron, contiene da 2 a 3 volte più Radon 22 (gas radioattivo) del massimo ammesso per una popolazione adulta vicina ad una centrale.</p>
<p><strong>1975 Gennaio, Usa.</strong> Viene ordinata la chiusura di 23 reattori per guasti nel sistema di raffreddamento, vibrazioni anormali e piccole fughe di gas radioattivo.</p>
<p><strong>1975 Germania.</strong> Il 19 Novembre muoiono 2 operai nel reattore di Gundremmingen. I due dovevano riparare una valvola. Escono 4 litri di vapore radioattivo ad una pressione di 60 atmosfere e ad una temperatura di 270°C.</p>
<p><strong>1975, 22 Novembre, Italia.</strong> Due (2) navi americane, la portaerei J.F.Kennedy e l&#8217;incrociatore Belknap, a bordo della quale vi erano armi nucleari, (come testimonia l&#8217;allarme in codice &#8216;broken arrow&#8217; che fu lanciato dal comandante della sesta flotta americana e che indica appunto un incidente che vede coinvolte armi nucleari) si scontrano al largo della Sicilia. La Belknap prese fuoco e fu gravemente danneggiata, ma l&#8217;incendio venne fermato a pochi metri dal magazzino che conteneva le armi atomiche.</p>
<p><strong>1975 Marzo, Brown&#8217;s Ferry (Usa).</strong> Per cercare correnti d&#8217;aria nella cabina di comando della centrale viene usata una candela che appicca il fuoco a tutti i cavi elettrici bloccando tutti i sistemi di sicurezza. Si riesce a rimediare fortunosamente (per un resoconto più dettagliato di questo grave incidente vedi il «Corriere della Sera» del 2/7/1977, p. 3.). Secondo il calcolo delle probabilità questo incidente può verifi-carsi in un caso su mille miliardi!</p>
<p><strong>1976 Gennaio, Germania.</strong> Sempre a Gundremmingen la neve caduta in abbondanza spezza le linee elettriche che convogliano l&#8217;energia prodotta nel reattore. Questo, spento con la procedura d&#8217;emergenza, fu soggetto ad una tale pressione interna che le valvole di sicurezza si aprirono e liberarono vapore radioattivo.</p>
<p><strong>1976 Windscale (GB).</strong> Il reattore contamina di Iodio 131 centinaia di miglia di territorio.</p>
<p><strong>Ottobre 1976 Tallin (Urss).</strong> Salta in aria una centrale atomica sotterranea: almeno cento persone sono morte. Le autorità sovietiche negano ma dopo il 25 Ottobre, e per una settimana almeno, il quotidiano Russo ha pubblicato una decina di necrologi ogni numero (Per un resoconto più dettagliato di questo incidente vedi «Panorama» de 30/11/1976, p. 145.).</p>
<p><strong>1977 Bulgaria.</strong> Nella centrale di Klozodiy, a causa di un terremoto, salta la strumentazione di controllo del reattore. Grazie ai tecnici che sono riusciti a fermare la reazione, l’Europa ha evitato conseguenze gravissime.</p>
<p><strong>1977 Aprile, El Ferrol (Spagna).</strong> Fuga radioattiva. Più di 100 persone contaminate.</p>
<p><strong>1978 Maggio, Caorso (Italia).</strong> Il giorno del collegamento della centrale con la rete elettrica (26 Maggio &#8216;78) si sono avute fughe limitate nel reparto turbine. Ci sono valvole che non tengono, strutture portanti, come i tiranti che sostengono i tubi del gas radioattivo, mal progettati con calcoli sbagliati.</p>
<p><strong>1979 Three Mile Island, Harrisburgh, Usa.</strong> Il surriscaldamento del reattore provocò la parziale fusione del nucleo rilasciando nell&#8217;atmosfera gas radioattivi pari a 15000 terabequerel (TBq). In quella occasione vennero evacuate 3.500 persone.</p>
<p><strong>1982 USA. </strong>Nella centrale di Giuna, uno dei tubi del sistema refrigerante sì fessura e scarica acqua bollente radioattiva.</p>
<p><strong>1982 USA.</strong> Dopo l’incidente di Giuna si scoprono in altre sette centrali oggetti di metallo dimenticati nelle condotti. Molti impianti sono così fermati perché ritenuti poco sicuri.</p>
<p><strong>1986 Chernobyl, Unione Sovietica.</strong> L&#8217;incidente nucleare in assoluto più grave di cui si abbia notizia. Il surriscaldamento provocò la fusione del nucleo del reattore e l&#8217;esplosione del vapore radioattivo. Si levò al cielo una nube pari a 12.000.000 di TBq di Materiale Radioattivo disperso nell&#8217;aria (per avere un&#8217;entità del disastro confrontate questo valore con i 15.000 Tbq del precedente incidente nucleare registrato nel 1979 a Three Mile Island negli Usa). Circa 30 persone morirono immediatamente, altre 2.500 nel periodo successivo per malattie e cause tumorali. L&#8217;intera Europa fu esposta alla Nube Radioattiva e per milioni di cittadini europei aumentò il rischio di contrarre tumori e leucemia. Non esistono dati ufficiali sui decessi complessivi ricollegabili a Chernobyl dal 1986 ad oggi.</p>
<p><strong>1989 Finlandia.</strong> Avaria nel sistema di controllo nella stazione di Olkiluoto.</p>
<p><strong>1990 Germania.</strong> Infiltrazione di tritio nella stazione nucleare di Kruemmel.</p>
<p><strong>1991 Finlandia.</strong> Spegnimento manuale dovuto ad un incendio nella stazione di Olkiluoto.</p>
<p><strong>1991 Germania.</strong> Incidente durante il rifornimento di carburante nella stazione di Wuergassen.</p>
<p><strong>1992 Germania.</strong> Avaria nel sistema di raffreddamento nella centrale di Brunsbuttel.</p>
<p><strong>1995 Germania.</strong> L&#8217;Alta Corte Tedesca decide che la licenza di attività concessa alla stazione di Mülheim-Kärlich è illegale, a causa della mancata considerazione, in fase di concessione, del rischio di terremoto nella zona.</p>
<p><strong>1996 Germania.</strong> Un programma della TV Tedesca, Monitor, svela che la Siemens ha compiuto numerosi errori durante la costruzione della stazione di Kruemmel.</p>
<p><strong>1997 Germania.</strong> 20.000 dimostranti si affollano presso il deposito di scorie radioattive di Gorleben per manifestare contro il trasporto di scorie nucleari.</p>
<p><strong>1997 Germania.</strong> Un treno trasportante liquido nucleare deraglia di fronte alla stazione di Kruemmel.</p>
<p><strong>1999, 8 Gennaio, Francia.</strong> Centrale di Cruas Meysse, 65 persone evacuate dopo che si sono accese le luci d’allarme radioattivo.</p>
<p><strong>1999, 11 Marzo, Francia.</strong> Centrale del Tricastin, un (1) contaminato.</p>
<p><strong>1999, 16 Giugno, Russia.</strong> Centrale di Seversk, 2 contaminati per fuga radioattiva.</p>
<p><strong>1999, 23 Giugno, Ucraina.</strong> Centrale di Rivno, principio incendio.</p>
<p><strong>1999, 4 Luglio, Ucraina.</strong> Centrale di Zaporozhie (Ucraina), bloccato un reattore per precauzione.</p>
<p><strong>1999, 12 Luglio, Giappone.</strong> Centrale Tsuruga, bloccato reattore per una perdita acqua.</p>
<p><strong>1999, 17 Luglio, Ucraina.</strong> Centrale di Cernobyl, 3 operai contaminati.</p>
<p><strong>1999 Tokaimura, Giappone, 1999.</strong> Un incidente in una fabbrica di Combustibile Nucleare attivò la reazione a catena incontrollata. Tre persone morirono all&#8217;istante mentre altre 450 furono esposte alle radiazioni (119 in modo grave). La mattina di giovedì le autorità rivelano che, a causa di una fuoriuscita d’uranio, si è innescata una fissione incontrollata nel nocciolo del reattore. Alle 10:30 scatta l’allarme, alcuni operai sono stati contaminati in modo molto grave. Alle 12:41 la Polizia crea un &#8216;cordone&#8217; intorno alla centrale, si capisce che l’incidente sta diventando più grave del previsto. Alle 15:18 alcune famiglie residenti nei pressi della centrale vengono evacuate. Alle 21:00 si tiene una riunione di emergenza e il governo comprende a questo punto la gravità dell’incidente; oltre 300000 persone invitate a stare in casa. Alle 24:00 la radioattività attorno e dentro all’impianto raggiunge livelli tra le 10 e le 20 mila volte superiore alla norma. Alle 02:30 del giorno seguente 18 tecnici operi nell’impianto accettano una missione da veri &#8216;kamikaze&#8217;, devono entrare nell’impianto per fermare la reazione a catena, ben consapevoli che, terminata la missione, non sarebbero più stati gli stessi. Alle 06:00 le autorità affermano che la radioattività è scesa a zero (0). Dopo si accerterà che è stato un errore umano, i tecnici stavano infatti trasportando, all’interno dell’edificio dove si tratta l’Uranio usato come combustibile nella vicina centrale nucleare, due barili di miscela di Uranio-Acido Nitrico (che venivano miscelati a mano, con un rudimentale imbuto, di 30 kg ognuno: questi sono involontariamente caduti terra ed essendosi miscelati, hanno innescato la reazione. I tecnici che hanno fermato la reazione sono all’ospedale in gravissime condizioni.</p>
<p><strong>1999, 2 Ottobre, Ucraina.</strong> Centrale di Khmelitskaya, blocco del reattore per malfunzionamento.</p>
<p><strong>1999, 4 Ottobre, Corea del sud.</strong> Centrale di Wolsong, 22 operai contaminati.</p>
<p><strong>1999, 5 Ottobre, Finlandia.</strong> Centrale Loviisa, perdita di Idrogeno.</p>
<p><strong>1999, 8 Ottobre, Giappone.</strong> Deposito di scorie a Rokkasho, fuoriuscita radiazioni.</p>
<p><strong>1999, 20 Ottobre, Francia.</strong> Superphenix, un incidente arresta lo scarico di materiale radioattivo.</p>
<p><strong>1999, 27 ottobre, USA.</strong> &#8216;I bambini statunitensi residenti vicino le centrali nucleari di New York, New Jersey e Florida hanno nei denti un &#8216;radioisotopo&#8217; (lo Stronzio 90) che li espone ad un rischio tumore molto alto&#8217;. Così Ernest Sternglass, professore di radiologia all&#8217;università di Pittsburgh ha esordito nell&#8217;ultima conferenza stampa del progetto no-profit di &#8216;radioprotezione e salute pubblica&#8217;. Lo sconcertante risultato è stato ottenuto dai ricercatori statunitensi che hanno analizzato 515 bambini residenti negli Stati di New York, New Jersey e Florida. I livelli di radioattività rilevata nei campioni, raccolti dal 1979 al 1992, erano molto vicini a quelli osservati a metà degli anni &#8216;50 quando Stati Uniti e Unione Sovietica, in piena guerra fredda, si dilettavano negli esperimenti con le armi invisibili. Secondo i responsabili del progetto i livelli di radioattività dovevano invece essere scesi intorno allo zero. &#8216;Se gli esperimenti nucleari sia di superficie, sia sotterranei sono effettivamente terminati, i primi sospetti cadono sui reattori nucleari e sui relativi incidenti&#8217;, ha detto Sternglass, che ha aggiunto: &#8216;II mondo è troppo piccolo per gli incidenti nucleari&#8217;. I responsabili del progetto attribuiscono parte di questa radioattività al disastro avvenuto nel 1979 a Three Mile Island e a quello di Chernobyl nel 1986. Ci sono documenti federali che testimoniano la fuga nucleare dal reattore di Suffolk (New York) nei primi anni &#8216;80.</p>
<p><strong>1999, 18 Novembre, Scozia.</strong> Centrale di Torness, un tornado precipita a meno di 800 metri dall’impianto.</p>
<p><strong>1999, 13 Dicembre, Russia.</strong> Centrale Zaporozhe, fermato reattore.</p>
<p><strong>2000, 5 Gennaio, Francia.</strong> Centrale di Blayais, una tempesta costringe a fermare 2 reattori per allagamento.</p>
<p><strong>2000, 15 Febbraio, USA.</strong> Reattore Indian Point 2, fuga vapore radioattivo.</p>
<p><strong>2001 Germania.</strong> Esplosione di una parte dell&#8217;impianto di Brunsbuettel.</p>
<p><strong>2004, 9 agosto, Giappone.</strong> Nel reattore numero 3 nell’impianto di Mihama, 350 chilometri a ovest di Tokyo, una fuoriuscita di vapore ad alta pressione, con una temperatura superiore ai 200 gradi, è costata la vita a quattro (4) operai. Altri sette operai sono in condizioni molto gravi. Si è trattato del più tragico incidente nella storia dello sfruttamento dell&#8217;energia nucleare a fini civili in Giappone. L’azienda Kansai Electric Power, che gestisce la centrale, si è affrettata a comunicare che : &#8216;Non c’è stata contaminazione radioattiva!&#8217;.</p>
<p><strong>2004, 9 agosto, Giappone.</strong> altra centrale non precisata. A quanto ha riferito l&#8217;agenzia Kyodo, le fiamme sono divampate nel settore dove vengono smaltite le scorie, adiacente al reattore numero 2, in un impianto situato nella prefettura di Shimane. Anche in questo caso non c’è stata alcuna fuga radioattiva&#8230;</p>
<p><strong>2004, 9 agosto, Giappone.</strong> Incidente nella centrale nucleare della Tokyo Electric Power Company (Tepco), la più grande impresa produttrice di energia in Giappone. La società ha comunicato che il generatore dell’impianto di Fukushima-Daini è stato fermato per una perdita di acqua.</p>
<p><strong>2006, Fleurus (Belgio)</strong><br />
Causò gravi effetti sulla salute di un lavoratore di un impianto radiologico commerciale in seguita a un&#8217;elevata dose di radiazioni assorbite.</p>
<p><strong>2011 (in corso), Fukushima (Giappone)</strong><br />
A seguito del grave terremoto dell&#8217;11 marzo 2011, l&#8217;unità 1 della centrale nucleare di Fukushima Daiichi, dopo circa 24 ore dall&#8217;evento, durante una scossa di assestamento, ha registrato una esplosione con fuoriuscita di fumo bianco, presumibilmente idrogeno rilasciato dal liquido di raffreddamento in condizioni di alta temperatura e pressione, con conseguente dispersione di materiale irradiato all&#8217;esterno, e crollo del tetto di un edificio di servizio, non ospitante il reattore. Il 13 marzo si è verificata una analoga esplosione all&#8217;unità 3. Nella mattina del 15 marzo, dopo numerosi allarmi riguardanti la mancata ricopertura delle barre del reattore dell&#8217;unità 2, si è verificata una esplosione che ad una prima indagine potrebbe aver danneggiato il rivestimento esterno del nucleo, rimasto intatto nelle unità 1 e 3. Anche le 4 unità della centrale di Fukushima Daini, situata a 11 km dall&#8217;altra, e che erano in funzione al momento del sisma, sono state spente automaticamente dai sistemi di sicurezza, ma il malfunzionamento degli impianti di raffreddamento dei reattori ha provocato una situazione di allarme, di grado inferiore in quanto senza rilascio di radioattività all&#8217;esterno degli impianti. L&#8217;incidente è stato catalogato di 6° livello dall&#8217;Autority francese per la sicurezza nucleare.</p>
<hr /><small>Copyright &copy; 2008<br /> This feed is for personal, non-commercial use only. <br /> The use of this feed on other websites breaches copyright. If this content is not in your news reader, it makes the page you are viewing an infringement of the copyright. (Digital Fingerprint:<br /> )</small>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.lavinium.com/laviniumblog/tutti-gli-incidenti-nucleari-di-cui-si-e-avuta-notizia-ufficiale.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Si è svolto in segreto il primo incontro IGP!</title>
		<link>http://www.lavinium.com/laviniumblog/si-e-svolto-in-segreto-il-primo-incontro-igp.html</link>
		<comments>http://www.lavinium.com/laviniumblog/si-e-svolto-in-segreto-il-primo-incontro-igp.html#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 17 Mar 2011 09:09:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>RoVino</dc:creator>
				<category><![CDATA[notizie dal mondo]]></category>
		<category><![CDATA[persone e luoghi]]></category>
		<category><![CDATA[tutte le strade portano al vino]]></category>
		<category><![CDATA[enogastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[Garantito IGP]]></category>
		<category><![CDATA[incontro segreto]]></category>
		<category><![CDATA[Osteria L'Incannucciata]]></category>
		<category><![CDATA[Prima Porta]]></category>
		<category><![CDATA[roma]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lavinium.com/laviniumblog/?p=3355</guid>
		<description><![CDATA[Tenuto rigorosamente segreto grazie anche al contributo di CIA e KGB si è svolto lunedì 14 a Roma, al ristorante L&#8217;Incannucciata, il primo incontro mondiale dei Giovani Promettenti, quello che era stato rimandato alcune settimane fa.
I cinque partecipanti, sotto mentite spoglie (Carlo Macchi faceva finta di essere Kyle Phillips, che a sua volta era travestito [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-3356" style="float: left; margin: 8px 10px 10px 0px; cursor: hand" title="foto_incontro_14_3_2011" src="http://www.lavinium.com/laviniumblog/wp-content/themes/tma/images/uploads/2011/03/foto_incontro_14_3_2011.gif" alt="foto_incontro_14_3_2011" width="470" height="436" />Tenuto rigorosamente segreto grazie anche al contributo di CIA e KGB si è svolto lunedì 14 a Roma, al ristorante L&#8217;Incannucciata, il primo incontro mondiale dei Giovani Promettenti, quello che era stato rimandato alcune settimane fa.<br />
I cinque partecipanti, sotto mentite spoglie (Carlo Macchi faceva finta di essere Kyle Phillips, che a sua volta era travestito da Luciano Pignataro, il quale vestiva i panni di Stefano Tesi che si era truccato da Roberto Giuliani. Quest&#8217;ultimo, camuffato da Carlo Macchi, chiudeva il cerchio) per non creare turbative ed evitare che folle oceaniche si riversassero verso Prima Porta per incontrarli o almeno toccare loro le vesti, hanno pranzato (abbondantemente) assieme.</p>
<p>Ma cosa si sono detti tra una gricia e una carbonara?</p>
<p>Calmi, calmi, adesso ve lo diciamo ritornando sulla terra e lasciando da parte CIA e KGB.</p>
<p>Per prima cosa è stato discusso quali saranno i temi che tratteremo in futuro. Non solo ristoranti o vini ma temi più ampi e generali dell&#8217;enogastronomia, ovviamente condivisi da tutti. Potremo anche essere &#8220;rappresentati&#8221; da uno (o più) di noi in alcune manifestazioni dove la presenza di tutti non è possibile. A proposito di &#8220;tutti&#8221;: dopo qualche mese di sedimentazione del gruppo (diciamo a fine estate) abbiamo intenzione di allargarlo questo benedetto gruppo, arrivando almeno a otto Giovani Promettenti. Volete qualche anteprima? Troppo presto, però potete incominciare voi a darci dei consigli.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-3352" style="float: left; margin: 8px 10px 10px 0px; cursor: hand" title="garantitoigp_firma" src="http://www.lavinium.com/laviniumblog/wp-content/themes/tma/images/uploads/2011/03/garantitoigp_firma.jpg" alt="garantitoigp_firma" width="240" height="148" />Intanto noi cinque abbiamo anche lanciato l&#8217;idea di cominciare a guardarci intorno per creare un evento adatto agli IGP. Ancora non sappiamo cosa ma sicuramente sarà qualcosa di diverso e moooolto interessante . Non solo: sembra stiano nascendo manifestazioni aperte solo a noi IGP, tipo degustazioni professionali di alcune tra le più importanti denominazioni italiane.</p>
<p>Ma andiamo con calma. Il primo evento a cui solo alcuni IGP presenzieranno sarà il Pellegrinaggio Artusiano (vedi) , dove Carlo, Kyle e Stefano faranno a piedi, in cinque giorni, il tragitto da Forlimpopoli a Firenze in onore del grande Pellegrino Artusi ed in occasione del centenario della sua morte. A questo proposito alcuni calunniatori sussurrano che, per essere dei pellegrini, Carlo, Kyle e Stefano non avevano bisogno di inventarsi un pellegrinaggio&#8230;</p>
<p>Ma torniamo alla riunione che è stata soprattutto un bellissimo incontro tra amici, un momento assolutamente piacevole di tranquillità che speriamo e vogliamo bissare prestissimo. Quando? E&#8217; un segreto!<br />
<strong>Carlo Macchi</strong></p>
<hr /><small>Copyright &copy; 2008<br /> This feed is for personal, non-commercial use only. <br /> The use of this feed on other websites breaches copyright. If this content is not in your news reader, it makes the page you are viewing an infringement of the copyright. (Digital Fingerprint:<br /> )</small>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.lavinium.com/laviniumblog/si-e-svolto-in-segreto-il-primo-incontro-igp.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

